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Tutti gli articoli con tag opposizione

Silvio Berlusconi: «Non mi dimetterò». Una splendida opportunità

pubblicato da Alberto Puliafito

Silvio Berlusconi non si dimetterà mai

Qualcuno ci sperava che, salendo al Colle, Silvio Berlusconi rassegnasse le proprie dimissioni. Ma non poteva essere così. E in effetti ci ha pensato lo stesso Berlusconi, per bocca di Galan ospite della Gruber, a spiegare chiaro e tondo (se ancora ce ne fosse bisogno):

Non mi dimetterò.

Del resto, non si è dimesso per scandali che, altrove, avrebbero travolto chiunque (vogliamo ricordare per cosa fu spazzato via Bill Clinton - che pure, come giustamente fa notare qualche lettore, portò a termine il proprio mandato. E pagò 850.000 $ a Paula Jones): la frase che il premier ha detto ai suoi secondo Galan (frase credibilissima, comunque) nasconde in sé una splendida opportunità politica, spazzando via ogni dubbio.

Vale per Di Pietro, per Bersani, Fli, Casini, per chiunque stia all’opposizione in questo momento, sia essa un’opposizione politica e mediatica: Berlusconi l’ha detto chiaro e tondo - e il fatto di non averlo capito in tutto questo tempo vuol dire essere de coccio -: non si dimetterà. Mai. Andrà fino in fondo. E allora, visto che a questo fondo mancano 18 mesi, tutte le energie sprecate a lanciare appelli per passi indietro, dimissioni e via dicendo dovranno essere convogliate verso un chiaro progetto politico. Verso la realizzazione di primarie del centrosinistra. Verso chiari programmi politici del “nuovo Ulivo“, del Terzo polo, di tutti. E i mezzi d’informazione, dal canto loro, potrebbero lasciarlo perdere definitivamente, Berlusconi. Lasciarlo nell’oblio. E dedicarsi a spiegare approfonditamente tutto il resto.

E’ un’occasione irripetibile: avere la certezza che Berlusconi non si dimetterà mai potrebbe essere l’occasione, per l’Italia, di riprendersi la politica.

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Crisi economica: governo e opposizione incontrano (divisi) le parti sociali. Tutto come prima

pubblicato da il passator cortese

Imprese e sindacati incontrano il governo sulla crisi economica. “E’ emergenza, basta scappatoie”, questa è la posizione di Confindustria. Ma il premier Berlusconi resta ottimista e lascia quanto meno perplessi i sindacati: “il Governo – chiosa la segretaria della Cgil Camusso - come dimostrano anche gli interventi dei ministri, è tutto teso nel dire che ha già fatto tutto e ha già risolto tutto”.

Insomma, un incontro che segna un nulla di fatto. Anche nel meeting delle parti sociali con le opposizioni, tira la stesa aria.

Dice il leader dell’Udc Casini: “L’opposizione c’è, le parti sociali ci sono. Speriamo che ci sia il governo e che non perda il mese di agosto per assumere provvedimenti che vanno presi subito”. Casini ha sottolineato le “drammatiche difficoltà in borsa, davanti a queste difficoltà che riguardano l’Italia più di altri paesi, il governo si dia una mossa, si svegli, faccia provvedimenti indispensabili subito. Li presenti senza aspettare la ripresa dopo la pausa estiva. Il governo assuma provvedimenti immediati, noi concorreremo”.

Il leader dell’Udc ha comunque fatto sapere che nessuno del terzo polo è stato contattato dal governo: “Il governo se vuole i nostri numeri di telefono li conosce, sa che siamo disponibili. Anche perché ora non si può fare fazione. Facciamo un passo indietro come parte politica e un passo avanti come italiani”.

Per il leader dell’Udc le opposizioni sono unite: “non c’è divergenza, sono tutti pronti a concorrere a provvedimenti che fronteggino la crisi. Lavoriamo per unire, non per dividere, oggi non è più il momento della divisione. Il Paese sta affondando, figuriamoci se ci mettiamo a fare i giochetti noi-loro …”. Non è solo Berlusconi a fare concorrenza a Pinocchio ..

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E' l'opposizione che fa ridere, non le barzellette di Berlusconi!

pubblicato da Massimo Falcioni

Quella che si apre domani, è la settimana del Ruby gate e del processo breve. Oltre alla trasferta di Silvio Berlusconi in Tunisia per cercare di sciogliere il ginepraio immigrati.

La situazione è quella che è, fra farsa e … quasi tragedia. Quel che fa il Governo e i suoi ministri si sa e si vede, quel che fa il Premier è oggetto di incredulità e derisione in tutto il mondo. E l’opposizione, o, per meglio dire, le opposizioni? In sintesi, parafrasando il vecchio Marx: “Le forze in lotta tra loro si avviano a una comune rovina”.

A esserne convinto è il capo dello Stato Giorgio Napolitano i cui ripetuti appelli per una inversione di rotta sono lasciati cadere nel vuoto.

Di fatto, a una maggioranza parlamentare debolissima politicamente ma in lievitazione per gli acquisti e per la corruzione di deputati “irresponsabili”, si contrappone una opposizione divisa e debole, incapace di protestare e tanto meno capace di saldare la protesta (debole e sparpagliata) alla proposta politica (ambigua e fumosa).

Gli italiani perdono fiducia in Berlusconi ma non ritengono credibile l’opposizione. Da qui lo stallo. Mentre torna la prospettiva del voto politico anticipato a giugno.

Non è giunta l’ora di riunire tutte le forze di opposizione, con la partecipazione dei movimenti sociali, in una grande convention per discutere - senza attendere il tempo delle primarie e dell’imminenza elettorale - su quali contenuti e con quali modalità vada condotta l’opposizione a un berlusconismo in declino e perciò tanto più pericoloso per la democrazia e la società?

“ E che cosa fare dopo, - come si chiede l’esponente di SEL l’ex deputato Alfonso Gianni - se un dopo ci sarà? “. Forse il Pd è troppo ripiegato su se stesso. E gli altri, Casini, Fini, Rutelli, già pregustano che, comunque andrà, il loro 10 per cento e passa li renderà indispensabili per il governo del Paese. Non per governarlo, però.

Vendola autocandidato, da Bersani ... bacchettato

pubblicato da il passator cortese

Arieccoli, quelli dell’opposizione autolesionista. Premier, governo, maggioranza con l’acqua alla gola? Che fa il principale partito d’opposizione?

Mobilita la piazza, “sbaracca” il Parlamento, tesse alleanze sociali e politiche per preparare l’alternativa credibile e fattibile a Berlusconi? Macchè!

Il Pd è già … oltre, pensa a nuove primarie di partito e di coalizione, pensa a un nuovo ribaltone interno.

Addirittura un gruppo di deputati piddini prende posizione pro-Vendola.

Già, Nichi l’autocandidato (furbo o improvvido?) alla leadership della nuova sinistra-centro, bollato da Bersani perché (la autocandidatura del governatore) è “fuori contesto”.

«Aprire una discussione sulle primarie - ha detto Bersani - non è utile, al momento. Oggi dobbiamo parlare delle difficoltà del governo, dobbiamo incalzarlo; le difficoltà sono dall’altra parte». Giusto.

Ma chi l’ascolta (dentro e fuori il Pd), il segretario “assente”, l’ex ministro delle “lenzuolate” promesse e non realizzate all’epoca del governo Prodi?

E’ la solita minestra riscaldata: nella sinistra o sinistra-centro, invece di pescare nel mare mosso del Pdl, cercano di rubarsi i voti l’un l’altro.

Questi capi della sinistra, se non ci fossero, Berlusconi dovrebbe inventarseli …

Ore 12 - Governo di "transizione": cui prodest?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroCerto che dietro la proposta del governo delle “larghe intese”, come titola Il Corriere della Sera la nota di Paolo Franchi, c’è il “desolante vuoto di politica”. E c’è anche altro.

Quel tipo di governo potrebbe avere un unico obbiettivo: cambiare la legge elettorale, andare poi al voto anticipato e chiudere così il capitolo seconda repubblica-berlusconismo-bipartitismo.

L’Italia è in crisi, così come i due partiti maggiori, di governo (Pdl, malato di troppa leadership) e di opposizione (Pd, malato di leadership inesistente).

In questo marasma, a guadagnare, a parte le cricche, sono le forze “estreme”: da una parte la Lega di Bossi e dall’altra l’Idv di Di Pietro. Così non c’è più la politica, la democrazia è zoppa, sempre più impotente. Il “Ghe pensi mi” si dimostra inefficace, quando non una vera e propria beffa. Tant’è che premier e governo calano nei sondaggi, come mai prima.

Ma l’alternativa dov’è? Chi e come è oggi in grado di affrontare le questioni vere della gente, di fare vere riforme per rilanciare l’Italia? Indietro non si torna e le alchimie politiche servono solo a rispolverare sepolcri imbiancati e leader bolliti. Però fermi non si può stare.

Il governo di transizione non è “la soluzione”. Ma serve la “transizione” che superi il modello di questi ultimi 15 anni, fallito. Farla finita con le illusioni delle pretese maggioritarie e delle leadership: tornare al confronto politico, alla mediazione “nobile”, all’arte del governo che spetta alla politica vera esercitare. Non nella reggia di Arcore e nemmeno nel chiuso dei palazzi romani.

E’ ora che scendano in campo i cittadini. Non c’è troppa politica. C’è troppa cattiva politica.

Non è stata l’opposizione, di Dario Franceschini, a far dimettere Nicola Cosentino

pubblicato da Giovanni Molaschi


Dall’8 maggio 2008, giorno in cui è iniziato il quarto Governo Berlusconi, spesso si è ragionato su Nicola Cosentino tanto che non più tardi di quattro mesi fa, a causa del suo rapporto con la malavita casalese, il Pdl ha dovuto rinunciare alla sua candidatura per la Presidenza della Regione Campania.

Alessandro Gilioli, sul proprio blog, ricorda agli esponenti dell’opposizione che oggi rivendicheranno le dimissioni del Sottosegretario all’Economia come opera propria quanto successo un anno e mezzo fa.

In quell’occasione, come ricorda il giornalista, la Camera respinse la mozione presentata da Pd e Idv contro Nicola Cosentino dopo che alla votazione sulla proposta molti deputati della stessa opposizione non si presentarono per sostenere i propri capogruppo.

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Italo Bocchino chiede, e ottiene, le dimissioni di Nicola Cosentino e querela il Giornale di Vittorio Feltri

pubblicato da Giovanni Molaschi


Per dimostrare l’inesistenza di un’opposizione seria, che ne dicano Dario Franceschini e Antonio Di Pietro, a Italo Bocchino sono stati sufficienti tre giorni. In meno di una settimana l’esponente, finiano, del Popolo della Libertà ha avviato attorno a sé un terremoto sul quale vale la pena riflettere partendo da quanto successo la scorsa domenica.

In un’intervista, rilasciata al Post, commentando le indagini avviate sul coordinatore del Pdl Denis Verdini l’esponente politico ha fatto intendere che per la tutela del partito sarebbe meglio che il braccio destro di Silvio Berlusconi facesse un passo indietro.

“Io - ha dichiarato Bocchino parlando di Verdini - penso che sarà costretto a dimettersi. Finora solo una parte delle intercettazioni, quella relativa alle responsabilità addebitate agli altri indagati. Ma quando emergeranno le intercettazioni che hanno portato a indagare lo stesso Verdini, è difficile che riesca a resistere. La richiesta è per Berlusconi”.

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Le pagelle del venerdì

pubblicato da Massimo Falcioni

Nichi Vendola: anticaimano. Voto 7. Il “capo” di Sel contro il bavaglio e contro la finanziaria “modello Briatore”. Paese putrescente. Sos gregge e sos pastori. Opposizione virtuale. Urge leader reale. E non tascabile.

Antonio Di Pietro: primadonna. Voto 4. Idv non ha ne’ intenzione ne’ tempo di polemizzare con Napolitano, dice Di Pietro criticando la riforma delle intercettazioni. L’insostenibile leggerezza della primadonna.

Ore 12 - "Net generation" Made in Italy

pubblicato da Massimo Falcioni

altroTornato il sole e riempite di nuovo le spiagge, il rapporto ISTAT sui giovani è già chiuso nel cassetto più nascosto.

Due milioni di ragazze e ragazzi italiani contano e hanno un senso solo “statisticamente parlando”.

Ricordiamo che nel 2009 il 20% degli under 29 non sono iscritti né all’università né all’Ufficio di collocamento. Eufemisticamente (ma non troppo) questa moltitudine di giovani non studia e non lavora.

Non bastasse questo, ci sono pure i “non autonomi per scelta” che, dal 1983, sono addirittura triplicati: 1 30/34enni dall’11,8 al 29,9%: i 25/29enni dal 34,5 al 59%.. Di fatto è tutta gente che si è “arresa” E quindi fanno ancora meno notizia degli altri.

Il Governo “registra”, l’opposizione “registra”, le Istituzioni “registrano”, la società “prende atto”. Tutti recitano la parte di Pilato.

Il sociologo Sabino Acquaviva incolpa la “crisi della struttura familiare” che coinvolge procreazione e natalità. La maggior libertà si porta dietro la debacle dei valori morali di riferimento.

E’ il nostro “Net generation” (Not in education employmentor training). Istruzione no, occupazione no, preparazione no.

Che dire? Chi non si sente Pilato scagli la prima pietra.

Ore 12 - Stangata: Berlusconi teme l'effetto boomerang. E l'ondata di ... Bossi

pubblicato da Massimo Falcioni

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Cercherà di indorare la pillola in tutti i modi, il presidente del Consiglio, per convincere che la manovra non è una “mazzata” e che, stante la crisi internazionale, meglio di così non si poteva fare.

Silvio Berlusconi ha bocciato la prima “manovra” proposta da Giulio Tremonti perché “indigeribile” e utile soprattutto per assicurare a Umberto Bossi quanto basta per far partire il federalismo fiscale.

Il Pdl perde colpi e consenso e questa “stangata”, oltre che impopolare (specie per sanità, pensioni, statali), dà un altro pesante giro di vite a danno del ceto medio e dei lavoratori autonomi, quindi proprio contro il “mercato” di riferimento del Pdl, cioè gli elettori del Cavaliere. In altre parole, il premier dirà che non è stato capito, strumentalizzato dai media e dall’opposizione (a proposito, chi l’ha vista?), che anzi ha fatto l’impossibile per non obbligare gli italiani ad una purga da .. . cavallo.

Berlusconi è preoccupato di “pagare dazio” e di lasciare mano libera alla Lega di “lotta e di governo”.

Se si votasse oggi, il Carroccio, oltre a fare il pieno al Nord, supererebbe il 13 per cento su scala nazionale (dall’8,3% delle politiche 2008), mettendo al guinzaglio il partito del “predellino”, in discesa libera.

Intanto il deficit pubblico schizza oltre il 5% del Pil. Di riforme nemmeno parlarne. Quindi la manovra è solo un “tappabuchi”, un’altra (dolorosa) aspirina per rinviare (di poco) la dipartita del “caro estinto”.

Sarà davvero dura, per Berlusconi, scamparla. Agli italiani non resta che metter mano al portafogli. Per forza.