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Tutti gli articoli con tag palestina

Intervista da Betlemme con Giovanni Fontana parte due. Botta e risposta

pubblicato da Luca Landoni

Seconda e ultima parte dell’intervista con Giovanni Fontana (la prima la trovate qui); una chiacchierata che cerca di capire cosa stia succedendo a Gaza e in Cisgiordania, insomma in Palestina, senza il filtro dei canali informativi abituali. A nessuno serve essere tifosi di questo o quello, tantomeno quando c’è di mezzo una guerra, mentre al di là delle nostre opinioni individuali mi sembra molto utile ascoltare chi veramente si trova sul posto, e non ha alcun interesse a raccontarci fole o a convincerci di qualcosa.

Allora, Giovanni, riprendiamo il discorso, e cerchiamo di riprodurre il clima che si respira a beneficio di chi legge e abita a migliaia di chilometri di distanza. Tu ti trovi a Betlemme, un luogo che per la sua grande prevalenza palestinese meglio di ogni altro rappresenta il termometro della situazione. Come vive la popolazione locale la guerra? Si avverte la divisione tra Hamas e Al Fatah, e in caso affermativo cosa pensano le due fazioni l’una dell’altra e dell’attacco in generale?

A Betlemme, dagli accordi di Oslo del ‘94 (attuativi nel ‘96), la giurisdizione è passata sia militarmente che civilmente ai palestinesi. Qualche anno dopo è anche stato imposto il divieto agli israeliani di passarci. Gush Etzion e Har Homa sono due colonie molto vicine, ma al di là del Muro. Qui in città sono tutti con Fatah o con il FPLP (i comunisti, che una ventina d’anni fa erano molto più forti). Per quanto qui tutti, anche coloro che in Italia sarebbero considerati essi stessi come fondamentalisti, dicano che quelli di Hamas sono dei pericolosi fondamentalisti religiosi, tutti considerano gli abitanti, i bambini, di Gaza come membri del proprio popolo. Certo, a livello politico l’uccisione di 85 membri di Fatah da parte di Hamas, ha avuto il suo peso, ma non tanto da portare le persone a schierarsi così in favore di una guerra che colpisce anche una gran parte di civili.
C’è da dire, anche, che molto spesso la politica, qui, è vista in maniera clientelare: nessuno si stupisce se tu voti Fatah perché tuo zio lavora nella pubblica amministrazione.

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Annozero 1/2009. La diretta di PolisBlog

pubblicato da paganini


Cari amici di PolisBlog,
tra un’ora circa daremo qui inizio alla telecronaca diretta e commentata della prima puntata del 2009 di Annozero, interamente dedicata alla Guerra nella Striscia di Gaza. Preparate telecomando, mouse e tastiera: l’appuntamento è alle ore 21.

Ore 21.05: Comunque la pensiate, benvenuti alla diretta di PolisBlog!
Apre la puntata Marco Travaglio, come d’abitudine. E si torna a parlare di De Magistris e dell’inchiesta Why Not. Travaglio ricostruisce la storia di alcuni dei magistrati di cui il ministro Alfano ha chiesto il trasferimento e aggiunge un retroscena… Le scelte del ministro non sarebbero del tutto lineari visto che solo il tribunale del riesame potrebbe esprimersi sullo scontro tra le procure di Salerno e Catanzaro. Dalla decisione del Riesame emergerebbe che i giudici di Salerno avevano ragione a perquisire i colleghi di Catanzaro. Per Travaglio quella di Alfano è una invasione di campo che va oltre la divisione dei poteri.
Citazione di Brecht in chiusura. Ottimo ed efficace inizio di trasmissione direi.

21.15 Iniziano le immagini dalla Striscia di Gaza.
Dalle beghe giudiziarie di casa nostra si passa ad un dramma vero. Santoro parte dalla scrittrice israeliana Manuela Dviri, che ha perso un figlio nella guerra del Libano. Si parla subito dei bambini morti durante i bombardamenti di Gaza, di una guerra inutile e barbara che pretende di impostare un dialogo basato sulle cannonate. Lucia Annunziata viene interpellata sulla legittimità dell’operazione Piombo Fuso come legittima difesa di Israele verso i missili di Hamas e sull’eccesso nell’uso della forza da parte dell’esercito israeliano. La Annunziata racconta dei 4 anni passati a Gerusalemme e cerca di separare razionalità e sentimenti. Secondo lei Israele ha perso, dall’ultima guerra in Libano, la capacità di combattere e di ottenere risultati sul campo con un basso numero di morti. La Annunziata cerca di ricostruire le ragioni di Israele, che si sente insicura e in guerra, e quelle dei Palestinesi, che subiscono azioni sbagliate e stanno soffrendo. Trattare con Hamas? Per lei è una domanda inutile, tanto è Hamas a non voler trattare. Bisogna trattare direttamente con l’Iran.

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Il Corriere scopre Gaza: quando i fatti ritornano al centro dei media

pubblicato da davide f.

da flickr, http://www.flickr.com/photos/kinowo_media/2126962952/“Quello di Lorenzo Cremonesi del “Corriere della Sera” è il primo reportage di un giornalista italiano entrato nella Striscia di Gaza. E chi ha occhi per guardare vede e se vede racconta: “almeno l’80 per cento delle vittime –si legge nel pezzo sul Corriere- sono bambini, anche piccolissimi, donne, anziani. Qui si sta sparando contro la società civile senza porsi troppi problemi”.

Come sottolinea G.Carotenuto, studioso di politica internazionale e docente di giornalismo, è confortante vedere come ogni tanto quando i reporter fanno il loro mestiere, ossia vanno sul campo, i quotidiani si risvegliano e riescono ad essere ancora un minimo ancoraggio alla realtà.

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I refusenik dell'esercito israeliano contro la Guerra di Gaza

pubblicato da paganini


Refusenik è una parola che abbiamo iniziato a sentire durante l’ultima guerra che Israele ha scatenato contro il Libano, ma che indica un fenomeno iniziato anni prima: quello dei soldati che si rifiutano di andare a sparare contro palazzi, scuole e villaggi palestinesi o arabi per vincere un conflitto che dura da 50 anni e che non si concluderà di certo con una vittoria militare.

Tecnicamente sarebbero disertori, un po’ come gli americani che sono fuggiti in Canada per non partecipare all’invasione illegale dell’Iraq e al massacro conseguente. Ma i refusenik non scappano all’estero, dato che credono nella loro patria e vogliono viverci, semplicemente dichiarano che non intendono andare a lanciare bombe al fosforo o clusterbomb contro i civili e nei centri abitati.

Francesca Paci, su La Stampa, racconta la storia di Noam Livne, 34 anni, dottorando in matematica al Weizmann Institute di Rehovot, è uno dei 9 refusenik che hanno rifiutato la divisa per l’operazione Piombo Fuso.

Quali sono le ragioni morali di cui ha parlato al suo comandante? «Questa guerra non serve. Non sono un disfattista, sono stato nell’esercito quattro anni, tre di leva e uno da ufficiale. Ho anche servito come riservista ma solo all’interno della linea verde, i confini del ‘67. Nei territori palestinesi occupati non andrò mai, me ne sono convinto mentre ero in prigione».
Quando è stato in prigione? «Nel gennaio 2002. C’era la seconda Intifada e io rifiutai di andare con le truppe a Nablus. Sono stato dentro tre settimane, ho letto molti libri e sono uscito ancora più convinto di non voler partecipare a un conflitto sbagliato e ingiusto. Quando decidi da che parte stare è facile, anche se gli altri non capiscono».

Probabilmente Noam Livne si beccherà un processo e altre settimane di prigione, ma almeno non avrà bombardato i palazzi e le scuole dell’Onu e partecipato all’uccisione di centinaia di civili.

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Intervista da Betlemme con Giovanni Fontana. "A Gaza una guerra inutile e stupida"

pubblicato da Luca Landoni

Nei giorni scorsi abbiamo trattato estesamente il conflitto di Gaza facendo ricorso a tutte le notizie a nostra disposizione, ma non avete mai pensato che per quanto ci sforzassimo di documentarci la nostra realtà era pur sempre filtrata? Siamo quindi riusciti a contattare Giovanni Fontana, collaboratore de L’Unità e del settimanale A (più conosciuto come Anna), ma soprattutto volontario dell’associazione Amal, che da tempo opera in Palestina. Amal si occupa di bambini in condizioni particolarmente disagiate, cercando di occuparli con attività didattiche e ludiche nel doposcuola (gallery). Fontana opera da tempo a Betlemme, Cisgiordania, zona feudo di Al Fatah, e vive la situazione dall’interno, tenendo un blog -diario dalla Palestina, chiamato Distanti Saluti.

Butto subito il carico: questa guerra può davvero essere utile a una pace futura, come lascia intendere il ministro Livni, o no? Hamas può essere cancellata davvero? E se sì, ciò servirebbe davvero a moderare la politica palestinese come gli israeliani sperano?

Io non credo che le guerre siano necessariamente inutili, qualche volta – come in Rwanda – l’avremmo dovuta fare una guerra, per impedire quel milione di morti, e non l’abbiamo fatta. Credo però che questa guerra lo sia, inutile, e stupida. Hamas non può essere cancellata, visto che si fonda sull’appoggio popolare. Può essere resa inoffensiva –come si augurano tutte le persone contrarie a questa guerra per amor delle vittime, e non per pregiudizio – ma per quanto tempo? Tutto questo ha un costo, in termini di vite palestinesi, che Israele – per quelle che vuole che siano le proprie credenziali – non dovrebbe permettersi di pagare.
Ieri un servizio di France 2, da sempre piuttosto simpatizzante per i palestinesi, raccontava di come siano gli stessi miliziani di Hamas a portare bambini sugli obiettivi sensibili perché ne sia fatta strage - ecco, Israele dovrebbe prendersi la responsabilità di tenere a quelle vite quanto a quelle degli abitanti di Sderot e Ashkelon.

Hai introdotto l’argomento della copertura mediatica. La campagna Piombo Fuso è una guerra veramente molto particolare dal punto di vista dell’informazione. In pratica per molti giorni i giornalisti non sono stati ammessi nella Striscia per motivi che gli israeliani hanno definito di sicurezza. Poi si è passati ad ammetterne un piccolo numero che doveva essere sorteggiato. Tu che sei sul posto che esperienza diretta hai avuto di tutto ciò? Puoi raccontarci com’è la situazione per chi si trova là, e se l’evento ha una copertura obiettiva o se risente di qualche censura?

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Save Gaza: Naomi Klein e il boicottaggio economico di Israele

pubblicato da davide f.

da flickr, http://www.flickr.com/photos/brocco_lee/41932721/, common creative “La strategia più efficace per fermare un’occupazione sempre più sanguinosa è far sì che Israele diventi il bersaglio della stessa specie di movimento globale che fermò l’apartheid in Sudafrica”. Così Naomi Klein, giornalista di fama mondiale e autrice di No Logo e Shock Economy, scrive sul The Nation a proposito di strategie non violente per fermare la mattanza di questi giorni, e più in generale la totale devastazione della Palestina.

Premesso e appurato dell’autorità nulla dell’Onu (che senza il permesso di Israele a Gaza non ci entra neanche), come sempre inattivo e impotente, la società civile cerca di mobilitarsi concretamente per fermare la tragedia infinita mediorientale. E non è affatto semplice, soprattutto in Italia dove c’è una confusione totale voluta appositamente tra antisemitismo, antisionismo e critica al governo di Israele. E siamo sempre lì, nel bel Paese è di moda e conveniente la disinformazione di massa.

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Striscia di Gaza: la guerra vista da Tsahal, l’esercito di Israele

pubblicato da paganini


Diciannovesimo giorno di conflitto nella Striscia di Gaza, aumentano i morti e ricominciano i lanci di razzi anche dal confine libanese, con il rischio concreto dell’apertura di un secondo fronte.

Abbiamo visto come questo conflitto viene rappresentato dalle milizie islamiche di Hamas, ora diamo uno sguardo al sistema di comunicazione del “protagonista” dell’Operazione Piombo Fuso: Tsahal o Idf, cioè l’esercito di Israele.

Si nota subito una grande differenza tecnologica, dato che ci troviamo di fronte ad un portale articolato e pieno di risorse multimediali. Gli aggiornamenti delle news sono continui e riportano i principali fatti del giorno e della notte: otto soldati feriti durante le operazioni, 100 obiettivi colpiti, 55 tunnel distrutti, 20 siti di lancio per missili smantellati… e c’è addirittura la newsletter dell’Operation Cast Lead che può essere scaricata in pdf.

Avendo impedito l’accesso alla Striscia a tutti i giornalisti, l’esercito di Israele cerca di fornire il proprio materiale (e quindi il proprio punto di vista) con grande abbondanza in modo da alimentare comunque un flusso di notizie verso il resto del mondo: la guerra si vince anche attraverso l’informazione e Tsahal dimostra di saperlo molto bene…


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Striscia di Gaza: la guerra vista da Hamas

pubblicato da paganini


La guerra nella Striscia di Gaza continua e dopo 18 giorni di bombardamenti e massacri il bilancio ufficioso di Piombo Fuso rasenta le mille vittime palestinesi (secondo il Tg1 di oggi, 300 sarebbero bambini) e un numero indefinito, nell’ordine di alcune decine, di soldati israeliani morti.

Per capire cosa succede davvero a Gaza e come procede questa guerra di distruzione, che non porterà niente di buono al Medio Oriente e non risolverà nessuno dei problemi di Israele, può risultare utile leggere il punto di vista degli “attori” in campo, delle milizie schierate sul campo: ecco allora il sito e il forum della Brigata Ezzedeen Al Qassam, il braccio armato di Hamas.

Qui potete trovare i resoconti di guerra del gruppo islamico, che ad esempio sostiene di aver ucciso addirittura 50 soldati israeliani, alcune immagini e video che riportano un altro punto di vista rispetto a quello a cui siamo abituati.

Naturalmente non si tratta di condividere quanto riportato da Hamas, ma soltanto di sfruttare una fonte di informazioni di prima mano: lo stesso vale per il portale di Tsahal, l’esercito di Israele, a cui sarà dedicato il prossimo post.

Jimmy Carter, la tregua rotta da Israele e la morte di Gaza

pubblicato da davide f.

“La tregua tra Israele e Hamas raggiunta lo scorso 19 giugno non è stata rotta dalle milizie palestinesi ma dallo Stato d’Israele”. A parlare così non è il presidente iraniano Ahmadinejad o un portavoce di Hamas, ma l’ex presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter, in un intervento sul Washngton Post intitolato ‘Una guerra non necessaria’. Un fatto completamente e stranamente ignorato dalla quasi totalità dei media.

Così scrive Carter, presidente dal 1977 al 1981 e fondatore di una organizzazione non governativa che porta il suo nome:

“il lancio dei razzi (da parte di Hamas) fu subito interrotto e ci fu un aumento nelle forniture di cibo, acqua, medicinali e combustibile (da parte di Israele). Tuttavia l’aumento fu in media del venti percento del livello normale. E questa fragile tregua fu parzialmente rotta il 4 novembre, quando Israele lanciò un attacco a Gaza per distruggere un tunnel difensivo che veniva scavato da Hamas all’interno del muro che rinchiude Gaza”

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Gaza, orrore senza fine: approvata risoluzione Onu per il cessate il fuoco, gli Usa si astengono

pubblicato da davide f.

palestina libreDopo ore di colloqui il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha approvato una risoluzione per il cessate il fuoco. Con l’astensione degli Stati Uniti. Il documento Onu chiede l’immediato cessate il fuoco fra Hamas e l’esercito israeliano e l’aiuto delle due fazioni per far giungere aiuti umanitari.

Dopo le bombe sulla scuola Onu e le continue notizie da Gaza di stragi di civili arriva questo debole segnale dalla diplomazia e dalla politica, sempre in ritardo e inadeguata. E mentre si traccheggia e gli Stati Uniti attendono la mediazione egiziana in Palestina si continua a morire a velocità impressionante.

L’avanzata dell’esercito israeliano casa per casa assomiglia sempre di più ad una volontà di affossamento totale della popolazione palestinese. Il ministro degli esteri Livni ha appena dichiarato che Israele continuerà ad agire solo nel proprio interesse. Come ha sempre fatto. Nel frattempo è ragionevole attendersi un innalzarsi del livello dello scontro anche a livelo diplomatico e non solo dal mondo arabo. Ieri i razzi dal Libano, oggi Gheddafi che incita alla lotta contro Israele.

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