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Tutti gli articoli con tag opposizione

Ore 12 - Si chiude l'annus horribilis. Aspettando ... Godot?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroL’annus horribilis, dopo oltre quindici anni di una transizione che non finisce mai, si chiude con l’appello all’”amore” di Silvio Berlusconi.

Un “vogliamoci bene” che i più sentono come l’ennesimo spot del Cavaliere per continuare a farsi i fatti propri a scapito del bene del Paese.

L’antipolitica è stata la “furbata” del berlusconismo per fare la politica di Silvio Berlusconi. Il “nuovo”, così come le riforme, è fatto solo di promesse non mantenute.

Il Premier traballa ma è lui “l’uomo solo” al comando: gli altri sono ombre clonate, con bulli, pupe, nani e ballerine ad accendere la politica dell’inutile, quando non del “nulla”.

La crisi ha colpito duro e non allenta la morsa, con le famiglie impoverite e impaurite, i ceti medi ridotti all’osso, i lavoratori appollaiati sui tetti, per una protesta disperata, iceberg della crisi della sinistra e dei sindacati. L’opposizione è sfarinata, alla ricerca di angoli di potere.

Gli spazi di libertà non si sono ristretti. Si è però “ristretta” l’Italia, che è la “peggiore” dal dopoguerra in qua. Il sempiterno Marco Pannella vede “iene, corvi e parassiti”. Si è passati dalla partitocrazia dei partiti alla partitocrazia senza partiti. La crisi è mondiale. Ma solo nel Belpaese lo show è becero e stantio e, come il pesce andato a male, puzza dalla testa.

E’ vero: c’è un’altra Italia “trasversale” che lavora, studia, e crede nel futuro. Vietato illudersi, però. L’Italia è il paese delle caste. Forse ai più va bene così: con un Governo senza progetto, una opposizione senza rotta, un premier “barocco”, un po’ sultano, un po’ caudillo e (purtroppo) capace di tutto. Comunque meglio la farsa della tragedia. Anche se è solo una questione di filo di lana.

Aspettando il “colpo di reni”, lo scatto che sblocchi questo quadro, buona fine e buon principio a tutti. Proprio a tutti.

Vittorio Feltri replica a Gianfranco Fini, meglio il valium del vino rosso

pubblicato da Giovanni Molaschi



Nei giorni scorsi come spiegato da Christian De Mattia, il Presidente della Camera Gianfranco Fini, venendo meno all’aplomb che lo ha contraddistinto negli ultimi mesi, ha inviato al direttore del Giornale, Vittorio Feltri, un flacone di valium.

Un presente che sarebbe stato gradito dal giornalista che intervistato dal Corriere della Sera ha invitato l’esponente politico a limitare il consumo del vino rosso.

“Però – ha dichiarato Vittorio Feltri - ho una raccomandazione per il Presidente della Camera: ci vada piano con il lambrusco, il rosso fa bene ma non bisogna esagerare. E lui ultimamente ha fatto parecchio uso di “rosso”, e non gli ha fatto bene…”

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Berlusconi (il" buono"), Bossi (il "furbo"), Maroni (il "cattivo")

pubblicato da il passator cortese

Chi aveva dubbi dovrà ricredersi. E presto. Il Governo del fare, fa.

Fa (quasi) sempre quel che non dovrebbe fare e anche stavolta, dopo il fattaccio di Milano non si smentisce.

Il ministro Roberto Maroni, col cipiglio da mini caudillo incrociato con la brutta copia di Totò, lancia i tre squilli di tromba e anticipa che giovedì prossimo presenterà al Cdm “misure più adeguate sulla sicurezza”.

Tradotto, significa che il Governo vuole approvare per decreto, leggi speciali per un giro di vite sulle manifestazioni di piazza e sul web. Cioè imbrigliare i cortei e imbavagliare la rete.

Nel frattempo il Premier Berlusconi, novello “Francesco” da Arcore, scrive su Internet che “l’amore vince su tutto”.

Berlusconi (il … “buono”) e Maroni (il … “cattivo”), come il gatto e la volpe. Più Bossi (il … “furbo”), che incassa.

Un passo alla volta: dalla repubblica delle “banane” al Paese delle leggi speciali. E l’opposizione? Vigila. Come i capponi di manzoniana memoria.

Se stavolta il Pd sbaglia, addio Italia!

pubblicato da il passator cortese

Non c’era bisogno di Renato Mannheimer per dire che l’aggressione di ieri sera a Milano rafforza Silvio Berlusconi. E non c’era bisogno neppure di Giampaolo Pansa per capire che c’è (quasi) un clima da anni Settanta.

Chi è Berlusconi, si sa. Chi sono i suoi sodali, pure. Da quel fronte non c’è da aspettarsi molto di buono.

In gioco non c’è la poltrona di un assessore comunale, ma la democrazia italiana, la prospettiva di questo Paese in crisi fino alle midolla per responsabilità del Cavaliere e di questo bipolarismo fasullo.

Il punto adesso è uno solo: cosa deve fare l’opposizione, in primis il Pd?

Se ci si ferma alla “puerile” considerazione che il Premier “se l’è cercata”, si sa già come finirà la partita: il Cavaliere farà “cappotto” alle urne.

L’antiberlusconismo come “unica” strategia politica è il più bel regalo per il Premier.

La violenza va condannata senza “se” e senza “ma”, la personalizzazione della lotta politica va quanto meno attenuata, bisogna tornare alle proposte (e alle contro proposte) politiche.

O il Pd tiene la barra diritta, o la partita è persa. Anzi, è perso l’intero campionato.

Non è previsto il girone di ritorno. Altro che ciance da curva sud!

Oliviero Diliberto (PDCI) a polisblog: "Alleanza anche col Diavolo per cacciare Berlusconi"

pubblicato da R.D.

diliberto polisblog

Durante il No B Day della scorsa settimana si è avuta la prima apparizione pubblica della Federazione della Sinistra (nuova formazione politica che riunisce Rifondazione Comunista e Comunisti italiani), di cui Christian de Mattia ha già scritto su polisblog. Abbiamo incontrato per voi Oliviero Diliberto, segretario nazionale dei Comunisti italiani, con cui abbiamo parlato di crisi, di lavoro, di ambiente e delle possibili alleanze contro Berlusconi.

Diliberto, cosa rappresenta per la sinistra italiana questa nuova Federazione?

Innanzitutto la circostanza che per la prima volta si cerca di unirsi invece che dividersi. Si apre un percorso che può portare anche ad un ulteriore allargamento della federazione stessa. Per ora siamo, e non è poco, Rifondazione Comunista, i Comunisti italiani e due formazioni più piccole: una che fa riferimento alla sinistra della CGIL e l’altra che è Socialismo 2000, guidata da Cesare Salvi. La Federazione è la premessa indispensabile per tornare utili, nel senso che finché saremo frammentati in realtà così piccole non saremo utili. E’ la speranza di poter ricostruire, a sinistra del Partito Democratico, una formazione che conti qualche cosa.

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Ore 12 - Tremonti "spende" soldi non suoi e la Finanziaria va ...

pubblicato da il passator cortese

altroVisti i precedenti, nessuno crede che il Governo “apra” all’opposizione sulla Finanziaria. Finirà come oramai finisce sui nodi veri: anche questa partita sarà chiusa con l’ennesimo voto di fiducia.

Il Parlamento “usa e getta” incasserà la botta senza reagire e gli italiani, poco o niente interessati ai giochi di Palazzo, continueranno a contare i pochi soldi rimasti per regali natalizi e cenoni di fine d’anno. Tanto, si sa, è Giulio Tremonti a pensare e a fare (a disfare) per tutti.

A dire il vero, stavolta il ministro dell’Economia non fa altro che ricalcare le orme dell’”odiato” Padao Schioppa del fu Governo Prodi: utilizzare le eccedenze di Tfr disponibili presso l’Inps per finalità di copertura di una parte della manovra finanziaria. Un uso alquanto disinvolto del Tfr.

Quando la scelta del trasferimento verso l’Inps fu fatta dal Governo Prodi le imprese parlarono di “scippo”. Oggi persino l’Ordine dei commercialisti alza il suo “no” perché così si incrementa il debito potenziale dello Stato. Un modo come un altro per complicare di più cose già complicate.

Ancora una volta sarà una Finanziaria di “galleggiamento” (Guglielmo Epifani), con poche risorse destinate alla crescita, agli investimenti, all’occupazione.

In altre parole il Governo vive alla giornata, si appropria di questi soldi usandoli a suo piacimento, per finanziare la spesa corrente, per cercare di chiudere qualche buco, elargire risorse a pioggia per fini elettoralistici.

Con il suo noto stile, Antonio Di Pietro la definisce “Finanziaria ladrona” e a sinistrasinistra si grida contro il “sequestro delle buonuscite dei lavoratori”. Insomma, il Governo intende spendere i soldi propri dei lavoratori come fossero i suoi. E’ questa la Finanza creativa cui ci ha abituato Tremonti.

Ecco il "No B day". Ma al Cav. non torce un capello. Cercasi alternativa

pubblicato da Massimo Falcioni

Il “No Berlusconi Day” organizzato oggi a Roma dalla rete, è manifestazione legittima e rispettabile. Altra cosa è valutarne l’impatto politico. La domanda è una sola: cui prodest?

Al premier e al suo Governo gli oltre 300 mila di Piazza San Giovanni non torceranno un capello. Si rischia invece l’ennesimo boomerang nella sinistra e nell’opposizione.

Il “solito” Pd resta nella tenaglia dell’ambiguità con il segretario Bersani, novello Ponzio Pilato, che di fatto dice ai suoi, dirigenti e militanti: “fate quel cazzo che vi pare”.

L’altra sinistra, quella defenestrata dalle sedi parlamentari dalla mannaia del Porcellum, cerca di ritrovarsi nel suo luogo d’origine (la piazza, la protesta, il no) e lanciare un segnale: “ci siamo ancora”.

Infine l’Idv, con la solita furbata di Di Pietro che mette il cappello su roba non sua, per prendersi tutta la scena e rubacchiare qualche altro voto all’alleato/nemico Pd, non certo al Pdl del Cav.

Evidentemente non ci sono solo due modi diversi di intendere e fare opposizione. L’altra sinistra resta interlocutore essenziale per il Pd o il partito di Bersani teme di contaminarsi e quindi si smarca allontanandosi più che può?

Insomma, se questo è il quadro, non sarà la piazza a dare la spallata a Berlusconi. L’idea “miracolistica” non paga, perché minoritaria e velleitaristica: anzi di più, rischia di estendere il consenso del Premier e ricompattare il Pdl in tilt.

La sostanza è che manca nel Pd e nella sinistra la credibilità. Non c’è una vera alternativa politica (contenuti e alleanze) a Berlusconi e al berlusconismo. Alternativa che non può venire dalla piazza.

Intervista – Fabrizio Rondolino a polisblog: “L’alleanza con Antonio Di Pietro è stata fatale per Walter Veltroni”

pubblicato da Giovanni Molaschi



Mai come oggi in Italia di politica si ragiona. Si moltiplicano i giornali dedicati all’argomento. I giornalisti che dell’argomento hanno sempre scritto si dividono tra carta stampata e web. Fabrizio Rondolino, ad esempio, ha avviato con Claudio Velardi thefrontpage.it.

A polisblog non ha presentato solo il suo nuovo progetto. Con noi si è confrontato anche sull’imbarbarimento del dibattito, costruito sempre più con veline di gossip, e Pierluigi Bersani. Figlioccio di Massimo D’Alema con il quale Fabrizio Rondolino ha lavorato.

Partiamo dalla fine. Cos’è thefrontpage.it?

Un blog, come un giornale o un programma tv, si giudica frequentandolo: le buone intenzioni lasciano quasi sempre il tempo che trovano. Noi vorremmo fare di TheFrontPage un sito di approfondimento, di analisi politica, di studio del contesto. Prendiamo sul serio la politica, e prendiamo sul serio il giornalismo. Vorremmo essere seri senza essere noiosi, e ci piace pensare che l’ironia sia a volte una forma privilegiata di conoscenza.

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Bersani porta il Pd in 1000 Piazze per l'alternativa

pubblicato da paganini

Venerdì 11 e sabato 12 dicembre il Partito democratico torna in piazza per proporsi come alternativa. Dopo aver snobbato il No Berlusconi day con le solite motivazioni pretestuose quanto penose, Bersani ora si inventa le 1000 Piazze per l’alternativa, con l’obiettivo di tornare a occuparsi dei problemi di tutti e non di quelli del premier.

Un week end di mobilitazione, quello di dicembre, che stando agli annunci non resterà isolato, con inziative che continueranno durante il 2010, per delineare un programma alternativo di governo, insieme al popolo delle primarie. Sarà il modo per ricordare al governo, che si preoccupa solo dei problemi giudiziari di Berlusconi cosa davvero non va: il lavoro dove abbiamo registrato un milione di disoccupati in più, senza contare il livello di persone che non riescono a trovare un’occupazione, il più alto in Europa. E se le persone non hanno lavoro è evidente che a soffrire sono le imprese e i piccoli studi professionali. 50.000 quelli che rischiano di chiudere per sempre.O la sanità, dove a fronte dei risultati ottenuti dalle regioni di centrosinistra senza sacrificare i servizi per i cittadini il Governo ha messo zero euro in Finanziaria per la ristrutturazione e la costruzione di ospedali più moderni.

Senza mai dimenticare la necessità di polemizzare con i competitori più prossimi (energie sempre ben spese…), il lancio delle 1000 Piazze spiega che si tratta di “iniziative diverse dal No B. Day che serve solo a convincere chi è già convinto, senza portare nuovi consensi, occupandosi invece di tutti i problemi che riscontrano gli italiani”. Magari, già che si trovano nelle piazze e in mezzo al popolo, avranno anche modo di spiegare come mai le truppe parlamentari del Partito democratico si disperdono misteriosamente quando c’è da votare qualche atto davvero importante

No Berlusconi Day: l'anacronistico niet del Partito Democratico

pubblicato da Giulio Mattioli


Il No Berlusconi Day del prossimo 5 dicembre si preannuncia fin da ora come uno degli eventi più degni di nota degli ultimi anni, almeno per quanto riguarda il rapporto tra politica e nuovi media: una manifestazione indetta “dal basso” su Facebook, che raggiunge in un mese quasi 300.000 aderenti potenziali e a cui ben 2 partiti decidono di aderire, non certo è cosa di tutti i giorni.

C’è chi però si è chiamato fuori: stiamo parlando ovviamente del Partito Democratico. Con motivazioni che spaziano dagli equilibrismi di Pierluigi Bersani (”non aderiremo però esprimiamo rispetto“), degni della peggior scuola delle Frattocchie, e candide dimostrazioni di anacronismo. Una su tutte quella di Anna Finocchiaro:

Il più grande partito di opposizione alle manifestazioni non aderisce, le organizza. Su piattaforme magari condivise ma pensate prima

Poche uscite di dirigenti del PD in questi ultimi anni hanno dimostrato meglio la drammatica arretratezza culturale della sua classe dirigente, prigioniera di una visione novecentesca del rapporto tra partiti, opinione pubblica e media.

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