
La manifestazione del Popolo della Libertà organizzata a Roma oggi, 20 marzo, è una vera e propria novità per il panorama politico italiano. Come osserva qualcuno da diversi giorni, attraverso i social network, non si era mai visto il partito più votato dagli italiani scendere in piazza per dissentire pubblicamente contro l’opposizione.
Il plebiscito che oggi Silvio Berlusconi e gli altri si augurano di ottenere in piazza San Giovanni già esiste. Il Pdl che piaccia o meno è riuscito a conquistare sufficienti piazze per governare, potenzialmente bene, da qui fino alla fine della legislatura.
Diverso è lo spirito con il quale l’opposizione ha manifestato la scorsa settimana. Pierluigi Bersani, seppur con qualche riserva, ha appoggiato i propri compagni affinché l’imminente appuntamento elettorale permetta alla minoranza di crescere. Il Pd, a differenza del Pdl, non può contare su un numero necessario di piazze per governare.
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La posizione del Partito Democratico sul No B-Day è stata piuttosto ambigua tanto che alcuni rappresentati, Rosy Bindi in primis, hanno deciso di aderirvi solo in un secondo momento.
Capire come sia cambiato il progetto avviato da Walter Veltroni dopo l’uscita di scena di Dario Franceschini non è semplice. Anzi. Per questo motivo abbiamo deciso di intervistare Ivan Scalfarotto che dopo aver sostenuto la mozione di Ignazio Marino è diventato vice presidente del Pd.
Sei, da poche settimane, il vice presidente del Partito Democratico. Nel concreto cosa farai per la coalizione di Pierluigi Bersani?

Quanto forte è stato l’impatto dei mass media su Massimo Tartaglia? Un uomo, che prima di essere definito un pazzo, è stato bombardato da un modo di fare informazione pericoloso. Perché in Italia spesso accade che chi distribuisce informazioni si concentri sul fenomeno del momento. Senza spiegarlo.
Per capirlo è sufficiente riflettere su come viene letta la cronaca nel nostro paese. Prima della morte di Stefano Cucchi pochi giornalisti hanno condiviso con il proprio pubblico notizie, d’attualità, riguardante morti analoghe.
Prima della morte degli operai della Thyssen Krupp quanti hanno regolarmente denunciato le morti bianche? Pochi. Pochissimi. Non deve quindi stupire la proposta provocatoria del Ministro per le Politiche Europee Andrea Ronchi.
Continua a leggere: Andrea Ronchi: “Oscuriamo internet”. Massimo Tartaglia è il figlio del No B-Day?
Dopo la grande manifestazione del 5 dicembre, la mobilitazione del popolo viola continua. Prossima tappa, la manifestazione contro la costruzione del Ponte di Messina convocata dal Comitato “No Ponte” per il prossimo 19 dicembre a Villa San Giovanni (Rc). L’annuncio, naturalmente lanciato dal sito internet Noberlusconiday.org, sembra voler dimostrare che l’evento del 5 dicembre, la manifestazione di piazza, non era solo un momento isolato di protesta, ma l’albore di un nuovo movimento che cerca di sopperire alla scarsissima incidenza del Partito democratico e allo smarrimento di una Sinistra che ancora barcolla tra le macerie delle cannonate elettorali subite.
Un impegno confermato anche dalla proposta di stesura di un Manifesto del Popolo Viola (certo, il titolo sembra un mix tra un film sulle droghe sintetiche degli anni ‘70 e una pubblicità degli alieni) incentrato sulla possibilità per ogni cittadino di avere un Paese migliore: uno Stato di diritto ed una società delle libertà e dei diritti, come indica la nostra Costituzione.
Vogliamo un Paese che contribuisca ad un ordinamento internazionale pacifico e giusto sul terreno della democrazia, del progresso sociale e di una nuova etica politica. I valori da porre al centro sono la dignità delle persone, il rispetto dell’ambiente, il riconoscimento del lavoro, la legalità, il senso critico dei saperi, della conoscenza, dell’informazione e della Rete: per un Paese moderno, vivo, dinamico, finalmente libero dal modello regressivo del berlusconismo. Finalmente qualcosa di sinistra…

Perluigi Bersani non partecipando al No B-Day ha dimostrato di essere l’uomo giusto per traghettare il Partito Democratico da una prima fase, piuttosto sconfortante, ad una seconda, decisamente più promettente.
Non solo perché ha dimostrato, come già notava V., che l’elisir di lunga vita del Governo Berlusconi è tanto più efficace quanto l’antiberlusconismo è forte. Pierluigi Bersani dopo aver fatto capire che Antonio Di Pietro non ha le capacità per essere un abile statista riparte senza Dorina Bianchi.
La discussa rappresentante politica, riconducibile al gruppo teodem del Pd, ha deciso di aderire al progetto di Pierferdinando Casini paradossalmente per il legame, come lei stessa ha dichiarato, sempre più forte tra Idv e il partito a cui prima era legata.
Continua a leggere: No B-Day: vittoria morale del Pd che riparte senza Dorina Bianchi
I commenti che in questi giorni stiamo raccogliendo su polisblog attorno ai post che sono stati redatti sul No B-Day sono molto interessanti poiché implicitamente spiegano le vittorie elettorali di Silvio Berlusconi.
Ognuno può avere la propria opinione sul Cavaliere, e l’operato. Di fatto bisogna ricordarsi sempre, se si ama davvero la democrazia, che al Governo non ci è ritornato grazie ad un’illuminazione divina. Lui è lì perché gli italiani l’hanno preferito agli altri.
A tutti quelli che oggi saranno in piazza per protestare contro una scelta che nella sua scelleratezza è legittima molto di più di certi cortei. Per capirlo è sufficiente ragionare attorno a Nanni Moretti. Malgrado il fallimento dei suoi girotondi il regista ha deciso di ritornare oggi in piazza.
Continua a leggere: No B-Day: Nanni Moretti in piazza senza girotondi
Il “No Berlusconi Day” organizzato oggi a Roma dalla rete, è manifestazione legittima e rispettabile. Altra cosa è valutarne l’impatto politico. La domanda è una sola: cui prodest?
Al premier e al suo Governo gli oltre 300 mila di Piazza San Giovanni non torceranno un capello. Si rischia invece l’ennesimo boomerang nella sinistra e nell’opposizione.
Il “solito” Pd resta nella tenaglia dell’ambiguità con il segretario Bersani, novello Ponzio Pilato, che di fatto dice ai suoi, dirigenti e militanti: “fate quel cazzo che vi pare”.
L’altra sinistra, quella defenestrata dalle sedi parlamentari dalla mannaia del Porcellum, cerca di ritrovarsi nel suo luogo d’origine (la piazza, la protesta, il no) e lanciare un segnale: “ci siamo ancora”.
Infine l’Idv, con la solita furbata di Di Pietro che mette il cappello su roba non sua, per prendersi tutta la scena e rubacchiare qualche altro voto all’alleato/nemico Pd, non certo al Pdl del Cav.
Evidentemente non ci sono solo due modi diversi di intendere e fare opposizione. L’altra sinistra resta interlocutore essenziale per il Pd o il partito di Bersani teme di contaminarsi e quindi si smarca allontanandosi più che può?
Insomma, se questo è il quadro, non sarà la piazza a dare la spallata a Berlusconi. L’idea “miracolistica” non paga, perché minoritaria e velleitaristica: anzi di più, rischia di estendere il consenso del Premier e ricompattare il Pdl in tilt.
La sostanza è che manca nel Pd e nella sinistra la credibilità. Non c’è una vera alternativa politica (contenuti e alleanze) a Berlusconi e al berlusconismo. Alternativa che non può venire dalla piazza.

Antonio Di Pietro non è un rappresentante politico contemporaneo. Le sue posizioni, disquisire di idee potrebbe essere sbagliato, sono solo momentanee. Per capirlo è sufficiente riflettere sulle dichiarazioni rilasciate dopo aver saputo che la Rai non ha ritenuto opportuno trasmettere la diretta del No-B Day.
“Ci appelliamo – ha dichiarato l’ex magistrato - alla presidenza della Rai e alla commissione di Vigilanza per un ripensamento, altrimenti sarà la prova che il servizio pubblico segue due pesi e due misure”.
Quando? Mai, dall’inizio del nuovo Governo Berlusconi. Il ragionamento di Antonio Di Pietro potrebbe essere giusto qualora il servizio pubblico avesse deciso di trasmettere una manifestazione contro l’opposizione che per altro non è mai stata organizzata.
Continua a leggere: No B-Day: Antonio Di Pietro contro la Rai che nega la diretta

I segnali sono convergenti: dopo appena poco più di un mese dalla sua elezione a segretario, Pierluigi Bersani sembra già essere stato insignito della carica di “neo-disastro”, per parafrasare una celebre affermazione di Matteo Renzi.
L’Espresso, ad esempio, ha condotto un sondaggio tra i suoi elettori. Risultato? Il 67% lo valuta come “gravemente insufficiente”. Dal canto suo, Il Fatto Quotidiano titola oggi “Fini capo dell’opposizione” e accusa il PD di essere “pronto al superinciucio“.
Al di là dei titoli ad effetto, resta il fatto che la linea impressa al partito dal buon Pierluigi non può non lasciare perplessi: il PD oscilla infatti tra l’afasia e prese di posizioni suicide. Su tutte, quelle su No Berlusconi Day e crocifisso nelle aule scolastiche.
Proviamo però a dare un’ultima chance al Bersani: valutatelo nel nostro sondaggio.
Foto | Flickr.

Il No Berlusconi Day si avvicina e continuano ad esserci polemiche sulla mancata adesione del Pd alla manifestazione e sull’utilità della piazza contro Berlusconi. Tocca all’ex segretario del Pd Walter Veltroni intervenire nella discussione e attaccare l’attuale dirigenza dei democratici
Più gente va, meglio è. Non sono d’accordo con la Turco che dice che esserci vuol dire fare il gioco del premier. Come se la piazza fosse un regalo a Berlusconi. E certe esitazioni mi paiono davvero incomprensibili
Pare quindi evidente che la minoranza del partito non sia d’accordo con la decisione dei big di non aderire come partito e di lasciare questa manifestazione principalmente a Di Pietro e soci. E nonostante le promesse che i litigi interni non sarebbero più stati all’ordine del giorno nel Pd tutto sembra tornato come prima.
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