
Ogni tanto qualche notizia viene fuori dalla galassia comunista. Dopo la tragica esclusione dal Parlamento del 2008 i comunisti duri e puri hanno perso sempre di più importanza nel panorama politico italiano. A parte qualche uscita demagogica e un po’ di antiberlusconismo per farsi sentire, raramente si sentono novità rilevanti dalla sinistra estrema.
Ma ora è il momento della nascita (o rinascita) di un’aggregazione di partiti: Federazione della Sinistra. Ne fanno parte Prc-Se di Paolo Ferrero, Pdci di Oliviero Diliberto, ‘Socialismo 2000′ di Salvi e ‘Lavoro e Solidarieta” di Patta. A parte gli ultimi 2 movimenti che sulla carta non hanno manco mezzo voto, in pratica si può dire che si chiude definitivamente la divisione tra i comunisti più radicali. Le parole d’ordine sono sempre le stesse
È tempo di smetterla con le divisioni a sinistra. Parte un processo costituente aperto a tutti. In piazza al No B day ci saremo, con le nostre bandiere. Non temiamo la concorrenza di Di Pietro. Abbiamo solo paura di quando la sinistra non c’è, siamo ben contenti quando c’è sovraffollamento, pensiamo che se si radicalizza l’opposizione è un bene. Escludere i comunisti dalle istituzioni significa escludere tutti quegli italiani che sono contro la guerra
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Ha agito in violazione dell’articolo 9 dello Statuto che regola la vita interna e la democrazia di Partito secondo il principio del centralismo democratico. Questa conclusione non è tratta da un discorso di Togliatti del 1947, ma dalla decisione della Commissione Nazionale di Garanzia del Partito dei Comunisti Italiani con cui viene decretata l’espulsione di Marco Rizzo.
L’allontanamento dell’ex dirigente del Pdci viene così motivato: Marco Rizzo non solo si è astenuto dallo svolgere la campagna elettorale per le Elezioni Europee a sostegno della lista Comunista (di cui il PdCI faceva parte con Rifondazione Comunista e Socialismo 2000), ma ha finanche dato indirizzo di voto diverso da come deciso negli organismi dirigenti del Partito; nella maggiorparte dei casi invitando a votare candidati di altre liste concorrenti a quella unitaria dei Comunisti (Italia dei Valori in primis, ed anche Partito Comunista dei Lavoratori e Sinistra e Libertà), in particolare sostenendo Gianni Vattimo (candidato nelle liste dell’Italia dei Valori), ed in certi casi dando indicazione di voto contro il nostro Segretario nazionale.
Sarebbe emerso in maniera inequivoca come negli ultimi anni di vita del Partito, in modo continuativo Marco Rizzo abbia perseguito obiettivi strategici diversi da quelli decisi ed approvati negli organismi del PdCI, di cui esso stesso faceva parte, comportamenti che esulavano dal libero dibattito e dal confronto politico tra compagni, ma erano protesi al frazionismo interno.
Si conclude così lo scontro tra Rizzo e il segretario nazionale del Partito, con Oliviero Diliberto che elimina un nemico interno che non ha rispettato il centralismo democratico ed ha fatto addirittura frazionismo interno…
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Non che l’argomento Fiat non rivesta una certa importanza nello scacchiere politico-economico attuale, ma francamente dagli autori ci saremmo aspettati una scelta tematica differente. Sarà stato per smarcarsi una volta tanto da Ballarò che invece Santoro & Co. hanno optato per occuparsi delle manovre di Marchionne piuttosto che di immigrazione o ricostruzione d’Abruzzo.
La Fiat, un’azienda che pochi anni fa era a un passo dalla vendita, oggi sbarca in America e compra la Chrysler, mentre in Germania è a un passo dall’acquisto della Opel, il prestigioso marchio europeo controllato dalla General Motors. Il piano Marchionne ha portato la Fiat al centro dello scenario economico mondiale. L’indebitamento della Fiat consente un’operazione di questa portata? Gli aiuti di Stato al settore dell’auto nei paesi dove la Fiat compra, Germania e Stati Uniti, sono la ragione dell’operazione? Gli stabilimenti italiani della Fiat, come Pomigliano d’Arco e Termini Imerese, rischiano la chiusura? La Fiat è da sempre della famiglia Agnelli. Sarà ancora così o di fatto l’azienda torinese sta uscendo dall’Italia?
La puntata avrà per titolo Mi gioco la Fiat, un titolo - come recita il comunicato - che fa esplicitamente riferimento alla fama di Marchionne non solo come manager, ma anche come grande giocatore di poker. Ospiti: il viceministro alle Infrastrutture Roberto Castelli, il responsabile economico del Pd Pierluigi Bersani, Oliviero Diliberto di Lista Comunista, il giornalista Gianni Dragoni del Sole 24 ore e il vicepresidente di Confindustria Alberto Bombassei.
Si preannuncia interessante e vagamente inconsueta la puntata serale di Ballarò, per una volta libera dai temi obbligati delle ultime settimane come la crisi economica e il terremoto.
Si parlerà infatti dei temi eterni dell’uomo come Libertà, uguaglianza e solidarietà nella società moderna. Ospiti in studio con Giovanni Floris saranno il ministro dei beni culturali Sandro Bondi, il candidato del Pd alle europee e volto noto dei Tg Rai David Sassoli, il leader del Pdci Oliviero Diliberto, Carolina Lussana della Lega Nord (un bel peperino, vedrete), il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni, il politologo francese Marc Lazar, l’economista Michele Boldrin e l’imprenditore Roger Abravanel. In apertura la consueta copertina satirica di Maurizio Crozza.
PolisBlog seguirà in diretta la trasmissione con il nostro Marco Paganini. Appuntamento su Rai3 alle 21.05
La premessa è questa: quando nelle sezioni del Pci un compagno si permetteva di criticare l’Urss, veniva subito zittito: “E allora, in America?”.
In gergo era la linea dello “storicismo”: essendoci il nemico, tutte le nefandezze del comunismo erano accettate perché considerate “necessarie”, quando non “indispensabili”. E’ così che l’Urss non c’è più, che il Pci pure.
Questo per dire che se si parla di Caio, di Caio bisogna parlare. E se si critica Caio, non significa che si difende Tizio. Chiaro?
Oggi parliamo dei due comunisti (si fa per dire), Oliviero Diliberto (il fascinoso, onesto, prof snob) e Paolo Ferrero (finto burbero, ex ministro inchiodato alla poltrona del governo Prodi), i cui partiti comunisti si sono riuniti (dopo nuove divisioni) per poter superare il muro del 4% alle elezioni europee.
Illuminante, per comprendere di che pasta sono fatti i due capi rossi, è il giudizio sui sequestri dei manager.
Il segretario del Pdci: “Io comprendo che li fa”. E Ferrero: “Io se fossi un licenziato, sequestrerei personalmente i manager”. E’ esattamente l’opposto del comunismo di Gramsci, Togliatti, Berlinguer ecc ecc. Ai tempi di Enrico Berlinguer e di Luciano Lama, i due che invitano ai sequestri e quindi alla violenza, sarebbero stati cacciati “democraticamente”.
Scrive Peppino Caldarola: “Questi leader falliti, in pantofole e sigaro in bocca, non hanno un grande seguito”. Già.
Il grande seguito ce l’ha Silvio Berlusconi. Che grazie (anche) ai Ferrero e ai Diliberto è diventato il Caimano. Avanti popolo!
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Ci scuserete il titolo di stampo calcistico, ma il colpo è comunque di quelli a effetto. La nota astrofisica Margherita Hack, resa popolare da innumerevoli interviste e partecipazioni televisive, si candiderà alle Europee nella lista unitaria Comunisti Italiani - Rifondazione comunista.
L’annuncio è stato dato dal leader Pdci Oliviero Diliberto durante il convegno sulla questione settentrionale svoltosi sabato a Verona; happening cui partecipava anche la Hack, la quale non si è lasciata sfuggire l’occasione per polemizzare pesantemente con lo “scissionista” Nichi Vendola.
“C’era proprio bisogno che Vendola e Verdi andassero da soli alle elezioni col rischio di restare fuori dal Parlamento europeo?” - si è domandata la nota scienziata nel corso del suo intervento.
Aggiungendo di augurarsi di portare un contributo alla causa comunista in Europa.
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A volta ritornano. E tornano per riproporre pari pari quello che avevano proposto prima. E che era stato rifiutato e bocciato. Democraticamente.
A bussare è Oliviero Diliberto, l’intrigante e colto giurista di buone maniere, rispuntare come la mimosa di marzo e rilanciare l’idea della … “falce e martello”.
Esce dal letargo, il segretario “extraparlamentare” dei comunisti italiani e confessa: “Rivogliamo la falce e martello. Ci manca, manca ai lavoratori di questo Paese. Non sono pazzo. Mi basterebbe dar vita a un partito di media dimensione, come la Rifondazione degli anni ‘90”.
Oliviero è “figlio” della storia, è nato nell’ottobre del 1956: pochi giorni dopo, l’8 novembre, i carri armati russi e i servizi segreti ungheresi coprivano di sangue Budapest e di vergogna il comunismo mondiale.
Oliviero non se lo ricorda. Anzi si ricorda di Togliatti che non si vergognò di appoggiare e ringraziare l’invasore sovietico e non si tolse il cappello di fronte ai martiri di Budapest.
Di illusioni si può vivere. E si può anche (fare) morire. Peccato che a rimetterci (anche le penne) siano sempre gli altri. Non solo a Budapest.
Ma dategliela ad Oliviero, questa falce e martello! Non sa usarli? Allora diamogli finalmente una vanga.
In fondo, Oliviero è brava persona. Come tanti suoi “compagni” di fede prima di prendere il potere (con la forza).
Così qui ci tocca tenere il Cavaliere. Tante grazie Oliviero. E auguri per il nuovo partito con la falce e martello. Su fondo rosso.
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È passata quasi sotto silenzio la dichiarazione rilasciata dal leader Pd Walter Veltroni al Corriere della Sera. Piccato per le manifestazioni di protesta di ieri, culminate nel volantino liberamente ispirato al film Totò Truffa, il “capo” dell’opposizione ha svelato un retroscena che inchioderebbe proprio quel Franco Giordano che è stato uno dei più critici in merito al provvedimento votato nella serata di ieri. Ricordiamo che ai tempi Giordano era il segretario di Rc.
«Ho letto le ultime dichiarazioni di Giordano che accusa il Pd di aver siglato un accordo su una legge “salva Walter”. Ma si dà il caso che proprio Giordano fosse venuto nella mia stanza al Pd, insieme ad altri, a chiedermi di lavorare per l’introduzione della soglia di sbarramento al 4 per cento, dicendomi che loro non potevano dirlo pubblicamente. Poi, ora che c’è stata la scissione in Rifondazione dicono il contrario».
Ciò proverebbe che l’acqua calda esiste, ovvero che una legge può ottenere o perdere lo status di “truffa” a seconda delle convenienze contingenti delle singole forze politiche. Fatti salvi i due principali partiti, ovviamente, che possono permettersi una certa aria di superiorità dal momento che il problema non li tange; anzi, li favorisce. A proposito di questo, proviamo a dipingere uno scenario possibile, vedendo come la novità potrebbe toccare i singoli partiti.
Squillino le trombe, rullino i tamburi. Dopo le tanto celebrate televisioni sorelle (o per meglio dire sorellastre) del Partito Democratico, è in arrivo anche la cugina d’oltrecortina, se mi passate la battutaccia, che farà riferimento alla frazione comunista del Pdci. Questo l’annuncio del segretario Oliviero Diliberto, prontamente ripreso dal Giornale che, si sa, in queste cose ci sguazza.
«Pdcitv metterà in rete le informazioni, le iniziative e i dibattiti dei comunisti - ha dichiarato Diliberto - Sarà però una voce indipendente, una rarità nel panorama desolante dell’informazione italiana»
Ipse dixit. Ricordiamo che la via era stata aperta da Walter Veltroni, che per una volta, bisogna riconoscerglielo, con Youdem è arrivato prima degli altri. A meno di considerare la TV delle Libertà di Michela Vittoria Brambilla, d’accordo, ma visto il suo fallimento siamo autorizzati a depennarla dal casting per impersonificare il capostipite. Infierire su Walterone sarebbe troppo crudele. Poi venne l’annuncio di Redtv, canale “antagonista” dalemiano, ed ora questo.
Pare che il nuovo canale si proponga di seguire la vita politica del segretario e dei principali dirigenti del partito, senza disdegnare l’invio di materiale audiovisivo da parte dei militanti, sulla scorta di ciò che già avviene su YouTube.com/pdcinazionale. Buon divertimento!
Cosa avrà risvegliato Grendel? Nel “Beowulf” di Zemeckis a ridestare il sonno del crudele troll ci ha pensato un party particolarmente rumoroso in corso nella reggia di Heorot. Nella politica italiana, invece, a far balzare nuovamente sulle agenzie il nome del leader del Pdci, Oliviero Diliberto, è una kermesse calabrese dalla quale il professore di diritto romano annuncia che è necessario rimettere insieme i comunisti: “Ritengo che dobbiamo far cessare la separazione di dieci anni fa – dice - e tornare insieme in un unico partito, noi e Rifondazione”.
Ma “comunismo” non era “una parola indicibile”? Il copyright di una simile perla è tutto dell’ex presidente della Camera Fausto Bertinotti che, intervistato nei giorni scorsi da Vespa per il suo nuovo libro ha spiegato: “Se fermi qualcuno per strada e gli dici: io sono comunista, quello non ti capisce”. E allora quali sono i presupposti per un nuovo progetto unitario che leghi le due frange della sinistra radicale? Per Diliberto, in sostanza, “c’é bisogno di un Partito comunista perché non c’é nessun altro che fa opposizione al governo Berlusconi”. Soprattutto sul piano sociale.
E Di Pietro? Casini? Veltroni? Tutti vassalli del Premier? Scopri così che il leader del Pdci ha pensato bene a tutto e ha obiettivi ambiziosi: “I rapporti tra un nuovo Partito comunista (che riunisca Pdci e Prc) ed il Pd, - chiarisce - saranno possibili solo dopo la sconfitta dell’attuale gruppo dirigente del Partito democratico”. Il demonio, insomma, è Walter Veltroni, reo di aver causato “una sconfitta di portata storica” per la Sinistra L’Arcobaleno, messa all’angolo da una semplificazione partitica che ha ridotto, di fatto, lo scontro elettorale, a due sole forze politiche: Pd e Pdl.
Ma un nuovo Pci - fa capire il nostro Diliberto-Grendel - è possibile. Certo, dopo che Walter avrà ripreso la via per l’Africa. Eppure, col consenso che si ritrova al momento (i sondaggi danno il Pd in caduta libera e la colpa non è certo di Parisi), i tempi di attesa non dovrebbero essere poi così lunghi.