
Tutto parte da un commento sul blog di Paolo Guzzanti, che vi abbiamo riproposto ieri nel nostro post. Ma come si arriva alla storia dei “rapporti anali non graditi” citata dall’ex Senatore PdL ora nel gruppo misto? Come siamo arrivati a tutto questo? Ve lo raccontiamo, se avete la pazienza di restare a leggerci.
Sono fatti recenti, che risalgono ad un anno fa circa - su wikipedia verremmo sicuramente accusati di avere creato una voce che soffre di “recentismo” - ma essendo un Paese dalla memoria corta, riguardo alle presunte intercettazioni Berlusconi Carfagna ci sono un sacco di altre cose “dimenticate” da sapere per capire da dove arrivi la bomba, chiaramente ignorata ieri dai media mainstream.
E’ storia giusto dell’estate scorsa. Vi dicono qualcosa: No Cav Day, La Privata Repubblica, El Clarin, la parola “meretrice” e “quelle intercettazioni esistono”, parola di Margherita Boniver? Nel caso abbiate qualche vuoto di memoria, dopo il salto potete colmarlo.

Giglioli - qui il suo Piovono Rane - ha avuto un’ottima idea, di fronte al delirio censorio di questi giorni: ripropone la trascrizione di quanto disse Sabina Guzzanti al No Cav Day. Lo facciamo anche noi, o meglio, lo faccio io, prendendomene la minima responsabilità (sai che fatica).
Poi: oggi Curzio Maltese su Repubblica sostiene una tesi che mi trova perfettamente d’accordo, ovvero, in estrema sintesi che: la Guzzanti non ha fatto ridere - neanch’io la apprezzo particolarmente - ma la satira non si processa. E se la si processa si inizia a sentire anche odore di olio di ricino e manganello. Esagerazioni? Fantapolitica? Forse, di sicuro, speriamo.
Intanto però un reato - vilipendio al Pontefice - che risale ai Patti Lateranensi, firmati da un signore pelato e dalla mascella volitiva, e che riguarda il capo di uno stato estero, sembra avere più importanza del vilipendio al Presidente della Repubblica: la posizione di Grillo infatti è stata archiviata. Buona lettura, il resto è dopo il salto:
Sappiamo che questo governo (Prodi) è caduto molto anche grazie a Ratzinger con quella porcheria dell’apertura negata all’Università della Sapienza. E sappiamo che la menzogna della censura a Ratzinger è stata sostenuta da tutti i media e da tutti i politici salvo le solite irrilevanti eccezioni. I poveri professori sono stati massacrati finanche Cacciari ha dichiarato: “Sono dei cretini che non dovrebbero parlare per i prossimi vent’anni”.
Foto | Flickr
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Onorevole Massimo Donadi, capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera, alla luce delle polemiche suscitate dalla manifestazione di Piazza Navona, ha mai pensato anche solo per un momento che quella di scendere in piazza con Grillo e il popolo dei Vaffa sia stata una scelta azzardata?
“Piazza Navona è stata un momento di grande partecipazione democratica. C’erano migliaia di cittadini indignati dalle azioni di un Governo e di una maggioranza che sta umiliando il Parlamento e le istituzioni per difendere gli interessi personali di Berlusconi. Io li ho ascoltati: erano consapevoli, informati e determinati a far sentire la loro voce: era una richiesta forte e chiara di legalità e democrazia che nulla aveva ed ha a che vedere con gli insulti inqualificabili contro il presidente della Repubblica ed il Papa. Resta, dunque, il grande rammarico di aver forse perso un’occasione ma anche l’orgoglio di chi, con la forza della coerenza e l’orgoglio dei propri valori, ha saputo dare voce ad un sentimento diffuso nel paese e reso più acuto dal fatto che chi si sarebbe dovuto opporre per primo e piu’ di tutti, aveva contribuito ad accreditare Berlusconi come quello statista che non e’ e non sara’ mai. Per questo, le dico, che se qualcuno mi chiedesse di scegliere tra quella piazza ed il riformismo non ho dubbi perché quella piazza è il riformismo, con in più il cuore, l’anima e la passione civile”.
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Nanni Moretti, l’inventore e animatore del movimento dei girotondi del 2002, da molti ritenuti gli ispiratori del No Cav Day, da quest’ultimo prende irrimediabilmente le distanze. «Al di là dei progetti politici che mancano, mi sembra che manchino anche le persone e mi sembra che manchi generosità» ha affermato il noto regista. «Devo dire che è un periodo piuttosto intenso per l’autodistruttività della sinistra e del centrosinistra. Persone che escono da sinistra, dal Pd, e poi stanno nel Partito socialista. Anche alla sinistra del Pd c’è uno spazio, ma quello spazio non viene riempito da niente e da nessuno».
Sui principali agitatori della piazza grillo-dipietrista poi, Moretti è sprezzante: «Mi dispiace che in questo disastro siano state coinvolte persone come Rita Borsellino, che ha fatto un bel discorso. Ma quando si organizzano queste cose bisogna distinguere. Mi dispiace che tutto sia stato sporcato, mi dispiace che con gli interventi di Grillo e della Guzzanti siano stati oscurati gli obiettivi della manifestazione e, forse, anche la stagione dei movimenti del 2002 che, se mi permettete, era un’altra cosa rispetto alla manifestazione di martedì».
E ancora su Grillo: “È stato irresponsabile chiamare chiunque, uno come Grillo che ha insultato tutto e tutti nello stesso modo. Sono avvilito, frastornato.” Tutto questo dal palco di Fiesole, dove Moretti è stato chiamato a ritirare il premio Maestri del Cinema. Il regista di Ecce Bombo, uno dei più geniali affreschi italiani sulla generazione del 68, si smarca dunque dagli ultimi movimenti di piazza, rimarcando una diversità culturale e intellettuale che ne ha fatto da sempre un regista di sinistra, ma amato anche dalla destra più aperta e liberale.
Foto tratta dal film Ecce Bombo
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Nanni Moretti: avvilito. Voto + 8. Il commento del regista sul No Cav Day: “Sono molto avvilito per quello che è successo a Piazza Navona. Gli organizzatori sono stati degli irresponsabili. Mi dispiace che con gli interventi di Grillo e della Guzzanti siano stati oscurati gli obiettivi della manifestazione e forse sia stata sporcata anche la stagione dei movimenti del 2002. E’ stata una cosa da irresponsabili chiamare chiunque. Sono avvilito e frastornato”. Forse è solo per “disperazione” che gente di sinistra possa ritenersi rappresentata da certi personaggi. Non è ora di dire basta alla logica ”il nemico del mio nemico è mio amico”?
Stefano Menichini: Europa contro L’Unità. Voto – 8. Menichini, il primo e unico direttore al mondo che ha proposto la chiusura del giornale che dirige (Europa ex quotidiano della Margherita) spara 109 righe ad alzo zero contro il giornale fondato da Antonio Gramsci accusandolo di “flirtare con l’estremismo populista” e paragonandolo a “fiancheggiatore dei terroristi”. Il direttore dell’ex organo del Pci, Antonio Padellaro, replica: “Attacco livoroso e ignobile”. Ma Europa, sotto la testata, non porta la dicitura “Partito Democratico”? Possibile che Veltroni, D’Alema, Franceschini, Rutelli non abbiano niente da dire? Fratelli coltelli. La base continua a mandar giù rospi.

Una giornata pesantissima volge al termine, tra accuse, contro-accuse, querele annunciate e insulti di vario genere. Ieri in piazza Navona è andata in scena una feroce contestazione al governo, ma più ancora al sistema, e all’opposizione “alla camomilla” del Partito Democratico veltroniano.
Bisognava esserci ieri, a Piazza Navona, a Roma, per saggiare con i propri sensi (vista, udito) la folle euforia di una piazza politicamente scorretta che esulta e gode dinanzi agli insulti. Si infiamma per la prima volta col redivivo Moni Ovadia che invoca una “mobilitazione permanente”. E’ in delirio all’arrivo di Tonino Di Pietro ma, si accende solo con Grillo e Guzzanti. Alla fine, insomma, trionfa il popolo dei Vaffa.
I ripetuti attacchi, che si succedono nel corso della serata, al Presidente della Repubblica travalicano, come ha scritto giustamente stamani il nostro Massimo Falcioni nelle sue pagelle, il limite del vilipendio. Sembrerà un paradosso ma la manifestazione romana era cominciata proprio con un ringraziamento e un messaggio di solidarietà a Napolitano letto da un giovane dell’Italia dei Valori. Ha ragione, dunque, Furio Colombo, quando, mentre va in onda il Grillo-show, sbotta con i cronisti: “Non ho mai partecipato ad una manifestazione in cui da un palco si lanciano offese a chicchessia”. Piccolo particolare: il “No Cav Day” è una sua “creatura”.
Una creatura che sfugge, però, a un certo punto della serata, dalle mani dei suoi “creatori” per divenire strumento di insulto e oltraggio da parte di giullari qualunquisti che – evidentemente – non avendo capito lo spirito (originario) di quella piazza e, accalorati da una folla che li ascolta con la bava alla bocca, utilizzano quel palco per scagliarsi senza sé e senza ma contro tutti e tutto: dalla Carfagna a Benedetto XVI, in un mix di volgarità e sconcezze.
Continua a leggere: No Cav day: l'euforia di una piazza politicamente scorretta
Giorgio Napolitano: insultato. Voto + 10. Come ampiamente previsto il No Cav day è stata la manifestazione più contro il presidente della Repubblica (e anche contro Veltroni e il Pd) piuttosto che contro Berlusconi e il suo governo. La storia si ripete. Si tende sempre a dividere il “fronte”, a cercare i “puri” per eliminare il “nemico”. Queste note rispettano ogni manifestazione di protesta e di dissenso ma prendono anche legittimamente (e con orgoglio) posizione a favore di Giorgio Napolitano che, in un momento difficile e complesso, sta garantendo il rispetto della Costituzione.
Grillo e Travaglio: Turpiloquio day. Voto – 10. Le idee sono una cosa e gli insulti sono un’altra cosa. Il comico sempre più “comico” e il giornalista sempre più “strillone” nel No Cav Day si sono abbandonati a vergognosi attacchi e insulti al capo dello Stato oltre il limite del vilipendio. Questa non è politica. E’ bassa cucina. Miseria culturale. Infantilismo politico. Non importa se Grillo e Travaglio hanno o no “ragione” su questo o quel punto. Importa che così facendo si va verso l’imbarbarimento civile e sociale. E si rafforza l’Italia di Berlusconi e del berlusconismo. Già visto.
(Segue) Ma i veri showman della serata sono Grillo e la Guzzanti. Il comico genovese, in diretta telefonica, attacca - come ampiamente previsto - il capo dello Stato (“un Morfeo che sonnecchia, ma poi firma provvedimenti per la banda dei quattro”): “Io - dice riferendosi al lodo Alfano che garantisce l’immunità per le prime quattro cariche dello Stato - Pertini, Ciampi o Scalfaro non me li immagino a firmare cose del genere…”.
Quindi, prende di mira Veltroni: “Topo Gigio in tre mesi ha fatto cadere il governo Prodi, ha perso Roma e ha disintegrato i partiti della sinistra. È il più grande alleato dello psiconano”. E, ancora: “Ci stanno prendendo per il culo, il governo e l’opposizione sono identici. Non vedo differenza tra l’indulto votato dal Governo Prodi e l’impunità che adesso vuole Berlusconi”.
Inizia, invece, il suo intervento parafrasando un noto stornello romano la comica Sabina Guzzanti (“Osteria delle ministre / paraponzi ponzi po / le ministre son maestre / paraponzi ponzi po / e se al letto son portento, figuriamoci in Parlamento / dammela a me Carfagna / pari opportunità”) che attacca subito il premier: “A me non me ne frega niente della vita sessuale di Berlusconi - spiega - ma tu non puoi mettere alle Pari opportunità una che sta lì perché t’ha succhiato l’uccello, non la puoi mettere da nessuna parte ma in particolare non la puoi mettere alle Pari opportunità perché è uno sfregio”.
Non risparmia nessuno, la figlia del parlamentare del Pdl, nemmeno il Santo Padre: “Fra vent’anni Ratzinger sarà dove deve stare, cioè all’inferno, tormentato da diavoloni frocioni attivissimi”. Il governo - sostiene - è caduto anche grazie al Papa perché, “con quella porcheria della negata partecipazione a La Sapienza che è stata sostenuta da tutti i media e i politici, ha generato una polemica che non sta né in cielo né in terra”.
(2. Fine)
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Nel tratto di strada che sei obbligato a fare a piedi per raggiungere Piazza Navona incontri solo turisti. Quando poi arrivi nel luogo dell’appuntamento – mancano pochi minuti alle sei – scopri che ci saranno al massimo duecento persone, tutte – tra l’altro - accalcate sotto il piccolo palco allestito per l’occasione e pensi che questa manifestazione sarà un grande flop.
La questura, verso le nove, fa sapere che i manifestanti sarebbero circa quindicimila. Nello stesso momento gli organizzatori dettano alle agenzie numeri diversi parlando di 50mila presenze. Un dato eccessivo, certo, ma la piazza – obiettivamente – è stracolma.
Il “No Cav day” può iniziare. Sul palco si succedono Paolo Flores D’Arcais, Laura Belli, Rita Borsellino (in collegamento telefonico), Moni Ovadia e finalmente, Tonino Di Pietro. La piazza è in delirio, lui attacca: “Qui c’è la vera democrazia, la vera politica!”. Parla di “regime”, “estorsione politica” in Parlamento; attacca il Governo (“è in atto un comportamento da P2”) e annuncia: “Proporremo un grappolo di referendum per cancellare queste leggi che di fatto avvantaggiano un singolo e non certo la collettività”. Chiude il suo intervento da vero partigiano: “Se c’è emergenza democratica si sta al fronte, non si scappa”.
(1. Continua)
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