All’istituto francese di Firenze, ieri, è stato organizzato un incontro pubblico con Olivier Roy. Orientalista e politologo, il signor Roy a ridosso dell’evento (in collaborazione con Francesca Ristori) ha fatto un punto per polisblog.it su quanto sta accadendo in una parte del mondo.
Con lui, dopo quanto successo a Milano in Via Padova, abbiamo ragionato anche sui quartieri a rischio che i mass media italiani hanno paragonato alla banlieue parigine.
Lei si è occupato molto di Medio Oriente. Nei giorni scorsi si sono tenute in Iraq le elezioni sulle quali le opinioni divergono. Secondo lei ha ragione Barack Obama quando sostiene che questo appuntamento elettorale rappresenta per gli iracheni “una pietra miliare nella loro storia”?
Si, al contrario di ciò che accade in Afghanistan, gli elettori continuano a votare in massa in Iraq e le elezione rimangono più o meno oneste. Siamo dunque entrati in una logica democratica, al meno sul medio termine. Ma evidentemente, tutto questo è fragile e rimane possibile solo perchè ci sono truppe americane in Iraq. Il vero test sara dopo la partenza delle truppe U.SA.
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Sul presente, meglio sorvolare, visto come metà Paese ha ceduto all’emergenza freddo, con il Nord che ha chiuso per neve.
E sulla strategia dell’Italia di domani, quella del dopo crisi, le preoccupazioni aumentano. Gli unici progetti chiari (!?) del Governo sono il ritorno alle centrali nucleari (oggi il decreto in Cdm: decine di miliardi “regalati” alle aziende) e la realizzazione del ponte sullo stretto. Di fatto, due mine vaganti.
Tutto il resto è minestra riscaldata o riverniciatura dello status quo.
All’opposto, un paese come la Francia guarda in ben altro modo al proprio immediato futuro. Nicolas Sarkozy lancia un grande piano di investimenti di 35 miliardi di euro (saranno emessi titoli di Stato da vendere ad investitori istituzionali internazionali) per modernizzare la nazione in un ventaglio di settori chiave: dai poli universitari d’eccellenza fino al cablaggio cittadino in fibra ottica, passando per i centri di ricerca applicata, la grande industria dei trasporti e lo sviluppo sostenibile.
Nel Belpaese, proprio dalla capitale viene l’esempio di come si procede all’incontrario.
La Formula uno da go-kart all’Eur è la ciliegina sulla torta preparata dal sindaco Alemanno che punta su una “Roma da bere”, con la realizzazione di parchi a tema, due o più nuovi stadi di calcio, vari casinò, la candidatura delle Olimpiadi. Insomma, si progetta il futuro come se Roma fosse in un deserto e non lo “scrigno” che tutto il mondo invidia.
E’ un esempio in cui si sommano l’indifferenza, il disprezzo, l’incapacità di chi governa.
Più “Lui” si tira su, e più va giù. Più “Lui” si definisce Superleader e più i fatti lo smentiscono.
Questa volta a giocare un brutto scherzetto al nostro Premier è Eurotribune (una giuria internazionale composta da giornalisti e inviati di stanza a Bruxelles) che piazza Silvio Berlusconi all’ultimo posto fra i ventisette capi di governo dei Paesi europei.
Si tratta di un record, in quanto il Premier italiano conquista la “maglia nera” per il secondo anno consecutivo.
I criteri di valutazione sono: capacità di leadership, capacità di lavorare in squadra, atteggiamenti verso le tematiche ambientali, politica economica, mercato interno, conformità alle linee guida del trattato di Lisbona, impegno e coerenza europeista.
Per la cronaca, in vetta alla classifica c’è il premier svedese Fredrik Reinfeldt, seguito dal primo ministro lussemburghese Jean Claude Junker. Terzo posto per Angela Merkel. Tonfo per Nicolas Sarkozy, dal primo posto del 2008 al nono posto di quest’anno. Peggio ancora, Gordon Brown, dal terzo al ventunesimo posto.
Ma nessuno sembra in grado di scalzare Berlusconi dall’ultimo posto in classifica. Ognuno ha i record che si merita.
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Su suggerimento di un filosofo francese Silvio Berlusconi avrebbe deciso di affiancare l’attività editoriale a quella politica creando un vero e proprio modo di comunicare che probabilmente sopravvivere alla sua uscita di scena.
Non tanto perché è il migliore. Anzi. Il berlusconismo sopravviverà a Silvio perché già commercializzato all’estero. Non è certo un caso che Nicolas Sarkozy ricordi fin troppo il Presidente del Consiglio italiano.
Di questo e molto altro abbiamo ragionato con Giacomo Leso che gestisce per l’Espresso il blog “Parigi brucia?” .
Partito Democratico. In Italia il dibattito sul partito politico più votato dell’opposizione ha talmente assorbito i rappresentati politici di questa coalizione, che sui problemi del paese non si ragiona. E in Francia? Che fine ha fatto Ségolène Royal? Qual è il ruolo del Partito Socialista, oggi, all’interno del dibattito politico?

L’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, quello che a detta di tutti rappresenterà il primo passo per “Condurre l’Europa nel XXI secolo”, è sempre più vicina.
Il voto di sabato in Irlanda ha portato a 25 su 27 le ratifiche degli Stati membri (i passaggi in Parlamento, dopo il referendum popolare, dovrebbero essere quasi una formalità), rappresenta un punto nodale per l’entrata in vigore, che avverrà solo quando sarà ratificato da tutti gli Stati membri. Ma il cambio di rotta degli irlandesi, che solo 16 mesi fa avevano bocciato il testo, è un elemento decisamente significativo!
A questo punto, le posizioni scettiche dei governi di Polonia e Repubblica Ceca, i cui organi legislativi hanno già approvato il Trattato ma che mancano ancora della firma ufficiale da parte dei capi di stato, dovranno essere chiarite.

A meno di sette giorni dall’iniziativa dei Radicali, grazie alla quale più di cento esponenti politici hanno potuto condividere con dei criminali il sovraffollamento delle carceri, il dibattito sui luoghi di detenzione sembra essere concluso.
Sia a destra che, forse soprattutto, a sinistra dove il dibattito si è spostato sul fondoschiena dolomitico (così sono state definite dallo scrittore Mauro Corona) di Debora Serracchiani. Probabilmente l’anatomia di una delle più discusse esponenti del Partito Democratico è più importante dello sviluppo sociale del paese.
Va precisato, inoltre, che quanto sta accadendo in Italia non rispecchia la situazione di altri paesi aventi amministrazione con un colore politico simile a quello dell’attuale maggioranza di Silvio Berlusconi.
Continua a leggere: Solo l'Italia non si preoccupa del sovraffollamento nelle carceri

Intervista da Radio24 Loretta Napoleoni ha ipotizzato la fine del G8. Il modello verso il quale si andrà, ha sostenuto l’economista, prevede un’apertura ad altre Paesi che hanno raggiunto un prestigio tale per cui posso ipotizzare le linea guida della politica mondiale.
In attesa di capire, quindi, quali sono i cambiamenti che verranno introdotti in occasione dei prossimi appuntamenti politici ispirati a quello che si è appena concluso a l’Aquila è necessario fare un punto sul costume che circonda queste occasioni.
Per farlo vi riporto di seguito i link ad alcuni post del network di blogo. Cosa vale la pena salvare?
Continua a leggere: Verso il G14. Cosa bisogna salvare del G8?

Succedono cose curiose nelle ultime settimane in Francia . Il dibattito politico interno pre-elezioni europee sembra infatti seguire copioni e canovacci che dovrebbero essere molto familiari agli appassionati di politica italiani.
La vicenda: secondo Libération, Nicolas Sarkozy avrebbe espresso giudizi poco lusinghieri sul premier spagnolo Zapatero, definendolo “non molto intelligente” nel corso di un pranzo informale con alcuni parlamentari. Una mezza gaffe, che ha creato una tempesta di polemiche tra Francia e Spagna.
A questo punto entra in scena Ségolène Royal, che, in un comunicato, chiede scusa alla Spagna e a Zapatero a nome dei francesi. Segue una nuova marea di critiche, questa volta verso l’ex-candidata socialista alle presidenziali. La quale però non retrocede, e ribadisce anzi che “da quando c’è Sarkozy, leggendo la stampa straniera ci si vergogna a volte di essere francesi”.
Continua a leggere: Segolène Royal si vergogna del suo paese: quando la Francia si italianizza

La scelta di ritornare al nucleare è uno dei cavalli di battaglia del Governo Berlusconi IV fin dalla campagna elettorale, e l’accordo di ieri con la Francia di Nicolas Sarkozy per la costruzione di 4 nuovi reattori non è che l’ultima conferma di una notizia annunciata.
Ora che le cose si fanno serie e concrete però, la questione rischia di diventare politicamente spinosa per il Cavaliere: prima o poi infatti, bisognerà individuare i siti dove le centrali nucleari dovranno essere installate. Una scelta che sembra fin da ora particolarmente difficile da operare.
L’Italia è infatti un paese in cui la maggior parte del territorio è ad alta pericolosità sismica, e energia nucleare e terremoti sembrano non andare molto d’accordo, come ci raccontano i colleghi di Ecoblog. D’altra parte, le zone dove il rischio sismico è minimo, come il Nord-Ovest o la Puglia, sono, manco a farlo apposta, quelle caratterizzate da una maggiore densità di popolazione. Date un’occhiata alle mappe nella gallery se non ci credete.
Dove mettere le nuove centrali nucleari italiane? Sismicità e densità di popolazione a confronto
Continua a leggere: Ritorno del nucleare, un dilemma per il governo: dove situare le nuove centrali?

Silvio Berlusconi e il presidente francese Nicolas Sarkozy si incontreranno oggi a Roma per siglare un importante accordo sul nucleare: non appena il Parlamento avrà varato la nuova normativa per il ritorno dell’energia nucleare in Italia, si procederà dunque alla costruzione delle nuove centrali, sfruttando la collaborazione tra Enel e Edf.
Da un punto di vista tecnico finirà che, se si farà la scelta nucleare, verranno costruiti almeno quattro reattori francesi Epr (ognuno con una potenza di 1.660 Mw) e sei reattori “americani” Ap 1000, ciascuno con circa 1.100 Mw di potenza. Costi e ricadute economiche saranno giganteschi: ogni centrale non costerà meno di quattro miliardi di euro, e in ogni caso sarà fortemente legata all’andamento delle materie prime.
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