Se voi foste a capo di un grande partito nazionale, aveste confezionato una legge che vi permette di scegliere ogni singolo parlamentare da eleggere e, dopo appena due anni, si venisse a scoprire che uno dei vostri Eletti è stato votato dalla ndrangheta e ha riciclato denaro sporco, cosa fareste? Se le vostre iniziali sono S.B., probabilmente niente.
Per uno strano caso sul sito del Popolo della libertà, sempre prodigo di elogi ai padri celesti della nazione e alle stupende conquiste dei vari ministri (scusate il termine), non appare nessun commento ufficiale al patteggiamento di Nicola Di Girolamo, ex senatore Pdl eletto all’estero che ha deciso di accontentarsi di 5 anni di reclusione e di restituire quasi 5 milioni di euro.
A questo punto la famosa presunzione di innocenza inizia a vacillare, a meno che non si voglia credere ad un martire che rimette di tasca sua 10 miliardi e si becca 5 anni solo senza alcun motivo. Attendiamo dunque un discorso a reti unificate del premier in cui ci spieghi di nuovo, e con maggiore chiarezza, il discorso sulle procure che fanno politica, magari stavolta soffermandosi anche sui politici che tanto lavoro procurano alle procure.
Folgorato sulla via di Rebibbia, convertito a una giusta causa dopo aver provato il carcere sulla propria pelle. E qui la pelle c’entra in senso letterale, perché il povero Nicola Di Girolamo si è accorto che la galera è un inferno in cui “manca persino il barbiere. Sono tre settimane che non posso sistemarmi la barba”. L’ex senatore Pdl, indagato per essere stato eletto all’estero con i voti della ‘ndrangheta, dice: “Quando uscirò mi occuperò dei problemi dei detenuti. A chi entra in cella per la prima volta mi sento di consigliare il kit del detenuto”. Un vero paladino dei deboli e degli indifesi. Karate Kit
A Fini ne stanno dicendo di tutti i colori. Il Giornale di famiglia ha smesso di ricorrere alle categorie della politica ed è passato a quelle della psichiatria per attaccare il presidente della Camera e il suo presunto ‘frondismo’. Intanto la Lega si sfrega le mani di fronte allo scontro interno al Pdl e aspetta al varco. Paranoici e paraculi
La Cassazione ha detto chiaramente che David Mills fu un teste “reticente”. Al Tg1 la direzione ha subito iniziato a cercare affannosamente la parola migliore per rendere più ‘morbida’ la notizia. Mills “ripetente”? Mica va a scuola. “Recitante”? Non è Clooney. “Riflettente”? Mica è Minzolini sotto le luci di studio. “Ritardante”? No, non è un profilattico di Fede. “Riluttante”? Non si parla mica di Fini. Sembra che dopo ore e ore di sforzi la redazione del Tg1 non sia riuscita a trovare un termine adatto. E Minzolini si sarebbe placato solo dopo aver relegato nel sottoscala altri tre redattori che remavano contro. Averna, l’Augusto pieno della vita
Più realista del re. Bocchino è in prima linea nel difendere Fini. Talmente protagonista da creare invidie e gelosie tra i finiani stessi, talmente sovraesposto da costringere il presidente della Camera a blandire Lupi dopo la litigata tv in casa di Paragone. Il povero Bocchino si becca anche le battutacce della Mussolini su caccia e uccelli da sparare. Forse il buon Italo avrebbe ancora bisogno dei consigli del suo saggio (ma scomparso) maestro. Sos Tata(rella)

Questa mattina l’Aula del Senato è chiamata al voto per accettare o respingere le dimissioni di Nicola Di Girolamo, su cui grava una richiesta di arresto per svariati reati, oltre a quello di essersi fatto eleggere nella Circoscrizione Estero quando invece all’estero non ci viveva.
Se le dimissioni verranno accolte, Di Girolamo decadrà dalla carica e verrà arrestato, mentre il suo posto verrà preso dal primo dei non eletti del Popolo della libertà nella Circoscrizione Estero. Tutto risolto quindi? Mica tanto.
La Stampa di Torino ci segnala che il primo dei non eletti, Raffaele Fantetti, che andrà a rappresentare gli italiani all’estero in Senato, in realtà vive a Roma ed è un dipendente del ministero degli esteri. Del radicamento a Londra (dove dovrebbe vivere, in quanto italiano all’estero) non ci sarebbero tracce: la rivista e la fondazione che Fantetti guiderebbe non sarebbero reperibili, mentre pur vivendo a Roma andrebbe a percepire i 35 mila euro annui che la legge assegna ai parlamentari residenti all’estero.

Le agenzia e i grandi media riportano da circa due giorni allarmanti dichiarazioni di importanti esponenti politici tutte incentrate sulla necessità, anzi sull’urgenza, di riformare il sistema di voto degli italiani all’estero.
La commissione Affari costituzionali del Senato proceda subito a modificare la legge per il voto degli italiani all’estero. Lo chiede il senatore del Pd Stefano Ceccanti in una lettera a Carlo Vizzini, presidente della Prima Commissione di Palazzo Madama. Dalla vicenda Di Girolamo emerge con evidenza che il sistema elettorale per il voto degli italiani all’estero e’ inadeguato. Lo afferma la Presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro. Il voto per corrispondenza è uno scandalo da eliminare. Va cambiata la legge. Ha rilanciato Renato Schifani. Al di la’ del caso Di Girolamo è evidente, che è necessario rivedere la legge per il voto degli italiani all’estero: con la normativa vigente, infatti, non è pienamente assicurata la trasparenza delle liste e i rischi di manipolazione del voto sono molto alti. Lo ha affermato il presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto. Al coro si è naturalmente unito il premier Berlusconi, sottolineando con evidenza che lui Di Girolamo nemmeno lo conosce, essendo il senatore un amico di Fini.
L’elemento singolare di tutte queste riflessioni è che avvengono solo ora che per la seconda volta i giudici chiedono l’arresto del senatore del Pdl: come mai dal giugno 2008 ad oggi nessuno si è mosso per modificarla, questa legge così intollerabile? Già nel marzo 2008 era chiaro che il sistema di voto (e l’intero impianto della legge per il voto degli italiani all’estero) era marcio. Non è che, per caso, è l’approssimarsi delle elezioni regionali ad aver fatto diventare tutti questi politici più accorti, onesti e premurosi verso i principi della nostra democrazia?
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L’ultima richiesta di arresto per il senatore Nicola di Girolamo risale al settembre 2008: allora il Senato aveva deciso di proteggere l’onorevole dalle manette, ritenendolo evidentemente non solo innocente ma anche ingiustamente perseguitato dalla magistratura.
Insensibili all’orientamento già manifestato dal Senato della Repubblica, i giudici politicizzati tornano all’attacco: La magistratura di Roma ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti del senatore Nicola Di Girolamo (Pdl) per violazione della legge elettorale ”con l’aggravante mafiosa”. La comunicazione è stata diffusa durante la conferenza stampa tenuta dalla direzione distrettuale antimafia per illustrare i risultati dell’operazione Broker contro il riciclaggio di denaro della criminalità organizzata. L’accusa per il senatore sarebbe sarebbe di mafia in relazione alla sua elezione con il voto degli italiani residenti all’estero.
Il povero Silvio Berlusconi non fa in tempo a togliere una mela marcia dal cesto che subito ne esce fuori una più deteriorata della precedente…