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Milleproroghe, via libera della Camera. Scontro Fini-Cicchitto

pubblicato da il passator cortese

Il Milleproroghe, come da copione, passa alla Camera. 300 i voti a favore e i contrari 277. Il provvedimento passa ora all’esame del Senato dove domani si prevede l’approvazione definitiva.

La seduta è stata animata da uno scontro tra il capogruppo Pdl Cicchitto e il presidente della camera Fini. «Nella storia della Repubblica ci sono stati molti presidenti delle Camere che erano leader di partiti in contrasto con la maggioranza, ma non si era mai visto un presidente che venisse meno in questo modo al suo ruolo di terzietà» - ha dichiarato Cicchitto attaccando il presidente della Camera per le sue «due ultime sortite mediatiche» che lo hanno messo in «evidente contraddizione» con il «ruolo di terzieta» che dovrebbe esercitare.

E spiega che ora la maggioranza «ha posto il problema» appellandosi anche al capo dello Stato, poi «si valuterà» il da farsi, visto che non si presenta percorribile la strada di una mozione di sfiducia nei confronti del presidente della Camera.

«Sono d’accordo con lei: la situazione è istituzionalmente insostenibile». È stata la risposta del presidente della Camera Gianfranco Fini al capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto.

Fini si riferiva evidentemente alla generale situazione del governo replicando a Cicchitto che invece lo ha accusato personalmente di ricoprire il doppio ruolo di garante istituzionale e leader politico. Questo passa il convento.

Decreto milleproroghe e tagli ai contributi per l'editoria: ritorna il diritto soggettivo, ma non per tutti

pubblicato da davide f.

flickr, common creative

Due settimane fa avevamo sottolineato l’importanza del decreto milleproroghe per quanto riguarda l’editoria e per la sopravvivenza di più di novanta testate d’informazione, con al centro il diritto soggettivo, di cui era prevista l’abolizione.

Come auspicato il governo ha fatto retromarcia, anche se non completamente. La Camera ha votato si al ripristino per il 2009 del diritto soggettivo ai fondi, e ieri il Senato ha confermato il cambiamento. Il Milleproroghe è ora legge dello stato. Vediamo un attimo quali sono i punti cardine del testo approvato in via definitiva.

Immagine|Flickr

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Decreto milleproroghe e tagli ai contributi per l'editoria: il governo all'attacco dell'informazione indipendente

pubblicato da davide f.

flickr, common creative

Proprio nei giorni in cui esplode il caso Bertolaso, con il suo carico di scandalo e disgusto, mentre assistiamo da spettatori alle spartizioni di milioni di euro per opere pubbliche spesso inutili e inutilizzate (vedi il caso La Maddalena), il governo si volta dall’altra parte e senza vergogna dichiara che c’è la crisi e “qualcuno deve pur pagarla”: è il momento dei fondi destinati all’editoria di opinione.

Il governo, con in testa Giulio Tremonti, aveva promesso un emendamento (il 2.0.7) in cui si sarebbero salvaguardate tutte quelle realtà più piccole che vanno dalle testate indipendenti al no profit ai quotidiani come Il Manifesto e il Secolo d’Italia, che contribuiscono e di molto al pluralismo dell’informazione italiana, già umiliata e calpestata abbondantemente negli ultimi anni. Invece no.

Nel decreto Milleproroghe, approvato ieri con la fiducia e un testo blindatissimo, c’è la condanna di un’informazione almeno parzialmente plurale. Uno dei punti chiave del provvedimento è l’abolizione del diritto soggettivo. Vediamo di cosa si tratta.

Immagine|Flickr

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Precari e assegni sociali. Il governo ascolta le proteste e cambia la norma

pubblicato da Luca Landoni

Parziale retromarcia del governo, che si è visto costretto a modificare una parte delle norme su assegni sociali e precari dopo le sonore proteste di ieri da parte di sindacati e centro-sinistra. Per la verità anche da alcuni ministri della maggioranza, in particolare Brunetta (Funzione pubblica), Sacconi (Welfare) e Meloni (Giovani), si erano levate numerose perplessità, cosicché in serata lo stesso ministro del Welfare Maurizio Sacconi ha annunciato l’emendamento delle norme contestate. Vediamo di che si tratta.

Abbiamo affrontato già ieri l’argomento precari, e le motivazioni che hanno spinto a bloccare le assunzioni di tutti i lavoratori in causa con la propria azienda, correggendo l’eventuale pena di quest’ultima in un risarcimento tra i 2,5 e i 6 mesi di stipendio. Il provvedimento, che noi avevamo ribattezzato salva-Poste, doveva appunto servire a evitare l’assunzione a tempo indeterminato di una decina di migliaia di persone da parte di Poste Italiane, fatto che avrebbe potuto portare a un crollo verticale dell’azienda statale. Da parte nostra avremmo visto bene anche il licenziamento in tronco di qualche dirigente furbo o incapace che aveva approfittato della situazione, ma ciò che conta è che ora sarà inserito un emendamento che circoscriverà il tutto al solo caso delle Poste, escludendo i contenziosi in atto con tutte le altre aziende.

Caso numero due, gli assegni sociali. I nuovi criteri di assegnazione prevedevano un minimo di dieci anni di contribuzioni per potervi accedere; una norma voluta dalla Lega per evitare di pagare la pensione a tutti i lavoratori stranieri arrivati in Italia grazie alla legge sul ricongiungimento familiare. L’idea di per sè era sacrosanta, ma così strutturata alimentava il paradosso di escludere improvvisamente dall’assegno tutti gli emigranti rientrati dopo i 65 anni, oltre ad altre categorie come religiosi, disabili e casalinghe.

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Il governo cade sui combustibili sintetici

pubblicato da fc

Chiamatelo pure “incidente di mezza estate” (La Russa). Ovvio che si tratta di “un episodio senza significato politico” (sempre La Russa) ma un significato tuttavia ciò che è accaduto questo pomeriggio a Montecitorio, dovrà pure averlo. Accade che alla Camera il Governo viene battuto su un emendamento dell’opposizione al decreto legge Milleproroghe con 250 sì, 246 no e tre astenuti. Si tratta di un comma che, essenzialmente, modifica le disposizioni in materia di quota minima di carburanti da fonti rinnovabili da immettere annualmente al consumo, aggiungendo alle tipologie di carburanti attualmente previste i “combustibili sintetici”. Nulla di grave, chiaro. Ma etichettarlo come una conseguenza dell’”appesantimento del lavoro parlamentare” (ancora La Russa) è davvero eccessivo.

Il vero problema è l’assenteismo della maggioranza. Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera, lo ha chiamato - esattamente due mesi fa - complesso dei cento: “una situazione nella quale c’è un forte divario di presenze e di numeri tra maggioranza e opposizione causato da una sorta di complesso di faciloneria”. Che forse, meglio, è meglio ribattezare “di superiorità”. Se tutti i deputati della maggioranza, infatti, pensano che essendo cento in più ognuno è legittimato a fare quello che vuole è ovvio che “la maggioranza scompare” e, le “figuracce“, sono destinate inevitabilmente a ripetersi.

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