
Forse in un altro Paese una simile vicenda avrebbe portato alle dimissioni del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e avrebbe anche potuto mettere a dura prova la tenuta del Governo. Ma, come si sa, il nostro non è “un altro Paese”. E, quindi, alla notizia non è stata data tanta importanza. Almeno finora, dato che la situazione potrebbe drammaticamente peggiorare nei prossimi giorni, gettando nel caos il mondo della scuola.
In breve, il Tar Lazio ha minacciato di “commissariare” il Ministero della Gelmini. Il motivo è semplice: da diversi mesi, il Ministero stesso si rifiuta di dare esecuzione ai provvedimenti cautelari del giudice amministrativo. Una nota ministeriale dello scorso 7 luglio, inviata a tutti gli Uffici scolastici regionali, invitava questi ultimi a non applicare le decisioni del Tar, poiché il Ministero aveva intenzione di fare opposizione in sede giudizaria (sic!). E alla nota ne è seguita un’altra dello stesso tenore.
Pensate a cosa succederebbe se lo facesse un privato, condannato da un giudice, in via cautelare, a corrispondere un bene o una somma di denaro alla controparte. Pensate se il soccombente si rifiutasse di ottemperare dicendo: “Ma io ho ragione e lo dimostrerò facendo opposizione in giudizio. Quindi non pago!”. Chi sa qualcosa di diritto conosce la funzione e l’importanza dei provvedimenti cautelari, soprattutto nell’ambito del diritto amministrativo. Ecco, da mesi il Ministero dell’Istruzione si rifiuta di ottemperare alle pronunce cautelari del Tar. Ma, per la verità, fa anche di peggio.
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