
Ieri abbiamo parlato della giornata di festa in Bolivia per i duecento anni di indipendenza dalla Spagna, e di come il piccolo stato sudamericano abbia diversi elementi per guardare al futuro con fiducia, nonostante le divisioni interne. La Bolivia è solo uno dei nove stati che tra il 2009 e il 2010 festeggerà il bicentenario dell’indipendenza dalla Corona spagnola. Insieme a lei Messico, Argentina, Ecuador, Paraguay, Cile, Venezuela, El Salvador e Colombia.
Il XX secolo ha rappresentato per l’America Latina un duro colpo alle sue ambizioni di indipendenza dopo il colonialismo, soprattutto per mano degli Stati Uniti e dei metodi terroristi usati per imporre i propri interessi nel continente, dal colpo di stato in Chile di Pinochet allo sterminio dei sandinisti in Nicaragua.
Oggi sembra avviato un nuovo percorso, dopo anni in cui sembra aver preso forza la spinta popolare, democratica e indigena nei diversi paesi. Peacereporter ha chiesto a Raul Zibechi, ricercatore docente e uno degli intellettuali più brillanti del continente latinoamericano, se questa indipendenza oggi sia reale. Di seguito il parere di Zibechi.
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La Jornada aggiorna a quota 152 il bilancio stimato delle vittime dell‘influenza suina in Messico, il paese epicentro dell’epidemia che sta mettendo in allarme il mondo e scatenando psicosi che ricordano influenze aviarie e mucche pazze.
La stima e’ stata fornita in una conferenza stampa dal ministro della sanita’, Jose’ Angel Cordova, il quale pero’ ha fatto notare per la prima volta che l’epidemia potrebbe essere in una fase di recessione: il numero dei decessi sospetti e’ infatti in calo (sono stati 6 sabato, 5 domenica, 3 lunedi’). Questo non è bastato per abbassare il livello di tensione, soprattutto mediatico.
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Il Messico sembra sull’orlo di una guerra civile che vede contrapposte truppe federali e polizia alle milizie dei narcotrafficanti che controllano i traffici, legati soprattutto alla droga, di Ciudad Juarez, città di 1,5 milioni di abitanti sul confine con il Texas.
La situazione sarebbe degenerata a causa della ferocia e della spiccata tendenza all’omicidio dei 100 mila “soldati della droga”: pesantemente armati, avrebbero addirittura sospeso gli scontri tra le due fazioni principali per concentrarsi negli attacchi contro polizia ed esercito.
Nei giorni scorsi altri 8.000 militari sono stati schierati a Ciudad Juarez: la violenza dei narcotrafficanti avrebbe provocato, nel 2008, 7.000 morti in Messico e il governatore del Texas ha chiesto a Barack Obama di schierare le truppe ai confini per evitare che la situazione degeneri anche in territorio americano.
Via | Sole 24 Ore