Silvio Berlusconi: transition strategy. Voto + 8. Si resta in Afghanistan anche dopo gli ultimi eventi drammatici di ieri. E’ prevista una riduzione dei nostri militari. Giuste parole del Premier. Non si può però stare a “bagnomaria”. Tanto meno col cerino in mano.
Umberto Bossi: furbata strategy. Voto – 8. Il Senatur “strumentalizza” la strage dei parà italiani a Kabul: “A Natale via dall’Afghanistan, tutti a casa”. Ci risiamo con la Lega di “governo e di opposizione”. Faccia di tolla. Cosa non si fa per un voto in più.

Si intesisce la situazione dei militari italiani in Afghanistan, in quella che ipocritamente è stata definita missione di pace e continua a mostrare il suo profilo di spedizione di guerra. L’escalation continua: lo scorso 16 maggio i militari sono accusati di aver ucciso un contadino afgano di trent’anni, Abdul Manan, nella provincia di Farah, nel villaggio di Pusht-e-Rod.
Per tutta risposta oggi tre italiani di pattuglia sono stati feriti nella stessa provincia di Rafah, quasi una risposta di fuoco; uno è grave.
Nella stessa zona ieri notte si è avuto un altro attacco a una pattuglia di militari italiani, «preparata meticolosamente, in modo da colpire le unità italiane al termine di un’attività di rastrellamento in aree note per la presenza di milizie ostili», ha riferito una fonte militare.
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Orrore senza fine. La Croce Rossa Internazionale conferma: le accuse dei talebani, secondo cui i raid aerei statunitensi degli ultimi due giorni sull’Afghanistan avrebbero causato decine di vittime civili, in maggioranza donne e bambini, sono vere.
Secondo fonti locali, al termine dell’offensiva nella provincia occidentale di Farah una folla di civili del villaggio di Gerani ha raggiunto la capitale provinciale con un convoglio di mezzi, per mostrare alle autorità i corpi delle vittime dei bombardamenti Usa.
Gli abitanti del villaggio avevano invitato donne e bambini a rifugiarsi per sicurezza in alcuni edifici, al di fuori della zona coinvolta dalla battaglia, che poco dopo sarebbero stati colpiti.
C’è voluta tutta la diplomazia del presidente Al Maliki per guadagnare un’intesa di massima con le componenti sciite del suo governo e presentare un piano condiviso alla controparte americana, ma alla fine l’obiettivo è stato raggiunto. L’accordo ratificato dagli Usa, prevede il ritiro di tutte le truppe entro il 31 dicembre 2011, in base a una serie di tappe che vedranno il disimpegno graduale dei soldati.
Già entro l’anno prossimo si prevede infatti che i 150.000 effettivi liberino le strade e rimangano a solo presidio delle caserme, restituendo all’autorità irachena il pieno controllo del territorio (fatte salve le caserme stesse). Sarà formata una commissione congiunta per giudicare eventuali reati dei militari e per coordinare le operazioni miste dei due eserciti. Anche i più di 16.000 prigionieri iracheni attualmente detenuti nelle prigioni Usa passeranno sotto la giurisdizione dei tribunali locali, che potranno finalmente giudicarli.
La chiave dell’accordo è la cosiddetta prima fase, vale a diro il ritiro dei soldati entro le caserme, la cui data limite è il 30 giugno 2009. Sarà soprattutto interessante vedere la reazione del neo-presidente, che avrà pieni poteri a partire da gennaio, all’ultimo regalo di Bush, visto che Obama sembrava più intenzionato a ritirare tutti i militari entro 16 mesi. Probabile dunque un compromesso sui tempi che consentirà ad entrambi di uscirne bene; il primo con l’aura di pacificatore del paese, il secondo come colui che ha in qualche modo “forzato” il ritiro.
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Un soldato israeliano colpisce a sangue freddo un giovane palestinese arrestato durante scontri nella West Bank. Le immagini, terrificanti, parlano da sole. Il documento-denuncia, ripreso da una bambina, è stato diffuso dall’associazione pacifista B’Tselem.
Il giovane palestinese inerme viene ferito ad una gamba mentre ha le mani legate e gli occhi bendati. L’episodio sarebbe avvenuto due settimane fa, alla presenza di un tenente colonnello dell’esercito israeliano. I militari hanno aperto un’inchiesta e il soldato è stato fermato; fino a questa mattina, quando è tornato in servizio.
Durante l’interrogatorio, il soldato ha dichiarato di aver ricevuto dal suo comandante - visibile nel video - l’ordine di sparare al giovane. L’ufficiale, però, ha negato, aggiungendo di aver chiesto al sottoposto di puntare il fucile contro il prigioniero, per spaventarlo. Nonostante appaia nel video che ha fatto il giro del mondo, il graduato ha negato di aver visto quanto stava accadendo.
L’ennesimo dimostrazione della violenza che si consuma quotidianamente in Palestina, in una spirale che non sembra possa avere fine (qui da Repubblica un altro episodio di qualche minuto fa). In cui l’Europa e gli Stati Uniti hanno le mani sporche di sangue. Può l’elezione di Obama rappresentare una speranza?

Nuova perla del picconatore Francesco Cossiga. “Militari, Agenti della Polizia di Stato, Carabinieri, Guardie di Finanza, Guardie Penitenziarie, Agenti del Corpo Forestale dello Stato, io vi dico: contro il libidinoso nanetto (il ministro per la Pubblica amministrazione e l’Innovazione Renato Brunetta, ndr) ministro di un Governo di piccoli mercanti e cattivi contabili che si dimostra privo del senso delle istituzioni e che vuole affamarvi e disarmarvi, scioperate!”.
Il presidente emerito della repubblica incita così i militari a scioperare contro l’esecutivo per i numerosi tagli economici programmati dal Governo: “Fermate i servizi di scorta, non pattugliate più le nostre terre, i nostri cieli e i nostri mari aprite le porte delle carceri, rientrate nelle vostre caserme in Kosovo, in Afghanistan, in Bosnia, fino a quando il nanetto libidinoso non sarà cacciato e il Governo non riacquisterà un minimo di responsabilità”.
Quindi, la conclusione-shock: “Tenete pronte e ben oliate le vostre armi! Può venire il momento nel quale insorgere e ribellarsi potrà essere non un diritto ma un dovere: per la salvezza del Popolo, della Nazione e dello Stato democratico”. Sogno golpista?