
Manca l’annuncio ufficiale, ma ormai sembra certo: il presidente della Repubblica Islamica dell’Iran è Mahmoud Ahmadinejad.
Con il 90 percento delle schede scrutinate, secondo quanto comunicato dalla Commissione elettorale centrale iraniana, al presidente uscente Ahmadinejad dovrebbe essere stato garantito un secondo mandato dal 65 percento degli elettori.
Una vittoria netta, al primo turno, che evita dunque l’eventuale ballottaggio previsto per il 19 giugno prossimo. Al principale sfidante di Ahmadinejad, Mir Hussein Mousavi, sarebbero andati il 32,6 percento delle preferenze. Molto indietro gli altri due candidati, il conservatore Rezaei e il riformista Karroubi.
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Oggi giornata importante per l’Iran, si elegge il nuovo presidente; una scelta che inevitabilmente avrà delle forti ricadute sugli equilibri internazionali, Iraq e Pakistan in primis. Dopo una campagna elettorale appassionata e senza esclusione di colpi venerdì si vota per l’elezione del presidente della Repubblica Islamica.
Dopo il vaglio del Consiglio dei Guardiani, organo composto di dodici membri incaricati di vigilare sulla ricevibilità di tutte le candidature del Paese, hanno avuto via libera quattro candidati chiave.
Il presidente uscente Ahmadinejad, Moshen Rezaei, Myrhusein Mousavi e Medhi Karroubi. Circa 45mila urne verranno aperte ai 46 milioni di aventi diritto al voto, dalle otto del mattino fino alle sei della sera.
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