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Tutti gli articoli con tag no tav

No Tav. Il punto. Italcoge fallita. Cantiere inesistente. Danni alla valle

pubblicato da Alberto Puliafito

Cantiere di Chiomonte

Il punto sulla Tav in Val di Susa e sul movimento La Stampa) è entrata nelle aree inibite alla circolazione pubblica - ai giornalisti non è stato consentito di seguire la delegazione, come racconta Il Manifesto - e ha fatto un elenco dei danni che si sono riscontrati e per i quali, si rende noto, inoltrata una richiesta di risarcimento danni. Ecco un primo elenco di quel che la Comunità montana ha riscontrato:

- Danni al progetto del vino doc. valsusa (i produttori parlano di danni fino a 250mila euro), e dovranno organizzare le vendemmie con i controlli delle forze dell’ordine
- Danni al parco archeologico della Maddalena distrutto dalle ruspe Italcoge
- Danni ai privati, B&B Garbini, azienda agricola Clarea, oltre 40 produttori di vino privati
- Danni al patrimonio della CMBVSS (Com Montana Val Susa e Sangone)
- Blocco della viabilità in val Clarea dal comune di Giaglione
- Restrizioni accesso all’area per la vendemmia e la coltivazione delle viti (check point con diritto di accesso ai soli proprietari e non alle famiglie o agli amici, perquisizioni all’ingresso ecc.)
- Gravi ripercussioni sulle coltivazioni della lavanda e del castagno

Il cantiere che non c’è

Questo aggiornamento, a un mese di distanza dagli scontri che hanno reso la Valle di Susa visibile ai grandi media - incapaci di approfondire - è il più surreale. Perché, come è facile verificare andando di persona sul posto a osservare la zona dall’alto, e come dichiarano i testimoni oculari, e come mostra l’immagine scattata alla “zona rossa” da Claudio Giorno, che gentilmente le mette a disposizione di Polisblog, il cantiere non c’è.

Tav in Val di Susa e No Tav - Il cantiere che non c’è
Tav in Val di Susa e No Tav - Il cantiere che non c'èTav in Val di Susa e No Tav - Il cantiere che non c'èTav in Val di Susa e No Tav - Il cantiere che non c'è

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No Tav - Don Ciotti arriva in Val di Susa: "Investire nel sociale"

pubblicato da Alberto Puliafito

Don Ciotti e i No Tav

La protesta No Tav ritorna in qualche modo notizia perché arriva don Ciotti in Val di Susa, come annunciato. Per parlare con Turi “Vaccaro” - che alla fine scende dall’albero dove si consumava la sua azione pacifica - e per dire la sua sulla Tav. Vale la pena riportare le parole del fondatore di Libera. Parole che appaiono affatto schierate ma semplicemente di buonsenso. Parole che non verranno certo mandate in onda in prima serata.

Don Ciotti sospende il giudizio sulla Tav e rileva l’esistenza di priorità nel paese che vanno bel al di là delle grandi opere. Esce dalla retorica dei “soldi che arrivano dall’Europa” (va ricordato, a questo proposito, che il finanziamento europeo che giungerebbe all’Italia dall’U.E. è di circa 417 milioni di euro. E che il costo di quel tratto di TAV è stimato in 2,091 miliardi di euro) e fa un discorso umano ma anche politico, che merita, quantomeno, di essere letto.

Quando ci sono persone che mettono a rischio la propria vita per un ideale che ritengono giusto, credo che sia importante un segno di responsabilità di non lasciarli soli. E quindi di essere vicino a Turi.
Io ero a Palermo oggi: è l’anniversario della morte del giudice Costa, che ha fatto il partigiano qui, non dimenticatelo, ucciso 31 anni fa.
E l’anniversario di Roberto Antiochio, della Polizia di Stato, che ha perso la vita per la giustizia, per la democrazia. Ero lì, in questi giorni a ricordare persone che hanno perso la vita.

Sono corso qui per stare vicino a Turi e a quanti lottano per quello che loro ritengono giusto, e noi dovremmo sentirci corresponsabili di tutto questo.

Io non so dire se è giusto o sbagliato, la Tav, la Non Tav.
So solo che ci sono dei criteri fondamentali che devono essere rispettati.
Il primo è il rispetto della gente. Il secondo è certamente la tutela e il rispetto dell’ambiente. Terzo, io credo, ci sono delle priorità, politiche e sociali del paese.

No Tav - Turi Vaccaro, don Ciotti
No Tav - Turi Vaccaro, don CiottiNo Tav - Turi Vaccaro, don CiottiNo Tav - Turi Vaccaro, don Ciotti

[Foto di Amedeo Maccagno e dal Picasa di Luca Perino]

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No Tav - La protesta pacifica che non fa notizia

pubblicato da Alberto Puliafito

No Tav - Turi sull'albero

No Tav. Il digiuno di protesta. Il pacifista Turi Cordaro (detto “Vaccaro”) su un albero da due giorni nella “zona rossa”, Don Ciotti probabilmente in arrivo alla Maddalena di Chiomonte per parlare con lui. I No Tav che offrono weekend a chiunque voglia andare in vacanza in val di Susa per conoscere direttamente le bellezze della Valle e la situazione. Sono argomenti che non fanno notizia, evidentemente, ma che vanno raccontati perché fanno parte di questa protesta e di questo movimento, storicamente mal rappresentato (per convenienza o per incapacità) dall’informazione italiana. Si può seguire (pensate un po’) su Twitter, con l’hashtag #notav.

Negli ultimi giorni, in un primo momento, i media mainstream si concentrano sul fatto che due giorni fa a Condove 300 manifestanti “seduti sui binari” avrebbero bloccato il Tgv Torino-Lyone. Il comitato No Tav nega e diffonde foto della protesta con un paio di centinaia di manifestanti che sventolano bandiere No Tav sulle banchine e non sono affatto sui binari. Lo scopo dell’azione era semplicemente quello di ricordare all’Italia tutta che il treno veloce che collega Torino e Lione esiste già. E’ proprio il Tgv. La Stampa deve arrendersi e precisare: nessuno è sceso sui binari. Ma al tempo stesso segnala che 20 genitori No Tav sono stati segnalati al Tribunale dei Minori perché portano con sé i figli. E, contestualmente, deve dare anche la notizia di Turi che resta sull’albero. Ma di certo la protesta pacifica non merita titoloni sui giornali: anche il titolo de La Stampa è tutto concentrato sul “Basta bambini alle manifestazioni” (non si capisce bene quale sia il punto: il genitore che volesse legittimamente manifestare, cosa dovrebbe fare? Abbandonare i figli a casa?).

Dal canto loro, i No Tav, che si sono sempre distinti per la fantasia delle azioni del movimento - anche se agli onori delle cronache passano solamente gli scontri, che rendono più facile il racconto mediatico e che sfociano, ancor più facilmente, in slogan acritici contro la violenza e contro i “quattro montanari” che protestano - offrono anche ospitalità per un fine setimana a chi volesse andare in vacanza in Valle. Per conoscere dall’interno non solo la Val di Susa ma anche il movimento, con visite al Forte di Exilles, alla Sacra di San Michele, ma anche ai vigneti della Maddalena e al territorio militarizzato. Evitando così, con l’esperienza diretta, i copia-incolla dei giornali che riproducono i comunicati stampa.

[Foto | Album Picasa di Luca Perino]

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No Tav - Notte di scontri, ma non ci sono i video

pubblicato da Alberto Puliafito

No Tav - Repubblica parla di scontri

No Tav: secondo Repubblica proseguono le proteste alla Maddalena di Chiomonte. E non solo: ci sarebbero stati anche scontri nella notte.

La versione online del quotidiano di De Benedetti parla addirittura di guerriglia. L’articolo di Repubblica - esattamente come quello segnalato l’altro ieri - non è firmato e riporta chiaramente la dicitura secondo quanto riferito dalla Questura di Torino. Il che significa che il quotidiano non ha testimoni diretti degli eventi che racconta ma riporta i comunicati della Questura. La dicitura è riportata ben tre volte. Quando si parla di 200 manifestanti che avrebbero attaccato il cantiere. Quando si parla di roghi che sarebbero di origine dolosa. Quando si parla di lanci di pietre, biglie, bulloni e simili.

Non solo. Dalla homepage, come mostra l’immagine, si invitano gli utenti a osservare i video. Il primo si intitola No Tav, notte di battaglia al presidio. Il secondo si intitola No Tav, scontri nella notte: il video agli infrarossi. A questo punto, l’utente di Repubblica è certo che, finalmente, potrà togliersi ogni dubbio. Vedrà gli scontri, i pericolosi facinorosi che attaccano, la polizia che deve difendersi. Tanto più che sono addirittura girati con telecamere a infrarossi.

E invece niente. Si vedono persone che si avvicinano alle barricate. Presidianti con specchi in mano, che riflettono polizioni e luci della polizia che presidia quello che un giorno dovrebbe diventare un cantiere. Qualcuno che suona una specie di vuvuzela. Si vede la polizia che presidia in tenuta antisommossa. Le reti che rendono il futuro cantiere simile a una fortezza. Nient’altro. Ora. Non è che il sottoscritto voglia per forza mettere in dubbio tutto quel che viene detto a proposito del movimento No Tav. Tuttavia, possiamo almeno convenire su una cosa: i video che dovrebbero dirimere la questione non mostrano proprio nulla di significativo. Anzi, raccontano un’altra storia. E i titoli di Repubblica sono quantomeno ingannevoli.
Ovviamente, gli altri quotidiani online non stanno a guardare.

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Tav in Val di Susa - Appello a Napolitano

pubblicato da Alberto Puliafito

Giorgio Napolitano - Un appello dai No Tav

Tav in Val di Susa. Oltre 150 docenti e ricercatori universitari scrivono un appello al Presidente della Repubblica perché sia proposta una discussione trasparente ed oggettiva sulle motivazioni della “grande opera”. La notizia - perché di questo si tratta - non trova spazio sui quotidiani nazionali, troppo occupati a raccontare di scontri e proteste. Eppure, l’appello è veramente interessante da leggere e ci consente di aprire uno spazio di approfondimento non banale sul tema No Tav

Questo il testo dell’appello:

Onorevole Presidente,
il problema della linea ferroviaria ad alta velocità/alta capacità Torino-Lyon rappresenta per noi, ricercatori e docenti, una questione di metodo sulla quale non è più possibile soprassedere.

Il pluridecennale processo decisionale che ha condotto a questa situazione è stato sempre afflitto da una scarsa considerazione del contesto tecnologico, ambientale ed economico tale da giustificare o meno la razionalità della scelta, data sempre per scontata dal mondo politico, imprenditoriale e dell’informazione, come assoluta fonte di giovamento per il Paese.

Tuttavia è ormai nota una consistente e variegata documentazione scientifica che contraddice alcuni assunti fondamentali a supporto dell’opera e ne sconsiglia nettamente la costruzione, anche alla luce di scenari economici e ambientali futuri del tutto differenti da quelli sui quali, vent’anni fa, si è basato il progetto.

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No Tav - Quando l'informazione diventa velina

pubblicato da Alberto Puliafito

No Tav

Il movimento No Tav è difficile da raccontare, senza dubbio. Perché è un movimento che esiste da oltre 20 anni; perché è un movimento politico, locale ma con impatto a livello nazionale - spesso addirittura trasversale, visto che racchiude in sé anche insospettabili elettori del centrodestra, magari silenti e non attivi -; perché si oppone a un’opera mediaticamente raccontata come necessaria e indifferibile; perché è un movimento, e come tale è facile da demonizzare, secondo una rappresentazione binaria e semplicistica della realtà, che troppo spesso non viene approfondita. Ora, comunque la si pensi sulla questione Tav, è interessante valutare come la stampa italiana rischi di dimostrarsi assolutamente impreparata ad affrontare l’argomento.

Qualche giorno fa, per dire, c’è stato un evento raccontato da molti.
Ci ha pensato Libero, titolandoTav: notte di scontri in Valsusa, assediato per quattro ore il cantiere di Chiomonte.
Ma, su un fronte giornalistico decisamente opposto, arrivava anche Il fatto quotidiano, con il pezzo Tav: guerriglia in Val di Susa, bengala e sassaiole contro la polizia. Molto strano, perché il sito del quotidiano diretto da Antonio Padellaro ha seguito attentamente il movimento No Tav e presentato spesso un racconto un po’ disallineato rispetto ad altre testate.
Stessa musica su Il Messaggero: Tav, notte di scontri in Valsusa - Roghi e sassaiola contro la polizia e persino su Vanity Fair: No Tav, guerriglia nella notte. Probabilmente, stessa musica su tutti i quotidiani online italiani.

La cosa interessante è che ci sono alcuni punti in comune nei quattro pezzi presi ad esempio. Primo: non sono firmati, o sono firmati da Redazione. Secondo: gli attacchi e i contenuti sono pressoché identici. Il che può far supporre due cose: che i fatti si siano svolti realmente così, e che i quattro siti, così diversi per taglio, per target di lettori e per modalità informative, abbiano avuto quattro inviati assolutamente d’accordo sulle dinamiche dei fatti. Il che non spiega perché i pezzi non siano firmati.
Oppure che ci sia stata una sorta di semplice rielaborazione sulla base di un comunicato stampa giunto a tutte le redazioni.

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Ore 12 - "No Tav", i veri nodi da sciogliere ...

pubblicato da Massimo Falcioni

altro
Anche questa brutta storia della guerriglia in Val di Susa va al di là del tema specifico e dei confini territoriali. E’ un classico nodo italiano.

Dominano la confusione e lo schieramento ideologico (dopo quasi 30 anni, nessuno sa esattamente i pro e i contro del progetto), l’inadeguatezza e l’assenza del governo, le speculazioni legate al business, le strumentalizzazioni politiche.

Al fondo di tutto c’è una totale caduta di fiducia della gente nella classe dirigente, ceto politico in primis. Dice uno sfiduciato ma lucido Massimo Cacciari: “Nessuno si sente più rappresentato da nessuno: c’è una crisi sistemica di rappresentanza”.

Questo è il problema. Che non si risolve con i manganelli e i lacrimogeni della polizia, né con gli appelli al senso di responsabilità e all’isolamento dei provocatori e dei violenti. Le BR, come vigliaccamente titola il Giornale, qui non c’entrano niente.

Al di là dei “black bloc”, guerriglieri della globalizzazione senza regole che vanno messi in condizione di non nuocere senza “se” e senza “ma”, ci sono mille giusti e sacrosanti focolai di protesta che, lasciati incancrenire, diventano incubatoi di violenza.

La gente “normale” chiede cose “normali”: a quella gente - la maggioranza degli italiani - va data risposta in un solo modo: affrontando i problemi con gli strumenti della democrazia.

Questo governo, questo bipolarismo, questa seconda Repubblica sono all’altezza delle sfide? I fatti parlano da soli. E mettono anche in evidenza la mancanza di alternativa. E’ un nodo che non si scioglie con un colpo di spada. Bisogna riannodare i fili della politica, cioè rimettere i cittadini al primo posto. Tutto qui.

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Le pagelle del lunedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Giorgio Napolitano: rotta. Voto 8+. Il capo dello Stato non perde la bussola: esprime una “netta condanna” delle violenze rivolte da “gruppi addestrati a pratiche di violenza eversiva”. No tav? Protesta legittima. Ma no pietre.

Matteo Renzi: rottamatore. Voto 7+. Il sindaco di Firenze “rottama” Beppe Grillo che definisce “eroi” i No Tav: “Chi esalta i lanciatori di sassi - ha detto- mi fa schifo: è un teppista, prima si condanna e poi si discute”. Sx divisa.

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No Tav caos. Beppe Grillo: "Siete eroi". Bersani: "Isolare i violenti"

pubblicato da il passator cortese


da StaffGrillo
In Valle di Susa «state facendo una rivoluzione straordinaria, siete tutti eroi, le campane suonano per tutta l’Italia che ci sta guardando attraverso la rete». Lo ha detto Beppe Grillo parlando a centinaia di manifestanti radunati a Chiomonte per la manifestazione No Tav. «La Torino-Lione è la più grande truffa del secolo - ha affermato Grillo - pensare di fare viaggiare le merci a 300 all’ora è roba da anni Settanta, il futuro è fare viaggiare meno le merci, è il regionalismo». Grillo ha poi accusato le forze dell’ordine di usare gas lacrimogeni «che sono proibiti, armi da guerra cancerogene».

Di tutt’altro tono il segretario del Pd che dice no agli equivoci: tutti devono condannare la violenza. «I fatti che avvengono in queste ore in Val di Susa con le forze dell’ordine attaccate violentemente mentre difendono il cantiere, sono allarmanti e assolutamente inaccettabili». Lo afferma il segretario del Pd Pier Luigi Bersani. «Qui non si tratta più di come si fa una ferrovia - aggiunge - Qui si tratta di come funziona una democrazia. Isolare, condannare la violenza e ripudiarne ogni presunta giustificazione è un dovere elementare di tutte le forze politiche e delle persone civili. Su questo concetto non è per noi tollerabile nessun equivoco».

Dal Pd si rincara la dose: «In nessun caso il legittimo dissenso politico deve generare violenza. Quello che è sotto gli occhi di tutti è che in Val Susa ci sono due manifestazioni di dissenso totalmente diverse. C’è un dissenso pacifico e civile pienamente legittimo nei confronti di una decisione che, in tutti casi, è stata presa nelle sedi istituzionali democratiche. Ma vi è una seconda forma di antagonismo, scientificamente violento e concentrato sull’attacco alle forze dell’ordine e degli operai del cantiere della Tav a cui va la nostra solidarietà, che troverà sempre la nostra più totale contrarietà e non potrà e non dovrà mia avere nessuno spazio». Lo afferma Emanuele Fiano, responsabile sicurezza del Pd. «Si tratta - aggiunge - di persone che in realtà non hanno nessun reale interesse nei confronti della popolazione della Val Susa, ma sono semplicemente interessate ad una prova di forza per dimostrare l’esistenza di un antagonismo fondato esclusivamente sulla violenza. Nei confronti di queste forme di antagonismo violento ogni forza politica deve prendere le distanze».

Scontri No-Tav, dove seguirli in diretta

pubblicato da V.

È cominciato tutto all’alba per i manifestanti del presidio in Val di Susa:

Sedici fuochi di artificio sparati alle quattro e mezza di mattina hanno lanciato l’allarme generale tra il migliaio di No Tav presenti alla Maddalena

i blocchi dei manifestanti sulla strada dell’Avanà sono stati sfondati dalla polizia a suon di cariche e lacrimogeni. Per seguire quel che sta succedendo vi consiglio di dare un’occhiata all’hashtag #notav su Twitter, e in particolare i messaggi di di InfoAut, di LeleProx - che inserisce anche link a qualche video: qui il video di Marco Scibona che vedete sopra - e di InfoFreeFlow, che inserisce invece link a una diretta radiofonica. Molto materiale tra foto e video su Youreporter. Naturalmente c’è anche un’informazione più “classica”, diretta web sia su La Stampa che su Repubblica, ma i tre account di Twitter che vi ho segnalato mi sembravano più interessanti per avere materiale crudo.

Vi consiglio caldamente di prendere qualche minuto e guardare i video che ha pubblicato Marco Scibona su Qik, dove le facce dei manifestanti non mi sembra onestamente siano quelle di pericolosi estremisti violenti, ma quelle di persone normalissime in fuga in un bosco da una pioggia di lacrimogeni.

#Notav LA POLIZIA STA SPARANDO GAS LACRIMOGENI ANCHE NEI BOSCHI CONTRO I MANIFESTANTI!

è uno degli ultimi tweet che ho letto. Terremo aggiornato questo post nel corso della mattinata.

Qualche numero che rende l’idea delle forze dell’ordine: mille poliziotti, seicento carabinieri, duecento finanzieri e duecento forestali.

Sono arrivati da mezza Italia. Ci sono agenti dei reparti mobili di Roma, Milano, Napoli, Genova, Padova e Trento e ci sono carabinieri che hanno già esperienza di ordine pubblico. Uomini (e donne) che si sono già trovati in prima fila su fronti caldi come quello dei rifiuti a Napoli, le rivolte di Lampedusa, alcuni stadi di calcio. Da giorni sono arrivati in Piemonte, sparsi in diverse località

Fine degli scontri con feriti, secondo Repubblica Torino:

Le forze dell’ordine, due ore dopo avere forzato il primo sbarramento, sono arrivate sul piazzale della Maddalena di Chiomonte dove fino a poco prima c’erano centinaia di No Tav e hanno occupato l’ area. I manifestanti si sono rifugiati nei boschi e di tanto in tanto esplodono grossi petardi. Tra poco arriveranno i mezzi delle due aziende incaricate di recintare l’area per aprire in tempo utile il cantiere della Torino-Lione

Scrive FreeFlow intorno alle 10:

#Notav il presidio della Maddalena è stato distrutto ma la gente continua a salire verso Chimonte LA PARTITA È ANCORA TUTTA DA GIOCARE!