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Tutti gli articoli con tag palestina

Esteri: il giro del mondo in tremila battute

pubblicato da R.D.

Israele, discorso di Netanyahu negli Usa: “I confini del 1967 sono indifendibili”. Non sono affermazioni nuove. Il discorso tenuto ieri dal premier israeliano Netanyahu alla conferenza dell’AIPAC (American Israel Public Affairs Committee, la lobby Usa filo-israeliana) riprende il leitmotiv dell’indifendibilità dei confini del 1967.

E’ un tema caro all’establishment israeliano, che ha sempre motivato con ragioni di sicurezza militare il mancato sgombero delle colonie in Cisgiordania e il ritorno dello Stato ebraico all’interno dei confini antecedenti la Guerra dei Sei giorni.

Nonostante i ringraziamenti di rito agli Stati Uniti e al loro supporto ad Israele (specialmente per il sistema di difesa missilistica Iron Dome), Netanyau ha nettamente bocciato la proposta, avanzata lo scorso giovedì da Barack Obama, di un ripristino dei confini del 1967, bollandoli come “indifendibili”.

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Israele e Stati Uniti: crisi storica dopo il viaggio di Biden a Gerusalemme?

pubblicato da davide f.

da flickr, creative commons

“La più grave crisi degli ultimi 35 anni.”

Così Michael Oren, ambasciatore israeliano a Washington, ha definito il momento di grande tensione tra Israele e Stati Uniti dopo la “Missione Biden”, in cui il vice presidente statunitense si è trovato davanti al nuovo piano del governo Netanyahu, che prevede 1.600 nuovi insediamenti in Cisgiordania e mette a rischio il percorso di pace con i palestinesi. Quale, viene da chiedersi.

Più passa il tempo meno diventa credibile la “presunta volontà” di pace del governo israeliano, più aumentano i nuovi insediamenti in Cisgiordania più appare evidente come gli Stati Uniti abbiano fatto troppo poco in questi ultimi anni e ora non riescano neanche a far valere molto il loro peso sul processo di pace. Di certo Obama per la Palestina ha fatto poco o nulla.

Immagine|Flickr

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La lettera di Hamas a Obama dopo il discorso del Cairo

pubblicato da davide f.

hamas

Ieri accennavamo al discorso di Obama al Cairo, a come le sue parole siano un segno della volontà di cambiare certi equilibri internazionali, e soprattutto certe semplificazioni orribili spinte dai neocon del governo Bush.

Neanche a dirlo e arriva una lettera di Hamas a Obama, una sorta di risposta positiva al “voltiamo pagina” del presidente afroamericano, senza risparmiargli anche delle critiche, la più evidente la mancata visita a Gaza.

È essenziale per Lei visitare Gaza. Abbiamo recentemente subito un brutale attacco israeliano della durata di 22 giorni. Secondo quanto osservato da Amnesty International, la morte e la distruzione che Gaza ha sofferto durante l’invasione non si sarebbero potute verificare senza le armi fornite dagli USA, e senza il denaro dei contribuenti USA. Non dovrebbe Lei forse osservare da vicino in che modo Israele ha utilizzato le vostre armi e speso il vostro denaro?

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Analisi del discorso "egiziano" di Obama: parole nuove per un'inversione di strategia

pubblicato da davide f.

da flickr

Sono passati pochi giorni dallo storico discorso di Obama in Egitto, e ancora ne risuonano le parole, soprattutto nel mondo arabo. Mentre in Israele un video abbastanza agghiacciante mostra come tanti ragazzi israeliani definiscano Obama “sporco negro e terrorista”, rivelando la realtà assolutamente ‘altra’ vissuta dagli abitanti di un paese che obbliga i suoi cittadini ad un’educazione militare e militarista.

Per capire dove vuole arrivare Obama è interessante analizzare le parole usate per pronunciare il “discorso egiziano”: non ricorre mai per esempio, nel testo la parola terrorismo. E neanche terroristi.

Neanche quando si parla dell’11 settembre. Neanche quando si parla dei ‘violenti estremismi’. E’ un caso? Oppure è perché sulla definizione di terrorismo si è avuto uno degli scontri più pesanti tra Occidente e mondo arabo?

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Obama incontra Abu Mazen alla Casa Bianca

pubblicato da davide f.

da flickr, common creative

Dopo le dure critiche di Hillary Clinton a Israele, vista la totale noncuranza del nuovo governo nei confronti del progetto di pace, Obama torna a parlare con Abu Mazen, presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese (Anp).

Durante l’incontro alla Casa Bianca Obama si è detto fiducioso che Israele riconoscerà la creazione di uno Stato palestinese e che questo costituisca la migliore soluzione per la pace e la sicurezza; ha poi ribadito l’invito a allo stato israeliano affinché interrompa l’espansione degli insediamenti in Cisgiordania, e nello stesso tempo ha chiesto al leader dell’Anp e ai palestinesi di non tollerare alcun ricorso alla violenza.

Il presidente americano ha respinto l’idea di fissare qualsiasi “calendario artificiale” per il processo di pace, sottolineando però la necessità di non sprecare tempo. E la frecciata era chiaramente indirizzata a Benjamin Netanyahu.

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Gli Stati Uniti richiamano duramente Israele: stop agli insediamenti nei Territori palestinesi

pubblicato da davide f.

da haaretz

Gli Stati Uniti iniziano a perdere la pazienza con Israele e il suo nuovo governo ultraconservatore. L’impressione infatti è che nonostante l’incontro di pochi giorni fa tra i presidenti Israele non abbia nessuna intenzione di fare il minimo passo avanti per arrivare a ciò che oggi sembra quasi un’inarrivabile utopia, “Due popoli due stati”.

Hillary Clinton, segretaria di stato statunitense, ieri ha invitato Israele a fermare l’espansione dei suoi insediamenti nei Territori palestinesi e ha ribadito la richiesta rivolta qualche settimana fa da Barack Obama al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu durante il loro incontro a Washington.

Poche volte si sono visti gli Stati Uniti usare un tono così risoluto nei confronti di Israele. Il governo israeliano ha respinto però la richiesta statunitense e Netanyahu ha dichiarato che i lavori di espansione proseguiranno. Circa 500mila ebrei vivono in più di cento insediamenti costruiti nei Territori dopo il 1967.

Immagine|Haaretz

Dopo l'incontro Obama-Netanyahu: Usa e Israele, mai così lontani?

pubblicato da davide f.

da flickr, common creative

Dopo settimane di incontri preparatori è arrivato ieri il faccia a faccia tra Barack Obama e Benjamin Netanyahu, il primo da quando ricoprono il ruolo di guida dei rispettivi paesi.

Ore di discussioni tra gli staff del presidente Usa e del premier israeliano non sono riuscite a nascondere che qualcosa è cambiato, e il primo ad accorgersene è stato proprio il premier israeliano, con una gaffe iniziale colorita e significativa che evidenzia le differenze culturali tra i due.

Netanyahu infatti ha regalato al presidente Usa il “Diario di viaggio in Terra Santa” di Mark Twain, un testo che evidenzia il disgusto dell’autore nei confronti degli arabi e dell’islam. Al di là di questo durante l’incontro sono emerse differenze sostanziali di visione politica dei due, che ruotano attorno alla nascita di uno stato palestinese e alla visione della minaccia iraniana.

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Human Rights Watch sulla Palestina: la guerra senza fine tra Hamas e Fatah

pubblicato da davide f.

hrw

Hamas si sarebbe resa responsabile di azioni criminali, come uccisioni, incarcerazioni illegittime, torture e mutilazioni, ai danni di collaborazionisti e avversari politici approfittando dell’offensiva israeliana contro la Striscia di Gaza. Lo dice un rapporto di Human Rights Watch.

Il rapporto, condotto dal 21 gennaio al 4 febbraio scorsi nella Striscia, è stato pubblicato lunedì 20 aprile e cerca di gettare luce su uno dei lati più oscuri del conflitto in Israele e Palestina: la guerra sotterranea e senza esclusione di colpi che i due principali partiti palestinesi, Hamas e Fatah, combattono dal giugno 2007.

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Ginevra, inizia il forum contro il razzismo: disertano Stati Uniti, Israele e Italia

pubblicato da davide f.

da flickr, common creative

Inizia oggi a Ginevra il secondo forum contro il razzismo, dopo quello di Durban in Sudafrica nel 2001. La conferenza inizia sotto il segno del boicottaggio di diversi paesi, tra cui Stati Uniti, Israele, Germania, Canada e Italia, che hanno deciso di non partecipare al summit nonostante le modifiche al documento preliminare; Francia e Gran Bretagna invece parteciperanno.

Tra le ragioni esposte dai paesi che hanno deciso di non partecipare c’è la presenza del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, criticato per le sue esternazioni antisioniste e alcune frasi del documento preparatorio in cui si definiva apartheid la politica israeliana nei territori occupati palestinesi.

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Per riaprire il dialogo con l'Islam, Barack Obama parla ad Al Arabiya

pubblicato da paganini


Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama continua a smantellare, anche piuttosto rapidamente, la pesante eredità lasciata dal suo predecessore W. Bush. Dopo aver deciso di mettere una pietra sopra alla guerra al terrorismo basata sulla tortura e sulle carceri segrete, Obama ha rilanciato l’apertura verso i paesi islamici con una intervista alla televisione satellitare Al Arabiya.

Parlando dei rapporti con l’Islam, il nuovo presidente Usa ha spiegato che per gli Stati Uniti i paesi musulmani non rappresentano il nemico, ricordando anche gli anni trascorsi in Indonesia, il più grande paese islamico del mondo. Durante l’intervista non è mancato un riferimento alla questione Israele - Palestina e alla necessità di riprendere i negoziati. Un tasto dolente però, dato che la Tv ha poi sottolineato come Obama abbia rimarcato il suo supporto ad Israele senza menzionare le sofferenze dei palestinesi, la guerra contro Gaza e i continui blocchi che vengono imposti ai territori arabi.

Riferendosi ad Al Qaeda e alle azione dei gruppi che fanno riferimento all’organizzazione, Obama ha osservato che nessuna delle azioni compiute da loro ha portato ad un miglioramento dell’istruzione o delle condizioni di vita dei bambini musulmani: Come ho detto nel mio discorso di insediamento, si viene giudicati per quello che si costruisce, non per quello che si distrugge.

Chissà se si riferiva a Bin Laden o a George W. Bush…

Qui trovate il testo integrale dell’intervista.