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Tutti gli articoli con tag nord

La 'ndrangheta alla conquista del Nord. Maxi operazione contro le cosche calabresi

pubblicato da Bruno Marino

“Chi litiga è un uomo morto. È stato un omicidio di due anni più che a rivelare, a certificare la “mutazione genetica” della ‘ndrangheta. Si chiamava Carmelo Novella, detto compare Nuzzo, aveva sessant’anni e il 14 luglio del 2008 viene ammazzato in un bar di San Vittore Olona”

Sembra l’incipit di un romanzo di Carlo Lucarelli, ma è un articolo di Repubblica, che spiega molto bene le conseguenze della maxi operazione anti-‘ndrangheta (coinvolti circa tremila uomini tra carabinieri e poliziotti). L’operazione, coordinata dalle procure antimafia di Reggio Calabria e Milano, ha portato a rivelazioni interessanti (qui sopra un video del Tg3 sulla vicenda).

Primo, la ‘ndrangheta sta creando al suo interno, sulla falsariga di Cosa Nostra, una struttura verticistica. Durante una serie di incontri presso il santuario della Madonna di Polsi, tradizionale punto di ritrovo della ‘ndrangheta, messi sotto osservazione dalle forze dell’ordine, si è assistito a questa mutazione della criminalità organizzata calabrese…

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Zaia va in Veneto. Pronto il cambio all'Agricoltura, che passa al Pdl

pubblicato da Luca Landoni



La riunione di ieri nella casa del Premier Silvio Berlusconi ad Arcore ha sancito quello che ormai appariva certo, e cioè la candidatura alla Regione Veneto di Luca Zaia. Salvo grandi sconvolgimenti l’esponente della Lega Nord andrà così a rimpiazzare Galan su una delle poltrone amministrative più ambite. Cosa farà il presidente uscente è ancora da vedersi, mentre più chiaro sembra il futuro del dicastero.

In seguito agli accordi presi in prima persona da Calderoli con La Russa e altri colonnelli del Pdl, l’Agricoltura passerà di mano. Il principale partito della coalizione di governo potrà così vantare un seggio in più nel CdM, ma soltanto se la Lega vincerà la corsa in entrambe le regioni in cui si candida.

Se infatti il successo veneto appare scontato, ben più dura sarà la partita in Piemonte, e il Carroccio ha voluto così cautelarsi. Ancora aperta (e prematura) invece la questione del nome che succederà eventualmente a Zaia. Ma i candidati non mancano.

Sondaggi: volano la Lega di "governo e di lotta" e l'Udc di "opposizione responsabile". Terremoto in vista?

pubblicato da il passator cortese

Non è la prima volta che succede, in politica. Ma succede.

Non è vero che a guadagnare voti sia il maggior partito al governo, cioè quello che gestisce più potere. Ma non è neppure vero che, sull’altro fronte, sia il maggior partito di opposizione a usufruire elettoralmente dello status di “attaccante”.

A confermarlo sono gli ultimissimi sondaggi per le prossime Europee di giugno: il Pdl fatica a tenere rispetto alle politiche dell’aprile 2008 (oggi ha una forbice fra il 37 e il 40% con più possibilità verso il basso).

E il Pd conferma il trend verso il tracollo (oggi oscilla tra il 22 e il 25%, anche qui con più possibilità verso il basso).

A guadagnarci sarebbero, dalla parte della maggioranza, la Lega Nord (sull’11%, record storico e primo partito in Veneto e forse anche in Lombardia) che toglierebbe voti al Pdl ma anche al Pd; e dalla parte della minoranza, l’Udc (sull’8%) in crescita costante da molte settimane grazie ai voti che toglie al Pd ma anche al Pdl.

Appunto. Come volevasi dimostrare.

L’elettorato sembra voler premiare il partito di governo e di lotta di Umberto Bossi che resta nell’esecutivo ma gestisce bene la propria autonoma identità. Insomma il Senatur abbaia ma non molla la poltrona. Strattona Belusconi ma si guarda bene dallo spezzare la corda.

Specularmente, succede la stessa cosa anche al partito di Casini, che fa una opposizione “responsabile”, selezionando caso per caso e muovendosi di conseguenza. La politica della carota e del bastone dosata su entrambi i fronti.

Anche l’Idv di Di Pietro è in crescita. Qui il discorso è diverso perché l’opposizione dell’ex Pm è intransigente, “ideologicamente” antiberlusconiana. Il bacino dei delusi del Pd è oramai prosciugato e quindi per Di Pietro non ci sono più elettori da “pescare”.

Mentre Bossi e soprattutto Casini hanno potenzialmente (e teoricamente) la possibilità di gettare la rete nel mare del Pdl.

Ci sono ancora più di 90 giorni al voto. E tutto può accadere.

Intervista a Roberto Biorcio, seconda parte: la Lega Nord e la sinistra

pubblicato da Giulio Mattioli

Dopo la prima parte di ieri, dedicata ad esplorare le ragioni del successo della Lega Nord, eccovi la seconda e ultima puntata dell’intervista con Roberto Biorcio, associato di Sociologia presso l’Università di Milano-Bicocca ed esperto di Carroccio. Questa volta ci siamo concentrati più sui rapporti e i parallelismi tra il partito di Bossi e quelli di opposizione.

Abbiamo visto ieri perché il consenso verso la Lega aumenta, nonostante le molte sconfitte per quanto riguarda le politiche a favore del Nord. Se pensiamo invece all’esperienza di governo della sinistra radicale nel periodo 2006-2008 con Prodi, abbiamo un esempio di partiti che hanno pagato un prezzo altissimo per le concessioni fatte al resto della coalizione. Come si spiegano esiti così differenti?
Il parallelo è un po’ ardito. Anche loro l’insuccesso l’hanno avuto principalmente sulle politiche redistributive, che non ci sono state: Prodi ha infatti preferito partire dal risanamento del bilancio, diversamente da Berlusconi che ha cominciato subito con l’abolizione dell’ICI. Va detto che le politiche redistributive sono sempre molto difficili da ottenere, per il peso degli interessi forti. Tuttavia, a differenza della Lega, la sinistra radicale non è riuscita cavalcare con successo neanche delle battaglie sul piano simbolico.

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Intervista a Roberto Biorcio: le ragioni del successo della Lega Nord, tra governo e consenso

pubblicato da Giulio Mattioli

Roberto Biorcio è professore associato di Sociologia Politica all’Università di Milano-Bicocca, ed é stato tra i primissimi in Italia ad occuparsi della Lega Nord, fin dall’inizio degli anni ’90. Avendo io dedicato in questi mesi una serie di post ad esplorare il fenomeno Lega e le sue contraddizioni, ho pensato di discutere con lui alcune delle mie riflessioni.

In questo primo anno di governo la Lega Nord, se escludiamo la questione sicurezza, su cui ha imposto la propria linea, ha dovuto subire anche parecchie sconfitte: Malpensa, Expo 2015, federalismo fiscale che va per le lunghe.. eppure tutti i sondaggi la danno in forte crescita. Com’é possibile?
Bisogna fare una distinzione: un conto sono le politiche di redistribuzione a favore del Nord, che sono solo una parte delle rivendicazioni della Lega; un altro sono i provvedimenti ad alto valore simbolico, come quelli su sicurezza ed immigrati.
Gli insuccessi che indichi tu si riferiscono più al primo filone, alla capacità della Lega di condizionare efficacemente le politiche pubbliche a favore del Nord e di tutelare i suoi interessi. Anche il federalismo dovrebbe essere questo in fondo: un meccanismo per trattenere più risorse fiscali nel settentrione. Tuttavia queste politiche hanno dei vincoli economici rilevanti: e dunque un conto è fare proclami, un altro è intervenire davvero, e avere le risorse per farlo.

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Anche Rifondazione Comunista a caccia dei voti della Lega Nord: i nuovi manifesti elettorali di Varese

pubblicato da Giulio Mattioli


La fondazione di Varese di Rifondazione Comunista ha recentemente affisso in città una serie di manifesti che hanno come unico obiettivo critico la Lega Nord, cui vengono rinfacciate le promesse elettorali non mantenute riguardo a Alitalia, Malpensa e i licenziamenti connessi al ridimensionamento dello scalo varesino.

Sembra essere ormai una mania per l’opposizione, in Lombardia, quella di fare manifesti elettorali di questo tipo: ci avevano già provato nei mesi scorsi l’IdV di Antonio Di Pietro e il PD di Monza e Brianza, copiando addirittura la storica iconografia leghista che vede il Nord rappresentato come una “gallina dalle uova d’oro”.

Questa vicenda ci dice due cose: da un lato è l’emblema del fatto che la Lega è ormai considerata, nella maggiore regione d’Italia, il “partito da battere”, quello che detta a tutti l’agenda della politica. D’altra parte è difficile che questo tipo di propaganda si traduca in una riscossa per i partiti di opposizione: e questo vale in particolar modo per Rifondazione Comunista.

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I manifesti anti-Lega Nord di Rifondazione Comunista, PD e IdV
I manifesti anti-Lega Nord di Rifondazione Comunista, PD e IdV mani I manifesti anti-Lega Nord di Rifondazione Comunista, PD e IdV mani I manifesti anti-Lega Nord di Rifondazione Comunista, PD e IdV mani

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I clochard morti a Milano, quando la politica è senza dignità

pubblicato da davide f.

da flickr, http://www.flickr.com/photos/mayastar/1379699030/, common creativeIn tre giorni a Milano sono morti di freddo quattro senzatetto, e sale a sei il numero delle vittime dall’inizio dell’anno. Vittime dell’ indifferenza comune, e dell’indecenza politica. Accade nella città simbolo del Nord ricco, capoluogo di una regione che produce il 20% del Prodotto Interno Lordo nazionale, la città dell’Expo. Una città politicamente a zero da anni.

Sono anni che Milano sta perdendo l’anima, sotterrata da metri cubi di cemento, parcheggi assurdi, inedia diffusa (come ben documentato dai colleghi di 02) .Con una politica sempre più oppressiva, sempre che non si tratti di decidere il mega stipendio dell’ultimo manager, e sempre più lontana dalle persone. Se sei disoccupato, se non hai abbastanza soldi per un affitto da 600 euro al mese, a Milano sei solo, e rischi di morire nella e di solitudine.

Per chi storce il naso e pensa “alle solite retoriche” diamo qualche cifra, da Repubblica Tito Boeri riporta il censimento di due ricercatrici…

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Da Milano l'allarme crisi: no alla desertificazione industriale

pubblicato da il passator cortese

I dati del crollo della produzione industriale a novembre segnalati dall’Istat (- 12,3% su base annua e – 3,6% nel confronto sui primi undici mesi del 2008) dimostrano chiaramente lo stato di acutizzazione della crisi.

Crisi che non risparmia il Nord del Paese e realtà territoriali come Milano, da sempre locomotiva a livello nazionale e oggi sempre di più strette nella morsa della recessione economica e industriale.

In tal senso è significativo l’allarme lanciato dalla Cgil. “Nel capoluogo lombardo e in tutta la regione c’è il rischio di una vera e propria desertificazione industriale”.

E’ il grido d’allarme del segretario generale della Camera del Lavoro Onorio Rosati che, partendo dal caso della fabbrica Innse presse di via Ribattino (la proprietà a maggio ha chiuso l’attività e i dipendenti continuano a produrre in autogestione), chiede l’intervento concreto delle Istituzioni. Non un intervento formale, tanto per mettere in piedi un “tavolo” di confronto fra le parti.

La proposta dei sindacati è chiara: “Bisogna mettere in sicurezza le realtà industriali che permangono ed evitare che chiudano o che delocalizzino, ed impedire che al loro posto sorgano solo appartamenti e centri commerciali. Altrimenti si rischia la desertificazione industriale”. Appunto.

Ma i partiti, a Milano e non solo, sono impegnati nelle loro beghe interne. Così come le istituzioni sono coinvolte nei “rimpasti”, utili solo alla casta e al rocambolesco giro di poltrone.

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Malpensa, la Lega Nord e la tassa sui permessi di soggiorno: la geniale strategia delle "distrazioni"

pubblicato da Giulio Mattioli

Comunque la si voglia girare, la scelta ormai pressoché definitiva di Alitalia di associarsi ad Air France ed abbandonare Malpensa (che da domani si ritrova con solo 3 collegamenti intercontinentali), costituisce una sconfitta di proporzioni inaudite per la Lega Nord. A voler essere diretti la si potrebbe definire anche in maniera molto più cruda.

Uno smacco tanto più epocale in quanto colpisce la Lega nelle sue principali ragion d’essere: la difesa del Nord, delle sue imprese e della sua competitività economica. Tuttavia del partito di Bossi in questi ultimi giorni si è parlato principalmente per altre ragioni, ovvero per la proposta (poi bocciata dal governo) di una tassa sui permessi di soggiorno e di una fideiussione obbligatoria per gli extracomunitari che vogliano aprire una partita IVA.

A prescindere dal merito degli emendamenti, il tempismo con cui la questione è giunta all’attenzione dell’opinione pubblica è ben più che sospetto, e rivela il genio politico (non ci sono altre parole per definirlo) di Umberto Bossi e compagni. Come afferma infatti Marco Cremonesi sul Corriere della Sera infatti, la tattica leghista è semplice ma efficacissima: lanciare proposte impossibili ma chiare - al limite provocatorie - più per massimizzare il proprio consenso presso l’elettorato che nella realistica speranza di vederle approvate.

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Ore 12 - L'Italia berlusconiana, l'Italia antiberlusconiana

pubblicato da Massimo Falcioni

altroMentre il premier Silvio Berlusconi, per timore di uno strappo di Bossi, mette in cima alle priorità nazionali la riforma del federalismo (persino davanti a quella della giustizia), l’Italia a due velocità avanza (o indietreggia) imperterrita.

E’ infatti un paese spaccato a metà, quello emerso dalla “fotografia” sulla “qualità della vita” scattata da Il Sole 24 Ore. Altro che Paese medio!

Con un nord-centro che tenta (illusoriamente) di viaggiare col treno dell’Europa più avanzata e un sud economicamente, socialmente, culturalmente alla deriva.

Ma oggi il rischio è un altro: che la grande crisi meridionalizzi l’intero paese.

Negli ultimi cinque anni anche il nord ha rallentato la sua corsa e in questi ultimi mesi è sempre più stretto nella morsa della recessione.

Il Sole 24 Ore traccia un quadro significativamente allarmante, dove la crescita economica dell’Italia negli ultimi anni è stata pari a un terzo di quella europea: “Fatto 100 il Pil reale pro capite dell’Europa a 27, le province lombarde passano da 156 nel 2000 a 136 nel 2005, quelle venete da 141 a 124, l’Italia da 117 a 105”.

Numeri che segnano il declino economico (e non solo) di una nazione. Numeri che, quando saranno aggiornati rispetto agli ultimi mesi del 2008 e ai primi mesi del 2009, faranno rizzare i capelli!

In definitiva, una Italia che si sta staccando dall’Europa più avanzata. E dentro l’Italia, un mezzogiorno che invece di ridurre il proprio gap, s’avvita in caduta libera.

Pesano problemi storicamente irrisolti. Ma gli ultimi 15 anni, quelli della cosiddetta seconda Repubblica, sono stati devastanti. Sono i frutti del “berlusconismo”. E anche dell’”antiberlusconismo”.