Silvio Berlusconi: centrale (anti)democratica. Voto 3 Nessun passo indietro del Cav.: “Se cado, rischia Mediaset”. Quando si dice fare gli interessi generali. Premier/sultano: fra Bungabunga e impero tv.
Umberto Bossi: centralismo (anti)democratico. Voto 3 Nessun tentennamento del Senatur che oggi alla Camera obbliga i suoi a votare no all’arresto di Milanese. “Se no cade il governo”. Il bolscevico padano.
Silvio Berlusconi: ultimo tango. Voto 4-. Dopo la penosa retromarcia sul “trucchetto” ad personam nella manovra, il Cav. teme la condanna sul lodo Mondadori. La risposta è lo sciopero bianco di Mediaset? Le (ultime) mosse della disperazione.
Umberto Bossi: ultimo grido. Voto 4-. Via dal Libano. Via dal Kosovo. E sulla Libia, fissare paletti temporali: non oltre settembre-ottobre. È il «lodo Bossi» sulle missioni italiane all’estero. Il Senatur s’impunta. Ma poi s’accuccia. E il Trota boccheggia.

Tira una brutta aria in Gran Bretagna. Una “Santa Alleanza” di giornali e tv sta cercando di impedire a Rupert Murdoch di acquisire il completo controllo di BSkyB (Sky inglese). Ecco come Fabio Cavalera, sul Corriere della Sera, descrive il fronte anti-Murdoch:
“A dichiarare guerra in modo così risoluto ci sono i giornali di sinistra ma sulle barricate si piazzano, senza timidezze, i giornali del centrodestra: dal Guardian, voce dell’area liberal, al Mirror, il tabloid che simpatizza per i laburisti, ma anche dal Daily Telegraph, custode del vangelo moderato e tory al Daily Mail, che schiaccia l’occhio ai tory ed è il megafono della middle class. E poi, c’è la tv pubblica, con la Bbc e Channel 4.”
E stranamente, almeno per noi, intervengono anche gli amministratori delegati:
“[…] Non si tratta dei soliti giornalisti brontoloni. A sollevare il caso sono i presidenti e gli amministratori delegati delle aziende che pubblicano alcuni dei quotidiani più importanti del Regno Unito e i vertici delle televisioni che il «nemico» non controlla. Hanno scritto al ministro del business (le attività produttive), il liberaldemocratico Vince Cable, e lo hanno invitato a bloccare l’ultima iniziativa di Murdoch in quanto avrebbe conseguenze gravi sul «pluralismo dell’informazione».”

Occuparsi degli articoli di Fabrizio Rondolino è sempre molto divertente. Un pezzo, dal titolo “Caro Berlusconi ci pensi lei” ha attirato la nostra attenzione. Ecco il magnifico attacco dell’articolo:
“Si è venuto ricompattando in queste settimane il blocco giudiziario-mediatico che nel ’92-’94 mise fuori gioco con successo i partiti democratici, e che oggi combatte la legge sulle intercettazioni.”
Come ho scritto in altre occasioni, sembra di sentir parlare Fabrizio Cicchitto ( o Gasparri o Stracquadanio ). Partiti democratici fatti fuori non per colpa di un sistema di corruzione che stava mandando l’Italia in bancarotta (l’Argentina era vicina), ma per colpa di un blocco giudiziario-mediatico. Sublime.
Continua a leggere: Ddl intercettazioni, Berlusconi e la democrazia. I suggerimenti di thefrontpage

Ricordate gli incentivi economici che il governo Berlusconi concesse nel 2004 - 2005 per agevolare la diffusione del digitale terrestre e l’acquisto dei decoder (casualmente prodotti anche da una società controllata da un certo… Berlusconi)?
Ai tempi qualcuno gridò allo scandalo, mettendo in evidenza che non era proprio corretto che si regalassero 150 euro di soldi pubblici a quelli che volevano vedersi le partite di calcio a pagamento sul digitale terrestre e a quelli che producevano i decoder. Inoltre non era ben chiaro per quale motivo venisse incentivato solo il digitale terrestre e non quello satellitare.
La domanda fu posta alla Commissione europea, che a gennaio 2007 ha stabilito che si trattò di aiuti di Stato, dell’ammontare complessivo di 220 milioni di euro. Naturalmente Mediaset ha fatto ricorso (qualcuno ha parlato di conflitto di interessi? No, vero…) e ora il Tribunale dell’Unione europea, confermando l’intento persecutorio dei giudici politicizzati verso la B. Family, ha di nuovo dato torto a Mediaset. La società milanese nel frattempo aveva versato al ministero 6 milioni di euro, come rimborso degli aiuti ricevuti per i decoder: ora però li rivorrebbe indietro, dato che l’azienda sostiene di non aver avuto nessun beneficio dagli incentivi.
Foto | Flickr
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Durante il Salone del Libro di Torino, che si conclude oggi, gli editori italiani capeggiati da Stefano Mauri e Alessandro Laterza hanno deciso di manifestare pubblicamente contro il disegno di legge sulle intercettazioni del Ministro della Giustizia Angelino Alfano.
All’iniziativa, collimata in una lettera pubblica in cui si precisa che il provvedimento potrebbe non garantire la libertà di stampa, hanno aderito tutti gli operatori del settore tranne Marina Berlusconi che per il padre amministra la Mondadori.
Secondo la nota ufficiale divulgata dall’ufficio stampa la casa editrice di Segrate difende in ogni libro la libertà di espressione che secondo gli altri editori, le cui produzioni virano sempre più sull’attualità politica italiana, non è garantita dall’attuale Governo.
Continua a leggere: Intercettazioni: Marina Berlusconi contro gli editori italiani

Sull’esempio di Gianfranco Fini (che la scorsa settimana è stato ospite a Ballarò, in 1/2 h e Porta a Porta) il dimissionario Italo Bocchino ieri ha concesso per SkyTg24 un’intervista a Maria Latella che la scorsa settimana aveva provato a capire con Sandro Bondi il litigio pubblico tra Silvio Berlusconi e il Presidente della Camera.
L’esponente politico durate l’incontro ha provato a rispondere alla critica del Giornale di Vittorio Feltri, che nei giorni scorsi si era interrogato sulle produzioni televisive che la moglie di Italo Bocchino (Gabriella Buontempo) realizza per la televisione di Stato.
“Se - ha dichiarato l’intervistato - vogliamo fare un codice etico per cui con la Rai non possono avere nulla a che fare i parenti fino al sesto grado di chi siede in Parlamento sarei d’accordissimo: però il maggior colpito sarebbe Berlusconi, che è il maggior beneficiario insieme ai sui figli”.

Il rilascio dei tre volontari di Emergency, che oggi verranno interrogati su quanto successo in Afghanistan, non ha spento le polemiche che attorno al caso si sono alzate. Anzi. Il lieto fine sta permettendo a molti di ragionare con più lucidità.
Fermo restando che il problema è stato gestito male dagli amministratori italiani, secondo i quali Emergency si sarebbe cacciata nei guai a causa della sua componente politica, è giusto capire con degli argomenti validi fino a che punto Franco Frattini si sbagliasse.
Toni Capuozzo, per il Foglio, con quella serenità che accompagna chi antepone i fatti al tifo ha provato ad interrogarsi su alcuni coni d’ombra creati attorno all’ospedale afghano dove Marco Garatti, Matteo Dell’Aira e Matteo Pagani hanno lavorato prima di essere arrestati.
Continua a leggere: Emergency: Toni Capuozzo ragiona sulle testimonianze della ong di Gino Strada

La manifestazione del Popolo della Libertà organizzata a Roma oggi, 20 marzo, è una vera e propria novità per il panorama politico italiano. Come osserva qualcuno da diversi giorni, attraverso i social network, non si era mai visto il partito più votato dagli italiani scendere in piazza per dissentire pubblicamente contro l’opposizione.
Il plebiscito che oggi Silvio Berlusconi e gli altri si augurano di ottenere in piazza San Giovanni già esiste. Il Pdl che piaccia o meno è riuscito a conquistare sufficienti piazze per governare, potenzialmente bene, da qui fino alla fine della legislatura.
Diverso è lo spirito con il quale l’opposizione ha manifestato la scorsa settimana. Pierluigi Bersani, seppur con qualche riserva, ha appoggiato i propri compagni affinché l’imminente appuntamento elettorale permetta alla minoranza di crescere. Il Pd, a differenza del Pdl, non può contare su un numero necessario di piazze per governare.
Continua a leggere: La manifestazione del Pdl di Silvio Berlusconi: dal reality alla piazza

Silvio Berlusconi si sta preparando al rush finale. Per lui vincere al prossimo appuntamento elettorale è troppo importante. Dopo le elezioni, oltre a riprendere i talk show politici bloccati in queste settimane dalla par condicio, potrebbe esserci la scissione con Gianfranco Fini quindi la trasformazione del Popolo delle Libertà in una federazione.
Per Silvio Berlusconi vincere è importante anche per prendersi una rivincita nei confronti di chi non perde occasione per convocarlo in aula. Al momento, come abbiamo già sottolineato nei giorni scorsi, il Presidente del Consiglio è impegnato a Milano (per il processo sui diritti di Mediaset), a Trani (per l’inchiesta relativa alla chiusura di Anno Zero) e a Viterbo (per difendersi dall’accusa di diffamazione avanzata da Antonio Di Pietro).
Per questi motivi Silvio Berlusconi si sta organizzando al meglio per strappare alla concorrenza quanti più voti possibili. Per farlo, come già raccontato da altri, scenderà in piazza sabato prossimo 20 marzo.