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Tutti gli articoli con tag pakistan

Esteri: il giro del mondo in tremila battute

pubblicato da R.D.

Gli Usa, Bin Laden e il Pakistan: ambiguità dei servizi e indifferenza della popolazione. A due giorni dalla morte di Bin Laden e dai toni trionfali con cui è stata diffusa e accolta in tutto il mondo la notizia della sua uccisione, continuano a moltiplicarsi gli interrogativi sul ruolo del Pakistan e sulle ambiguità dei suoi servizi segreti (ISI)

La vera notizia, accanto alla morte del terrorista più ricercato del mondo, è che quest’ultimo si era rifugiato a meno di cinquecento metri da una prestigiosa accademia militare pakistana. Con queste premesse, è chiaro che, nei prossimi mesi, le relazioni degli Stati Uniti con il Pakistan non potranno che peggiorare. Ma la popolazione pakistana come ha reagito alla notizia dell’uccisione di Bin Laden?

Per vedere le cose da un’angolazione leggermente diversa, vi consiglio il bell’articolo di Mohammed Hanif, pubblicato oggi sul Guardian. Hanif riferisce che la notizia è stata colta con indifferenza. Niente bandiere americane in fiamme, niente lutti né festeggiamenti. Le tensioni che in questo momento scuotono il Paese, riferisce il giornalista, sono generate dalla disoccupazione e dalla carenza di energia elettrica.

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Esteri, Bin Laden ucciso: bombardamento mediatico e prime contraddizioni

pubblicato da R.D.

Il mostro è morto. L’incubo è finito. Giustizia è fatta. Tutti abbiamo visto le immagini della folla che festeggiava fuori dalla Casa Bianca. Tutti abbiamo sentito Barack Obama ribadire che gli Usa non sono in guerra contro l’Islam.

Siamo stati storditi dai dibattiti sulla mancata sepoltura, sul corpo gettato in mare, sugli esami del Dna che confermerebbero al 99,9% l’identità del terrorista ucciso, sulle foto fasulle e su quelle autentiche che le autorità Usa non hanno ancora pubblicato. In queste ultime 24 ore il flusso di informazioni è stato potente, ininterrotto, contraddittorio.

Persino l’Amministrazione Usa ha dato messaggi contrastanti. Ieri, il Segretario di Stato Usa Hillary Clinton aveva inizialmente dichiarato che il raid contro Bin Laden era stato concordato con il Pakistan. Dopo poche ore la notizia era stata smentita dal capo dell’antiterrorismo Usa John Brennan.

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Esteri, Bin Laden ucciso: fine di un epoca?

pubblicato da R.D.

Cala il sipario su Osama Bin Laden. A quasi dieci anni dall’Undici settembre e dall’inizio della “guerra al terrore”, esce di scena l’uomo che è stato origine e causa di un evento che ha cambiato completamente il mondo in cui viviamo.

Dopo Slobodan Milosevic e Saddam Hussein, è uscito di scena uno degli ultimi grandi cattivi del decennio. Per molti era diventato un fantasma, una sorta di super – villain da romanzo d’appendice, introvabile e sempre pronto a sfuggire a chi gli dava la caccia. Dopo i primi anni Duemila i suoi proclami video si erano progressivamente diradati, lasciando spazio a messaggi audio sempre meno frequenti, tanto che si erano diffuse le congetture sulla sua malattia e i primi dubbi sul fatto che fosse ancora vivo, rafforzando di fatto l’alone di mistero intorno alla sua figura.

Mentre si moltiplicano le reazioni della politica e delle cancellerie internazionali, proviamo a fare alcune considerazioni a caldo. La prima è che l’uccisione di Bin Laden avviene in un contesto storico in cui la popolarità del fondamentalismo islamico tra le masse arabe è a livelli molto più bassi rispetto a quella di dieci anni fa…

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Esteri: il giro del mondo in tremila battute

pubblicato da R.D.

Medio Oriente: Pakistan, sventato complotto per uccidere il Primo ministro Yousaf Raza Gilani
La notizia è stata data ai media dalla polizia pakistana, che ha arrestato diverse persone sospettate di essere coinvolte nella preparazione di un attentato contro il premier. Gli attentatori avrebbero già confessato di aver preso ordini da Kari Imram, un militante islamista con base a Miran Shah, nel Waziristan settentrionale.

L’ufficiale di polizia Babar Bakhat Qureshi ha dichiarato che l’attentato avrebbe dovuto avere luogo nella città di Multan, nel Punjab, e avrebbe previsto l’utilizzo di una macchina imbottita di esplosivo realizzato con materiale improvvisato, in particolare fertilizzante già sequestrato dalla polizia.

Medio Oriente: Libano, Ahmadinejad attacca ancora Israele
. Il presidente iraniano non ha intenzione di mantenere un profilo basso. Ieri, nel corso della sua prima visita ufficiale in Libano, si è recato nel sud del paese, a pochi chilometri dal confine con Israele, dove ha nuovamente rivolto parole pesanti contro lo stato ebraico. In particolare, il presidente iraniano ha scagliato i suoi strali nel corso della visita a Bint Jbeil, a soli 4 chilometri dal confine con Israele.

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Esteri: il giro del mondo in tremila battute

pubblicato da R.D.

giromondoemilianoMedio Oriente - il Pakistan censura Youtube e Facebook per “contenuti sacrileghi”. Disegnare o non disegnare? Ricordate le proteste scoppiate nel 2005 in numerosi paesi islamici per le vignette su Maometto pubblicate dal giornale danese Jyllands Posten? Il Pakistan ha deciso di non rischiare il ripetersi di simili situazioni e giovedì ha bloccato l’accesso a You Tube, come reazione a un gruppo che invitava a “disegnare il profeta Maometto”. A chi si chieda dove sia il problema ricordiamo che l’Islam tende a considerare le raffigurazioni e le immagini come forme di idolatria, specialmente se riguardano i profeti.

E siccome il Pakistan ha una visione fortemente integralista dell’Islam– seppure alleato dell’Occidente nella “guerra al terrore”- l’invito a disegnare Maometto è parso inaccettabile. La locale autorità delle telecomunicazioni ha ordinato di chiudere il sito “in ragione dell’aumento di contenuti sacrileghi al suo interno” e ha affermato di aver preso tale decisione dopo che tutte le possibili alternative erano state esaminate. Facebook era stato oscurato martedì, un giorno prima del “Tutti disegnino Maometto day” indetto da diversi gruppi iscritti al social network.

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Francia: Nicolas Sarkozy più forte di Silvio Berlusconi. Licenziati i giornalisti contro Carla Bruni

pubblicato da Giovanni Molaschi



Non c’è commentatore dell’attualità politica che per sottolineare le lacune del sistema politico del nostro paese non abbia comparato, almeno una volta, l’Italia all’Europa. Io stesso, ieri, raccontando la storia di Raghad Hussein avevo sottolineato i passi in avanti fatti dall’Asia sull’emancipazione della donna in politica.

Per una volta, come osservato da Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera, è l’Italia ad essere invidiata dall’estero. Nicolas Sarkozy è riuscito a far licenziare i giornalisti che nelle scorse settimane hanno fatto pubblicamente delle insinuazioni sulla moglie Carla Bruni.

Tanta fortuna, o talento, non appartiene più a Silvio Berlusconi che all’editto bulgaro (a causa del quale persero il posto Enzo Biagi, Michele Santoro e Daniele Luttazzi) non è riuscito a far tacere i dissidenti che qua e là compaiono.

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Raghad Hussein: la figlia di Saddam non ha bisogno delle quote rosa

pubblicato da Giovanni Molaschi



Tutte le necessarie considerazioni che vengono scritte sull’emancipazione femminile ancora non raggiunta in politica scompaiono in giorni come questi quando, ad esempio, l’Interpol annuncia pubblicamente di occuparsi di Raghad Hussein, figlia primogenita del Rais.

Secondo quanto riportato dai quotidiani italiani, la piccola Saddam (così è stata soprannominata la donna la cui tenacia ricorda quella del padre) sarebbe la mente degli attacchi terroristici che in queste settimane sono stati fatti a Bagdad.

Dalla Giordania, dove è protetta dal sovrano Abdallah a patto che non crei problemi, raccoglie soldi destinati alle colonie di nostalgici baathisti (così si chiamano gli esponenti del Baath, l’ex partito di Saddam Hussein) che a loro volta lo condividono con le basi che sono state create in punti strategici del Medio-Oriente.

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Afghanistan: la strage di Marja e i limiti della strategia di Obama e della NATO

pubblicato da davide f.

flickr, common creative

Negli ultimi dieci giorni, anche se in Italia non se ne parla quasi non interessi ciò che sta fuori dai confini italici, l’offensiva della NATO in Afghanistan ha assunto i tratti definiti di un assalto violento e strategicamente assurdo. L’offensiva si è concentrata a sud del paese afgano, nell’Helmand, provincia dell’Afghanistan confinante con il Pakistan, considerata una roccaforte talebana.

L’operazione Moshtarak (che significa “insieme”) avrebbe lo scopo di fare pulizia nel paradiso talebano, e di riaffermare l’autorità dello stato guidato da Karzai ai confini con il Pakistan; l’impiego di più di 15000 uomini suggerisce l’importanza dell’operazione degli alleati.

L’altro obiettivo prioritario dell’operazione era quello di ottenere il sostegno della popolazione locale in chiave antitalebana. Risultati? Fallimento totale su tutta la linea, con stragi di civili a Marja e ingenti perdite di militari. La strategia bellica del premio Nobel per la pace vacilla.

Immagine|Flickr

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Satira: non spariamo “castate”

pubblicato da Ulisse Spinnato Vega

Il SuperCav incontra Ali Zardari, che ringrazia l’Italia per il sostegno al suo Paese. Papistan

Corpo a corpo magistrati-Brunetta. Poi arriva il solito Mancino e cerca di gettare acqua sul fuoco. Il Coniglio superiore della magistratura

Bufera su Rai Tre: in particolare sul programma della Dandini e sulla nuova sit-com ambientata a Palazzo Grazioli. Ieri il fido Paolo Romani si chiedeva: “Cosa c’entra il WC con il servizio pubblico”. Rispondiamo: non sarà per caso che la Rai sta diventando molto servizio (igienico) e poco pubblico? Cessi…di esistere

Il Superpremier al limite del surrealismo. Consegna le case in Abruzzo e declama: “Questo è il governo che ha introdotto la moralità”. Ceci n’est pas un papi

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Intervista: Ettore Mo e la guerra al terrore al tempo di Obama

pubblicato da R.D.

ettore mo chiglio intervista

Ettore Mo non ha bisogno di presentazioni. Classe 1932 è uno storico inviato speciale del Corriere della Sera, testata per la quale ha per vent’anni girato il mondo e le zone di guerra raccontando storie e conflitti dall’Afghanistan alla Bosnia. E’ uno di quegli inviati vecchio stampo che, come diceva Egisto Corradi, hanno fatto giornalismo “con la suola delle scarpe”, sempre verificando le notizie con i propri occhi nel tentativo di capire e spiegare il mondo ai propri lettori.

In un periodo in cui provengono notizie inquietanti e contraddittorie dal’Afghanistan e dal Medio Oriente, la cosa migliore da fare mi è sembrata intervistarlo per conoscere le sue impressioni e i suoi commenti.

Ettore Mo, lei come inviato speciale ha avuto modo di conoscere bene l’Afghanistan e le sue problematiche. Può ricordare ai nostri lettori quando e quante volte è stato in quel Paese?

Sono stato in Afghanistan nel 1979, sei mesi prima dell’ invasione sovietica; sono poi tornato dopo l’invasione e ci sono stato molte volte nel corso degli anni. L’ultima volta è stato due o tre anni fa, quando a Kabul ho incontrato Mas’ud Chalili, il braccio destro di Ahmed Shah Massoud (il “leone del Panshir” comandante dell’Alleanza del Nord ucciso dai Talebani alla vigilia dell’11 settembre 2001, NDR); a differenza di quest’ultimo Chalili era scampato all’attentato…

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