Ha debuttato ieri il nuovo sistema escogitato dal ministro Renato Brunetta per migliorare il servizio che la Pubblica amministrazione offre ai cittadini. Gli uffici pilota sono quelli dell’anagrafe, ma entro breve saranno seguiti da Inps, Enpals, Aci e Camera di commercio. Anche gli uffici postali nella loro totalità saranno interessati dal progetto e si accoderanno entro poco tempo.
Il sistema, elaborato assieme a Telecom Italia, prevede uno schermo con tre faccine colorate secondo la classica iconografia semaforica. Le faccine - o per meglio dire emoticon, secondo la denominazione nota soprattutto a chi abbia dimestichezza con le chat - esprimeranno approvazione, disapprovazione o neutralità di giudizio. In pratica quelle che vengono graficamente espresse con i due punti e la parentesi o la barra verticale, come qui di seguito riprodotto.
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I contrari alla riforma della scuola sostenuta dal governo Berlusconi IV hanno spesso fatto dell’appello a “salvare la scuola pubblica” il centro delle loro rivendicazioni. D’altra parte, sia il ministro Gelmini che la plenipotenziaria PDL per la scuola Valentina Aprea hanno spesso fatto riferimento al sistema scolastico lombardo come modello virtuoso, da esportare nel resto d’Italia.
E’ interessante in questo senso scoprire che, come riporta l’edizione milanese de “La Repubblica”, nel capoluogo della regione governata da Roberto Formigoni si sta verificando una consistente migrazione di iscritti dagli istituti pubblici a quelli privati.
Alle elementari le richieste per gli istituti non statali crescono del 15 per cento, alle medie del 10. Le iscrizioni per il prossimo anno sono ancora aperte, ma la tendenza è chiara: oltre 8mila studenti a settembre passeranno alle paritarie.
La ragione di tutto ciò? Prevalentemente la preoccupazione per l’istituzione del maestro unico e la soppressione del tempo pieno. Vediamo i dettagli.

Vale la pena di fare una piccola riflessione a freddo su quanto avvenuto nell’ultima settimana nel campo delle politiche del lavoro. Caso n°1: il PD rilancia la sua proposta di un assegno unico di disoccupazione, il governo si rifiuta e dileggia la proposta. Risultato: il provvedimento finisce nel dimenticatoio.
Caso n°2: il governo rilancia la proposta di portare a 65 anni l’età pensionabile per le donne nel pubblico impiego; i sindacati (compresa questa volta la CISL) fanno fuoco e fiamme. Risultato: il Ministro Sacconi torna pavidamente sui suoi passi, dichiarando che non si deciderà nulla prima di aver consultato i confederali.
Mettendo a confronto questi due casi colpisce il relativo silenzio di CGIL & co. sulla prima vicenda, soprattutto se comparato alla determinazione investita, con successo, nella seconda. La spiegazione di questo diverso atteggiamento è, in realtà, abbastanza evidente.

Quella di istituire un sussidio unico per i disoccupati è una delle poche proposte decisamente positive dell’altrimenti disastroso Partito Democratico. E bisogna dare atto al neo-segretario Franceschini della determinazione con cui ha riacceso i riflettori sulla questione, sollecitando il governo ad utilizzare un decreto per intervenire d’urgenza in materia.
Ed è un peccato che Silvio Berlusconi abbia prontamente respinto al mittente la proposta, come già prima di lui aveva fatto più volte il diligente ministro Sacconi.
Visto che il welfare è uno dei temi che più ho cercato di approfondire su questo blog, fin dall’ultima campagna elettorale, mi perdonerete se per una volta mi dedico a smontare, una per una, le ragioni addotte dal Presidente del Consiglio per evitare di dover pagare un sussidio a tutti i disoccupati, e non solo a pochi privilegiati.
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Caso Englaro, Costituzione in pericolo, elezioni in Sardegna, crisi del PD, battute di Berlusconi sui desaparecidos. A guardare alle cronache di queste ultime settimane, si direbbe che in Italia ci siano sempre troppe (pseudo)emergenze per occuparsi di quello che, in tutti i paesi sviluppati, è al centro dell’attenzione: la crisi economica e le possibili strategie per farvi fronte.
Tra queste ultime spicca sicuramente quella riforma degli ammortizzatori sociali di cui nel nostro paese si parla ormai da oltre vent’anni. Eppure pochi sembrano interessarsene: ci ha provato il PD - in uno dei suoi rari momenti di lucidità - ma questa scelta non sembra avergli giovato molto dal punto di vista del consenso.
Chi non demorde è invece il gruppo di studiosi di lavoce.info, guidati da Tito Boeri. In un ottimo articolo dell’altroieri intitolato “Chi ha paura dei sussidi di disoccupazione?” alcuni ricercatori di economia spiegano ad esempio perché l’accordo tra Governo e Regioni per il finanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga per i prossimi due anni (8 miliardi di euro) non è assolutamente quello di cui il paese ha bisogno.
I destinatari di questi miliardi verranno infatti decisi dalla contrattazione coi sindacati, e quindi probabilmente risulteranno esclusi i lavoratori più deboli, quelli delle piccole imprese, dei settori meno forti e i precari, che sono meno rappresentati degli altri nelle grandi organizzazioni.
Nuova tappa per la tanto discussa Riforma Gelmini: il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione (CNPI) ha infatti espresso ieri il parere che gli era stato richiesto dal ministro sulla parte della riforma che riguarda la scuola elementare e dell’infanzia. E il giudizio finale non avrebbe potuto essere più duro:
Le criticità evidenziate compongono un quadro formativo che compromette l’efficacia dell’offerta formativa nella scuola dell’infanzia e nel primo ciclo di istruzione; lede la dignità dell’istituzione scolastica pubblica; non garantisce pari opportunità di offerta e di scelta sull’intero territorio nazionale
In particolare l’organo del ministero - che ha funzioni meramente consultive - ha rilevato che la prospettata riforma non è coerente con l’autonomia scolastica e renderà difficile soddisfare le aspettative delle famiglie sui tempi offerti dalle singole scuole: in altre parole, nonostante tutte le smentite, comprometterà il tempo pieno. Al di là del merito della questione, è interessante notare quella che è stata la reazione del ministro
“Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità” diceva un tedesco zoppo qualche decennio fa. Il nostro Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha dimostrato coi fatti, in questi ultimi 15 anni, di esserne profondamente convinto. Ecco infatti che sul caso Englaro, da ieri ha cominciato a circolare una di queste bugie.
Nella sua vergognosa (non ci sono altri termini per definirla) conferenza stampa, il Cavaliere ha infatti affermato di “interpretare i sentimenti della maggioranza degli italiani“. A ruota è arrivata la dichiarazione del Vaticano, per bocca di Monsignor Rino Fisichella: «il governo ha fatto un gesto di grande coraggio, che sarà apprezzato dalla grande maggioranza di tutti i cittadini».
Fortunatamente, 40 anni dopo Goebbels, esiste internet, e con una semplice ricerca su google si può verificare la veridicità di queste affermazioni. E il verdetto dei sondaggi, sia quelli scientificamente corretti che quelli raffazzonati, è di un’unanimità granitica: la maggioranza degli italiani è dalla parte di Beppino Englaro.
Continua a leggere: Sondaggi su Eluana Englaro: come la pensano davvero gli italiani?

Il Ministro Gelmini ha dichiarato recentemente con grande enfasi che il voto di condotta farà media, presentando questa misura come una risposta alla presunta emergenza bullismo e come il segno del ritorno a una “scuola del rigore”.
Ci duole avvertire quanti stessero già facendo i salti di gioia che, a ben vedere, il ministro sta vendendo fumo. Se si va a vedere infatti il decreto ministeriale n.5 del 16 gennaio 2009 sulla “valutazione del comportamento degli studenti”, si fanno alcune scoperte interessanti.
Innanzitutto il famoso 5 in condotta, il voto capace di per sé di determinare la bocciatura di un alunno, dovrà essere assegnato solo a chi nel corso dell’anno sia stato sospeso almeno una volta per un periodo superiore a 15 giorni e non abbia modificato il proprio comportamento in seguito.
Continua a leggere: Riforma Gelmini, il voto di condotta farà media: solo un bluff?
Lega Nord: anti Fiat. Voto + 8. Il ministro Roberto Calderoli annuncia il “no” della Lega agli annunciati aiuti economici alla Fiat, in grave difficoltà per la crisi generale. “Ci sarebbe la rivolta del popolo. Non si possono condividere i debiti e tenersi gli utili “– chiosa il ministro della Semplificazione legislativa. Ora il Carroccio fa suo lo slogan del Pci? Se son rose …
Cisl & Uil: anti Cgil. Voto – 8. Le confederazioni di Angeletti e Bonanni sparano a zero sulla Cgil per non aver siglato l’accordo sulla riforma dei contratti. Ribatte Epifani: “Se fosse stato così negli ultimi 4 anni ogni lavoratore avrebbe perso in media 1352 euro, con un guadagno per le imprese di 15 miliardi. Noi non avremmo mai firmato sulle regole senza Cisl e Uil”. Triplice addio?
E alla fine ha ceduto anche il Ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta. In fin dei conti, chi se non lui che ha fatto della trasparenza dell’amministrazione una missione di vita, poteva aprire una pagina su Facebook? Ecco il testo del suo primo intervento video, gentilmente sbobinato per noi dagli amici del Corriere:
«Amici di Facebook, buongiorno. So che siete in tanti. Questa è la prima volta che mi rivolgo a voi. Grazie, intanto, di esserci. Io finora non ho fatto niente per colloquiare con voi. Da adesso, se vorrete, potremo parlare un po’ insieme. Vi racconterò le cose che faccio. E magari, se voi mi date qualche suggerimento, qualche reazione, lavorerò anche meglio. Tutto qua. Grazie ancora, vediamo se funziona. A vostra disposizione».
Il gruppo conta già 13.200 sostenitori e i commenti sono perlopiù trionfalistici, almeno per ora. Vedremo se l’iniziativa durerà o se seguirà il trend generale che sta vedendo molti politici (un esempio su tutti, Dellai) mollare il faccialibro dopo l’entusiasmo iniziale.