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Torna la classe differenziale grazie a Mariastella Gelmini

pubblicato da giovanni molaschi in: L'Italia fa schifo Popolo delle Libertà PDL



Per capire quanto il commento di Mariastella Gelmini, sulle manifestazioni studentesche organizzate ieri, fosse poco pertinente è sufficiente riflettere su cosa è stato ripristinato grazie ai tagli che l’attuale Governo ha fatto.

A causa dell’assenza degli insegnanti di sostegno sono ricomparse nelle scuole italiane le classe differenziali destinate agli alunni portatori di handicap. Poco importa se così facendo tutti gli studenti non imparino cosa ad integrarsi in una società nella quale tutti hanno diritto di vivere.

Se davvero, come sostiene il Ministro, le persone scese in piazza ieri non rappresentano gli studenti italiani per garantire a tutti il diritto allo studio devono manifestare anche i bambini con problemi fisici? Possibile che non ci siano adulti all’altezza di questa nuova generazione?

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Chi manifesta arriva dai centri sociali, Mariastella Gelmini come Renato Brunetta

pubblicato da giovanni molaschi in: Popolo delle Libertà PDL Renato Brunetta



Il Ministro della Pubblica Istruzione manderà il proprio primogenito, la cui nascita è prevista in primavera, alle scuole pubbliche. O a quelle private? Il dubbio sul quale l’esponente del Popolo della Libertà non ha ancora risposto è lecito oggi più che mai.

Ieri più di 150mila studenti, di 50 città italiane diverse, hanno manifestato nuovamente contro il Ministro. E la relativa riforma. Lo hanno fatto nello stesso giorno in cui in tutto il mondo si celebrava il diritto allo studio.

Come da prassi alcune manifestazioni sono state terminate con degli scontri figli, secondo Mariastella Gelmini, dei sostenitori dei centri sociali.

“I centri sociali – ha dichiarato il Ministro - non rappresentano gli studenti italiani.

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Le pagelle del venerdì

pubblicato da Massimo Falcioni in: La pagella del giorno

Silvio Berlusconi: fava e piccioni. Voto +8. Abile, come sempre, il Cavaliere che aggira e fa sue le preoccupazioni dei 170 “rivoltosi” del Pdl sulle norme anti clandestini, “scaricando” la Lega, sconfessando i propri colonnelli, riaffermando il “qui comando io”. Più piccioni con una fava.

Renato Brunetta: guerrigliero mignon. Voto – 9. Cosa non si fa (e non si dice) nella foga di superarsi! “Gli studenti dell’Onda sono guerriglieri –ringhia il ministro - e come tali vanni trattati”. Replica l’Udu: “L’unico guerrigliero è Brunetta”. Brunetta, il mini “Che” senza barba.

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Stasera ad Annozero: parentopoli e baronie universitarie. I casi di Messina e Cosenza

pubblicato da Luca Landoni in: Stasera in TV

Questa sera ad Annozero si torna a parlare di scuola e istruzione, puntando i fari sulle baronie e le logiche parentali che affliggono il mondo universitario italiano. In particolare gli atenei di Messina e Cosenza saranno al centro dell’inchiesta di Michele Santoro, visti i recenti fatti giudiziari che li hanno coinvolti.

Gli studenti dell’Onda in questi giorni hanno avanzato le loro proposte per uscire dalla logica di parentopoli che regna nelle Università, dove il familismo sembra il metodo più sicuro e più efficace per fare carriera o per vincere un concorso. Il programma di Michele Santoro sarà dedicato proprio al futuro dei giovani e alla difficoltà di superare la logica parentale, ascoltando le proposte degli studenti. L’inchiesta avrà al centro l’Università di Messina, mentre Sandro Ruotolo darà voce agli studenti di Cosenza.

La puntata, dal titolo Il futuro che mi merito, vedrà ospiti in studio Luca Barbareschi del Pdl, l’architetto Massimiliano Fuksas e il professor Roberto Perotti, dell’Università Bocconi di Milano, oltre naturalmente a Marco Travaglio.

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Riforma Gelmini: l'autoriforma dell'Onda parte terza. La didattica

pubblicato da Luca Landoni in: Big Picture: tutto su...

Concludiamo il nostro viaggio nella proposta di autoriforma dell’Onda studentesca con il terzo e ultimo documento: la Didattica. Ricordo che ieri abbiamo affrontato il Diritto allo studio e la Ricerca, sempre utilizzando come fonti primarie i documenti espressi dal movimento nella maratona assembleare svoltasi alla Sapienza nei giorni scorsi.

La didattica, dicevamo. In realtà il comunicato che se ne occupa consta di due sole pagine, segno che non c’era poi tanto da dire se teniamo conto che buona parte della prima è occupato da uno sfoggio di retorica più simile a uno sproloquio che a una presa di posizione. Mi spiace doverlo dire, non vorrei apparire spocchioso, ma le parole sono importanti come ha detto giustamente qualcuno molto più ferrato di me, e se già eravamo inorriditi di fronte alla frase introduttiva “l’assemblea è stata partecipata”, che cosa dovremmo pensare di fronte a concetti come:

“Al tempo stesso queste differenze e pluralità attestano tanto l’inevitabilità di contestualizzare queste riarticolazioni a contesti specifici…”.

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Riforma Gelmini: l'autoriforma dell'Onda parte seconda. La ricerca

pubblicato da Luca Landoni in: Big Picture: tutto su...


Continuiamo il nostro viaggio attraverso l’autoriforma dell’Onda studentesca analizzando la parte riguardante la ricerca. Il documento si apre con una pagina di generiche manifestazioni d’intenti che possiamo sintetizzare in superamento del modello 3+2 imposto dalla vecchia Riforma Moratti e adesione dell’Onda allo sciopero generale del 12 dicembre. Il resto è molto simile ai temi del Diritto allo studio, anche se qui viene fatto riferimento alla più specifica Legge 30. Vediamo le proposte concrete, suddivise in 10 punti che esamineremo uno per uno.

Punto 1. La ricerca non deve seguire logiche di mercato ma essere libera e indipendente (cioè finanziata dallo stato). Si fa poi appello all’innalzamento delle risorse al 3% del Pil, rispetto all’1% attuale, come previsto dal Trattato di Lisbona, parte su cui siamo ovviamente d’accordo anche se appare arduo stornare quelle risorse da un altro capitolo di spesa, perché i soldi non si fabbricano e da qualche parte bisognerà pur prenderli.

Punto 2. Si chiede l’introduzione di un nuovo criterio per valutare la qualità delle università e l’autonomia della ricerca. Un criterio diverso dal numero di brevetti o di pubblicazioni. D’accordissimo, ma purtroppo non si spiega come fare concretamente.

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Riforma Gelmini: l'autoriforma dell'Onda parte prima. Il diritto allo studio

pubblicato da Luca Landoni in: Big Picture: tutto su...

Da più parti l’Onda studentesca che si oppone alla Riforma Gelmini e dell’università in generale, è stata accusata di voler solo distruggere e non costruire. Se ciò poteva essere vero in passato, ora sicuramente non lo è più. Il sito di riferimento degli studenti in lotta,ateneinrivolta.org, ha infatti pubblicato oltre al video di cui sopra un documento articolato, scaturito dal cosiddetto workshop svoltosi alla Sapienza di Roma.

La proposta è organizzata in tre diversi file, denominati Il diritto allo studio, Ricerca e Didattica. E’ nostra intenzione analizzarli tutti e tre senza alcuna preclusione, al fine di consentire ai lettori di farsi un’idea libera e indipendente, al di là delle posizioni di chi scrive. Cominciamo dal primo file.

Il diritto allo studio. Al di là dell’esordio drammatico (”Il workshop di ieri è stato partecipato da circa un migliaio di persone”, viva l’italiano), siamo di fronte a un vero manifesto programmatico che cerca di dare una risposta alla crisi e di spiegare le scelte successive. Il punto di partenza è il curioso motto “noi la crisi non la paghiamo”; curioso perché nessuna categoria la vuole pagare ma qualcuno dovrà pur farlo, anzi possibilmente tutti in misura eguale, anche se siamo d’accordo sul fatto che questa sia un’utopia.

Chiarito che anche il centro-sinistra ha contribuito allo “smantellamento dell’istruzione e della ricerca”, si accusa tuttavia il governo di nascondere una matrice ideologica dietro la logica dei tagli ex-legge 133. L’ideologia in questione non è ben chiarita, ma l’accenno velato è presumibimente rivolto alla privatizzazione indotta. In seguito si torna sul vecchio cavallo di battaglia della liberalizzazione dei corsi e riduzione delle tasse universitarie, secondo il motto “la crisi la paghino le banche, le imprese, i governi e i baroni”.

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