
“Non saranno più accettate azioni di minoranze organizzate che calpesteranno la legalità “. La voce del presidente del consiglio annuncia la “nuova” strategia di governo, mentre sullo sfondo scorrono le immagini della repressione a Chiaiano e dei militari mandati a presidiare i nuovi “obiettivi di interesse strategico nazionale” all’interno delle nostre città.
E’ questo l’input che apre il nuovo lavoro di Enrico Deaglio, Beppe Cremagnani e Mario Portanova, un libro e un dvd dal titolo Governare con la paura. La tesi è questa: se la repressione del G8 di Genova fosse stata la prova generale di un sistema che doveva venire? Una dimostrazione per preavvisare i “sovversivi”, dopo aver dimostrato che “si può fare”?
Dai fatti di Genova alle violenze di Chiaiano, dalla ragazza nigeriana maltrattata nel carcere di Parma a Emmanuel pestato dai vigili sempre nella città emiliana, dalle cariche sui No Dal Molin agli scontri nei giorni dell’Onda studentesca fino ad arrivare alle violenza sui manifestanti a Bergamo nel corteo contro la sfilata di Forza Nuova.
La decisione del Consiglio di Stato di annullare il referendum del 5 ottobre sulla nuova base militare a Vicenza sa di punto di non ritorno. Un punto in cui, calata la maschera, si capisce come della democrazia italiana sia rimasto solo l’aspetto formale, un insieme di ipocriti procedimenti e arroganti decisioni.
Mentre il Capo del governo (capo, e non presidente) e i suoi alleati continuano a ripetere a vanvera la parola federalismo, scopriamo come i cittadini non valgano nulla, neanche quando devono pronunciarsi sulla loro città. La base militare, che va a occupare metà Vicenza, sarebbe interesse nazionale. In cosa si identifica l’interesse nazionale? O meglio, in chi? E per quali scopi?
Ritorna alla mente la minacciosa lettera di Berlusconi, in cui intimava al sindaco Achille Variati di non celebrare il referendum. «Le ricordo ancora una volta che la consultazione popolare da lei indetta si manifesta ancora più gravemente inopportuna». Il diktat di governo. A questo proposito trovo interessante l’articolo di Diamanti su Repubblica di oggi, “la democrazia inutile“.

Nella questione dell’ampliamento della base Dal Molin siamo ormai alla resa dei conti, e il problema ha assunto un’importanza strategica fondamentale se si muove il Primo ministro in persona per scongiurare il referendum. “La consultazione popolare da lei indetta si manifesta ancora più gravemente inopportuna”, ha scritto Berlusconi al sindaco di Vicenza Achille Variati, del partito Democratico.
Ma su quali basi si ritiene che il referendum sia irregolare? Semplice, la consultazione non chiede ai cittadini un semplice parere sull’opportunità o meno di ampliare la base americana, ma domanda loro di esprimersi sull’acquisto da parte del comune del terreno, o per meglio dire della zona demaniale. La formulazione del quesito in effetti così posta non ha senso, in quanto il terreno non è in vendita, e al comune stesso non è mai stato offerto. Come proprietà demaniale è stato semplicemente consegnato agli USA per decisione del governo (Prodi).
Ne deriva che come il governo ha deciso, solo il governo può revocare la decisione, cosa che appare assai difficile visti gli impegni presi e i rapporti con gli Stati Uniti. Il referendum è solo una manovra diversiva atta a suscitare un po’ di clamore attorno alla vicenda, unitamente alle continue manifestazioni indette dal comitato dei no (buona ultima quella di ieri in cui si sono registrate parecchie colluttazioni tra dimostranti e forze dell’ordine).
Foto da gcnordest.blogspot.com
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