Roma, ore 17. L’Aula ha appena terminato di votare il decreto sicurezza, quando il Presidente del consiglio attorniato da una muta di cronisti parlamentari, rilascia le seguenti dichiarazioni: “C’è un’agenzia Onu in Libia. Chi ha i requisiti per essere accolto da noi basta che si presenti lì.” Per poi aggiungere: “Siamo in linea totale con le direttive europee, il diritto internazionale e la legge italiana.”
Abbiamo dunque le prove che Berlusconi è un assiduo lettore delle nostre pagine, dove ieri scrivevamo:
Serve quindi un sistema che consenta di giungere a questa soluzione prima ancora che gli immigrati partano dalla Libia, per evitare i problemi di cui sopra. Tutto ciò si può realizzare facilmente, cooperando con le autorità del paese africano, per esempio installando degli uffici di funzionari di nazionalità mista presso i centro di accoglienza libici. Questo è il progetto che l’Unione europea può aiutare a realizzare, smistando gli aventi diritto in tutti i paesi aderenti direttamente dal paese di raccolta.

Centinaia di civili sono stati uccisi nell’offensiva lanciata dall’esercito cingalese contro i ribelli delle Tigri Tamil. Secondo la Croce rossa Internazionale e il personale sanitario, almeno 500 persone sono morte e 1.212 sono rimaste ferite in una serie di attacchi sabato notte. Se le cifre sono esatte si tratterebbe del giorno più sanguinoso da quando il governo ha lanciato la sua campagna militare per eliminare i ribelli delle Tigri Tamil in Sri Lanka.
Di poco fa l’ennesima tragica notizia confermata dall’Onu: il bombardamento sull’ospedale da campo di Mullivaikal, l’unico attivo nella ‘Safe Zone’, il piccolo tratto di costa, nel nord-est dell’isola, dove migliaia di civili tamil sono intrappolati nei feroci combattimenti tra esercito governativo e ribelli delle Tigri tamil (Ltte). Qui un video dal Guardian della situazione da fine del mondo.
Sono almeno 50mila i civili intrappolati nella zona degli scontri. Il conflitto tra le Tigri e il governo di Colombo, dal 1983 a oggi, ha causato la morte di almeno 70mila persone. La comunità internazionale nel frattempo è “distratta” e nicchia.
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Lega Nord 1: cannoniere contro canotti. Voto – 9. Il ministro Maroni mostra i muscoli e rispedisce in Libia i 227 naufraghi soccorsi nel Canale di Sicilia. Protestano Onu, Chiesa, organizzazioni umanitarie, opposizioni. Cancellati 60 anni di diritti umanitari. Forti solo coi deboli.
Lega Nord 2: apartheid meneghina. Voto – 9. Il deputato leghista Matteo Salvini vuole “carrozze metro per soli milanesi e altri vagoni solo per extracomunitari”. E il Carroccio acconsente. Perché non mettere stelle sul petto di diversi colori a seconda della razza? Doppia vergogna.

Si è aperta da due giorni la Conferenza Onu sulle droghe a Vienna, dove gli organismi internazionali per una settimana faranno il punto della situazione nella lotta al narcotraffico. Primo dato di fatto: decenni di proibizionismo non hanno portato a nulla, anzi, il consumo di droghe aumenta costantemente, soprattutto della cocaina, vero e proprio “oro bianco”.
I dieci anni di Bush sono l’esempio più lampante di come non serva a nulla buttare soldi nella lotta al narcotraffico senza una strategia credibile e approfondita. Cosa può servire bombardare le piantagioni in Colombia se il il consumo in Occidente cresce esponenzialmente? L’uso di cocaina è andato costantemente aumentando in Europa e negli Stati Uniti, e di conseguenza, in America Latina la produzione è aumentata del 16 percento. Per una rotta che viene chiusa se ne aprono altre cinque.
Continua a leggere: Conferenza Onu sulle droghe a Vienna: cambio di rotta?

10 dicembre 1948, una giornata storica per l’umanità. L’Onu vota la Dichiarazione dei diritti per l’uomo: trenta articoli per affermare i diritti e la dignità di ogni essere umano. Partendo dal primo : “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”.
E il secondo, diviso in due parti: “1. Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciati nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione. 2. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del Paese o del territorio cui una persona appartiene, sia che tale Paese o territorio sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi altra limitazione di sovranità”.
“L’attuale incertezza economica rende la lotta alla povertà ancora più necessaria e importante. L’incremento del costo del cibo e dei combustibili e la crisi finanziaria globale stanno minacciando di far regredire i progressi finora fatti in molte parti del mondo per ridurre la povertà e la fame. Si stima che 100 milioni di persone sono adesso a rischio di povertà”.
E’ l’ennesimo allarme lanciato dal segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, nel suo messaggio per la ‘Giornata internazionale per la lotta alla povertà’ che si celebra oggi. “A sessant’anni dalla ‘Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo‘ centinaia di milioni di persone sono private dei basilari diritti umani come il cibo, la casa, l’educazione e condizioni lavorative dignitose. Chi è costretto a vivere in povertà spesso deve affrontare esclusione sociale e discriminazione”.
Solito discorso inutile del segretario dell’ Onu? Probabile, visto che alle parole non seguono mai fatti, come ricorda Massimo Falcioni, però è importante comunque parlarne e, soprattutto, svolgere un lavoro di sensibilizzazione e informazione sul territorio.
E per questo merita attenzione l’iniziativa, in occasione di questa giornata, di Terre di mezzo, che propone in tutta Italia la nona edizione della nottata di intrattenimento e sensibilizzazione sui senza dimora. E, a Milano, un weekend di turismo responsabile.

Una volta tanto sono d’accordo con “Il Foglio”. Ieri leggo questo pezzo di David Carretta, in cui emergono molte delle contraddizioni dell’organismo onusiano - gran neologismo - che dovrebbe monitorare lo sviluppo del nucleare su questo pianeta. Cosa si legge nel pezzo? Che tutti si affannano a cercare di impedire all’Iran di costruire qualche rettore, ma in Siria…
Si parla per esempio del raid che ha distrutto il sito di Al Kibar. Un raid israeliano, per radere al suolo un reattore costruito sul modello di quello coreano di Yongbyon. Carretta riprende poi l’inchiesta che da tempo sta portando avanti sul quotidiano francese Natalie Nougayrède, e di cui potete leggere un pò di tutto su questa pagina di LeMonde.fr.
Per tornare però sull’inutilità dell’AIEA, vi dico due nomi: Hans Blix e Mohamed ElBaradei. Ve li ricordate? Era il 2003, poco prima che scoppiasse la guerra in Iraq. Loro erano gli ispettori che avevano detto “Guardate che qui non ci sono armi di distruzione di massa”; le loro parole, come avrete notato, sono state decisamente ascoltate.
Curiosità finale: nel 2004 l’Università di Padova ha conferito ad Hans Blix una laurea honoris causa in Scienze Politiche.
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Vertice mondiale della Fao a Roma sull’emergenza alimentare.183 Paesi presenti, 4.749 delegati, 400 giornalisti. Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad attacca l’Onu e Israele. Nella capitale corteo degli ebrei contro l’Iran. Le autorità italiane rifiutano l’incontro con il presidente iraniano che dice: “L’Onu è in mano a paesi che pensano solo ai loro interessi. La svalutazione del dollaro mette i rapporti economici del mondo sull’orlo della distruzione. Israele deve essere cancellato, Ai popoli piacciono le mie idee”. Il presidente della Camera Fini annulla l’incontro programmato con l’ambasciatore iraniano.
Il nostro commento. Ha fatto bene il governo italiano e ha fatto bene Fini a dimostrare una netta chiusura nei confronti del “dittatore” iraniano. Ahmadinejad dalla tribuna romana spara a destra e a manca. Per fortuna sono solo parole. Per ora. Ma le sue minacce pesano e sono gravissime, specie quelle contro l’esistenza stessa dello stato di Israele. L’Italia e l’Europa devono essere inflessibili contro le vergognose e inaccettabili provocazioni del leader iraniano. Sull’emergenza fame: in Europa ci sono 74 milioni di potenziali affamati. Polisblog ha già scritto che “quando il pane ha il prezzo dell’oro e sul mercato si bilancia al petrolio, vuol dire che si sta precipitando nel baratro”. L’Onu ha le casse vuote. Oltre 100 milioni di persone rischiano di morire di fame. Bisogna dire con più chiarezza che questa crisi è il risultato di politiche sbagliate di cui non si è voluto prevedere le cause. Sono cause dovute all’uomo, quindi in gran parte risolvibili. C’è molta ipocrisia e poca volontà politica. Si è seguito, quando va bene, la facile via dell’elemosina che lascia le cose come stanno e mette a tacere la coscienza. Sarà la conferenza della svolta?
Giorgio Napolitano: “C’è una crisi drammatica. Il mercato da solo non basta. Modificare le distorsioni della globalizzazione. L’Onu resta strumento fondamentale”.
Silvio Berlusconi: “ Basta con le parole. E’ il momento di agire. L’Italia sarà in prima linea contro la fame nel mondo. L’Europa rinunci ai vincoli sui bilanci”.
Continua a leggere: Ping Pong: botte (e risposte) della giornata politica

Louise Arbour (foto a sinistra), Alto commissario ONU per i diritti umani (ancora per un mese), stavolta ha deciso di andarci giù pesante. Prima ha affermato che “in Europa, le politiche repressive, così come gli atteggiamenti xenofobi e intolleranti, contro l’immigrazione irregolare e minoranze indesiderate, sono una seria preoccupazione”. E poi che “esempi di queste politiche ed atteggiamenti sono rappresentati dalla recente decisione del governo italiano di rendere reato l’immigrazione illegale e dai recenti attacchi contro i campi rom a Napoli e Milano”.
La delegazione italiana non ha tardato a reagire, chiarendo mediante l’ambasciatore Giovanni Caracciolo di Vietri (ma da dove escono i nostri diplomatici, dal medioevo?) che il provvedimento non è ancora passato e comunque non fa altro che ricalcare norme già da tempo operative in molti altri paesi europei (come la Francia, NdG). Ma ancora non si era spenta l’eco della presa di posizione delle Nazioni Unite, che ad essa si univa il Vaticano mediante l’autorevole voce di monsignor Agostino Marchetto (foto a destra).
Continua a leggere: Reato di immigrazione clandestina: l'ONU e la Chiesa condannano l'Italia
Avevamo già parlato di come la dichiarazione di indipendenza del Kosovo fosse un atto che, seppur privo di valenza giuridica, avesse il potere di scatenare grandi questioni di politica internazionale, e avevo chiuso l’analisi proprio ipotizzando un possibile scontro tra i serbi del Kosovo che avrebbero rivendicato la propria indipendenza.
Proprio a Kosovska Mitrovica, luogo dove vivono i serbi in Kosovo, si sono in questi giorni verificati i primi scontri, e non fra le diverse etnie, ma contro la forza Nato presente nel territorio, la Kfor, mentre quest’ultima cercava di sgomberare il tribunale Nato occupato da una cinquantina di nazionalisti.
La situazione quindi, cosi com’era prevedibile, degenera, e le reazioni Nato, tramite il portavoce James Appathurai non si sono fatte attendere: se attaccata, la Nato risponderà alla violenza. Infatti circa la metà dei feriti appartiene al contingente militare (20 francesi, 28 polacchi e 15 ucraini), e la risposta tende a dare ai rivoltosi il messaggio che non ci si tirerà indietro. Niente di buono all’orizzonte.
Foto | Flickr
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