È un risultato epocale, proprio perché ottenuto nel centro d’Europa e contro il parere di tutti i principali partiti della Confederazione. Secondo gli ultimi definitivi sondaggi, come riportato dal sito web della Blick Zeitung, gli svizzeri avrebbero chiuso la porta in faccia alla retorica dell’integrazione - secondo alcuni - o all’integrazione stessa secondi altri, con un imponente 59% di sì alla proposta del partito di destra Svp di vietare esplicitamente la costruzione di nuovi minareti.
L’esito è ancor più incredibile se si guarda al sondaggio pre-voto, che vedeva il 53% degli svizzeri contrari all’iniziativa, contro un 37% di sì e un 10% di astenuti. Ma non sempre i partiti hanno il polso della situazione, e a volte vengono clamorosamente sconfitti dall’opinione pubblica, che vive per strada tutti i giorni e non sempre ama farsi condizionare dal palazzo dorato dei privilegiati di stato.
Da notare che capofila del voto anti-islamico - sempre secondo i sondaggi - è stato il cattolicissimo Ticino, schieratosi compatto contro le istituzioni ecclesiastiche pro-minareti, da sempre avversate dal vulcanico leader della Lega Ticinese Giuliano Bignasca.
Seconda e ultima parte dell’intervista con Giovanni Fontana (la prima la trovate qui); una chiacchierata che cerca di capire cosa stia succedendo a Gaza e in Cisgiordania, insomma in Palestina, senza il filtro dei canali informativi abituali. A nessuno serve essere tifosi di questo o quello, tantomeno quando c’è di mezzo una guerra, mentre al di là delle nostre opinioni individuali mi sembra molto utile ascoltare chi veramente si trova sul posto, e non ha alcun interesse a raccontarci fole o a convincerci di qualcosa.
Allora, Giovanni, riprendiamo il discorso, e cerchiamo di riprodurre il clima che si respira a beneficio di chi legge e abita a migliaia di chilometri di distanza. Tu ti trovi a Betlemme, un luogo che per la sua grande prevalenza palestinese meglio di ogni altro rappresenta il termometro della situazione. Come vive la popolazione locale la guerra? Si avverte la divisione tra Hamas e Al Fatah, e in caso affermativo cosa pensano le due fazioni l’una dell’altra e dell’attacco in generale?
A Betlemme, dagli accordi di Oslo del ‘94 (attuativi nel ‘96), la giurisdizione è passata sia militarmente che civilmente ai palestinesi. Qualche anno dopo è anche stato imposto il divieto agli israeliani di passarci. Gush Etzion e Har Homa sono due colonie molto vicine, ma al di là del Muro. Qui in città sono tutti con Fatah o con il FPLP (i comunisti, che una ventina d’anni fa erano molto più forti). Per quanto qui tutti, anche coloro che in Italia sarebbero considerati essi stessi come fondamentalisti, dicano che quelli di Hamas sono dei pericolosi fondamentalisti religiosi, tutti considerano gli abitanti, i bambini, di Gaza come membri del proprio popolo. Certo, a livello politico l’uccisione di 85 membri di Fatah da parte di Hamas, ha avuto il suo peso, ma non tanto da portare le persone a schierarsi così in favore di una guerra che colpisce anche una gran parte di civili.
C’è da dire, anche, che molto spesso la politica, qui, è vista in maniera clientelare: nessuno si stupisce se tu voti Fatah perché tuo zio lavora nella pubblica amministrazione.
Continua a leggere: Intervista da Betlemme con Giovanni Fontana parte due. Botta e risposta
Sembra un brutto sogno, ma purtroppo è la realtà. Ecco il filmato e le immagini dell’invasione di Hamas. No, non quella subita a Gaza, bensì quella attuata nelle principali piazze delle nostre città, da Milano a Roma e Bologna. La scelta dei luoghi non è stata casuale, e la foto della preghiera di centinaia di mussulmani davanti alla cattedrale milanese è destinata a fare il giro del mondo. Il Duomo è stato costretto alla chiusura, ma lo stesso Papa che si è sperticato in mille parole di condanna alla guerra non ne è parso scosso al punto da ritenerlo un problema.
Ciò la dice lunga su un pontificato che continua a scontentare tutti. Gli anticlericali non si avvicineranno certo alla Chiesa per qualche apertura di maniera di Ratzinger, mentre tutti coloro che speravano in un minimo argine di chi rappresenta la cristianità nei confronti del dilagare del fondamentalismo islamico hanno ormai da tempo perduto ogni illusione. Che cosa ci resta? Ciò che vedete nella galleria di immagini. A voi ogni commento.
La notizia è grossa e tutti gli aspiranti terroristi si staranno fregando le mani. Pare infatti che una nuova consuetudine voglia che in Italia ci si possa aggirare per luoghi pubblici a volto coperto, in deroga alla legge. Il Testo Unico di pubblica sicurezza prevederebbe in effetti il divieto di comparire mascherati in luogo pubblico, integrato dalla legge 152 del 1975 (è vietato ogni mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo) ma udite udite, ora il giustificato motivo c’è. Basta essere di religione islamica.
In questo caso infatti il burqa, o nel caso specifico il niqab (la velatura che lascia scoperti solo gli occhi della persona) è assolutamente consentito, almeno secondo il responsabile e conservatore del museo di Ca’ Rezzonico a Venezia Filippo Pedrocco, che prenderà seri provvedimenti nei confronti della guardia razzista rea di aver applicato il regolamento, allontanando una signora che durante la visita al palazzo si era categoricamente rifiutata di scoprire il viso.
“Un fatto sgradevole, discriminatorio e stupido, non condiviso né da me né dal resto della direzione dei Musei civici”, ha dichiarato perentoriamente il Pedrocco al Gazzettino, aggiungendo con tono minaccioso che “prenderemo i provvedimenti necessari nei confronti del guardiasala.” Certo, giusto, peccato però che il regolamento del museo, molto adeguatamente riportato sul sito ufficiale, affermi espressamente che “non è consentito l’accesso a viso coperto“.
Continua a leggere: In Italia girare a volto coperto non è più vietato. Basta essere mussulmani