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Tutti gli articoli con tag morte

Oggi Indro Montanelli avrebbe compiuto 100 anni. Recensione de "I conti con me stesso", i suoi diari dal 1957 al 1978

pubblicato da Luca Landoni

22 aprile 1909. Cento anni oggi, nasceva a Fucecchio un uomo che avrebbe segnato tutto il giornalismo italiano del Novecento. Indro Montanelli, figlio di quella Toscana da cui avrebbe preso tutti i tratti del suo carattere, cocciuto e disincantato, ironico e sincero, ma soprattutto terribilmente contro. Un uomo che visse di persona tutti i punti di svolta del secolo che ci siamo appena lasciati alle spalle; dal fascismo, cui aderì in giovane età per poi esserne espulso nel 1938, ai suoi celebri articoli sui fatti di Budapest nel 1956, fino all’attentato subito dai terroristi rossi e la drammatica separazione del Corriere della Sera per fondare il Giornale.

E questa raccolta di diari, curata da Sergio Romano e da poco edita da Rizzoli col titolo I conti con me stesso, riattraversa buona parte di questi avvenimenti, riesaminandoli in ottica personale e schedando uomini, fatti ed eventi. Il libro è diviso in 4 parti, coprendo un periodo che va dal 1957 al 1978, e lasciando fuori purtroppo il periodo 72-77 durante il quale si consumò il distacco dal Corriere, del quale si vedono i prodromi negli ultimi appunti del 72.

Troviamo quindi una collezione di sentenze implacabili sugli uomini incontrati da Indro nel corso della sua carriera. Sull’ex-Presidente Gronchi, “Questo povero ladro di polli… attacchi come il suo, io sono pronto a pagarli, tanto mi stimolano e ispirano”

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Morte al G20 di Londra: "Nessun infarto, è stato picchiato"

pubblicato da davide f.

Al contrario di quanto detto da Scotland Yard subito dopo l’incidente, Ian Tomlinson, l’edicolante di 47 anni deceduto durante le proteste al G20 di Londra, non sarebbe morto per infarto ma presumibilmente per un’aggressione, un colpo ricevuto all’addome. Così svelerebbe l’autopsia, anticipata dall’avvocato di Tomlinson.

Come denunciato dai manifestanti in quei giorni torna il sospetto che l’edicolante sia stato vittima della violenza gratuita della polizia: “Sono stati gli agenti che lo hanno malmenato”. Il video qui sopra pubblicato sul sito del Guardian all’indomani dell’incidente del primo aprile, mostra la vittima cadere a terra spinto alle spalle da un poliziotto che lo colpisce con un manganello.

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La deriva autoritaria di Mediaset: Mentana cacciato perché scomodo

pubblicato da Luca Landoni

Purtroppo abbiamo trascurato ieri di presentare la puntata de L’Infedele di Gad Lerner - responsabilità che mi assumo in pieno - non immaginando che potesse scaturirne un botta e risposta così esplosivo. Ospite era infatti Enrico Mentana, che ha svelato alcuni retroscena della sua cacciata da Mediaset in seguito alla mancata diretta seguita alla morte di Eluana Englaro.

L’ex-conduttore di Matrix ha spiegato che non si è trattato di un fulmine a ciel sereno, ma che da tempo era malvisto all’interno del network per le sue posizioni non filogovernative e spesso i suoi ospiti non erano graditi. Per dirla con “Chicco”, come lo avevano soprannominato Greggio e Iacchetti nei tempi felici, «Di Pietro può essere stata la penultima goccia che ha fatto traboccare il vaso».

«È evidente che quando la tua parte politica governa, meno informazione c’è e meglio è, meno fastidi ci sono meglio è, meno voci ci sono e meglio è. Se poi si abbina questo - ha continuato - alla progressiva fidelizzazione di Mediaset all’avventura politica di Berlusconi, allora non c’è dubbio che l’informazione deve essere tranquilla e che l’approfondimento è meglio farlo scivolare oltre la mezzanotte»

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Stasera su Rai3 la prima intervista a Beppino Englaro dopo la morte di Eluana.

pubblicato da Luca Landoni


Sarà Fabio Fazio il primo giornalista televisivo a intervistare Beppino Englaro, dopo la drammatica morte della figlia Eluana. In questi giorni si sono susseguite le dichiarazioni dell’uomo che sembra voler “scendere in campo” a 360 gradi, secondo quanto si legge anche in un’intervista di oggi sul Corriere della Sera. Qui dichiara di essere socialista craxiano e altro, ma francamente ci augureremmo che il suo impegno - nel caso volesse davvero scendere in politica - si incentrasse sui temi più legati alle note vicende delle ultime settimane, testamento biologico in primis.

Per l’intanto potremo vederlo a Che tempo che fa, in onda a partire dalle 20,10 su Rai3. Ricordandovi che tra gli altri ospiti vi sarà anche lo scrittore Nico Orengo, e me caro per un’accusa (sacrosanta) a Terry Brooks di plagiare Tolkien apparsa tanti anni fa su Repubblica, vi diamo appuntamento qui su PolisBlog per commentare l’intervista. Ecco di seguito (dopo il salto) come viene presentata.

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Caso Englaro e eutanasia: la situazione in Europa, vista dalla Germania

pubblicato da Giulio Mattioli


Avremmo potuto fare come molte altre testate e proporvi una rassegna di titoli di giornali e siti stranieri sul caso Englaro. Abbiamo invece voluto fare di più e abbiamo chiesto al giornalista tedesco Sebastian Kretz, che ha collaborato con noi in passato, di darci la sua opinione, raccontandoci allo stesso tempo lo stato dell’arte del dibattito su eutanasia e testamento biologico nel resto d’Europa. Eccovi il suo articolo.

La morte ha liberato Eluana Englaro prima che il parlamento italiano potesse approvare un’ignobile legge ad hoc, contraria allo stato di diritto, che aveva come unico scopo quello di fare pubblicità al governo e alla maggioranza. Ad ogni modo, la discussione della legge sul testamento biologico va avanti, e l’asprezza delle polemiche italiane di questi giorni ha mostrato quanto la questione della regolamentazione delle varie forme di eutanasia sia pressante, non solo in Italia.

Molti paesi del nord Europa, soprattutto quelli di tradizione protestante, hanno ad esempio già adottato delle leggi che regolano l’eutanasia. In Germania invece la discussione è ancora in corso – ed è aspra quasi quanto in Italia. L’Olanda e il Belgio, da parte loro, hanno legalizzato l’eutanasia attiva rispettivamente nel 2001 e nel 2002.

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Enrico Mentana annuncia le dimissioni da direttore editoriale Mediaset in seguito al caso Englaro

pubblicato da Luca Landoni

Avevamo tutti notato una certa distonia tra la scelta di Raiuno di mandare un’edizione speciale di Porta a Porta e quella di Canale 5 di proporre comunque il Grande Fratello. Questo può apparire a taluni sciacallaggio, o ad altri normale visto che Raiuno non aveva una programmazione particolarmente forte, mentre il programma forte della serata, - X-Factor su Raidue - è andato in onda regolarmente senza neanche un accenno al decesso di Eluana.

Va però fatto notare che stasera (o per meglio dire stanotte) su Canale 5 era in programma Matrix, e di qui è nata l’ira di Enrico Mentana, che ha fatto rilevare che

«Non è così che si fa informazione su una grande rete nazionale. Non esiste solo l’audience. Simili scelte tolgono credibilità a chi le compie, e personalmente non ho nessuna intenzione di avallarle. Stasera su Canale 5 il dramma è quello della cacciata di una concorrente dal Grande Fratello. A mezzanotte, se va bene, si parlerà di Eluana, a Matrix. Andremo in onda comunque, per dovere di informare. Domani però - conclude - rassegnerò le dimissioni da direttore editoriale di Mediaset, per un altro dovere, quello di coerenza».

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Sondaggi su Eluana Englaro: come la pensano davvero gli italiani?

pubblicato da Giulio Mattioli


“Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità” diceva un tedesco zoppo qualche decennio fa. Il nostro Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha dimostrato coi fatti, in questi ultimi 15 anni, di esserne profondamente convinto. Ecco infatti che sul caso Englaro, da ieri ha cominciato a circolare una di queste bugie.

Nella sua vergognosa (non ci sono altri termini per definirla) conferenza stampa, il Cavaliere ha infatti affermato di “interpretare i sentimenti della maggioranza degli italiani“. A ruota è arrivata la dichiarazione del Vaticano, per bocca di Monsignor Rino Fisichella: «il governo ha fatto un gesto di grande coraggio, che sarà apprezzato dalla grande maggioranza di tutti i cittadini».

Fortunatamente, 40 anni dopo Goebbels, esiste internet, e con una semplice ricerca su google si può verificare la veridicità di queste affermazioni. E il verdetto dei sondaggi, sia quelli scientificamente corretti che quelli raffazzonati, è di un’unanimità granitica: la maggioranza degli italiani è dalla parte di Beppino Englaro.

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Le analogie tra piazza Alimonda e gli scontri in Grecia: Andreas Grigoropoulos è il nuovo Carlo Giuliani?

pubblicato da Luca Landoni

Da due giorni in Grecia impazza la protesta, ormai violenta e totalmente fuori controllo. La miccia è stata l’uccisione del 15enne Andreas Grigoropoulos da parte di un poliziotto a seguito di una manifestazione anarchica contro la riforma scolastica (anche qui…) avvenuta sabato notte. La ricostruzione della polizia appare estremamente lacunosa e incredibilmente simile ai fatti del G8 a Genova. Per ora non esistono altre fonti, quindi vediamo la versione riportata dal Corriere della Sera.

Secondo la ricostruzione e i racconti dei testimoni, due agenti dei corpi speciali dentro una camionetta sarebbero stati presi d’assalto da una trentina di manifestanti con pietre, bastoni e forse (ma il particolare non è confermato) bombe molotov, poi uno dei due è sceso dal mezzo sparando tre colpi contro il ragazzo. Secondo un comunicato diramato dalla polizia «i due agenti hanno detto di essere stati attaccati e di avere risposto. Uno di loro ha lanciato una granata a stordimento, l’altro ha sparato tre volte provocando il ferimento fatale del minore».

Va detto che i due agenti sono stati immediatamente arrestati, uno con l’accusa di omicidio volontario, l’altro di complicità. L’autore dello sparo Epaminondas Korkoneas ha sostenuto di aver esploso due colpi in aria e uno a terra; quest’ultimo sarebbe rimbalzato colpendo il giovane. Anche qui non possono non tornare alla mente le prime ricostruzioni dei fatti di piazza Alimonda, nonché gli stessi incredibili sviluppi del dramma.

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E' morto Sandro Curzi

pubblicato da Luca Landoni


La notizia della morte di Sandro Curzi rimbalza drammaticamente nell’alveo mediatico di un tranquillo sabato mattina. E’ vero, apprendiamo, che soffriva da tempo di una grave malattia, e per dirla tutta aveva diradato fino ad azzerare le sue apparizioni pubbliche, ma ugualmente lascia un vuoto dentro tutti noi anche per la sua età ancora relativamente giovane, 78 anni.

Considerato il padre del Tg3, indimenticabili furono le sue apparizioni al fianco del primo Piero Chiambretti, in cui seppe rivelare la sua grande autoironia, facendo sfoggio di un’insospettabile verve comica. Ma fu proprio il telegiornale di Rai3 la sua vera creatura, talmente inviso agli avversari politici da essere soprannominato Telekabul, ai tempi in cui l’Afghanistan era ancora un protettorato sovietico e la Tv di stato passava solo le veline di regime.

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La morte di Antonio Gava, uno degli ultimi dinosauri della Prima Repubblica

pubblicato da Luca Landoni

Antonio Gava si è spento questa mattina alle 5.40 nella sua casa di Roma. Già da ieri si rincorrevano le voci sul suo stato gravissimo e il decesso appariva inevitabile fin dalla serata. Con Gava scompare uno degli ultimi uomini-simbolo della vecchia Dc, ormai praticamente ridotta al duo Andreotti-De Mita.

Proprio con quest’ultimo Gava aveva avuto stretti rapporti, soprattutto quando in qualità di capo dei dorotei ne aveva sostenuto la candidatura a leader dell’allora primo partito italiano. Saliva così al soglio democristiano il più filocomunista dei grandi potentati, realizzando una sorta di compromesso storico non ufficiale a molti anni dalla morte del suo teorizzatore Aldo Moro. Altrettanto rapidamente poi, come d’uso a quei tempi, l’appoggio della sua corrente si era vaporizzato per confluire su un vecchio cavallo di ritorno, Arnaldo Forlani, ponendosi alla base del celebre CAF, l’asse Craxi-Andreotti-Forlani che durerà fino alla fine della Prima Repubblica.

Colpito da un ictus nel 1990, Gava si dimette da tutte le cariche e si eclissa dalla politica fino al 1993, quando viene colpito da avviso di garanzia per le infamanti rivelazioni del mafioso Galasso che lo accusa di aver coperto il famoso boss Lorenzo Nuvoletta. Ne nascerà un lungo procedimento giudiziario (Gava si farà anche tre giorni di carcere) fino al 2006 quando il politico campano viene assolto con sentenza irrevocabile per «mancata impugnazione». Una volta scagionato, nello stesso anno Gava annuncia che chiederà i danni allo Stato per 38 milioni di euro (causa ancora pendente a quanto ci risulta).

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