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Tutti gli articoli con tag obama

Satira: non spariamo “castate”

pubblicato da Ulisse Spinnato Vega

Ma il quarto segreto di Fatima potrebbe riguardare il tesoro nascosto di Angelo Balducci in Vaticano? Questo tesoro esiste o non esiste? Ora i magistrati di Perugia passeranno dalle rogatorie al pellegrinaggio. SchiFatima

Marea nera: persino Obama si è indignato per il rimpallo di colpe tra le società responsabili della piattaforma esplosa. Intanto il petrolio continua a uccidere il mare. Scarica….barile

Federalismo a rischio? Quello demaniale è il primo banco di prova. Troppa fretta? Pesa l’ombra della crisi? La Lega è sempre più nervosa. Ultima…spiaggia

Quattro regioni dietro la lavagna per il debito sanitario. Niente fondi Fas, per adesso, in attesa di un piano convincente di riordino della spesa. Ma i neo-governatori si sono ribellati e torneranno alla carica. Batti il ferro finché è Caldo-ro

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Satira: non spariamo “castate”

pubblicato da Ulisse Spinnato Vega

Nel giorno del predellino, era l’ormai lontano 2007, Fini commentò: “Siamo alle comiche finali”. Ora invece siamo alla frutta e di colazione in colazione, il rapporto tra i co-fondatori del Pdl oscilla fra rotture (quasi) definitive e tentativi disperati di mediazione. Non resta che attendere ciò che accadrà al prossimo pranzo. Le cotiche finali

Il fumo che oscura i cieli d’Europa? In realtà esce dalle orecchie del rabbioso inquilino di Montecitorio. Vul-cane che abbaia non morde

Ormai è un mantra: la Lega vince perché sta sul territorio, visita i mercati, i centri commerciali, va nelle periferie, nei sobborghi, sotto le case popolari. I bossifondi

Obama: “Entro il 2035 faremo andata e ritorno da Marte”. Il Pd accorato: “Non potremmo accelerare i tempi, così ci mandiamo Vendola prima che rischi di farci vincere le prossime Politiche?”. Sputnik nel piatto dove mangi

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Ore 12 - Berlusconi ha il "fiatone". Ma il Pd si illude

pubblicato da Massimo Falcioni

altroIl Pd spera che il cambiamento arrivi in Italia sull’onda dei fatti internazionali. Stavolta è il successo di Obama sulla riforma sanitaria americana e soprattutto la rinascita dei socialisti francesi a far credere possibile una “svolta” Made in Italy.

Già di per sé non convince la saldatura dei due eventi d’oltralpe e d’oltre Oceano. Ancor meno c’entra poi il segnale di un “vento di gauche” nel Belpaese. In Francia la sinistra, al di là dei travagli, c’è e si vede. Dov’è in Italia la sinistra? E come può questo Pidì mettersi una maschera che non è (più) sua?

Il Partito democratico si barcamena con la faccia onesta (e non è poco) e il buon fare di Bersani, ma gira intorno al pero: non ha ancora definito né il suo profilo identitario, né la sua strategia politica e di alleanze. E’ tutt’ora in uno stato “confusionale”.

Spera solo nelle disgrazie altrui: che il Cavaliere venga ingabbiato e travolto dalle beghe giudiziaria, disarcionato dalla Magistratura. Ma così, tutt’al più, il Premier subirà qualche ammaccatura, ma resterà in sella. Ci vuole la politica, il progetto, le idee, il radicamento sociale, il messaggio, le leadership adeguate per chiudere un ciclo e aprirne un altro.

Cos’è, se non l’ammissione di impotenza (di fallimento), la frase di Bersani: “La cacciata di Berlusconi avverrà quando sarà pronta una alternativa”? E’ questo il nodo. Che non lo si risolve con alleanze a geometria variabile adottate dal Pd in queste regionali soprattutto per “convenienza”: vedi l’accordo con l’Udc in Piemonte, con i Radicali nel Lazio e ancora con l’Udc nelle Marche, dopo aver silurato (sciaguratamente?) tutta la sinistra, Sel compresa.

Sono questi i “laboratori politici” da cui far scaturire l’alternativa a Berlusconi e al berlusconismo? Ha ragione chi dice che per vincere ci vuole un argomento migliore da contrapporre, dopo aver confutato gli argomenti dell’avversario. Non pare proprio che il Pd e le opposizioni siano oggi in grado di fare questo salto di qualità.

Stati Uniti, passa la riforma sanitaria: prima grande vittoria di Barack Obama

pubblicato da davide f.

219 sì, 212 no. Sono questi i numeri della prima vera riforma di portata storica di Barack Obama, un cambiamento su cui il presidente stesso si è giocato parte della campagna elettorale e della faccia durante il primo anno di governo. Le parole del presidente sono state molto oneste:

“Questa non è una riforma radicale ma è una grande riforma. Questo è il vero cambiamento”

Non è una riforma radicale, parola così invisa al cittadino americano, come se l’ostilità a questa riforma non fosse stata radicale: bugie a tutto network, attacchi trasversali, addirittura accuse di nazismo. Per cosa? Per una riforma (qui una sintesi) che estenderà a 32 milioni di americani l’assistenza medica, e, questo è il punto, che va a colpire le lobby, potentissime, che guadagnano miliardi ogni anno sulla salute dei cittadini.

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Israele e Stati Uniti: crisi storica dopo il viaggio di Biden a Gerusalemme?

pubblicato da davide f.

da flickr, creative commons

“La più grave crisi degli ultimi 35 anni.”

Così Michael Oren, ambasciatore israeliano a Washington, ha definito il momento di grande tensione tra Israele e Stati Uniti dopo la “Missione Biden”, in cui il vice presidente statunitense si è trovato davanti al nuovo piano del governo Netanyahu, che prevede 1.600 nuovi insediamenti in Cisgiordania e mette a rischio il percorso di pace con i palestinesi. Quale, viene da chiedersi.

Più passa il tempo meno diventa credibile la “presunta volontà” di pace del governo israeliano, più aumentano i nuovi insediamenti in Cisgiordania più appare evidente come gli Stati Uniti abbiano fatto troppo poco in questi ultimi anni e ora non riescano neanche a far valere molto il loro peso sul processo di pace. Di certo Obama per la Palestina ha fatto poco o nulla.

Immagine|Flickr

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Satira: non spariamo “castate”

pubblicato da Ulisse Spinnato Vega

Il premier dice che con meno immigrati diminuiscono i reati. Pare infatti che i marocchini siano specializzati nella frode fiscale, gli ucraini nella creazione di fondi neri, gli egiziani tendano alla corruzione in atti giudiziari, i filippini preferiscano le false fatturazioni e i romeni siano maestri nel falso in bilancio. Buc-arrest

Il Senato vota per la deregulation della caccia. Vince (per il momento) il partito delle doppiette, che ha tradizionalmente ottimi agganci con la politica. Sparano “castate”

Il Cav potrà disporre a piacimento di veline e letterine, ad esempio potrà farle comparire o sparire dalle liste in un batter d’occhio. Ma una donna come la Poli Bortone, una gran donna così non è evidentemente a disposizione di nessuno. “Non mi sVendo(la)”

Obama rilancia la ferrovia negli Usa e punta sull’alta velocità. Scettici i repubblicani: “Parla così perché non conosce il manager italiano Mauro Moretti e il Frecciarossa”. Binario morto

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Oggi va di moda lo Yemen, ma è in Iran che si decide il futuro del mondo

pubblicato da Luca Landoni



Oggi torniamo ad occuparci di politica estera per fare il punto sulla situazione mediorientale, troppo spesso trascurato dalla ristretta visione politica del Belpaese. Gli echi di vari attentati, più o meno riusciti, hanno spinto la presidenza Obama a puntare i fari sullo Yemen, stato misconosciuto - fatte salve le meraviglie architettoniche di Sana’a - e che da un quindicina d’anni riunisce i vecchi Yemen del Nord e del Sud in un’unica repubblica culla suo malgrado (si dice) del terrorismo islamico.

Tutto vero, così come non è escluso che attaccare o bombardare questa estrema frangia meridionale della penisola araba possa ridurre le potenzialità degli attentatori internazionali. Ma per quanto sia apprezzabile benché tardiva la scoperta dello Yemen, credo non sfugga a nessuno che la partita vera sulla sicurezza globale si gioca in Iran.

Molti ottimi commentatori hanno sbraitato negli ultimi mesi sulla passività di Usa e Unione Europea. Vero. Ma cos’hanno proposto come alternativa? Niente; il vuoto pneumatico. Cosa più che ovvia, perché prendersela con chi non fa nulla è facile, facilissimo; proporre il da farsi espone invece a ogni tipo di critiche, specie dai pacifisti a oltranza. E per favore, non mi si venga a parlare di sanzioni. A parte il fatto che contro l’Iran sono pressoché inattuabili, ma poi basta ipocrisie: le sanzioni non hanno mai risolto niente. Sono solo la soluzione comoda per chi non vuole decidere affatto.

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Obama: "Storico accordo sul clima". Ma Greenpeace parla di fiasco totale

pubblicato da Luca Landoni



Ieri vi avevamo anticipato il raggiungimento di un accordo “mutilato” alla conferenza sul clima di Copenaghen, oggi possiamo darvene la conferma. L’arrivo di Obama ha consentito la firma del trattato, ma quella che ci rimane è la sensazione di un contratto monco, stipulato giusto per non uscire dalla convention a mani completamente vuote.

In pratica non si è riusciti a mettere nero su bianco un impegno numerico dei paesi per la riduzione dei gas serra, vera chiave della questione. La decisione a riguardo, sempre con tempo limite il 2020, è stata rimandata all’anno prossimo. Il solo risultato raggiunto dall’assemblea sono i 30 miliardi di dollari di aiuto ai paesi poveri da erogarsi entro il 2012. La cifra prevista inizialmente è stata dunque triplicata, e gli Usa contribuiranno al fondo nella misura di 3,6 miliardi.

Obama ha parlato trionfalmente di «Storico accordo», ponendo enfasi sull’adesione di Cina, India, Brasile e Sudafrica; ma come dicevamo la realtà è che il solo accordo raggiunto prevede l’emissione della cifra di cui sopra per dotare i paesi poveri di “tecnologie verdi”. L’ottimismo di maniera del leader Usa si esplica anche nella dichiarazione successiva, un po’ meno enfatica: «Non è sufficiente per combattere il cambiamento climatico, ma si tratta di un importante primo passo. Nessuna nazione è interamente soddisfatta con tutte le parti dell’accordo. Ma questo è un significativo e storico passo avanti, è una base sulla quale costruire ulteriori progressi».

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Copenaghen: trovato l'accordo sul clima. Due i punti chiave della bozza

pubblicato da Luca Landoni



Una lunga notte di trattative ha portato finalmente a una bozza di accordo grazie alla fondamentale mediazione di Sarkozy. Questa l’eredità di una conferenza intergovernativa sul clima che sarà ricordata più per la feroce battaglia tra Cina e Usa che per le soluzioni concrete adottate.

Il pericolo tuttavia era che l’evento si concludesse in una drammatica bolla di sapone, per cui un accordo per quanto debole è sempre meglio di nulla. Due i punti chiave della bozza, sempre in attesa dell’arrivo di Obama previsto per stamattina.

Punto primo. Contenimento della temperatura entro i due gradi dalla media del periodo pre-industriale. Ancora da stabilire i provvedimenti concreti per arrivare a questo risultato (o meglio per contenere lo sforamento). Il documento parlerà genericamente della riduzione dei gas serra, ma su questo sarà prevedibile il rinfocolamento della solita guerra tra la Cina in ascesa e i paesi occidentali.

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Ore 12 - Dopo Bonn, tocca alla piazza di Milano. Berlusconi verso il voto/referendum

pubblicato da Massimo Falcioni

altroIl cerchio si chiuderà dopodomani domenica 13 dicembre, con la manifestazione del Pdl a Milano.

Sarà la prova di forza del Cavaliere, forse l’ultima adunata prima della chiamata anticipate alle urne, per tentare il plebiscito/referendum fasullo.

Si chiude la fase del partito del “predellino” e si entra (questo l’obiettivo del Premier) nell’ultimo miglio per dare corso all’era dell’Italia “presidenzialista” firmata Silvio Berlusconi.

Non la “grande” Italia, sull’onda dell’America nuova, aperta, democratica e liberale dello Zio Sam, alias Obama l’”abbronzato”, ma un Ducato vintage, alla mercè di un sultano brianzolo, Zio Paperone “montato” e “spompato”, che grida e minaccia emulando “caudilli” d’altri tempi e d’altri posti, poi diventati marionette patetiche.

Adesso l’Italia vive sul filo fra la farsa e la tragedia.

L’irresponsabilità di Bossi e di quasi tutto il Pdl (grave il silenzio del presidente del Senato Schifani) nell’accodarsi al “delirio” del Premier dovrà presto misurarsi con le conseguenze politiche e sociali delle prossime settimane.

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