Chi l’ha visto? Dov’è il Governo? Dove sono i ministri? Chi guida questa Italia agitata, traballante, in preda a miasmi velenosi?
Con la coda di una crisi economica che sprofonda l’Italia nelle retroguardie fra i Paesi occidentali e spezza le reni a un popolo sempre più deluso, apatico e diviso, a dominare è il silenzio assoluto e assurdo dell’esecutivo nazionale.
Ministri, vice ministri, sottosegretari, l’infinita equipe del potere messa in piedi dal centrodestra, tutti tacciono: passivi, inutili, impietriti per le sorti del grande “capo”. Tutti trattengono il respiro e oramai sperano solo nel miracolo. Temono il “botto”. Berlusconi è su un piano inclinato: se cade, tutti a casa!
Mai come in questi giorni, l’alleanza voluta e guidata dal Cavaliere, dimostra la propria inconsistenza ideale, progettuale, politica. Adesso anche il partito del “predellino” appare per quello che è: una bolla d’aria, un bluff.
Da una facile e travolgente cavalcata, le imminenti elezioni regionali si stanno trasformando per il centro destra in un passaggio drammatico. Da un “cappotto” annunciato contro il centro sinistra, il Pdl teme ora di portare a casa un pugno di mosche.
La politicizzazione del voto imposta dal Premier si trasforma in un boomerang. Al di là dei risvolti penali delle ultime vicende sollevate dalla procura di Trani è oramai diffuso il senso di un Premier nella tenaglia di una arroganza e di un malcostume deprecabili e indifendibili.
L’astensionismo non punirà solo e tanto i “ras” locali del territorio, ma colpirà nel cuore l’impalcatura del potere berlusconiano. Per la prima volta il “popolo azzurro” ha perso la fiducia nell’Unto del Signore. . E la prova di forza di sabato prossimo a Roma non cambierà nulla. Un bidone di benzina sul falò. Una ammissione di impotenza politica.
A questo punto solo le urne diranno se il colpo, per Silvio Berlusconi, sarà di “striscio” o, invece, “mortale”.
Silvio Berlusconi: superassente. Voto – 9. L’”ariete” Brunetta colpisce duro: “Tremonti ci ha commissariati tutti. Basta veti sui ministri. Esercita un egemonismo leonino, opaco, autoreferenziale. Una iattura”. Già. La iattura è questo governo a “ruota libera”.
Angelino Alfano: miniassente. Voto – 8. Le proteste pacifiche delle carceri dove il numero dei detenuti è superiore al doppio dei posti letto presenti non scuote il Guardasigilli. Il ministro è impegnato in ben altri “affollamenti” riguardanti “l’uomo solo” al comando.
L’Italia ha due facce. C’è quella del governo che con il premier e i suoi ministri promettono, comandano e “giocano” a spartirsi la torta. E c’è quella del paese reale che tira la carretta, subisce, e sta sempre peggio.
Così Berlusconi rilancia la vecchia promessa di tagliare l’Irap, così Bossi blinda il Veneto dopo l’accordo a tavolino con il Cav., così La Russa smentisce il Senatur riaprendo i giochi del toto regioni, così Tremonti ritorna alle virtù del posto fisso e viene strigliato dai colonnelli del Pdl. Insomma, questi sono i signori che si specchiano nel loro finto candore, facendo finta di litigare e di … governare.
Dall’altra parte, come fosse un’altra galassia, c’è l’Italia vera. Quale?
Quella denunciata dalla Caritas: in un anno sono aumentate del 20% le persone (cassintegrati con il sussidio in scadenza, operai e impiegati licenziati, titolari di contratti a termine, signore che impegnano pellicce e fedi nuziali, ecc) che per difficoltà economiche chiedono aiuto alla Chiesa: qualcosa come 100 mila persone e oltre 6 mila famiglie, l’iceberg di una moltitudine ben più vasta che non arriva più a fine mese.
Segue poi la “gelata” dei dati Eurostat sul 2008: il debito dell’Italia tocca il 105% del Pil contro il 69,3% della media Ue. Il deficit al 2,7. Le aziende hanno i conti in rosso e chiudono.
Così è, se vi pare.

Se il vostro interesse per la politica significa anche attenzione per i contenuti e per il futuro del paese - e non solo per il puro gossip come quello di questi giorni - allora vi sarete forse accorti dell’interessante intervista che polisblog ha realizzato con Emilio Reyneri, ordinario di Sociologia Economica dell’Università di Milano-Bicocca.
Nelle prime due puntate si è parlato un po’ di tutto: welfare, ammortizzatori sociali, il suk delle deroghe alla Cassa Integrazione, i giovani costretti a rimanere a casa fino a 30 anni. Non sono mancati i giudizi severi sui ministri Brunetta e Sacconi, ma anche sui sindacati. Nel seguito l’ultima parte, in cui invece ci siamo concentrati sulla questione degli assegni di disoccupazione.
Come valuta la proposta del PD di un assegno unico di disoccupazione?
“Non mi risulta siano entrati in maggiore dettaglio. Probabilmente avevano in mente sistemi di welfare di tipo europeo, però è stato un po’ velleitario buttarla lì’ così. Sarebbe servita un’operazione molto più complicata, si sarebbero dovute cambiare molte cose. Poteva essere una grande operazione: si va a toccare il sistema pensionistico di nuovo, e contemporaneamente si garantisce un’indennità di disoccupazione a tutti. Sarebbe stato un nuovo scambio tra le generazioni. Però per come è stata presentata dal PD mi è sembrata più che altro uno slogan di politica a breve termine”

Oggi Repubblica rende noti i dati dell’ultimo sondaggio commissionato a Ipr Marketing, sottolineando che per la prima volta da aprile il governo registra un calo di consensi. Si tratta di un -4% tutt’altro che trascurabile, che porta il totale al 46% e fa sì che il sorpasso ad opera della quota che ha nessuna o poca fiducia nel governo diventi realtà. Dal calo si salva parzialmente il premier Silvio Berlusconi il cui dato scende solo del 2% (dal 58 al 56); un dato che i maligni - tra cui noi di PolisBlog - hanno in parte attribuito alla vicenda Kakà.
I partiti. Se il Pdl piange, il Pd non ride di certo. Ambedue calano del 2% rispetto al mese scorso attestandosi rispettivamente sul 48 e 27%. Enormi le percentuali riservate ai partiti “terzi” Lega Nord al 31%, Udc al 27% e Idv al 42%, quest’ultimo però in calo di 2 punti probabilmente in seguito alle vicende giudiziarie di Di Pietro figliolo. Ricordiamo sempre che stiamo parlando di fiducia nelle forze politiche e non di intenzioni di voto, altrimenti le Europee vedrebbe una vera e propria rivoluzione rispetto al bipartitismo.
Continua a leggere: Sondaggio Ipr per Repubblica: per la prima volta il governo in calo
Nonostante l’assidua presenza in tutti i più seguiti telegiornali, scatta per il governo Berlusconi l’emergenza contraddittorio.
Ma non il contraddittorio Silvio Berlusconi, che rilascia dichiarazioni in diretta nazionale e dopo 2 ore le smentisce, piuttosto il contraddittorio che non sarebbe garantito agli esponenti del governo delle libertà durante la trasmissione Crozza Italia del comico omonimo.
Un argomento di un tale rilievo da essere affrontato durante un Consiglio dei ministri, un organo che, in tutta evidenza, dopo aver risolto il problema dei rifiuti, la crisi economica, gli effetti del mancato rispetto del protocollo di Kyoto, ora può ben dedicarsi a questioni di una certa importanza.
Ieri il premier Silvio III avrebbe espressamente richiesto ai suoi ministri di far scattare l’embargo contro Crozza, reo di tempestare di domande il politico di turno senza permettergli di riflettere sulle risposte e, quindi, senza assicurare un reale contraddittorio.
In effetti è comprensibilmente più semplice ed anche più appagante, per un ministro, partecipare a quelle trasmissioni dove si può dire di tutto, come ad esempio che si mandano gli aerei Tornado in Afghanistan solo per fare le riprese dall’alto, senza che nessuno faccia presente l’assurdità dell’affermazione o si permetta di fare domande imbarazzanti.

Se avete pensato che l’obbiettivo delle imponenti manifestazioni dello scorso 30 ottobre contro la cosiddetta “riforma Gelmini” fosse convincere il governo a ritirare le norme sul sistema scolastico approvate il giorno precedente, se non addirittura durante l’estate, vi siete sbagliati di grosso.
Per quanto riguarda infatti la scuola dell’obbligo e superiore (l’università fa caso a sé), almeno negli ambienti del sindacato, la battaglia riguardante le norme già approvate viene considerata ormai persa, e ci si sta anzi attivando allo scopo di capire come aggirare, al momento dell’applicazione, le nuove direttive. Il vero obbiettivo delle proteste della settimana appena trascorsa sarebbe in realtà un altro: bloccare l’arrivo di un ulteriore, ben più incisivo pacchetto di riforme, firmato Valentina Aprea.
Continua a leggere: Il Piano Aprea: ecco come continua la Riforma Gelmini
I due ministri Maroni (dell’Interno) e La Russa (della Difesa) continuano a beccarsi. E non è vero che giocano “ai soldatini”. Non è cosa di poco conto avere in mano l’uso dell’esercito.
Ma qui il motivo del contendere è più pesante, riguarda i principi. Maroni rilancia l’allarme sulla lotta alla criminalità in Campania: “E’ uno Stato nello Stato. E’ guerra civile, coordinerò io i militari”. Sferzante la replica di La Russa: “Basta con questa telenovela”.
Si parte dal nodo della “sicurezza”: An rivendica il suo ruolo di riferimento delle forze armate, che non gradiscono interferenze della Lega. Ma il partito di Bossi più volte ha detto “no” agli sconfinamenti di An sul tema sicurezza. Maroni la butta sul pesante e per avere mano libera insiste a dire che in certe zone “c’è la guerra civile”. La Russa parla invece di “guerra fra bande”.
Berlusconi più volte ha richiamato i due senza giri di parole: “Smettetela di fare i bambini”. Ieri sera il premier ha provato ancora a metter pace fra i due ministri anche per evitare che oggi si ripetano incresciose diatribe in occasione della riunione del Consiglio supremo di Difesa, convocato dal capo dello Stato per acquisire il parere dell’organismo sul decreto legge messo a punto dal governo.
Anche se il decreto non è stato ancora firmato, a Caserta sono già pronti a partire 500 parà della Folgore che due giorni fa il ministro La Russa aveva già destinato a protezione di due check point che verranno posti a Castel Volturno, salvo poi fare retromarcia dopo i mugugni del Viminale.
Continua a leggere: Ore 12 - Maroni-La Russa: "guerra civile" o "guerra fra bande"?
Al Lido di Milano in Piazzale Lotto prende oggi il via la prima Festa delle Libertà su scala nazionale, a formare una sorta di contraltare alla Festa Democratica cui PolisBlog ha preso parte con il nostro corrispondente dal campo fc. Il programma è strutturato su quattro giorni di eventi e nella migliore tradizione delle feste di partito prevede anche eventi extra-politici, come i concerti che chiuderanno le prime tre giornate tra i quali spiccano quelli di Edoardo Bennato ed Enrico Ruggeri.
Entrando nello specifico oggi alle 17 è prevista l’inaugurazione con Viviana Beccalossi, Laura Ravetto, Massimo Corsaro e Guido Podestà, alla quale seguirà già alle 17.30 il primo dibattito con argomento Città e regione una risorsa per l’Italia, moderato da Vittorio Feltri. Vi prenderanno parte i ministri Raffaele Fitto e Andrea Ronchi, il sindaco di Milano Letizia Moratti, i governatori di Veneto e Lombardia Giancarlo Galan e Roberto Formigoni, e il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Scopelliti.
In serata alle 21 avrà luogo una tavola rotonda dal titolo La grande Milano: governare il futuro cui parteciperanno Valducci, Collino, Fidanza, Gallera, De Nicola, Dapei, e infine il primo dei concerti che nel programma originale avrebbe dovuto essere di Max Pezzali e invece sarà di Edoardo Bennato. Chi l’avrebbe detto che un giorno avremmo visto l’autore di Feste di Piazza in una kermesse come questa.
Continua a leggere: Al via a Milano la prima Festa Nazionale delle Libertà
Inizia oggi ovunque il nuovo anno scolastico, il primo dell’era Gelmini. L’anno dei tagli (87 mila), della riforma per la scuola dei ricchi, del maestro unico. Ma il tempo pieno aumenterà e migliorerà, promette la Gelmini.
La scuola che oggi riparte in tutta Italia è lo specchio del paese. Come può, quindi, non essere in crisi? Da sempre si parla di riforma della scuola. Per non andare tanto indietro, basta ricordare i diversi tentativi compiuti dai ministri Berlinguer, Fioroni, la Moratti.
Tentativi sostanzialmente falliti. Anche perché il ministro che viene dopo, spazza via tutto quello che ha fatto il ministro precedente. Tocca adesso alla Gelmini, con divisioni e polemiche su cui non vogliamo tornarci sopra.
Mentre c’è chi si attarda a discutere sulla reintroduzione nelle scuole dei “grembiulini”, la Gelmini lavora per riforme “reali” appena annunciate. C’è il rischio di non affrontare i grandi nodi della scuola, di non andare alla radice dei suoi mali, di soffocare la scuola pubblica per dare ossigeno (e soldi) a quella privata.
Molte critiche al progetto Gelmini sono sacrosante. Ma la sinistra cade sempre nel solito tranello: intenta a guardare “oltre”, non vede quel che c’è davanti ai propri piedi, non ascolta quel che la gente chiede.
Continua a leggere: Ore 12 - Si torna sui banchi. Basta con la scuola del "nullismo"!