Tutti gli articoli con tag mussolini

Ore 12 - Chi era Bettino Craxi? Nè eroe, nè mariuolo

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroE’ rissa, rissa fra “nani”, per la dedica di una via di Milano a Bettino Craxi. Che fu un capo, un capo sconfitto ma non piegato, capace di fare tutto da solo, la propria fortuna e la propria rovina.

Figlioccio politico di Pietro Nenni, il leader storico del socialismo italiano, Bettino cambiò corpo e anima del vecchio PSI, innalzandolo prima sugli altari del potere e poi facendolo sprofondare nella polvere più ignominiosa.

Cocciuto autonomista, riformista con i piedi per terra, innovatore illuminato, europeista e atlantico senza riserve, ma senza calare le brache davanti all’arroganza USA, fu soprattutto anticomunista totale, disprezzando il burocratico rigore di Berlinguer, ossessionato da un possibile avvicinamento fra PCI e DC, il più scettico sul tentativo di rinnovamento dei comunisti italiani smontandone addirittura l’impalcatura teorica tanto da contrapporre l’eretico sconosciuto Proudon al santificato Carlo Marx.

In tal senso resta memorabile, una vera e propria bomba dagli effetti dirompenti nella sinistra, il documento manifesto scritto da Craxi nel 1978 e pubblicato da L’Espresso che diede il via al nuovo corso socialista.

Fu leader orgoglioso, suscitatore di venerazione e odio da vivo e mai lasciato in pace, da morto. A dieci anni dalla sua scomparsa nella terra tunisina di Hammamet dove si era rifugiato per sfuggire alla morsa politico-giudiziaria di tangentopoli, c’è ancora oggi chi sfoggia ipocrisia o cinismo per appropriasi delle spoglie di un personaggio che ai vecchi amici proconsoli del sottogoverno concesse all’epoca poteri e prebende e ai nuovi amici, in particolare gli ex PCI, per decenni suoi implacabili accusatori, concede ancora la possibilità di fare mea culpa e di rientrare nella storia.

Quanti accostamenti e quante analogie evoca Craxi! Paragonato persino, lui tessitore di beghe correntizie contro i Manca, Signorile, De Michelis, allo Stalin delle trappole assassine contro Trotzkij, Kamenev, Bucharin, i padri, sotto l’egida di Lenin, della Rivoluzione d’ottobre .

Non furono costretti a bare la cicuta e non videro il gulag De Martino, Riccardo Lombardi, Giacomo Mancini, Antonio Giolitti ma l’uno dopo l’altro caddero sotto la scure impietosa di Bettino ed ebbero le carriere stroncate, liquidando l’identità storica socialista. Della vecchia guardia , solo Pertini si salvò, salito sul Colle nonostante Craxi, grazie al Pci che lo propose

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Ore 12 - Parlamento "inutile". Quando il bivacco dei manipoli nell'Aula sorda e grigia?

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroNon si può fare di “tutta l’erba un fascio”, ma la medaglia di assenteisti e fannulloni spetta di diritto ai nostri parlamentari.

Non si può non vedere la realtà, non vedere il parlamento svuotato di funzioni e di potere, desertificato, con il governo tutto contento perché così la fa da padrone.

I numeri sono drammaticamente illuminanti: il 90% delle leggi sono decise a Palazzo Chigi, solo quindici leggi non di iniziativa governativa approvate dall’inizio della legislatura.

Anche i deputati (eccezioni a parte) sono felici e contenti così: perché stanno in Aula quattro ore a settimana e possono tranquillamente fare i “doppiolavoristi”, cioè svolgere le professioni, utilizzando status e facilitazioni del parlamentare.

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Rassegna stampa estera: Berlusconi e la manifestazione per la libertà di stampa

pubblicato da giulio in: Mediaticamente Esteri Silvio Berlusconi Analisi e Dati


Tra i temi all’attenzione dei media stranieri questa settimana, il perdurante conflitto tra il presidente del consiglio italiano e la stampa occupa senza dubbio un posto di rilievo.

Ha suscitato particolare clamore un bruciante editoriale dell’Economist, che ha espresso il suo sostegno per la manifestazione nazionale per la libertà di stampa di oggi a Roma, affibbiando al capo del governo paragoni poco lusinghieri:

Sabato 3 ottobre si terrà a Roma una manifestazione per difendere la libertà di stampa - non in una lontana dittatura, ma proprio in Italia. I giornalisti che l’hanno indetta hanno buone ragioni per preoccuparsi. (..) Per quanto riguarda almeno questo aspetto, l’Italia di Berlusconi si sta allontanando dall’Europa occidentale per diventare più simile alle deboli democrazie dell’est. (..) Le ordinanze di Berlusconi sembrano parte di un progetto per spazzare via le ultime enclavi ribelli rimaste nei media italiani

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Antonio Di Pietro, "ercolino" giustizialista

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il fatto della settimana

In quanto a “populismo” e a “demagogia” Antonio Di Pietro non ha rivali.

Il leader dell’Idv non sbaglia nell’accusare Berlusconi “per aver ridotto il Paese al lastrico, all’invivibilità e al discredito internazionale”.

Ma che c’azzecca paragonare il Cav a Nerone, Catilina, Hitler e Mussolini? Che c’azzecca affermare che “Presto ci sarà l’implosione di Berlusconi, che cadrà con il dito alzato, facendo finta di niente fino all’ultimo minuto, esattamente come Saddam Hussein”.

Altri personaggi, altre storie, altre nazioni, altro contesto internazionale. Allora?

Delle due, l’una: o l’ex pm è “fuori” (“E’ un bandito!”, chiosa Bondi), o spara cazzate solo per galvanizzare i suoi.

Il risultato? Centrodestra (al limite dell’implosione) che si ricompatta, Pd e Udc in evidente difficoltà, antiberlusconiani in tilt per il parossismo esasperato giustizialista di Tonino.

Di Pietro centra un colpo ogni cento. Ma anche stavolta spara a vanvera, si limita agli “spot”. Per un attimo di visibilità, per cercare un voto in più.

Calmati, “ercolino”!

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Satira: non spariamo "castate"

pubblicato da Ulisse Spinnato Vega in: Satira

Tutti a dire che il premier è un piazzista, un imbonitore, un venditore di pentole. E se invece - come pare dalle recenti cronache rosa - preferisse i materassi? Putinflex

Il capo del governo non è un santo? Allora ci vuole una bella visita a Padre Pio per redimerlo. E qualcuno sta già organizzando il pellegrinaggio. Forse l’Idv cambierà idea su Berlusconi dopo aver visto le stimmate? Antonio Di Pietrelcina

Scoop clamoroso: alla Mussolini piace Obama. “Lo apprezzo tantissimo - dice - perché sta puntando tutto sul tema chiave della sanità“. Per la serie, il nero e la ‘nera’. Quindi la focosa parlamentare si rivolge ai leghisti e aggiunge con grande animosità: “Terrone è bello“. Fascio…di nervi

Gianfranco Fini non si è certo prodigato nel difendere il MegaPapi alle prese con il sexygate, anzi. Altri (alcuni/e ministri/e soprattutto) hanno brillato per i loro imbarazzati silenzi. E quando la bufera sarà finita, potrebbero pagarne le conseguenze. Il Cav non perdonerà alcun atteggiamento ambiguo. Pilatescort

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Rassegna della stampa estera: l'Italia, l'immigrazione e la xenofobia

pubblicato da giulio in: Esteri Analisi e Dati Big Picture: tutto su...


Gli argomenti più associati alla parola “Italia” sulle pagine della stampa straniera questa settimana sono stati le politiche dell’immigrazione e la xenofobia. Causa scatenante, il discusso respingimento di imbarcazioni cariche di migranti provenienti dalla Libia e l’approvazione del pacchetto sicurezza firmato Lega Nord. Molto attenta come sempre la stampa francese: Le Figaro ad esempio ha dato voce fin dall’inizio alle inquietudini dell’ONU (che hanno avuto eco perfino in India), riferendo poi dell’”indignazione” che l’espulsione ha suscitato in Italia (di indignazione ha parlato anche il cipriota Phileleftheros).

A proposito del pacchetto sicurezza, invece, il giornale del centro-destra francese ha titolato “Il Parlamento italiano criminalizza l’immigrazione clandestina”, mentre Le Monde ha parlato di un’Italia che “si dota di una politica di immigrazione decisamente di destra”. La ragione, secondo il quotidiano francese, sarebbe che “a un mese dalle elezioni europee, il capo del governo non vuole che la Lega Nord rimanga più a destra di lui”. In un altro articolo infatti il corrispondente Philippe Ridet nota che “ad un mese dalle elezioni, Berlusconi predilige il fronte sicurezza della sua maggioranza” e sottolinea i giochi politici interni alla destra italiana:

“La vittima di questa escalation a destra non è altro che il secondo dei principali alleati di Berlusconi: il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ex-presidente di Alleanza nazionale. Nel suo discorso durante il congresso per la fondazione del Popolo della Libertà, Fini aveva giustamente descritto l’Italia del futuro come un paese multietnico. Da allora, moltiplica le uscite “umaniste” per meglio sottolineare la sua differente opinione. Berlusconi aveva dato ragione a Fini ritirando la legge sulla sicurezza che obbligava i direttori scolastici a denunciare i bambini di immigrati irregolari. Questa volta, ha scelto di seguire Maroni e cavalcare l’onda xenofoba che attraversa l’Italia”

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Le pagelle del martedì

pubblicato da Massimo Falcioni in: La pagella del giorno

Gianfranco Fini: spariglia. Voto + 9. Il presidente della Camera Fini stavolta va contro Maroni sui “presidi-spia”, tacciando il provvedimento di incostituzionalità. Proseguono così i “distinguo” e gli “alt” verso il governo. Di fatto, Fini fa la “guerriglia” a Berlusconi. L’obbiettivo? Sparigliare.

Marcello Dell’Utri: arieccolo. Voto – 9. Il senatore del Pdl, noto pregiudicato e bibliofilo, primo “costruttore” della fu Forza Italia, riscrive la storia: “Mussolini perse la guerra perché troppo buono, i repubblichini partigiani di destra ecc.”. E sul Golgota, 2000 anni fa, qualcuno morì di freddo.

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Berlusconi e il 25 Aprile, Alemanno e Delanoe. Qualche notizia in breve.

pubblicato da Bruno Marino in: Mediaticamente Interni Ma non aveva detto che? Gianfranco Fini Gianni Alemanno Silvio Berlusconi Il punto politico

Ma cosa vogliono questi francesi? Di che s’impicciano? Come si è permesso il sindaco di Parigi, Bertrand Delanoe, di sostenere che:

“Difficilmente riuscirò ad avere buoni rapporti anche con Gianni Alemanno che è stato accolto al Campidoglio con i saluti fascisti”

Mentre partiva la solita gazzarra di dichiarazioni, tra cui segnaliamo quella del “moderato” Fini (Delanoe avrebbe preso un abbaglio, ‘‘derivante da una cattiva informazione o peggio ancora da una strumentalizzazione politica”), è bene ricordare una cosa.

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La coerenza di Fini: "Mussolini il più grande statista del secolo? Non più."

pubblicato da Luca Landoni in: Gianfranco Fini

Anno di grazia 1994. In un’intervista alla Stampa l’allora segretario dealla neonata Alleanza Nazionale Gianfranco Fini dichiara che “Mussolini è stato il più grande statista del secolo”. Tutto questo a meno di un anno dalla svolta di Fiuggi che consacrerà An come la nuova destra italiana, trasformando il vecchio Movimento Sociale in moderno partito europeo conservatore.

Sono passati 15 anni e tanta acqua sotto i ponti. Fini ha alternato atti sacrosanti, come la visita in Israele e il graduale ma convinto distacco dal fascismo come storico movimento autoritario, ad altri più controversi, come la posizione favorevole al voto agli immigrati e la dichiarazione che definisce lo stesso fascismo come “il male assoluto”. Tutti passi sulla strada della leadership di un centrodestra che un giorno dovrà fare i conti con la successione a Berlusconi.

Ma lo scheletro nell’armadio rimane sempre lì, beffardo, in attesa che qualcuno lo tiri fuori al momento opportuno. E quel momento arriva, cascando a fagiuolo con la visita del Presidente della Camera alle Fosse Ardeatine e il suo convinto elogio alla Resistenza che “ha riportato la libertà in Italia, un valore che il fascismo aveva oscurato per vent’anni”.

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Le pagelle del giovedì

pubblicato da Massimo Falcioni in: La pagella del giorno

Gianfranco Fini: new style. Voto + 9. Ultima e definitiva ripulitura degli “scheletri” dall’armadio da parte di Fini: “Mussolini grande statista? No, ora ho cambiato opinione”. Superato l’ultimo miglio.

Silvio Berlusconi: vintage. Voto – 9. Brunetta striglia i “fannulloni” e il premier lo supera. “I licenziati trovino qualcosa da fare. Io non me ne starei con le mani in mano”. Svegliatevi, poltroni!

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