
Se in Italia mancasse solo un mese alle prossime elezioni legislative, il paese sarebbe in subbuglio: provocatorie affermazioni a raffica da parte di Silvio Berlusconi, “Repubblica” alla ricerca di nuovi scandali. Baillame mediatico a non finire.
In Germania, in attesa delle elezioni del prossimo 27 settembre, le cose vanno abbastanza diversamente. Forse troppo. La Cancelliera Merkel ha finora rinviato l’inizio della sua campagna elettorale, sperando probabilmente di capitalizzare la sua immagine bipartisan di leader della Grosse Koalition: una strategia che sta facendo saltare i nervi ai socialdemocratici.
Poco da meravigliarsi quindi se ben l’84% dei tedeschi giudica la campagna “noiosa”, secondo un sondaggio che è stato rilanciato anche dal New York Times. Alcuni avvenimenti di questi giorni però sembrano indicare che le cose potrebbero presto cambiare.
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La televisione di stato iraniana ha annunciato che cinque dei nove dipendenti iraniani dell’ambasciata britannica a Teheran, arrestati sabato, sono stati rilasciati. Una nota di distensione in giorni in cui il “fattore verde” lanciato da Mousavi è stato travolto da una durissima repressione, i blogger dicono anche casa per casa.
Il popolo del web non molla e twitter così come i social network riescono ancora ad essere canale principe di notizie dell’ultima ora. Intanto il Consiglio dei Guardiani ha iniziato oggi il riconteggio del 10 percento dei voti delle contestate elezioni presidenziali del 12 giugno.
Ricordo che sia Mousavi che Karroubi, gli sconfitti che hanno fatto ricorso contro i brogli, avevano respinto la proposta del riconteggio chiedendo invece l’annullamento del voto e nuove elezioni.

Ieri il sondaggio lanciato ha certificato che i lettori di Polisblog sono in misura schiacciante tra le fila di chi è convinto della non regolarità delle elezioni iraniane; a un 22% complessivo che ritiene Ahmadinejad il legittimo presidente risponde un 75% convinto della farsa elettorale. E l’opinione pubblica “occidentale” come la vede?
Alcuni (tra cui il nostro 75%) vedono nelle proteste il culmine del “movimento riformista” a favore dell’Occidente, sulla scia delle “rivoluzioni arancioni” dell’est Europa, una reazione secolare alla rivoluzione di Khomeini. Questi supportano le proteste come il primo passo verso un nuovo Iran liberaldemocratico, liberato dal fondamentalismo musulmano.
Altri che ridefiniamo “scettici” invece pensano che Ahmadinejad abbia vinto davvero: lui è la voce della maggioranza, mentre il supporto a Mousavi arriva dal ceto medio e dalla sua gioventù vivace ma in minoranza.
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Siamo vicini al “salto di qualità” dello scontro. Perchè l’ayatollah Ali Khamenei e Mahmud Ahmadinejad, probabilmente sorpresi all’inizio dalla forza della protesta, sono passati al contrattacco.
Pene esemplari per i manifestanti arrestati, rotture diplomatiche in primis con la Gran Bretagna “accusata” di interferenze in modo un pò vago e generico, arresti di cittadini stranieri tacciati di fomentare gli scontri, accuse alla Bbc e tolleranza zero verso i media stranieri, arresti di massa, ieri l’ultimo caso di 70 professori universitari pro Mousavi.
La lacerazione non sarà ricomposta se non attraverso minacce e arresti: anche i parlamentari non ci stanno e ieri 105 (su 290) non si sono presentati alla festa in onore del presidente vincitore delle elezioni. Dopo due settimane così intense e dure che idea vi siete fatti delle elezioni in Iran? Perchè sembra veramente difficile capire come sono andate le cose.
Immagine|Flickr

Si stringe il cerchio attorno alle proteste in Iran. I blogger denunciano che tutti gli ospedali e le ambasciate sono circondati da uomini della milizia; un giornalista del“Kalemeh Sabz”, quotidiano di Mousavi, ha denunciato oggi a France Press che due giorni fa, venticinque fra giornalisti e dipendenti del quotidiano sono stati arrestati. Sul sito del candidato leader delle proteste intanto è stato pubblicato un comunicato che denuncia dettagliatamente i presunti brogli elettorali.
Uso improprio di fondi pubblici, nomine pilotate tra gli organizzatori della consultazione, schede senza numero di serie, troppi timbri in circolazione, rappresentanti di lista dell’opposizione tenuti alla larga dai seggi dove forse sono arrivate urne già piene di voti.
Nel testo, il “Comitato per la protezione dei voti” chiede una “commissione accettabile per tutte le parti in causa per esaminare tutta la procedura elettorale”.
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Lo scontro in Iran non si ferma, con la protesta incoraggiata da Mousavi e repressa dall’ayatollah Ali Khamenei e i Guardiani della Rivoluzione che appoggiano naturalmente Ahmadinejad, anche perchè altrimenti vorrebbe dire metter dinamite alle fondamenta dello stato iraniano, già messo in discussione nei suoi presupposti democratici.
Certo è che l’onda emotiva prodotta dal movimento “verde” ha fatto centro, come hanno ferito le immagini di morte e sangue girate dai blog e social network, alcune delle quali ricordano tragicamente la scuola Diaz con il sangue su pavimenti e pareti (guardate qui se non sono immagini con un violento déjà vu).
Come abbiamo detto ieri, la repressione sul web arriva grazie alla collaborazione di note aziende europee; dove non arriva l’etica arriva il business, indifferente a democrazie o dittature, rispetto dei diritti o regimi teocratici, cavallo di troia del neoliberismo che tutto compra e tutto distrugge. Un’ultima annotazione a margine, sono le parole di Ahmadinejad di ieri. Di seguito trovate le frasi pronunciate. Chi vi ricordano?
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L’Iran continua ad essere al centro del mondo, sotto l’occhio internazionale e con dinamiche interne che lo fanno somigliare non poco ad una polveriera pronta ad esplodere. Riusciranno i Guardiani e Khomeini a convincere gli iraniani della legittimità del voto? La situazionè è piuttosto confusa.
Infatti dopo un comunicato in cui il Consiglio dei Guardiani sosteneva che ”Non sono emerse particolari irregolarità nelle operazioni di voto”, sembra che l’organo dei 12 abbia ammesso alcune discrepanze nelle contestatissime elezioni, ribadendo però che queste non possono portare ad un cambiamento sostanziale dei risultati.
Come riporta il New York Times sono tre i milioni di voti sospetti, una marea di voti che in effetti però a livello numerico non potrebbero cambiare le sorti delle elezioni.

Quella appena trascorsa è stata la settimana del conflitto aperto tra il governo italiano e la stampa estera, accusata dal Premier e da quanti a lui vicini di essere strumento di un complotto internazionale ai danni del Cavaliere stesso, altrimenti detto “insufflamento”. Secondo il britannico The Independent quanto avvenuto può essere invece riassunto in questo modo:
“Dire che al primo ministro italiano Silvio Berlusconi piacerebbe controllare i media italiani, e che in larga misura lo stia già facendo, sarebbe difficilmente una notizia. Ma la settimana scorsa ha visto il premier italiano cercare di trattenere le briglie della stampa straniera, e scoprire che si tratta di un’impresa considerevolmente più difficile”
Le accuse del PDL di un complotto sembrano comunque aver trovato sulle pagine dei media stranieri un’eco scarsa, specie se confrontata allo spazio altrimenti dedicato alle (dis)avventure berlusconiane. Un’eccezione è costituita dall’intervista che un membro della direzione del Times, Michael Bynyon, ha concesso a “Repubblica”.
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Gli argomenti più associati alla parola “Italia” sulle pagine della stampa straniera questa settimana sono stati le politiche dell’immigrazione e la xenofobia. Causa scatenante, il discusso respingimento di imbarcazioni cariche di migranti provenienti dalla Libia e l’approvazione del pacchetto sicurezza firmato Lega Nord. Molto attenta come sempre la stampa francese: Le Figaro ad esempio ha dato voce fin dall’inizio alle inquietudini dell’ONU (che hanno avuto eco perfino in India), riferendo poi dell’”indignazione” che l’espulsione ha suscitato in Italia (di indignazione ha parlato anche il cipriota Phileleftheros).
A proposito del pacchetto sicurezza, invece, il giornale del centro-destra francese ha titolato “Il Parlamento italiano criminalizza l’immigrazione clandestina”, mentre Le Monde ha parlato di un’Italia che “si dota di una politica di immigrazione decisamente di destra”. La ragione, secondo il quotidiano francese, sarebbe che “a un mese dalle elezioni europee, il capo del governo non vuole che la Lega Nord rimanga più a destra di lui”. In un altro articolo infatti il corrispondente Philippe Ridet nota che “ad un mese dalle elezioni, Berlusconi predilige il fronte sicurezza della sua maggioranza” e sottolinea i giochi politici interni alla destra italiana:
“La vittima di questa escalation a destra non è altro che il secondo dei principali alleati di Berlusconi: il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ex-presidente di Alleanza nazionale. Nel suo discorso durante il congresso per la fondazione del Popolo della Libertà, Fini aveva giustamente descritto l’Italia del futuro come un paese multietnico. Da allora, moltiplica le uscite “umaniste” per meglio sottolineare la sua differente opinione. Berlusconi aveva dato ragione a Fini ritirando la legge sulla sicurezza che obbligava i direttori scolastici a denunciare i bambini di immigrati irregolari. Questa volta, ha scelto di seguire Maroni e cavalcare l’onda xenofoba che attraversa l’Italia”
Continua a leggere: Rassegna della stampa estera: l'Italia, l'immigrazione e la xenofobia