
A volte lo scoop non sta nel contenuto di una notizia. A volte lo scoop nasce dal calibro della testata o dalla fama del giornalista. La cronaca ha memoria corta, i libri di inchiesta sono materia per ristrette nicchie di iniziati. Dunque è facile ri-scoprire qualcosa che dovrebbe già essere noto ai più e inventarsi una notizia-bomba fondata solo sulla labilità del ricordo o sulle cortine fumogene del mainstream mediatico.
E’ ciò che ha fatto pochi giorni fa il valente Guido Ruotolo, cronista giudiziario ed esperto di crimine organizzato in onorato servizio a ‘La Stampa’ di Torino. Il tema è quello scabrosissimo (e attualissimo) della strage di Via D’Amelio, dei depistaggi di Stato, del mostruoso sposalizio di interessi tra mafia, politica e servizi, una pietanza avvelenata condita con un pizzico di massoneria ed estremismo nero.
I magistrati di Caltanissetta sono al lavoro sulle nuove piste giudiziarie che derivano dalle dichiarazioni del pentito Spatuzza, si riaprono i file, si squadernano le carte…
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L’affermazione, progressivamente, di youtube, e siti analoghi, ha creato un alibi pericoloso. Chi dovrebbe occuparsi dell’approfondimento ha smesso di farlo convinto che la contaminazione tra media e pubblico avrebbe ridotto tale necessità.
La settimana scorsa, ad esempio, ben pochi giornalisti hanno spiegato ai propri utenti la storia pubblica di Massimo Ciancimino. Chi è nato, ad esempio, negli anni novanta non è messo nelle condizioni di conoscere il proprio paese attraverso storie come queste.
Per questo motivo abbiamo deciso di incontrare il giornalista dell’Unità Nicola Biondo, autore insieme a Sigfrido Ranucci, de “Il Patto” che racconta appunto la relazione che c’è tra lo Stato e la Mafia.