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E Diliberto sogna un nuovo Pci

pubblicato da fc

Cosa avrà risvegliato Grendel? Nel “Beowulf” di Zemeckis a ridestare il sonno del crudele troll ci ha pensato un party particolarmente rumoroso in corso nella reggia di Heorot. Nella politica italiana, invece, a far balzare nuovamente sulle agenzie il nome del leader del Pdci, Oliviero Diliberto, è una kermesse calabrese dalla quale il professore di diritto romano annuncia che è necessario rimettere insieme i comunisti: “Ritengo che dobbiamo far cessare la separazione di dieci anni fa – dice - e tornare insieme in un unico partito, noi e Rifondazione”.

Ma “comunismo” non era “una parola indicibile”? Il copyright di una simile perla è tutto dell’ex presidente della Camera Fausto Bertinotti che, intervistato nei giorni scorsi da Vespa per il suo nuovo libro ha spiegato: “Se fermi qualcuno per strada e gli dici: io sono comunista, quello non ti capisce”. E allora quali sono i presupposti per un nuovo progetto unitario che leghi le due frange della sinistra radicale? Per Diliberto, in sostanza, “c’é bisogno di un Partito comunista perché non c’é nessun altro che fa opposizione al governo Berlusconi”. Soprattutto sul piano sociale.

E Di Pietro? Casini? Veltroni? Tutti vassalli del Premier? Scopri così che il leader del Pdci ha pensato bene a tutto e ha obiettivi ambiziosi: “I rapporti tra un nuovo Partito comunista (che riunisca Pdci e Prc) ed il Pd, - chiarisce - saranno possibili solo dopo la sconfitta dell’attuale gruppo dirigente del Partito democratico”. Il demonio, insomma, è Walter Veltroni, reo di aver causato “una sconfitta di portata storica” per la Sinistra L’Arcobaleno, messa all’angolo da una semplificazione partitica che ha ridotto, di fatto, lo scontro elettorale, a due sole forze politiche: Pd e Pdl.

Ma un nuovo Pci - fa capire il nostro Diliberto-Grendel - è possibile. Certo, dopo che Walter avrà ripreso la via per l’Africa. Eppure, col consenso che si ritrova al momento (i sondaggi danno il Pd in caduta libera e la colpa non è certo di Parisi), i tempi di attesa non dovrebbero essere poi così lunghi.

Le pagelle del lunedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Umberto Bossi: repetita juvant. Voto – 9. Non è una novità ma fa sempre un certo effetto ascoltare il Senatur: “Non dobbiamo più essere schiavi di Roma. L’inno dice che l’Italia è schiava di Roma … , toh! Dico io”. E leva il dito medio contro l’inno. “Dobbiamo lottare contro la canaglia centralista. E’ il momento di farla finita”. Lega di lotta e di governo. Imbarazzo e polemiche. Bossi super combattivo o la solita sparata per coprire il cedimento della Lega sulla giustizia e l’immunità ad uso e consumo del patron Berlusconi?
Oliviero Diliberto: rosso antico. Voto – 9. Nel disinteresse generale si è “consumato” a Salsomaggiore il congresso del Pdci. La querelle stavolta non si è avuta sulla “via italiana al socialismo” ma sul “rosso”. Non del colore del simbolo ma del … vino. Diliberto, sardo ed ex deputato eletto in Emilia Romagna e rieletto segretario del partito, aveva criticato il Lambrusco: “Ottimo ma il Cannonau è decisamente migliore”. Così si chiude la guerra del “rosso”. In nome del “centralismo democratico”, riesumato per vietare le correnti e riallacciarsi alla cultura marxista-leninista. Lenin: “Un passo avanti, due passi indietro”.

No Cav Day: tutti i volti dei girotondi

pubblicato da Luca Landoni



Una giornata pesantissima volge al termine, tra accuse, contro-accuse, querele annunciate e insulti di vario genere. Ieri in piazza Navona è andata in scena una feroce contestazione al governo, ma più ancora al sistema, e all’opposizione “alla camomilla” del Partito Democratico veltroniano.

E allora vediamo un po’ i volti della protesta.

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