
Mettetevi nei panni di un giornalista straniero che deve scrivere un articolo sull’Italia: come fare a meno di parlare di Mafia? Il tema, fin dai tempi de “Il Padrino”, è di sicuro successo presso i lettori. In più, il paese e il suo parlamento offrono continue occasioni per tornare a mettere il dito nella piaga.
Come? Ma salvando Nicola Cosentino dal carcere ad esempio! Un evento che non è sfuggito alla Frankfurter Allgemeine Zeitung:
Già nel 2009 Cosentino era sfuggito all’arresto grazie all’appoggio dei suoi amici di partito. In effetti, più che un aiuto a Cosentino, si è trattato di una dimostrazione di solidità, a quanto pare riuscita, della vecchia maggioranza di Berlusconi rispetto al governo provvisorio del nuovo presidente del Consiglio Mario Monti.
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E bravo, Pier Luigi! Adesso, con Bossi e Maroni che sfarinano la Lega, ci va giù duro, per spartirsi (con chi?) le spoglie del Carroccio.
Il leder del Pd attacca duramente la Lega nord impegnata domenica prossima in una manifestazione a Milano contro il Governo. “Alla prima parola andare ad alzo zero - è l’invito rivolto dal segretario pidì all’assemblea regionale lombarda del partito - perché ci hanno parcheggiato dopo otto anni sull’orlo di un abisso e per un po’ stiano zitti”.
Secondo Bersani il voto della Camera che ha negato l’arresto del pidiellino Nicola Cosentino: “ha fatto riaffiorare la presenza di vecchie logiche e fatti. Non è vero che l’inciucio tra i populismi berlusconiani e bossiani sia archiviato. Laddove c’è un sottoscala, e anche putrido, è ancora vivo e funzionante”.
Tutto vero. E quando il Pd faceva la corte a Bossi, leader “carismatico e d’intuito”, capace di captare gli umori della base del territorio del Nord, politico un po’ ruvido ma verace e soprattutto “utile idiota” per far saltare Berlusconi?
La divisione della Lega esplosa ieri alla Camera sul voto a Nicola Cosentino non è solo un fatto personale fra Umberto Bossi e Roberto Maroni ma riguarda la prospettiva del Carroccio e le ripercussioni sull’attualità e sul futuro del quadro politico generale.
Maroni è deluso ma rilancia su Facebook: “Non smetto di credere e di lavorare per la Lega che ho contribuito a costruire in oltre 25 anni di attività politica”. Bossi incassa la sua “vittoria di Pirro”. Il Senatur non è più il “dux” assoluto ma tiene duro e decide ancora lui. Maroni ha acquisito autonomia ma non il carisma necessario per la leadership.
Di fatto la Lega vive con grandi difficoltà il passaggio da partito di “governo e di lotta” a quello di partito di opposizione. Il Senatur ha imposto al suo partito la via della contrapposizione tout court al governo Monti ma questa opposizione pregiudiziale e oltranzista ha isolato la Lega anche al nord anche rispetto al suo elettorato di riferimento, incrinando forse irrimediabilmente l’alleanza con il Pdl.
L’ex ministro Maroni rifiuta questa linea cercando di fare uscire dall’angolo il Carroccio e rimettendolo in gioco con una opposizione costruttiva e aperta a vecchie e nuove alleanze, sia sul territorio che a livello nazionale. Bossi gioca tutte le sue carte puntando sul fallimento del governo dei “professori” e preparandosi a raccogliere il voto degli scontenti.
Su questo piano ha però molti avversari: anche Cinque Stelle, Sel e Idv fanno lo stesso gioco con più chances perché, a differenza della Lega, non scontano il gap di anni di governo, cui Bossi sarà chiamato dagli elettori a rispondere. Maroni è certo che saranno Grillo, Vendola e Di Pietro, non Bossi, a rintracciare i voti degli insoddisfatti e che un nuovo abbraccio con Berlusconi potrebbe essere esiziale.
In pochi mesi la Lega si gioca il proprio futuro: il rischio - per lei - è che diventi totalmente marginale dilapidando un “patrimonio” politico e di potere di non poco conto.
Cosentino è salvo. Vendola: “La Lega ha perso la sua virilità”. Maroni…cascanti
Il parlamentare campano la fa franca e ora se la gode, comodo e soddisfatto. Sta bene come un… (Alfonso) Papa
Eppure sembrava esserci la maggioranza per farlo arrestare. Una maggioranza contraria all’idea di persecuzione da parte dei giudici. Poi i bossiani si sono vendicati sui maroniani e la maggioranza si è dissolta. E’ andata in fumus
Monti va a Parigi e poi a Berlino. La Merkel lo ama segretamente, Sarkozy è geloso. La crisi rimane, ma il premier italiano ci metterà del suo per risolverla. Siamo ancora all’inizio, all’aperitivo. Aperol spread

E alla fine l’ha spuntata, Nicola Cosentino, il coordinatore campano del PdL ha visto respingere dalla Camera la richiesta di arresto. Computo finale: 309 no, 298 sì. Accusato dalla Dda di Napoli di essere il “referente nazionale dei Casalesi”, Cosentino aveva annunciato in mattinata che qualunque fosse stato l’esito della votazione si sarebbe dimesso dal ruolo di coordinatore campano del Popolo della Libertà. La votazione di oggi però mette in luce anche un altro dato: il primo, è che nella Lega Nord comanda ancora Umberto Bossi, e che Roberto Maroni ora non avrà vita facile.
La “libertà di coscienza” lasciata da Umberto Bossi ai suoi ha prevalso rispetto al mood “colpevolista” di Maroni. Ma è un gioco più grande, anche perché c’è di mezzo l’equilibrio Lega - PdL, che torna positivo dopo gli squilibri e le baruffe dei mesi scorsi. Baruffe che celavano rapporti che nessuno dei due partiti ha mai voluto davvero chiudere. Certo, non è stata solo la Lega Nord a salvare Cosentino, ma di certo quello è il voto che fa più effetto. Alla fine anche Berlusconi l’aveva rassicurato
Ho sentito il presidente Berlusconi e mi ha detto di stare sereno e io infatti lo sono. Sono tranquillo: male non ho fatto, paura non ho
E quindi, niente arresto per Cosentino. Ci torneremo sopra nelle prossime ore.
E così oggi si decide il destino di Nicola Cosentino: ieri la giunta della Camera ha approvato la richiesta di arresto, oggi ci sarà la votazione. Ma di che cosa è accusato “Nick l’americano”? Riciclaggio con l’aggravante di aver agevolato gli interessi del clan dei Casalesi, clan camorristico attivo nella zona di provenienza di Cosentino, clan che comanda in quel di Casal di Principe dove Cosentino è nato. E sempre Cosentino, nelle parole del giudice delle indagini preliminari Egle Pilla ne sarebbe “il referente nazionale”.
C’è chi accusa Cosentino, e chi lo difende. Dal velo alzato da un’inchiesta de l’Espresso nel 2008, è passato molto tempo, e le inchieste giornalistiche hanno lasciato lo spazio alle conferme giudiziarie. Se volete leggervi una difesa di cosentino, provano a metterla giù sulle pagine de Il Giornale Gian Marco Chiocci e Simone di Meo. Tra aggiunti tanto per arrivare a un elenco di venti - Saviano non parla di Cosentino? Ma che è, una buona motivazione per non arrestarlo? Dai, siamo seri… - ce ne sono molti altri sensati.
I “colpevolisti” invece possono appoggiarsi al dossier pubblicato da l’Espresso, che come detto già nel 2008 scoperchiò il calderone dei presunti contatti tra Cosentino e i clan. C’è una sezione intera intitolata Cosentino Connection. Giornalisticamente, se valesse la mole di documenti prodotti, non ci sarebbe gara: Cosentino colpevole senza appello. Ma sull’arresto deciderà oggi la Camera. Quando? Dalle 12 in poi: potete seguire tutto in diretta sulla web tv della Camera.
La Giunta per le Autorizzazioni della Camera ha approvato la richiesta di arresto avanzata dalla Procura di Napoli nei confronti del deputato del Pdl Nicola Cosentino. Il coordinatore del Pdl campano è accusato di essere il referente politico del clan dei casalesi.
I sì sono stati 11, i no 10. Il voto, inizialmente previsto per le 14, era poi stato rinviato alle 16. I voti a favore sono stati 11, compresi i due della Lega. I no (Pdl, Pt, Misto e Maurizio Turco dei radicali) sono stati 10. A votare a favore oltre alla Lega anche Pd, Terzo Polo (Fli e Udc) e l’Idv.
Decisivi i voti della Lega, che così ha consumato lo strappo con gli ex alleati del partito di Silvio Berlusconi. “Maroni ha travolto le resistenze di chi non voleva rompere con Berlusconi sul caso Cosentino”, commentano al quartier generale della Lega. Con le pive nel sacco Calderoli, che voleva lasciare libertà di coscienza. Gongola Maroni “Nessun fumus persecutionis da parte dei giudici” che incassa il risultato.
Chissà come l’avrà presa Bossi? E il Cavaliere? La parola definitiva spetta ora all’aula, che deciderà giovedì.
Silvio Berlusconi: trainer. Voto 3 Il Cavaliere prepara la sua uscita dal letargo cercando l’accordo strategico con Casini in vista del 2013. Sul tavolo: leadership del nuovo PPE italiano, premiership per Palazzo Chigi, Quirinale. Mai dire mai.
Umberto Bossi: kapò. Voto 3 Il capo del Carroccio compie l’ennesima giravolta e sull’ex sottosegretario Nicola Cosentino la Lega torna forcaiola. Tuona l’ex ministro Maroni: “Deve andare in galera!”. Strategia dello … sgambetto (Anti Cav).

Ieri non abbiamo pubblicato il sondaggio per scegliere la notizia del giorno. Per il 46% dei lettori di Polisblog la notizia di mercoledì 19 gennaio è stata la morte di Luca Sanna, l’alpino morto in Afghanistan.
La sua scomparsa è stata ritenuta più importante delle richiesta di Berlusconi ai deputati del Pdl che lavorano come avvocati (38%). A loro il premier ha chiesto di tutelare le ragazze coinvolte nel Rubygate. L’altra notizia del sondaggio era l’incontro tra Berlusconi e Napolitano (16%).
Quali sono i fatti più importanti di oggi? Il Rubygate sta lentamente sfumando. Le notizie riguardanti l’inchiesta della Procura di Milano sono sempre meno. Quelle rilevanti si contano sulle dita di una mano. Per questo motivo, dopo il salto, con voi oggi vogliamo ragionare di Bondi, Cosentino e Bossi.

Le dimissioni di Mara Carfagna, ministro per le Pari Opportunità, sono la vera notizia politica della settimana. Il tentativo di Pierferdinando Casini di riconquistare il potere o l’ennesima partecipazione televisiva di Roberto Maroni per smentire Saviano a confronto sono solo fuffa.
Da oggi fino al 15 dicembre, giorno in cui Mara Carfagna lascerà il Governo, si continuerà a ragionare su quanto potrebbe succedere a Silvio Berlusconi. Posticipare l’appuntamento elettorale sicuramente non gli ha giovato.
Un ruolo chiave potrebbe averlo proprio il momentaneo ministro per le Pari Opportunità. Cosa farà dopo aver abbandonato l’esecutivo? L’anno prossimo a Napoli ci saranno le elezioni comunali. La candidatura di Mara Carfagna sembra ormai un’eventualità certa malgrado le dichiarazioni che la diretta interessata ha rilasciato prima di ufficializzare le dimissioni.
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