![]() |
“In Italia paghiamo un grande ritardo: le donne hanno guadagnato il diritto di voto soltanto nel 1960″
Mara Carfagna
|
|
Scopri perchè dopo il salto
Continua a leggere: Veritometro:- Mara Carfagna e il diritto di voto alle donne
Il primo dei 3 gruppi del gioco-sondaggio Vota il ministro dell’anno si è concluso con la straripante vittoria di Giulio Tremonti. Il titolare dell’Economia ha praticamente doppiato tutti i rivali e accede facilmente alla finale.
Serratissima la volata per il secondo posto utile, con Mara Carfagna che a sorpresa l’ha spuntata su Matteoli, La Russa e Ronchi. Ultimo staccatissimo il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi.
Dopo il salto trovate i risultati completi, mentre da ora si può votare per il Gruppo B, con tempo limite domenica alle ore 22.
Continua a leggere: Ministro dell'anno: passano Tremonti e Carfagna. Al via il gruppo B

Incredibile show del Ministro alla Difesa Ignazio La Russa nel pomeriggio di Raiuno. Invitato dal conduttore Lamberto Sposini a parlare del 4 novembre, festa delle Forze Armate e anniversario della vittoria nella Grande Guerra, il ministro si indigna per il precedente servizio mandato in onda sulla questione del crocifisso nelle scuole.
Dopo aver lamentato lo squilibrio delle posizioni in campo, che a suo dire lasciava intendere che la maggioranza degli italiani fosse d’accordo con la decisione della corte europea, La Russa si scalda sempre di più dribblando ogni tentativo di Sposini di riprendere in mano il pallino. E proprio quando la situazione sembra tornata sotto controllo sbotta in un “Possono morire, noi il crocifisso dalle scuole non lo leviamo!”
Imperdibile!

Ci domandavamo quando qualcuno avrebbe osato porre un argine alla fregola proibizionista di certi esponenti del Governo (vedi l’attivissimo ministro Alfano, per esempio) che in preda a raptus da campagna mediatica stanno pensando di vietare la guida a chiunque abbia anche solo usmato alcol a chilometri di distanza.
E ci ha pensato Zaia, uno che certamente non teme la polemica nè le manda a dire. “Bisogna finirla di considerare ubriaco chi beve due bicchieri: è in atto una criminalizzazione del vino” ha dichiarato il Ministro dell’Agricoltura in un’intervista a Quattroruote. Per poi aggiungere: “Il limite attuale, 0,5 grammi di alcol per litro di sangue, è ragionevole. Entro quei livelli si è sobri e perfettamente in grado di guidare. Corrisponde a due bicchieri di un vino che abbia non più di 11 gradi, diciamo uno spumante o un rosso non strutturato”.
Detto che nessuno contesta la tolleranza alcolica zero per i neopatentati, finalmente una voce a favore di tutti coloro che amano vino e birra, sono educati comunque a berli con moderazione se devono poi mettersi alla guida, e non si vede perché vi debbano rinunciare.

Come sempre, quando un partito propone qualcosa di inusuale e culturalmente controcorrente si scatena la ridda dei no da parte di un establishment politico fondamentalmente reazionario come quello italiano, e questo indipendentemente dalla sua collocazione a destra o sinistra. In passato si è assistito più volte a questo fenomeno (recentemente con le cosiddette gabbie salariali) che si identifica con il conservatorismo culturale, che poi è l’humus che dà da mangiare ai partiti stessi e ai suoi funzionari e caporioni.
Entrando nello specifico, il ministro alle politiche agricole Zaia (Lega Nord) ha osato spezzare una lancia in favore dei dialetti regionali, chiedendo che la Rai li tuteli promuovendo fiction e programmi di vario tipo - se non un intero canale - nelle lingue locali. Apriti cielo. Sarà il fatto che la proposta viene dalla Lega e quindi va ritenuta automaticamente provocatoria, ma le reazioni sono state più che sprezzanti, e badate bene più dal fronte alleato che dall’opposizione (che si è limitata a un netto disaccordo). Il più esagitato è stato l’Onorevole Bocchino (Pdl) del quale ricordiamo più che altro le gesta nell’affaire Global Service, che ha oxfordianamente commentato: “un’autentica fesseria la proposta di Zaia, da classificare come una boutade estiva, senza alcuna possibilità di applicazione”.
Del passato di Bocchino citiamo uno stralcio di intercettazione con il noto imprenditore-faccendiere Romeo, tanto per ricordare con chi abbiamo a che fare:
Romeo: «Ciao Italo, solo per sapere come era andata…
Bocchino: «Benissimo, la dottoressa è stata molto cortese… l’ho fatta sedere vicino al sindaco… molto carina e poi oggi ci sentiamo per parlare con calma dell’albergo. C’era Ferruccio Ferrante, Andrea Ronchi, ti mandano tutti i saluti, ti ringrazia e…».
Romeo: «Facciamolo un punto anche su lui perché poi la dottoressa mi ha detto che si avvia una stagione di interlocuzione molto positiva con l’imprenditoria…».
Bocchino: «Sì, poi adesso viene a trovarlo, fa la prima cosa con la fondazione Aznar, poi verrà Sarkozy dopo che sarà eletto, insomma ha legato bene alcune operazioni… diciamo con i rapporti esteri».
Romeo: «Va bene, abbiamo fatto una buona figura».
Bocchino: «Ottima, mancavi solo tu…».

Chissà se Renato Brunetta legge Polisblog. Solo alcuni mesi fa il ministro più amato dagli italiani sosteneva infatti, a fronte della proposta del PD di un assegno di disoccupazione unico, che l’Italia avesse il miglior sistema di ammortizzatori sociali d’Europa. Noi di Polis realizzammo vari post, e una lunga intervista al Professor Emilio Reyneri, per cercare di smentire questa affermazione completamente al di fuori della realtà.
Ora Brunetta sembra aver cambiato idea: in un’intervista a Oggi, riportata dal sito del Corriere della Sera, afferma infatti: “Cambieremo questo Welfare scassato, che costa tanto e protegge solo i pensionati, poco i giovani e pochissimo le famiglie“.
Quale dei due Brunetta ha ragione? Secondo me, inutile dirlo, il secondo. Entrambi però hanno capito una cosa fondamentale: in un paese in cui l’opinione pubblica è perlopiù assolutamente priva di memoria, anche a breve termine, si può affermare tutto e il contrario di tutto. Ed essere, nonostante questo, il ministro più popolare d’Italia.
Foto | Flickr.
Continua a leggere: Brunetta cambia idea: "il nostro Welfare è scassato"

In questi mesi noi di polisblog abbiamo dedicato vari post alle questioni degli ammortizzatori sociali e del welfare che, generalmente abbastanza snobbate dai politici italiani, sono rientrate brevemente nel dibattito pubblico in seguito alla crisi globale e alla proposta del PD di un assegno unico di disoccupazione.
Per approfondire ulteriormente questi argomenti, abbiamo realizzato una lunga intervista con Emilio Reyneri, ordinario di Sociologia Economica all’Università di Milano-Bicocca. Ecco a voi la prima puntata.
Il ministro Brunetta ha affermato che “in Italia abbiamo gli ammortizzatori migliori d’Europa“. Lei cosa ne pensa?
“Se veramente lo ha detto, penso che ha cambiato radicalmente opinione, rispetto a quanto pensava 15 anni fa. Ricordo che Brunetta fece parte insieme a me, nel ‘93, di una commissione del Governo Ciampi che aveva lo scopo di riformare gli ammortizzatori sociali e la Cassa Integrazione. Elaborammo una proposta: quella di creare un sistema di ammortizzatori universale, di modello europeo. Le critiche alla situazione allora vigente (che non è cambiata, anzi forse è addirittura peggiorata), erano unanimemente condivise in seno alla Commissione: Brunetta compreso
La spesa per le politiche del lavoro in Italia e in Europa
Continua a leggere: Intervista a Emilio Reyneri: ammortizzatori sociali, welfare e giovani

Se la vostra memoria a lungo termine funziona in maniera soddisfacente, ricorderete sicuramente la tempesta mediatica degli ultimi mesi sul limite dell’alcol alla guida. Era stato il governo ad aprire le danze, ordinando il sequestro dell’automobile ai soggetti con tasso alcolico superiore a 0,8 g./l e la sua confisca oltre gli 1,5.
In seguito, aveva fatto molto discutere la proposta del PDL di abbassare il tasso consentito da 0,5 a 0,2 e c’era stato addirittura chi, come l’onnipresente Ministro Sacconi, aveva suggerito un vero e proprie limite-zero per i minori di 21 anni.
E’ di ieri tuttavia la denuncia dei sindacati di polizia: tra i vari tagli subiti dalle forze dell’ordine ci sarebbe anche una riduzione dei fondi per l’acquisto degli etilometri (da 1.258.698 euro a 544.953). Sembra dunque che l’inasprimento delle norme si accompagnerà ad una riduzione delle risorse destinate a controllare il rispetto delle stesse: un paradosso a ben vedere piuttosto frequente nel nostro paese.
Il dibattito sull’abolizione delle province si insegue ormai da mesi, per non dire anni; tra le insistenze degli uni e le resistenze di altri, come l’alleato di governo leghista. Proprio per superare l’impasse del Carroccio il Ministro dell’innovazione Renato Brunetta ha preparato un piano a lungo termine in accordo col titolare del Viminale Roberto Maroni, anticipato in un’intervista al Tgcom. Vediamo di che si tratta.
Le province non saranno cancellate ma semplicemente svuotate di costi e poteri. In altre parole rimarranno come enti di secondo livello tra comuni e regione, privati di una reale rappresentanza espressa mediante il voto. Saranno presiedute dal sindaco del comune capoluogo e composte dai primi cittadini degli altri comuni, mantenendo i soli compiti strettamente inerenti all’amministrazione della provincia stessa.
Questo consentirà di ridurre enormemente il costo di un ente fondamentalmente inutile, andando ad abbattere la spesa per gli amministratori attualmente stimata in 115 milioni di euro circa. Rimane il costo del personale, ma almeno un primo passo sulla via del risanamento dello spreco sarebbe compiuto.
Continua a leggere: Le Province saranno abolite di fatto. Arriva il piano Brunetta-Maroni
Ha debuttato ieri il nuovo sistema escogitato dal ministro Renato Brunetta per migliorare il servizio che la Pubblica amministrazione offre ai cittadini. Gli uffici pilota sono quelli dell’anagrafe, ma entro breve saranno seguiti da Inps, Enpals, Aci e Camera di commercio. Anche gli uffici postali nella loro totalità saranno interessati dal progetto e si accoderanno entro poco tempo.
Il sistema, elaborato assieme a Telecom Italia, prevede uno schermo con tre faccine colorate secondo la classica iconografia semaforica. Le faccine - o per meglio dire emoticon, secondo la denominazione nota soprattutto a chi abbia dimestichezza con le chat - esprimeranno approvazione, disapprovazione o neutralità di giudizio. In pratica quelle che vengono graficamente espresse con i due punti e la parentesi o la barra verticale, come qui di seguito riprodotto.
:-) :-| :-(
Continua a leggere: La rivincita dei cittadini: in Comune arrivano le faccine di Brunetta