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Tutti gli articoli con tag opposizione

Ore 12 - Il Governo non c'è, ma regge. Perchè?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroIl governo Berlusconi è messo proprio male. Nelle stesse condizioni, qualsiasi esecutivo della prima Repubblica sarebbe già caduto. Perché oggi non accade?

Perché non c’è neppure l’opposizione.

Non c’è una opposizione capace di presentarsi come credibile alternativa di governo. C’è una opposizione, Pd in testa, incapace di interpretare i sentimenti di protesta e di insoddisfazione della gente e tradurli in azione di lotta sociale e politica. Una opposizione che non “sfrutta” le contraddizioni e le crepe della maggioranza.

Il “gioco” è tutto dentro il “Palazzo”, un frustrante “stop and go”, al di fuori della partecipazione e del coinvolgimento dei cittadini, ai quali si propinano bugie e aggravi di ogni tipo.

E’ la prima volta in Italia che il Parlamento non ha niente da fare. I deputati (nominati) non solo sono (quasi) tutti fannulloni: sono “disoccupati” perché sono almeno tre mesi che il Governo non c’è, nessun ministro lavora sul programma presentato agli elettori, i parlamentari approvano (o votano contro) i decreti legge imposti dal Premier.

Premier, governo e maggioranza latitano: pende la spada dell’inchiesta inquietante sul G8; pesa come un macigno lo strappo di Fini con conseguenze ancora tutte da definire; incalza la crisi economica che impone austerità e tagli ovunque (perché non si parla più del Ponte sullo Stretto?).

Nessuna delle riforme promesse e sbandierate è sulla linea di partenza. Anzi!

La riforma fiscale non si fa. Il federalismo fiscale farà la stessa fine. Le riforme istituzionali restano nel cassetto. Nessuno sa cosa si farà. C’è solo una certezza: non si farà nulla.

Il triangolo Di Pietro – Grillo – De Magistris spegne l’opposizione

pubblicato da Giovanni Molaschi


Per dimostrare i limiti di Antonio Di Pietro, rappresentante più di altri dell’antiberlusconismo, sono state sufficienti le recenti elezioni regionali. Oltre a non strappare agli avversari risultati degni di nota l’ex magistrato ha dovuto prender atto della nuova concorrenza.

In molte regioni il Movimento 5 stelle di Grillo ha fatto la differenza. In Piemonte ha consegnato addirittura il posto di Governatore al leghista Roberto Cota che fin dalle prime dichiarazioni pubbliche ci ha fatto capire la regressione che intende attuare nel territorio da lui amministrato.

Se alle prossime elezioni i grillini dovessero aumentare, con modalità e tempi già adottati dall’Italia dei Valori a suo tempo, Antonio Di Pietro avrebbe un problema amplificato dagli errori politici che i suoi avrebbero commesso. Luigi De Magistris, delfino del leader, secondo quanto scritto da Grillo sul suo blog avrebbe parlato a nome del Movimento 5 stelle senza averne il diritto.

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Ore 12 - Ebbene sì, che sia un "referendum" su Berlusconi!

pubblicato da Massimo Falcioni

altroSerioso, corretto e sempre impegnato a spaccare in quattro il capello, il Partito democratico si “scandalizza” perché Berlusconi chiama i 40 milioni di elettori di domenica e lunedì a un voto pro o contro se stesso.

Sì va alle urne per le regioni e per diverse province e comuni. Il confronto dovrebbe concentrarsi sui candidati, sui programmi, sulle alleanze. Ma non è così.

Perché senza la radicalizzazione il Pdl subirebbe un tracollo, ma anche perché, comunque, i territori dove si vota sono in Italia, in mezzo ai problemi dell’intero Paese.

Perché Bersani e l’opposizione non accettano la sfida di Berlusconi e, approfittando di questo appuntamento elettorale, non chiamano gli italiani a un referendum su Berlusconi?

L’occasione è da cogliere. Il momento è favorevole. L’Italia è nel morso di una crisi durissima, con una perdita del Pil di 5 punti, il peggior risultato degli ultimi 40 anni! Perduti un milione di posti di lavoro, cassa integrazione che si moltiplica in termini algebrici, il debito pubblico che esonda. Nella tanto vituperata Prima repubblica, dati così avrebbero spazzato via Premier, Governo, leader di partiti.

Tutto questo incide pesantemente a livello territoriale e quindi il voto può (o deve?) essere trasformato (anche) in un referendum sul governo e su Berlusconi.

L’adunata-boomerang di Piazza San Giovanni è pari solo a quelle inscenate nella Corea del Nord di Kim Jong II, nell’Iran di Ahmadinejad e nella Bielorussia di Lukashenko. L’unica differenza è che là, almeno, le piazze sono… piene.

L’arroganza, la volgarità, la ringhiosità di questi giorni dimostra che Berlusconi è in crisi: mena fendenti a vanvera, di fronte al suo elettorato sempre più deluso e smarrito, pronto a dare un segnale di “disaffezione”, disertando le urne.

Cosa aspettano Bersani e gli altri leader dell’opposizione a uscire allo scoperto, accettando la sfida “politica”? E’ l’ora di battere un colpo adesso, che il ferro è caldo. Anzi, rovente.

Limiti e pregi della piazza (e dintorni). E l'Italia va Ko

pubblicato da Massimo Falcioni

Sbaglia chi fa. Ma anche gli assenti hanno sempre torto. Dice il saggio.

Sbaglia il Pd di Bersani che ha scelto la piazza (ma non avrebbe sbagliato ugualmente, “disertandola”?) e sbagliano l’Udc di Casini e l’Api di Rutelli a “distinguersi”, stando fuori.

Dissentire è un diritto, e farlo scendendo in piazza è un’espressione importante della democrazia partecipata. Non si vive di solo tv. Il nodo è un altro.

Oggi, ovunque, in piazza e fuori dalla piazza, c’è l’assenza della “politica”.

A dominare è la propaganda, rozza, di basso profilo. La piazza non si misura solo nel numero dei partecipanti e nel colore dei loro capelli (per lo più bianchi). Si misura nella qualità di “proposta politica”, nella capacità del “messaggio” che dai partecipanti (sempre una minoranza) giunge nelle case degli italiani (la vera maggioranza del Paese).

Qual è il messaggio delle piazze di ieri? E’ un messaggio “minoritario”, “solo” di protesta, e solo di una protesta “dovuta” di una “parte”, di una parte dell’opposizione. E non è un bisticcio di parole.

Non solo il Pd di Bersani ha dimostrato ieri poca consistenza organizzativa (ben altre manifestazioni di massa si sono viste in passato, a cominciare da quella imponente di Veltroni ai Fori Imperiali) ma ha ribadito la propria inadeguatezza politica, con divisioni interne segnate dai mugugni degli ex Popolari.

Mancando di una “sua” strategia, il Pd si è dovuto accodare al popolo viola (comunque ammirevole), alle bandiere di Di Pietro (comunque solo impegnato a portar via voti al Pd), ai residui gruppi della residua sinistra (comunque fuori gioco, Vendola compreso).

Così è solo la riproposizione di una cordata (sfilacciata) legata dall’antiberlusconismo, una minestra riscaldata, l’antipasto di nuove sconfitte.

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Ore 12 - Il Cavaliere "diabolico" intrappola il Pd di "lotta e di governo"

pubblicato da Massimo Falcioni

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In queste ore di crescente tensione, non sarà facile per il Pd dimostrare agli italiani di non essere un’accozzaglia di fischiatori di professione, ma una opposizione responsabile e pronta per l’alternativa a Berlusconi.

La manifestazione (o le manifestazioni?) di sabato prossimo contro il decreto della vergogna salva liste, invece che dare una spallata al governo, rischia di destabilizzare l’opposizione, un boomerang per i promotori.

Se Antonio Di Pietro insiste nel mettere sotto accusa il capo dello Stato e porterà in Parlamento la sua richiesta di impeachment a Napolitano, il tenue filo unitario riallacciato col Partito democratico, si strapperà.

Quella di sabato prossimo rischia di trasformarsi nella piazza “contro” Napolitano. In tal modo, davvero Berlusconi prenderebbe più “piccioni” con una sola fava.

La forzatura del governo che lede i principi di civiltà democratica passerebbe in secondo piano. E il Cavaliere dimostrerebbe ancora una volta di saper tirar fuori il coniglio dal cilindro, capace di ribaltare la frittata e di scatenare la rissa in casa altrui. Il premier, con i sondaggi in picchiata, riaccende le polveri per rianimare una campagna elettorale oramai compromessa.

La via d’uscita di Berlusconi è una sola: ricacciare Pd e opposizione nella trincea dell’antiberlusconismo. In questo il Cavaliere è maestro.

Anche il Pd e gli altri “alleati” sono insuperabili: ma nel cadere nelle trappole. Si saprà presto se il partito di “lotta e di governo” è solo uno slogan dell’albo dei ricordi.

Il Cavaliere in bilico. Se Berlusconi cade, opposizione in crisi. E Di Pietro ko

pubblicato da il passator cortese

Il centro sinistra e Massimo D’Alema premier (primo ex Pci capo del Governo) saltarono per il risultato negativo in una consultazione amministrativa, considerata un viaggio trionfale.

Peggio ancora, oggi, stanno il Pdl e il premier Berlusconi, appesi al nodo scorsoio del pasticcio delle liste.

I sondaggi di queste ore parlano di una crescente disaffezione dell’elettorato del Pdl: l’astensionismo stavolta farà un brutto scherzo al partitone del Cavaliere. Oramai tutto (o quasi) è possibile: quel che è certo è che sulla graticola c’è Berlusconi.

E se l’invincibile degli invincibili dovesse davvero aver imboccato il tunnel con un muro finale? Sarebbe davvero un bel guaio. Non solo per l’immensa corte, a cominciare dai triumviri Verdini/La Russa/Bondi. A centinaia, a migliaia, perderebbero poltrone e strapuntini, prebende e affari di ogni tipo.

Ma il peggio toccherebbe all’opposizione, in primis ad Antonio Di Pietro che, orfano di Berlusconi, imploderebbe inesorabilmente. Privato dell’antiberlusconismo, chi sarebbe l’ex Pm?

Sul decreto che il Governo starebbe preparando per “salvarsi” dal patatrac liste, Di Pietro è però lapidario: “sarebbe un golpe”. Come dargli torto?

Ore 12 - Casini, dove vai se il "grande centro" non ce l'hai?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroIl coniglio dal cappello l’ha tirato fuori Pier Ferdinando Casini. Il leader dell’Udc auspica un Governo di “passaggio”, con dentro Fini, Bersani, Letta (Enrico), Pisanu, Finocchiaro.

Il Premier? Casini, ovviamente, perno e baricentro “moderato” di una Grosse Koalition alla tedesca, Merkel docet.

Insomma, Casini, più che affidarsi alla logica dei “partiti”, sembra puntare tutto sul valore e sul ruolo delle “persone perbene”, da mettere insieme per salvare l’Italia che “sta perdendo competitività, credibilità e che non uscirà dalla crisi meglio e prima degli altri, ma peggio”.

Pare proprio che Pierferdy abbia già superato l’ostacolo delle Regionali, prefigurandosi come vincente, protagonista e volano di un nuovo corso politico. Aspettative legittime ma troppo ottimistiche, per non dire avventate.

Le Regionali (a meno di imprevedibili terremoti fantapolitici …) non smotteranno la fortezza berlusconiana aggregata con la Lega, ancora più forte (non solo al Nord). Anzi, le prossime elezioni, arrecheranno altri danni all’opposizione, in particolare al Pd, porteranno più poltrone all’Udc, ma meno voti.

Altra questione irrisolta è la “terza gamba”, che non c’è. “Questa” Udc non decolla e non dura. Ma Casini, al di là delle ripetute promesse, non sembra in grado di lanciare il messaggio “moderati di tutti i colori unitevi!” e costruire il nuovo grande partito di centro.

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Elezioni Regionali 2010: spaccatura all’interno dell’Idv di Antonio Di Pietro per colpa di Vincenzo De Luca

pubblicato da Giovanni Molaschi



La preparazione al prossimo appuntamento elettorale sta mettendo a dura prova l’opposizione. Da una parte c’è Pierluigi Bersani, e i candidati talmente forti da poter proseguire indipendente dal suo appoggio, dall’altra Antonio Di Pietro.

Il leader dell’Idv, malgrado il congresso, è solo contro i suoi stessi uomini che gli rimproverano l’appoggio della candidatura di Vincenzo De Luca. Sindaco, in quota Pd, che punta a prendere il posto di Antonio Bassolino malgrado le indagini che sul suo conto sono state avviate.

A far saltare la pace tra l’ex magistrato e il suo elettorato sarebbero stati i probabili crimini commessi dal candidato del Partito Democratico. In molti, Luigi De Magistris in primis, hanno rimproverato Antonio Di Pietro per la sua scelta poco coerente con quanto fino ad oggi predicato.

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Ore 12 - Berlusconi concede all'opposizione la scelta del ... "cappio"

pubblicato da Massimo Falcioni

altroQuelli della maggioranza, ligi agli ordini di patron Berlusconi, una “libertà” a quelli dell’opposizione l’hanno concessa: possono scegliere il cappio a cui impiccarsi.

Il legittimo impedimento approvato ieri alla Camera, al di là di tante fumoserie, è solo l’impunità per Berlusconi. Peraltro, una tappa pesantissima su un percorso già tracciato. Il Premier impone al suo Governo e alla sua maggioranza di andare avanti a testa bassa: con il processo breve, la stretta sulle intercettazioni, la regolazione dei conti con i pentiti.

La teorizzazione del “male minore” scelta dall’Udc per motivare politicamente la propria astensione, non regge. Perché, di fatto, Casini “aiuta” Berlusconi a tirare diritto per la sua strada, forte di uno “scudo” che lo preserva e lo rende al di sopra di tutto e di tutti.

Ancora una volta il leader dell’Udc ha guardato il suo dito e non la luna, incartandosi sulla “tattica”, senza badare al respiro strategico di un progetto politico che sembra sempre più impantanato nella palude.

L’alleanza con il Pd avanza col passo del gambero, il fossato con il Pdl s’allarga, il terzo polo attende nella terra di nessuno, il nuovo grande partito di centro pare l’araba fenice.

Basterà qualche poltrona in più delle Regionali per rilanciare i sogni di Pierferdy?

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Ennesima "giravolta" di Berlusconi. C'è la crisi, le tasse non si toccano ...

pubblicato da il passator cortese

Eh sì, “questo” (il Premier), salta da un fosso all’altro e quel che dice al mattino lo sconfessa la sera stessa.

Stavolta non si può non concordare con Pier Luigi Bersani che inchioda Silvio Berlusconi per la sua ennesima “irresponsabile giravolta”.

Avrete capito bene che il capo del Governo ha fatto retromarcia sulle tasse: “L’attuale situazione di crisi impedisce di pensare a una riduzione delle imposte, è assolutamente fuori discussione”.

Ma come, non è sempre stato quello del “giù le tasse” lo spot degli spot del Cavaliere? Il “ghe pensi mi” per salvare dallo statalismo comunista dei governi Prodi il popolo delle partita Iva, il ceto medio agonizzante, i professionisti travolti dal fisco, le famiglie strozzate dalle tasse?

Non si volevano appendere sul pennone più alto i “sanguisuga” Padoa Schioppa e Vincesco Visco?

E la crisi non era tutta una invenzione dell’opposizione, comunque superata dall’arrivo di una nuova alba radiosa che ridà fiato alle trombe del liberalismo assoluto e del capitalismo che fa tutti liberi, ricchi e felici?

Insomma, basta! Questo è un Premier che continua a mentire agli italiani.

Fino a quando gli italiani continueranno a farsi prendere per i fondelli?