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Ore 12 - Monti, con il "Salva Italia" prepara la Terza repubblica. Ecco la DC!

pubblicato da Massimo Falcioni

altroMentre Monti e il suo governo (tutt’altro che “tecnico”) sono impegnati a portare avanti la manovra “Salva Italia”, i partiti guardano “oltre”.

La casta, dai parlamentari al variegato mondo dei privilegiati nazionali e locali, ha solo il chiodo fisso di mantenersi in sella per non perdere nulla del proprio potere e dei relativi benefits. I leader e pochi altri dei vertici dei partiti, invece, lavorano già al dopo Monti. E partono da un dato di fatto inequivocabile: con il ko di Berlusconi e con l’ingresso in campo del governo dei “professori” (voluto da Napolitano) è finita un’epoca, quella della Seconda repubblica imperniata sul bipolarismo.

In questi giorni, Pdl e Pd, ex nemici, sono all’opera per studiare insieme una nuova legge elettorale, al fine di stoppare l’avanzata del Terzo Polo. Anche Casini, difensore di Monti senza se e senza ma, guarda “avanti”, tanto da annunciare il cambio di nome del Terzo Polo (per la verità tutt’ora una sigla vuota), per preparare il terreno alla Terza Repubblica.

Se questo governo regge e porta in porto la fase uno, quella del non fare affondare la barca, il quadro politico italiano sarà rivoltato come un calzino, con la destrutturazione (basta alleanze coatte) e la ristrutturazione (“i simili con i simili”) di quello che c’è stato negli ultimi (quasi) 20 anni. E’ sempre stata questa l’idea fissa di Casini e degli ex dicì, oggi supportati anche dal decisivo ok della Chiesa.

Non ci sarà il ritorno fra le braccia di Berlusconi di Casini, Fini (e Rutelli). Il Cavaliere costruirà un altro suo partito di destra-destra, e una parte importante dell’attuale Pdl (in primis gli elettori) approderà nella nuova forza centrista, cui confluiranno anche molti ex “popolari” e margheritini, oggi nel Pd. E’ così che rinasce il partitone dei moderati, un partito di centro che, verosimilmente, guarderà a sinistra, a un Pd socialdemocratico, e non a destra, a un Pdl ancor più populista e demagogico. E’ questa, sotto mentite spoglie, la nuova Dc.

Monti, e altri ministri del governo “tecnico”, non abbandoneranno la scena dopo questi mesi di “rodaggio”: saranno più che mai in campo. E giocheranno la partita in prima persona. Da protagonisti.

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Monti, parlamentari "contro". Il doppio gioco dei partiti

pubblicato da Massimo Falcioni

Altro che pensionati con meno di 400 euro al mese! Sono i parlamentari, casta dai mille privilegi, a protestare contro Monti. E’ infatti duro scontro sul decreto del governo che riduce gli stipendi di deputati e senatori. Che si mettono di traverso e minacciano: “Decidiamo noi, lede l’autonomia del parlamento”. E’ questo l’iceberg di una insoddisfazione sempre più marcata nei palazzi della politica contro il nuovo governo.

I partiti, e non solo loro, dicono sì (o nì) a Monti ma lo tengono “sotto tiro”. In pratica si pongono a debita distanza dalla stangata del governo, come volessero dimostrare che non è colpa loro se gli italiani sono fra l’incudine e il martello. Come se Monti fosse piovuto dal cielo e non il frutto della crisi politica, l’ultimo tentativo (di Napolitano) per evitare il ko del Paese. Ora, da destra a sinistra, c’è una corsa a smarcarsi dai provvedimenti del governo.

In questo si distinguono in negativo Berlusconi, Di Pietro, ma anche frange del Pd e dei centristi. In troppi dicono che questo non è il “loro” governo, che questo non è il “loro” programma, che questo non è quello che “loro” farebbero. Così si rischia il patatrac, fino a un non impossibile forfait dello stesso Monti. Quali sarebbero le conseguenze?

Scrive Emanuele Macaluso sul Riformista: “Sarebbe un paese allo sbando, mercato di ogni speculazione finanziaria e di ogni avventura politica. In questo contesto, il Presidente della Repubblica, dovrebbe sciogliere le Camere e indire le elezioni. Solo degli irresponsabili possono prefigurare questi scenari come sbocco democratico della crisi economica, sociale e politica in cui versa il paese”. Ciò non vuol dire che bisogna accettare a scatola chiusa quel che passa il convento. I partiti, le forze sociali, il parlamento hanno strumenti e spazi di manovra per migliorare i provvedimenti del governo. Bisogna però far prevalere gli interessi generali del Paese, non quelli corporativi.

Conclude Macaluso: “Il punto è un altro: ci troviamo o no, per molti versi, in una situazione in cui questo governo è la sola possibilità che abbiamo per tentare (dico tentare) di non precipitare in una crisi senza vie di uscita? Ancora: questo governo può aiutare tutte le forze politiche, a destra, a sinistra e al centro, a riorganizzarsi, e a preparare al meglio, con una diversa legge, le elezioni del 2013? Io dico di sì. E sino a oggi non ho letto risposte alternative a quella che è stata data con il governo Monti”.

Come non essere d’accordo? Ma nessuno è più corporativo dei partiti. Sarà utile tenerlo a mente.

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Ore 12 - Governo Monti, Parlamento e partiti in campo! Altrimenti misure boomerang

pubblicato da Massimo Falcioni

altroVola in Europa Mario Monti. Ma vola di più la forbice fra prezzi e salari, con gli italiani oramai con le tasche vuote. Ora, con l’equipaggio al completo, il “capitano” Monti deve far salpare la nave del suo governo di “supertecnici”. Il dossier europeo su Roma è pesante: subito 11 miliardi! E poi, a seguire, il rosario delle misure ripetutamente annunciate, che hanno poco di tecnico e molto di politico.

Quale sarà l’impatto della nuova stretta sugli italiani? Fin qui, anche per la strategia di comunicazione di Monti incentrata sulle “bocche cucite”, c’è un distacco fra il governo che pensa e discute chiuso nel palazzo con il premier che fa la spola in Europa, e il Paese reale, che attende, in apnea, sul … “disperato”. Non si tratta solo di comunicazione oggi ridotta al lumicino, l’opposto della grancassa assordante di Berlusconi e del suo governo. La questione è politica e riguarda qualsiasi governo, anche questo dichiarato “tecnico”.

Chi prepara e come, il terreno per fare in modo che le nuove durissime misure non siano considerate dagli italiani come una nuova disgrazia piovuta sulla loro groppa incurvata, per nulla eque e per niente utili alla ripresa? Il rischio è che in un attimo il consenso di Monti (e del supporter Napolitano) si disgreghi e si entri in una terra di nessuno, disorientati in un nebbione dove ognuno va per proprio conto verso il caos.

Pessimismo? No. Vogliamo semplicemente dire che per fare stare in piedi il governo “tecnico” deve tornare in campo la politica. Non con summit notturni da carboneria fra premier e leader dei partiti. Il Parlamento e i partiti devono esprimersi nei rispettivi ruoli, da protagonisti, non da osservatori o da esaminatori finali con il lapis rosso e blu.

Tocca soprattutto ai partiti, Pd in testa, tenere vivo il confronto attivo con il Paese reale. Senza il quale le misure annunciate diventeranno un boomerang, il governo non reggerà, i partiti penseranno solo ai loro interessi elettorali e l’Italia precipiterà.

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Berlusconi e Fini, di nuovo "baci e abbracci". Destra da ... squallore

pubblicato da il passator cortese

Dove eravamo rimasti? All’ex premier Silvio Berlusconi che nel videomessaggio annuncia la sua ennesima discesa in campo e addebita a Gianfranco Fini le principali colpe per la debacle del Pdl. Contrordine (amici o camerati?)!

Il Cavaliere e il leader di Fli, nonché presidente della Camera, sono tornati a parlarsi (a inciuciare?…), primo passo per la (quasi) certa prossima riconciliazione.

Fini: “Non avrebbe molto senso continuare a rivangare il passato e addossare l’uno all’altro delle responsabilità. Questa è anche la ragione per la quale le polemiche relative alle dimissioni di Berlusconi appartengono a un’altra stagione: cerchiamo di guardare tutti avanti, non con il torcicollo all’indietro.”

Poi spiega l’accaduto che ha cancellato mesi di invettive e dossier : “«Sono stato raggiunto al telefono da Letta al termine del colloquio tra Napolitano e Berlusconi - ha aggiunto Fini - devo dire che poteva limitarsi a dirmi delle dimissioni e invece mi ha passato Berlusconi, e mi ha detto che si è chiusa una fase e cerchiamo di ragionare per il prossimo futuro”.

E le montagne di insulti reciproci? Acqua passata. Meglio guardare oltre, alla nuova destra da ricostruire per le prossime elezioni. Fini, poi, ci sta davvero stretto, nel Terzo Polo, solo Casini e Rutelli non lo capivano. Che bello, ritrovare sotto lo stesso tetto l’intera allegra compagnia: Pdl, o nuovo PPE italiano, Lega, FLI, UDC ecc!. Colabrodo? Forse. Squallore, certo. Quando si dice la … bellezza della politica italiana!

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Napolitano, è giunta l'ora di "spingere". Far saltare il "tappo" Berlusconi. L'Italia a un passo dal default

pubblicato da Massimo Falcioni

No, non ci siamo. Se il capo dello Stato sente l’esigenza di “garantire” agli italiani che il capo del governo non “finge” e si dimetterà davvero dopo l’approvazione della legge di stabilità, vuol dire che siamo alla frutta.

C’è davvero il rischio che camminare sul binario costituzionale senza tener conto di chi sono i passeggeri sul treno in corsa porti a una stazione senza più via d’uscita. Le dichiarazioni istituzionali fin troppo felpate rischiano di lasciare le cose come stanno, cioè il Paese in mano ai giochi di palazzo, ignari o incuranti del bombardamento in atto da parte della speculazione finanziaria internazionale.

L’ultimo allarme viene dalla Confindustria: “Il paese ha bisogno di altro”. “E’ evidente che quanto fatto fino ad ora non è stato ritenuto nè credibile nè sufficiente”, dice la presidente Marcegaglia, “Non possiamo stare neanche per molte ore in questa condizione perchè questo vuol dire rischiare che l’Italia non abbia più la possibilità di finanziarsi e questo può avere conseguenze drammatiche”.

Infatti i numeri delle borse e dei mercati di queste ore sono da default. Se il nodo politico non si scioglie con il contributo responsabile di tutti, va reciso usando tutti i poteri del presidente della Repubblica. Le mediazioni e la ricerca di soluzioni condivise sono apprezzabili ma, in situazioni come questa, essere più realisti del re può essere fatale per l’Italia. L’accettazione da parte di Napolitano dello slittamento delle dimissioni di Berlusconi è comprensibile sul piano istituzionale ma può avere conseguenze drammatiche per il Paese.

All’Italia e al quadro politico ed economico internazionale non serve la disponibilità di uno come Berlusconi privo di ogni credibilità a fare il passo indietro: serve la certezza di una svolta politica, con un nuovo premier, un nuovo governo, una nuova maggioranza. O attraverso il parlamento o attraverso le urne. Adesso. Domani può essere troppo tardi.

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Ore 12 - Berlusconi esce dalla porta per rientrare dalla finestra? Occhio a "Pierfurbi" Casini ...

pubblicato da Massimo Falcioni

altroPeggio di un thriller, peggio di una telenovela, la politica italiana corre sul filo della farsa che può sfociare in tragedia. Nel pomeriggio, nuova conta alla Camera con Berlusconi certo della ennesima vittoria.

E gli altri, gli anti Berlusconiani, quelli dell’ossessionate invito al premier per il “passo indietro”? Gli altri fingono di avere una proposta alternativa a questo premier e a questo governo, ma non ce l’hanno.

Il furbo Pierferdy Casini, per rispondere a chi lo vede come il burattinaio di un progetto teso solo a valorizzare se stesso e a mettere insieme vari pezzi per fare il partitone dei super moderati, dice che nel nuovo governo di unità nazionale deve esserci anche il Pd, “partito degli operai” vicino ai sindacati, utile per far digerire le nuove purghe ai redditi fissi e ai pensionati. Il Pd dentro ma, ovvio, con il Pdl ancora più dentro. Bersani ministro con la Brambilla, Sacconi, Brunetta, Calderoli, Reguzzoni?

Ovviamente con il Cavaliere fuori. Ma fuori dove, fuori come? Se vede la mal parata, Berlusconi inghiotte anche il rospo di un nuovo governo (Letta?) con lui, più che in panchina, ancora proprietario unico del Pdl e socio di maggioranza della nuova … maggioranza. Insomma un Berlusconi che esce dalla porta da padre della patria e rientra dalla finestra con lo slogan di sempre: “Qui comando io”. Questo il piano A.

Il piano B mette addirittura davvero out il Cavaliere. Un vero e proprio inciucio con Pdl, Udc-Terzo Polo e Lega più i vari transfughi che il floridissimo mercato delle vacche in corso definirà. Il programma? E’ la lettera della Bce. Passata la bufera, c’è tutto il tempo per presentarsi alle elezioni politiche del 2013 con uno schieramento di centrodestra ripulito e benedetto da Berlusconi, magari tirato a lucido per salire al Colle. Salita, non certo sgradita neppure a Casini. Fantapolitica?

Se tutto ruota sulla conta di un deputato in più o in meno e se determinanti sono i transfughi, questo scenario rischia di diventare realtà. All’opposto, c’è il rischio di precipitare avventurosamente verso una prova elettorale nel pieno di una travolgente crisi economico-finanziaria, e a regole del voto invariate. Spetta al Pd, ma non solo al Pd, non cadere nella trappola. Spetta a Napolitano cogliere il momento per l’avvio di un nuovo governo credibile, stoppando inciuci e gattopardismi di vario stampo.

Sono ore decisive. Le opposizioni presenteranno la mozione di sfiducia? Si deciderà solo dopo l’esito del voto di oggi. Quindi riflettori puntati sul rendiconto. I “ribelli” già cantano vittoria: 315 tra astensioni e no contro 311 voti a favore. Anche così Berlusconi non farebbe il “passo indietro”. “Ma so – dice il premier - che ci sono molte insidie, il presidente della Repubblica mi chiamerebbe al Colle”. Già.

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Due deputati Pdl passano all'Udc. La maggioranza si sgretola. E' l'ora della resa dei conti?

pubblicato da il passator cortese

Vale sempre l’antico adagio “chi di spada ferisce di spada perisce?”. Stando a quel che accade in queste ultime ore in politica, specificatamente nel Pdl, pare proprio di sì.

Dopo i successi (si fa per dire) dei mesi scorsi, la strategia berlusconiana di “acquistare” parlamentari per dare ossigeno (e voti) a una maggioranza stracotta, sta evidentemente diventando un boomerang. Prima i “malpancisti”, adesso inizia la moria vera e propria con passaggi ufficiali di parlamentari del partito del premier nel campo avversario.

I deputati Alessio Bonciani e Ida D’Ippolito passano infatti dal gruppo Pdl a quello Udc. Lo annuncia su Twitter, dando loro il benvenuto, il deputato centrista Roberto Rao.

Casini e … Fini gongolano. Sgomento nel Pdl, con il segretario Angelino Alfano sulla via della disperazione. La prossima settimana la conta decisiva per la resa dei conti? Intanto il presidente Napolitano avverte la maggioranza: “La sua fiducia dipende dall’Aula”. Il pallottoliere si arroventa.

Governo appeso a un filo: al Quirinale Terzo Polo, Pd, Pdl e Tremonti. Alle 20 Cdm straordinario

pubblicato da il passator cortese

Tensione e fibrillazione a Roma in attesa della riunione di stasera alle 20 del consiglio dei Ministri straordinario che dovrebbe varare un decreto legge con le misure anticrisi chieste dall’Ue. Fonti del ministero delle Infrastrutture precisano che tale provvedimento potrebbe comunque essere affiancato da un maxiemendamento con norme da inserire nel ddl stabilità e da un disegno di legge. La giornata è convulsa.

Il Pd e il Terzo Polo, ma anche Pdl e Tremonti salgono al Colle per colloqui con Napolitano. Incontro importante, specie quello con le opposizioni, dopo i colloqui telefonici avuti ieri dal capo dello Stato con Bersani e Casini, dai quali è emersa la disponibilità a sostenere un governo di responsabilità nazionale.

Pesante la dichiarazione di Pierluigi Bersani al termine della riunione dei vertici Pd: “Non è più accettabile la sottovalutazione di ciò che sta avvenendo. Chi sottovaluta si prende una responsabilità storica. È il passaggio più difficile per l’Italia dal dopoguerra e deve corrispondere una presa di coscienza e un’assunzione di responsabilità”.

Della delegazione del Terzo Polo da Napolitano fanno parte Pier Ferdinando Casini e Lorenzo Cesa per l’Udc, Italo Bocchino e Benedetto Della Vedova per Fli, Francesco Rutelli per l’Api. “Chiediamo che il presidente del Consiglio venga in Parlamento per illustrare, prima della riunione del G20, le decisioni concrete che assumerà nelle prossime ore. Non è il momento di indugiare oltre in rassicurazioni di rito”. E’ quanto scritto in una nota congiunta, il leader Udc, Pier Ferdinando Casini, il presidente di Futuro e Liberta’ per l’Italia, Gianfranco Fini, e il presidente di API, Francesco Rutelli.

“Davanti ai drammatici avvenimenti di queste ore, che rischiano di compromettere irrimediabilmente il futuro degli italiani, non servono - avvertono i leader del Terzo Polo - polemiche ne’ impegni generici”. Incalza il segretario Udc Lorenzo Cesa:”Come avevamo purtroppo pronosticato stiamo scivolando verso la situazione greca, tra l’irresponsabilità generale di chi evoca complotti, speculazioni internazionali o è impegnato nella contabilità parlamentare. Berlusconi prenda atto che in tutto il mondo è considerato parte del problema e non la possibile soluzione. Faccia un passo indietro e dia il suo contributo a salvare l’Italia insieme a tutti coloro che in Parlamento si dichiareranno disponibili’.

Intanto, a buttare benzina sul fuoco ci pensa Umberto Bossi appena giunto a Monteciutorio:”Facciamo scoppiare la rivoluzione sicuro se togliamo le pensioni ai lavoratori che hanno sempre lavorato per Roma”. La prima reazione del Senatur alla parola pensioni è stato mostrare il dito medio. La farsa continua. E la “tragedia” non è lontana.

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Napolitano: verificherò le condizioni per le larghe intese

pubblicato da Bruno Marino


“Nell’attuale, così critico momento il paese può contare su un ampio arco di forze sociali e politiche consapevoli della necessità di una nuova prospettiva di larga condivisione delle scelte che l’Europa, l’opinione internazionale e gli operatori economici e finanziari si attendono con urgenza dall’Italia. Il Capo dello Stato ritiene suo dovere verificare le condizioni per il concretizzarsi di tale prospettiva.”

Ecco un estratto della nota pubblicata ieri dal Quirinale, nella quale si invita B. a prendere subito tutte le misure necessarie per scongiurare la catastrofe. Poi, come “monito”, avvertimento o semplice comunicazione, si fa presente, soprattutto a Berlusconi, che, in caso di necessità, c’è una concreta possibilità di formare un governo di larghe intese. Il Presidente della Repubblica verificherà, appunto, la possibilità di formare questo esecutivo di “salute pubblica”.

A leggere su Repubblica l’articolo di Claudio Tito, Napolitano sarebbe “sceso in campo”, con tutta la sua autorevolezza, per chiedere al governo di non restare paralizzato in un momento così grave. Secondo una ricostruzione di Dagospia, Napolitano starebbe tramando nell’ombra per

“”licenziare’’ Bunga Bunga ma non lo può fare da solo. Così chiede aiuto ad un gruppo, che spera abbastanza nutrito, di ‘’elettricisti’’ della Camera e del Senato, per staccare la spina al governo. Solo così Napolitano potrà mandare a casa Mr. Banana. […] Il sogno non tanto nel cassetto di Bella Napoli sarebbe un governo di unità nazionale (a guida Schifani o Monti?) per il quale avrebbe già in tasca il via libera dell’opposizione-proforma.”

E Berlusconi? I sondaggi pubblicati da Repubblica danno il Centrosinistra in vantaggio di dieci punti sul Centrodestra (riusciranno i nostri eroi a ripetere l’impresa del 2005-2006, quando dilapidarono un patrimonio di voti molto simile, facendo quasi rivincere B.?) e, soprattutto, rivelano che la fiducia nei confronti del Cavaliere e del suo governo è a terra. Cosa sta facendo Berlusconi?

Seguiteci dopo il salto, vi parleremo di alcune misure economiche a cui starebbe pensando il premier…

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Ore 12 - Disastri del maltempo. Le colpe della politica

pubblicato da Massimo Falcioni

altroGoverno e Parlamento, di fatto tutta la casta, sono in ben altre faccende affaccendati che pensare alla prevenzione del territorio e dell’ambiente. Quando il maltempo, come in questi giorni in Liguria e in Toscana, provoca devastazioni e morti, tutt’al più ci si prodiga in condoglianze e in promesse future.

Ieri il governatore della Liguria Burlando commentava i gravissimi fatti con le lacrime. Cosa ha fatto la Regione per evitare questa tragedia annunciata? Siamo al solito giochino italico dello scaricabarile. A dirla tutta, non ci convince neppure il capo dello Stato Napolitano quando parla di un: “tributo molto doloroso pagato per i gravi turbamenti climatici in atto”.

Cambiamenti climatici indubbiamente reali e tutt’altro che da sottovalutare, ma non possono fornire alibi allo Stato e agli enti locali totalmente negligenti, e spesso anche impreparati a fronteggiare queste situazioni. Un temporale non aveva già messo in ginocchio la capitale d’Italia pochi giorni addietro? La verità è che quasi tutta l’Italia è a rischio idrogeologico e (quasi) da nessuna parte si cura il territorio, si fa prevenzione.

Politici e amministratori pubblici “inventati”, la mancanza di cultura per l’ambiente, l’insensibilità, i tagli insensati ai bilanci, una urbanizzazione e una cementificazione selvaggia (nelle città del nord il cemento mangia ogni giorno dieci ettari di terreno!), l’abusivismo impunito e alimentato dai condoni, un modello di sviluppo incentrato solo sul business da rapina, hanno prodotto questa realtà da Paese del terzo o quarto mondo.

Il costo del dissesto idrogeologico degli ultimi 60 anni è stimato in oltre 50 miliardi di euro, solo per riparare i danni. Degli ultimi 2,5 miliardi del Fas, sforbiciati ripetutamente da Tremonti, alla fine sul territorio non è arrivato neppure un euro! Il governo è stato impegnato a gonfiare la Protezione civile del “modello Bertolaso”, basato sull’emergenza e incentrato sui poteri speciali che hanno scardinato i poteri ordinari favorendo cricche e speculatori e la mala pianta degli appalti drogati. In Parlamento, presentati dalla Associazione nazionale Bonifiche e irrigazioni giacciono 2500 progetti (dal valore di quasi 6 miliardi di euro) per la messa in sicurezza del territorio nazionale.

Giacciono, appunto. E nessuno li tira fuori dai cassetti. Siamo proprio sicuri che la salvezza sta nella riduzione dei parlamentari?

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