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Tutti gli articoli con tag mussolini

Ore 12 - Black bloc, comprendere il carattere e la natura del "partito" della violenza

pubblicato da Massimo Falcioni

altroAl movimento degli Indignados, e più in generale alle opposizioni e alla sinistra, non sono chiari il carattere e la natura dei gruppi violenti e del partito dell’estremismo protagonisti dei gravissimi fatti di sabato a Roma.

I partiti non possono limitarsi alle prese di distanza e alle condanne formali contro i black bloc. Gli Indignati non possono limitarsi a ripetere che hanno tentato di isolare, fermare, espellere i delinquenti dal corteo. Al di là dei limiti organizzativi rispetto ad esempio all’inesistenza di servizi d’ordine, ci sono limiti di incomprensione politica e culturale rispetto alla protesta violenta e al terrorismo che possono portare a “comprendere”, se non proprio sostenere, chi mette a ferro e fuoco una città in nome della rivoluzione contro il capitalismo, i capitalisti, gli sfruttatori responsabili di questa crisi mondiale.

La gente, gli italiani (anche quelli contro Berlusconi) vogliono ordine. Se si salda la protesta pacifica con quella violenta, riprende fiato il governo di destra moribondo, vince la reazione.

Solo un esempio – tempi diversi ma non troppo – quando nel 1938 la borghesia francese (e non solo quella) preferì Hitler agli scioperanti che tutti i giorni invadevano le piazze per la continuazione del Fronte popolare delle sinistre. In Italia era accaduto più o meno la stessa cosa 15 anni prima con l’occupazione delle fabbriche in nome dei soviet e di Lenin e la risposta affidata a Mussolini.

Se, come possibile, i fatti di sabato si ripeteranno, sotto la spinta di un’opinione pubblica sempre più allarmata, il governo si inventerà leggi speciali e si eleveranno persino i cori per la pena di morte. Per ora il sindaco di Roma proibisce di fatto i cortei della Fiom-Cgil e presto toccherà a quelli del Pd.

Negli anni ’70, con il piombo delle Br e dei terroristi rossi e neri, scorreva il sangue, le città di sera erano deserte e saltò, con l’assassinio di Moro, l’alternanza di governo e l’evoluzione democratica del Paese. Non arrivò un ordine nuovo ma si covò un ordine involutivo, fondato sul populismo e sulla demagogia “pre” autoritaria del nuovo salvatore della patria, tutt’ora al comando.

La condizione prima della sconfitta dell’estremismo e della violenza è il suo isolamento culturale, politico e morale. Non c’è nessuna giustificazione politica, nessuna spiegazione sociologica. E non c’è uscita dalla crisi, nessun risanamento se non si batte sul nascere la protesta violenta, l’estremismo, che confondono e dividono le forze mobilitabili per il rinnovamento. Il partito della violenza e dell’estremismo ha in comune col fascismo metodi (la violenza), base sociale (per lo più piccolo-borghese), obiettivi (distruzione delle Istituzioni e dello Stato repubblicano). La storia si ripete?

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Ore 12 - Berlusconi attaccato (per finta) da Belpietro. Il terrore di finire "nelle grinfie di pm e compagni"

pubblicato da Massimo Falcioni

altroSe lo dice lui! Lui è il berlusconissimo Maurizio Belpietro che oggi su Libero scrive: “ Fatico a difendere un governo che fa il contrario di ciò che aveva promesso. Cioè non riduce le tasse ma le alza. Non fa la riforma della giustizia ma si fa riformare dai giudici. Non cancella gli sprechi ma semplicemente vi cambia il nome. Così come fatico a difendere Berlusconi, il quale iniziò presentandosi come presidente operaio ed è finito a fare il presidente puttaniere. Pur sapendosi inseguito da una muta di mastini delle Procure si diverte a mettersi nei guai, continuando a frequentare una banda di balordi…”.

La conclusione? Non quella coerente all’analisi, ma esattamente l’opposto. Belpietro difende “comunque” Berlusconi e il suo governo perché altrimenti: “finiremmo nelle grinfie di pm e compagni”.

Altri Belpietro, in altre epoche e luoghi, fecero più o meno lo stesso ragionamento aprendo le porte del potere a Mussolini, Hitler, Pinochet ecc. Oggi in Italia non c’è nessun dittatore e nessun fascismo. C’è solo un ricco e plasticato signore plurindagato, plurinquisito, puttaniere, furbo, arrogante e spudoratamente bugiardo e dedito ai propri interessi che, fuori da ogni regola, da quasi 20 anni suona lo zufolo demagogico populista che trascina nel fondo 60 milioni di italiani.

Grazie anche a Belpietro e alla “banda di balordi” amici vicini e lontani.

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Berlusconi non è nè Stalin, nè Mussolini. Ma ...

pubblicato da il passator cortese

Stalin rinviava i dissenzienti del PCUS in manicomio o in Siberia, Mussolini faceva purgare e bastonare gli oppositori del partito fascista, Berlusconi espelle dal PDL quanti non condividono i suoi ordini.

Cambiano i nomi e le … “punizioni”, ma “concettualmente” c’è poca differenza, perchè tutti e tre concepiscono il potere in modo “personalistico” e totalitario.

Scrive Antonio Polito sul Riformista: “Berlusconi, l’uomo che passa per essere il grande seduttore, è riuscito a litigare con Umberto Bossi nella prima legislatura, con Pierferdi Casini nella seconda e con Gianfranco Fini nella terza. Avendo così esaurito l’intera gamma dei suoi alleati, tant’è che per cercarne di nuovi è già al secondo giro con Bossi e sarebbe pronto a tornare anche con Casini”.

Appunto. Ecco lo statista, il nuovo … Alcide De Gasperi. Ecco perché l’Italia è in fondo al tunnel.

Ore 12 - E adesso? Berlusconi "re travicello" (presto) nel fango. Ma non ci sono bottiglie da stappare ...

pubblicato da Massimo Falcioni

altroNessuno sa come sarà l’Italia che verrà.

Ma non passerà molto tempo che, una volta chiusa la parentesi di questo “triste” governo (in assoluto il peggiore della nostra storia repubblicana dopo quello “insanguinato” di Tambroni del 1960), sarà difficile non rimanere sbigottiti nel ripercorrere i momenti clou del “berlusconismo”.

Un’era politica basata sull’immagine e imperniata sul “ghe pensi mi” dell’Unto del Signore, con il codazzo di cricche, di nani e ballerine, una corte mediocre e dalle mani sporche e dalla coscienza non certo cristallina.

Sarà un po’ come rivedere la mimica di Mussolini e dei suoi gerarchi-fantocci e la retorica dei filmati di regime dell’Istituto Luce. Tant’è.

Dentro una crisi economica pesantissima, con un Paese in guerra e di nuovo in lutto per il sacrificio di due nostri ragazzi, con gli italiani sempre più delusi e smarriti, Silvio Berlusconi è preoccupato esclusivamente di “togliersi il peso” rappresentato dalla terza carica dello Stato, colpevole di non accettare la museruola del padre-padrone.

Un premier così non se lo meritava neppure un popolo così. E adesso?

Sbaraccato il partito del “predellino”, simbolo del fallimento politico del “berlusconismo” e del bipolarismo Made in Italy, Il patatrac è dietro l’angolo.

Deciderà Fini, se cuocere a bagnomaria il Cavaliere, o se staccare in fretta la spina.

Comunque andrà, Berlusconi è già un “re travicello”: presto si ritroverà disarcionato, nel fango, isolato, abbandonato e tradito dai suoi (ex) cortigiani.

Ma non ci sono bottiglie da stappare. Il “berlusconismo” è stato figlio (degenere) dell’Italia, prodotto “democratico” della crisi della sinistra e del “centro”.

Altro che feste, attendono gli italiani! Lavorare duro e lavorare duro. Ammesso che le ferite del Paese non sfocino in cancrena.

Ore 12 - Berlusconi fa il giro delle "sette chiese". Test per le urne?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroCome un novello pellegrino (non penitente), Silvio Berlusconi si è dato al giro delle “sette chiese”.

Il premier ha presenziato a tutte le assemblee imprenditoriali: Confindustria, Confartigianato, Confcommercio. E il tour proseguirà. Di fatto, il capo del Governo ha inaugurato la più lunga campagna elettorale dell’Italia repubblicana.

In ogni posto, da consumato attore da avanspettacolo, recita lo stesso copione: regala a tutti le bozze del nuovo libro di due anni del “governo del fare”, a tutti elargisce complimenti per le relazioni in sintonia con le sue idee, ovunque dice che è un presidente del consiglio che non può governare perché … senza poteri (pur avendo la maggioranza parlamentare numericamente più forte dal 1948 ad oggi), ovunque chiede di cambiare la Costituzione (scritta dai catto-comunisti dopo la dittatura – a proposito, perché non nomina mai Mussolini, fascismo, Resistenza?) per avere “vero” potere e raddrizzare l’Italia, strozzata dai magistrati che con le intercettazioni tengono gli italiani sotto controllo e vogliono ribaltare il consenso popolare delle urne e fuorviata dalla lobby dei media, tutti disfattisti e di sinistra.

Gli uditori dei “suoi colleghi imprenditori”, stavolta, appaiono stanchi, delusi, sfiduciati.

Ma il Mago di Arcore avanza con il suo sermone, fingendo di dialogare con la “spalla” mimetizzata in platea che gli tira l’applauso che fatica a crescere.

Al massimo, è il replay di uno stantio e logoro monologo da capocomico di cabaret.

Ma la nuova campagna elettorale è già partita. Nel mirino, vecchi e nuovi nemici. Ancora le opposizioni non l’hanno capito. I loro capi pensano alle ferie, non alle urne.

Boris Johnson: più potere alla stampa

pubblicato da Bruno Marino



Chi è Boris Johson? Alcuni di voi lo ricorderanno come uno degli autori, insieme a Nicholas Ferrell, della famosa intervista a Berlusconi in cui il nostro premier disse che Mussolini non uccideva nessuno e mandava gli oppositori in vacanza al confino. Un secolo fa, era il 2003.

Oggi Boris Johnson è il sindaco di Londra, e ha scritto, per il periodico conservatore inglese “The Spectator” (lo stesso che pubblicò l’intervista di Berlusconi nel 2003) un articolo dal titolo “più potere alla stampa”. Come ci ricorda Fabio Cavalera dal suo blog, Johnson ha difeso la libertà di stampa e il ruolo dei giornalisti nella società contemporanea. Citiamo Cavalera:

“[…] i giornalisti saranno pure troppo curiosi, invaderanno pure sfere private, magari (quelli televisivi della Bcc) saranno super pagati con fondi pubblici, ma alla fine il malaffare, la corruzione, la criminalità (ovvero ciò che scoprono e raccontano i quotidiani e i magazine) non sono il risultato di comportamenti illeciti degli stessi giornalisti ma di quei soggetti (anche i politici) che vorrebbero essere al riparo da critiche, inchieste, reportage.”

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Le pagelle del venerdì

pubblicato da Massimo Falcioni

Silvio Berlusconi: rimpiattino. Voto 3. Il Premier “smemorato”: “Soppressione delle Province? Nella manovra non c’è alcun accenno”. E Tremonti-Bossi confermano: “Entro quattro mesi abolizione delle mini province”. Facce di tolla. Rimpiattino di strada. Anzi, di … fogna.

Silvio Berlusconi: vinceremo! Voto 3. Il Premier “sbiellato” all’Ocse cita Mussolini: “Colui che era considerato grande dittatore”. Poi: “Il potere? Ce l’hanno i miei gerarchi”. Impero basso. Piazzale Loreto? No! Biglietto di solo andata per l’isola Vanuatu. Sperando nel ciclo … dello tsunami.

Ore 12 - Cade, non cade? Berlusconi resiste. Il Paese, no

pubblicato da Massimo Falcioni

altroNe succedono di tutti i colori, ma Silvio Berlusconi non si dimette da premier. Perché?

Il primo a non volersene andare è proprio lui. Ovvio, si dirà, perché “il potere logora chi non ce l’ha”. Senza l’”armatura” da capo del governo, il Cavaliere sarebbe risucchiato nel vortice di tribunali e procure. Questo è l’elemento centrale, tutti gli altri sono … secondari.

Con questi chiari di luna, capita l’antifona, Berlusconi prova a giocare la carta del “moralizzatore”: “Chi sbaglia paga”. Lo stesso Benito Mussolini faceva certi rimpasti di governo, applaudito dagli italiani che così difendevano il Duce, bravo, si diceva, ma circondato da inetti e ladri.

Un Berlusconi con la ramazza, recupererebbe la fiducia evaporata in queste settimane. Inoltre, nel Pdl, il ko del Cavaliere porterebbe allo sfascio il partito, e nella maggioranza, la stessa Lega resterebbe senza “ancora”, con Bossi neppure più … “mosca cocchiera”.

Fini? Effettivamente può far crollare il Governo in parlamento. Ma gli elettori non amano i tessitori di inciuci e di trappole.

E il Pd? E’ terrorizzato di una nuova prova elettorale, possibile nuova debacle e sicuramente occasione di ulteriori fratture interne.

Al centrosinistra servono due gambe per camminare: un nuovo e forte partito socialista democratico e un nuovo forte partito popolare dei cattolici democratici. Ma per questo servirebbe la lampada di Aladino.

Allora Berlusconi può dormire fra due guanciali? Non proprio. C’è un partito del 42 % (in costante e forte crescita), quello del non voto, che non ne può più. Se quel “partito” trova uno sbocco politico, addio Berlusconi. E non solo.

Intanto il Paese ruzzola su un piano inclinato. Ancora un po’ e sarà il disastro.

Piccole e grandi "guasconate" di piccoli e grandi "guasconi"

pubblicato da il passator cortese


Vengono liquidate dal centro sinistra campano come “provocazioni da guascone” quelle del presidente della provincia di Salerno Edmondo Cirielli (ex deputato An, oggi Pdl berlusconiano doc) sulla ricorrenza del “25 Aprile”.

Cirielli, che evidentemente pensa che la Costituzione della Repubblica italiana sia già stata riscritta dal Cavaliere, fa affiggere manifesti celebrativi senza citare la Resistenza e la lotta di Liberazione contro il nazifascismo.

Una svista? Non pare proprio. Una precisa scelta di campo perché fra i partigiani “c’era chi, su commissione della Russia, voleva instaurare in Italia la dittatura comunista”. L’Italia è stata liberata e salvata “solo” dagli americani. Punto e basta.

La ventennale dittatura fascista? La bestialità del nazismo? Le alleanze mondiali (Usa, Urss, Inghilterra) contro l’asse? Il Tribunale speciale? Le decine di milioni di morti causati da Hitler e Mussolini? L’Europa e l’Italia ridotta a lutti e miserie? Niente.

La capacità politica di unire uomini e donne di ideologie diverse contro un nemico “unico” e responsabile della più folle delle tragedie dell’umanità? Niente.

Bene. Anzi, male. Perché si rinnega la storia per piegarla alle piccole contingenze della piccola lotta politica. Non sono, però, “guasconate”.

Anche Bossi e i suoi emuli, fino al Trota, erano e sono considerati “simpatici guasconi”.

Si diceva lo stesso anche del giovane Mussolini. Per carità, nessuna somiglianza. Ma, nessun dorma!

Ore 12 - Chi era Bettino Craxi? Nè eroe, nè mariuolo

pubblicato da Massimo Falcioni

altroE’ rissa, rissa fra “nani”, per la dedica di una via di Milano a Bettino Craxi. Che fu un capo, un capo sconfitto ma non piegato, capace di fare tutto da solo, la propria fortuna e la propria rovina.

Figlioccio politico di Pietro Nenni, il leader storico del socialismo italiano, Bettino cambiò corpo e anima del vecchio PSI, innalzandolo prima sugli altari del potere e poi facendolo sprofondare nella polvere più ignominiosa.

Cocciuto autonomista, riformista con i piedi per terra, innovatore illuminato, europeista e atlantico senza riserve, ma senza calare le brache davanti all’arroganza USA, fu soprattutto anticomunista totale, disprezzando il burocratico rigore di Berlinguer, ossessionato da un possibile avvicinamento fra PCI e DC, il più scettico sul tentativo di rinnovamento dei comunisti italiani smontandone addirittura l’impalcatura teorica tanto da contrapporre l’eretico sconosciuto Proudon al santificato Carlo Marx.

In tal senso resta memorabile, una vera e propria bomba dagli effetti dirompenti nella sinistra, il documento manifesto scritto da Craxi nel 1978 e pubblicato da L’Espresso che diede il via al nuovo corso socialista.

Fu leader orgoglioso, suscitatore di venerazione e odio da vivo e mai lasciato in pace, da morto. A dieci anni dalla sua scomparsa nella terra tunisina di Hammamet dove si era rifugiato per sfuggire alla morsa politico-giudiziaria di tangentopoli, c’è ancora oggi chi sfoggia ipocrisia o cinismo per appropriasi delle spoglie di un personaggio che ai vecchi amici proconsoli del sottogoverno concesse all’epoca poteri e prebende e ai nuovi amici, in particolare gli ex PCI, per decenni suoi implacabili accusatori, concede ancora la possibilità di fare mea culpa e di rientrare nella storia.

Quanti accostamenti e quante analogie evoca Craxi! Paragonato persino, lui tessitore di beghe correntizie contro i Manca, Signorile, De Michelis, allo Stalin delle trappole assassine contro Trotzkij, Kamenev, Bucharin, i padri, sotto l’egida di Lenin, della Rivoluzione d’ottobre .

Non furono costretti a bare la cicuta e non videro il gulag De Martino, Riccardo Lombardi, Giacomo Mancini, Antonio Giolitti ma l’uno dopo l’altro caddero sotto la scure impietosa di Bettino ed ebbero le carriere stroncate, liquidando l’identità storica socialista. Della vecchia guardia , solo Pertini si salvò, salito sul Colle nonostante Craxi, grazie al Pci che lo propose

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