
Tre vicende apparentemente lontane, quella di Nichi Vendola, governatore della regione Puglia, fantasiosamente accusato di concussione, quella di Ottaviano Del Turco, dimessosi circa un anno fa dall’incarico di Presidente della regione Abruzzo, scarcerato dopo accuse pesantissime al momento smentite, e la vicenda di Flavio Delbono, attuale sindaco di Bologna. Tre storie di giustizia e politica.
Su Nichi Vendola, c’era stata la classica fuga di notizie dalla Procura - strano: una fuga di notizie, con accuse che parlano di concussione, proprio adesso, con tutto quel pasticcio delle primarie in Puglia… coincidenze, no? - che lui stesso ha smentito in un video di cui abbiamo scritto ieri. Accuse poi smentite dalla stessa Procura che avrebbe dovuto indagarlo. Ed è finita nel nulla. Per ora…
il governatore vede un complotto dietro la fuga di notizie che a poche ore dalle primarie sul candidato a guidare lo schieramento del centrosinistra ha rivelato che è indagato per concussione: «E’ una costante strumentalizzazione di vicende che non hanno alcun rìlievo penale e che rischiano di diventare un’arma impropria della politica. Dietro quest’offensiva c’è una macchinazione violenta che cerca di colpire la mia persona»
La manina e la vocina di qualcuno, le avrà fatte uscire quelle notizie…
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Il 14 luglio 2008 il presidente della Regione Abruzzo, Ottaviano del Turco, è stato arrestato con varie accuse tra cui associazione per delinquere, corruzione e concussione per la gestione privata nella sanità. L’esito di quell’arresto, come ricorderete, fu il crollo della Giunta di centrosinistra e il trionfo del Pdl alle elezioni successive.
Passato un anno e mezzo sembra che dall’inchiesta inizino ad emergere rapporti e carte che rendono meno certa la colpevolezza (non ancora provata da un processo) dell’ex presidente della giunta abruzzese. La Stampa di Torino, nel ricostruire gli sviluppi della vicenda, cita 3 rapporti “uno dei Carabinieri, uno della Guardia di Finanza e due della Banca d’Italia che sembrano andare in una direzione diversa da quella dell’accusa. In un rapporto riservato i Carabinieri avevano chiesto l’arresto di Angelini e di sua moglie e quanto alla giunta Del Turco si dimostrava che non aveva favorito le cliniche private, ma avviato invece un drastico taglio alle richieste illegittime del loro patron”.
In buona sostanza l’accusa di Angelini (credo si tratti dell’editore di Libero e del Riformista) di aver dovuto pagare tangenti a Del Turco per poter lavorare verrebbe smontata, dato che non sono stati trovati conti riconducibili all’esponente del Partito democratico, la cui Giunta avrebbe invece ridotto tagliato di circa 43 milioni di euro i fondi per le cliniche di Angelini. Addirittura i Carabinieri, in un rapporto del 16 giugno 2008, consigliavano di arrestare lo stesso Angelini, per una serie di truffe ai danni della Regione.
Avanti un altro! Un altro “eccellente” che cerca un posto alle Europee è Ottaviano Del Turco.
L’ex presidente della regione Abruzzo (tornato in libertà dopo essere stato arrestato lo scorso 14 luglio con l’accusa di aver intascato tangenti milionarie da Enzo Angelini, deus ex machina delle cliniche private Villa Pini) è partito con il piede giusto.
O, per meglio dire, con la frase giusta rivolta al destinatario “giusto”.
Dice l’ex governatore ed ex segretario generale aggiunto della Cgil: “Neanche i miei fratelli di fronte alla montagna di accuse che mi erano rovesciate addosso si sono comportati come Silvio Berlusconi. Non me lo aspettavo proprio che uno come lui potesse essere garantista a tutti gli effetti. Si è comportato meglio di un fratello”.
In attesa di un processo che prima o poi si dovrà fare, Ottaviano starà fuori dalla politica? “Non ci penso proprio, a ritirarmi. La politica è l’unica cosa che so fare!”.
Sì, questo s’era capito: che non avrebbe dato l’addio alla politica e che la politica era e resta il suo unico “mestiere”. E, si sa, di mestiere si campa. E, in questi casi, si campa bene.
Indubbiamente è dura anche per uno come Berlusconi: dopo Clemente Mastella ora il Cavaliere deve trovar posto a Strasburgo anche per Ottaviano Del Turco.
Due “pesi massimi” della “piccola” politica Made in Italy. Little Italy.
Partito democratico: sbarrato. Voto – 10. Sotto la bufera elettorale e nella tenaglia delle procure il Pd pare un fuscello nella tempesta. Veltroni cerca di cavalcare la debacle per scaricare gli avversari interni. Il segretario è il primo nel mirino. Anche se sotto processo c’è l’intero gruppo dirigente. E’ giunta l’ora di voltare pagina. Tutti a casa!
Ottaviano Del Turco: faccia di bronzo. Voto – 9. Il più contento dei risultati elettorali in Abruzzo è proprio l’ex governatore (già incarcerato) Ottaviano Del Turco. Del Turco, ex membro della direzione nazionale del Pd è pronto a passare armi e bagagli al Pdl per un seggio europeo. Berlusconi si porrà una questione morale?
Certo non ha contribuito alla distensione l’apparizione in Tv di Walter Veltroni e il muro contro muro eretto nei confronti di Di Pietro. Il leader dell’Italia dei Valori ha ribattuto da par suo, come avrete letto, e il primo banco di prova dei nuovi rapporti di forza potrebbe essere proprio la tornata amministrativa abruzzese. Come ricorderete, infatti, la decapitazione della giunta in seguito alla presunta corruzione del presidente Del Turco ha imposto elezioni anticipate, che per la cronaca avranno luogo il 30 novembre.
Mentre però il Pdl presenta un candidato condiviso nella persona di Gianni Chiodi, il Pd rifiuta di appoggiare il candidato dipietrista Carlo Costantini con la motivazione che sarebbe come cedere al diktat dell’ex-pm, quando buona norma vorrebbe che i nomi si scegliessero insieme. La situazione è ulteriormente aggravata dal fatto che i Democratici continuano a sfogliare la margherita, e non è una battuta, incapaci di trovare una personalità tale da far confluire l’apprezzamento di tutte le parti in causa.
E così mentre da sinistra il Prc annuncia di correre da solo, denunciando ”l’atteggiamento suicida del centrosinistra che, presentandosi diviso rischia di consegnare la Regione al centrodestra”, dall’altra parte la coalizione lavora per allargare il consenso assorbendo una parte dell’Udc. Si verifica anche qui un caso simile a ciò che sta accadendo in Trentino, infatti, con la scissione del partito centrista e la nascita di una forza nuova, Abruzzo Futuro, guidata da Carlo Masci. Quest’ultimo dunque sosterrà Chiodi, mentre il resto dell’Udc correrà a sua volta con un candidato proprio, alimentando quella frammentazione che rischia di favorire enormemente l’uomo del Pdl.
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I rapporti tra Antonio Di Pietro e Walter Veltroni non sono mai stati così tesi. Dopo le parole di ieri a Ballarò, in cui il capo dell’opposizione, se ancora così possiamo chiamarlo, ha accusato il buon Tonino di avere “un’idea oggi, un’altra domani, dopodomani un’altra ancora”, è arrivata la tegola del rinnovo del Consiglio della Regione Abruzzo, in seguito al tristemente noto caso Del Turco. Il tutto dopo che già sulla commissione di vigilanza Rai si combatte un’aspra battaglia in cui i democratici hanno dovuto accettare obtorto collo la candidatura di Leoluca Orlando per non fare un regalo al Pdl rompendo il fronte comune.
Ma torniamo in Abruzzo. Qui Di Pietro chiede di presentare un proprio candidato alla presidenza con la motivazione, per la verità non proprio peregrina, che i vertici del Pd usciti distrutti dalla vicenda Del Turco siano in uggia totale a chi quei fatti li ha vissuti sulla propria pelle.
“Il Pd è terrorizzato, lo so - ha dichiarato il leader dell’Italia dei Valori - e vuol farmi passare per quello che fa vincere il centrodestra. Ma loro stanno messi così male, con mezzo partito sotto inchiesta se non in galera e i loro elettori infuriati, che non vincerebbero nemmeno se si alleassero con Gesù Bambino.”
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Ottaviano Del Turco, l’ex governatore dell’Abruzzo coinvolto nell’affaire sanitopoli torna a parlare. Lo fa con un’intervista a Carlo Bonini pubblicata oggi da Repubblica. Il colpo di scena che porta i mass media a puntare nuovamente i riflettori sull’uomo del Pd è l’atto di ricusazione firmato da Del Turco nei confronti del gip di Pescara privo, a suo avviso, della serenità necessaria che richiede una “vicenda complessa”.
E si, perché l’ex presidente della Regione è convinto che il suo non sia “un errore giudiziario” ma, piuttosto, un complotto. Non lo dice esplicitamente ma lo lascia trapelare quando parla di “poteri forti” che gliel’hanno voluta far pagare in quanto il lavoro della sua giunta rappresentava un ostacolo per chi “ha vissuto per decenni dei profitti legati a una voce decisiva della spesa pubblica come quella sanitaria”.
Così, Vincenzo Angelini, il re delle cliniche abruzzesi e superteste del processo che vede imputato Del Turco (accusato assieme ad alcuni funzionari ed assessori della Regione di aver preso tangenti per sei milioni di euro), sarebbe “un uomo disperato”, “tecnicamente fallito”, pronto a tutto pur di risorgere dopo aver visto sgretolarsi sotto i suoi piedi quel grumo di interessi che l’ex governatore, assieme alla sua giunta, dice di aver aggredito con forti tagli alla spesa sanitaria.
Ma la verità del Presidente è una verità che non convince del tutto. Certo, in questa inchiesta ci sono molte falle (il Giornale, ad esempio, ne ha raccontate alcune) ma Del Turco ha un bel po’ di cose da spiegare e chiarire a partire dagli incontri con Angelini e da quella che passerà alla storia come “la cena del capretto”.

Che fosse coinvolta anche la destra nella questione delle tangenti abbruzzesi che ha portato all’arresto, tra gli altri, del presidente della Regione Ottaviano Del Turco non è una novità. Stamani, però, il Riformista di Antonio Polito ha reso pubblico - attraverso una sintesi del giornalista Fabrizio D’Esposito - un dossier scritto da Giancarlo Masciarelli, secondo molti la fonte occulta dei pm.
“Il sistema sanità Abruzzo è come la maxitangente Enimont”, dice evocando lo spettro di Mani Pulite. “I politici chiedevano soldi. I politici di destra e di sinistra», racconta. “La sanità abruzzese - ammette -sarebbe stata una sorte di cassaforte del gruppo forzista che faceva capo a Fabrizio Cicchitto, al deputato Pdl Sabatino Aracu e a Denis Verdini, coordinatore di Fi”.
Ma il capogruppo del Pdl alla Camera e il coordinatore di Fi non ci stanno e annunciano querela spiegando come questo, sia, a loro avviso, un “tentativo di bilanciare quello che si è rovesciato nei confronti di esponenti del centrosinistra nazionale e in Abruzzo”.

L’attenzione dei media è tutta per il Palazzo. Giornali e tv non riescono a farne a meno: la politica diventa, così, in questa torrida estate, materia privilegiata di disquisizione e analisi con lunghe dissertazioni ed elucubrazioni che riempiono schermi e pagine intere di quotidiani.
Ma al mare, l’interesse resta basso. In una settimana particolarmente infuocata che vede succedersi nell’ordine l’arresto di Ottaviano Del Turco, la questione delle impronte digitali, la polemica di Bossi sull’Inno di Mameli, il caso Telecom e le rivelazioni di Tavaroli, l’approvazione definitiva del lodo Alfano e del decreto sicurezza … in spiaggia, si discute di tutt’altro.
Sotto gli ombrelloni svettano gli ultimi numeri di Chi, Novella 2000, Tutto, Visto, Di Più, Eva 3000 e dei più ‘casti’ Gente e Oggi. Occhi puntati principalmente sulle scapole eccellenti: Falchi, Arcuri, Stella e De Grenet. E così dalle cronache mondane delle vacanze vip di stelle e celebrità dello spettacolo italiano alle ultime nuove sui divi hollywoodiani il passo è breve.
Si preferisce Christian Bale a Silvio Berlusconi, Lenny Kravitz ad Angelino Alfano, Orlando Bloom a Piero Fassino, Jake Gyllenhaal a Umberto Bossi. Il vecchio trucco a chi la spara più grossa, ormai, non funziona più in un’Italia abituata sempre più all’esagerazione: serve a poco il dito medio del Senatur se la notizia del giorno è l’acquisto di Ronaldinho da parte del Milan; è così ghiotta l’intervista sulla nuova vita di Elisabetta Gregoracci con Flavio Briatore che l’immunità delle più alte cariche dello stato diventa un fatto di secondo piano.
A questa Italia, piace da pazzi guardare dal buco della serratura. La politica faccia intanto quello gli pare. Basta che non disturbi.
Walter Veltroni: questione morale. Voto + 8. Pd in fibrillazione per l’arresto di Ottaviano Del Turco. E non c’è solo il caso Abruzzo. Il partito si interroga: “C’è una nuova Tangentopoli? Non è mai finita? Servono nuove norme? Quali i rapporti fra politica e amministrazioni?” Torna il tema della “qualità della politica”. Veltroni: “La questione morale per noi è un elemento caratterizzante. Preferisco avere meno voti che voti corrotti”. Bene. Ma come non vedere la degenerazione morale e politica che ha coinvolto anche il Pd? Non sarà facile uscirne. Intanto Di Pietro gongola.
Giulio Tremonti: sfiduciato. Voto – 8. E’ scontro durissimo a Palazzo Chigi sul nodo della sanità. Le regioni dicono un no secco al taglio del 10% in 3 anni degli stanziamenti. Si rischia la paralisi o l’introduzione di un ticket pesante. E’ stato il presidente della Lombardia Roberto Formigoni a farsi “portavoce” della protesta delle regioni e ad alzare i toni dello scontro con Tremonti. Un vero e proprio tafferuglio, con il ministro infuriato verso il governatore: “Lei è un irresponsabile”. Si apre nel governo e nel Pdl un caso politico? Sul ring ci sono due pezzi da 90. Due mastini di razza.