
Come preannunciato nel post precedente, sintetizziamo qui il contenuto del nuovo pacchetto sicurezza in 10 punti fondamentali.
1) Ronde. Autorizzata la formazione di “ronde”, o per meglio dire volontari per la sicurezza che in forma apartitica e disarmata potranno segnalare alle forze dell’ordine eventuali problemi sul territorio. saranno formate in via prioritaria da ex-appartenenti ai corpi di vigilanza, forze dell’ordine ed Esercito.
2) Clandestinità. Da oggi è reato che comporta espulsione più ammenda da 5 a 10.000 euro. L’ammenda non sarà semplice da applicare ma le espulsioni saranno finalmente accelerate. In più si tratta di un provvedimento-manifesto, destinato anche a dissuadere gli arrivi.
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Roberto Biorcio è professore associato di Sociologia Politica all’Università di Milano-Bicocca, ed é stato tra i primissimi in Italia ad occuparsi della Lega Nord, fin dall’inizio degli anni ’90. Avendo io dedicato in questi mesi una serie di post ad esplorare il fenomeno Lega e le sue contraddizioni, ho pensato di discutere con lui alcune delle mie riflessioni.
In questo primo anno di governo la Lega Nord, se escludiamo la questione sicurezza, su cui ha imposto la propria linea, ha dovuto subire anche parecchie sconfitte: Malpensa, Expo 2015, federalismo fiscale che va per le lunghe.. eppure tutti i sondaggi la danno in forte crescita. Com’é possibile?
Bisogna fare una distinzione: un conto sono le politiche di redistribuzione a favore del Nord, che sono solo una parte delle rivendicazioni della Lega; un altro sono i provvedimenti ad alto valore simbolico, come quelli su sicurezza ed immigrati.
Gli insuccessi che indichi tu si riferiscono più al primo filone, alla capacità della Lega di condizionare efficacemente le politiche pubbliche a favore del Nord e di tutelare i suoi interessi. Anche il federalismo dovrebbe essere questo in fondo: un meccanismo per trattenere più risorse fiscali nel settentrione. Tuttavia queste politiche hanno dei vincoli economici rilevanti: e dunque un conto è fare proclami, un altro è intervenire davvero, e avere le risorse per farlo.
La decisione di ieri del governo di permettere ai medici di denunciare i clandestini ha suscitato aspre polemiche un po’ dappertutto e molti - da alcuni lettori di polisblog all’autorevole Medici Senza Frontiere - hanno segnalato il pericolo che ciò possa “aumentare i fattori di rischio per la salute collettiva” o, per dirlo più semplicemente, portare al diffondersi di epidemie.
Quello che è stupefacente è però che nessun commentatore - a quanto mi risulta - abbia avanzato il sospetto che questa possibilità possa essere non un effetto involontario della misura promossa da PDL e Lega Nord ma, al contrario, una conseguenza prevista, parte di un piano più ampio di gestione del consenso e repressione dell’immigrazione.
Mettiamo che, come successo qualche tempo fa a Milano, alcuni clandestini mostrino i sintomi di una grave malattia infettiva da tempo scomparsa dalle nostre parti. Ipotizziamo poi che - a differenza di quanto avvenuto in quel caso - gli immigrati decidano di non farsi curare per paura della denuncia, e che questo conduca ad un diffondersi dell’epidemia, anche tra gli italiani.
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È passato pochi minuti fa al Senato l’emendamento della Lega (primo firmatario il capogruppo Federico Bricolo) per cui i medici potranno denunciare i clandestini che si presentino per essere curati. Si noti bene che la scelta viene lasciata alla coscienza dei medici stessi, i quali non sono obbligati a denunciare l’immigrato, ma da ora in avanti potranno farlo. È stata infatti cancellata la norma che vietava espressamente la denuncia.
156 i voti favorevoli, 132 i contrari, per la cronaca, ma ciò che ci preme maggiormente è aprire una discussione etica e legale sul provvedimento. Da sinistra infatti si parla di legge persecutoria e anticostituzionale, mentre da destra si sostiene, come ha sottolineato Schifani, che al clandestino non è vietato l’accesso alle cure mediche e dunque non si può parlare di mancato rispetto della persona umana.
In realtà appare evidente che la maggior parte dei clandestini ora si guarderanno bene dal presentarsi presso il servizio sanitario se in tal modo correranno il rischio di essere espulsi, e ciò può provocare una diffusione delle malattie oltre che sollevare dubbi sull’umanità del provvedimento. Va anche detto però che un divieto espresso ai medici di denuncia può sembrare paradossale, visto che la cosa costituisce un’evidente deroga alla legalità.
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