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Tutti gli articoli con tag palestinesi

Satira: non spariamo “castate”

pubblicato da Ulisse Spinnato Vega

Il SuperCav parla alla Knesset e si fa prendere un po’ la mano definendo “giusto” l’attacco di Israele contro Gaza condannato persino dall’Onu. Poi glissa su una domanda in merito al muro che circonda Betlemme. La gazata

Il premier italiano è scatenato. L’elogio di Israele non conosce distinguo e lo slancio contro l’Iran non sarà scevro di conseguenze. Senza fr-Eni

Nei cinema è in programmazione un film che racconta la drammatica rottura tra Pd e Udc sul legittimo impedimento. Ma anche i tentativi di Bersani di ricomporre il rapporto con Casini in funzione anti-Cav. “Baciami ancora”

Il ministro (a termine) dell’Agricoltura Luca Zaia ’sfregia’ il made in Italy gastronomico patrocinando la nascita di un panino con presunte materie prime nostrane sfornato dal più celebre marchio di fast food al mondo. MacChecazzo’s!

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Per riaprire il dialogo con l'Islam, Barack Obama parla ad Al Arabiya

pubblicato da paganini


Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama continua a smantellare, anche piuttosto rapidamente, la pesante eredità lasciata dal suo predecessore W. Bush. Dopo aver deciso di mettere una pietra sopra alla guerra al terrorismo basata sulla tortura e sulle carceri segrete, Obama ha rilanciato l’apertura verso i paesi islamici con una intervista alla televisione satellitare Al Arabiya.

Parlando dei rapporti con l’Islam, il nuovo presidente Usa ha spiegato che per gli Stati Uniti i paesi musulmani non rappresentano il nemico, ricordando anche gli anni trascorsi in Indonesia, il più grande paese islamico del mondo. Durante l’intervista non è mancato un riferimento alla questione Israele - Palestina e alla necessità di riprendere i negoziati. Un tasto dolente però, dato che la Tv ha poi sottolineato come Obama abbia rimarcato il suo supporto ad Israele senza menzionare le sofferenze dei palestinesi, la guerra contro Gaza e i continui blocchi che vengono imposti ai territori arabi.

Riferendosi ad Al Qaeda e alle azione dei gruppi che fanno riferimento all’organizzazione, Obama ha osservato che nessuna delle azioni compiute da loro ha portato ad un miglioramento dell’istruzione o delle condizioni di vita dei bambini musulmani: Come ho detto nel mio discorso di insediamento, si viene giudicati per quello che si costruisce, non per quello che si distrugge.

Chissà se si riferiva a Bin Laden o a George W. Bush…

Qui trovate il testo integrale dell’intervista.

Intervista da Betlemme con Giovanni Fontana parte due. Botta e risposta

pubblicato da Luca Landoni

Seconda e ultima parte dell’intervista con Giovanni Fontana (la prima la trovate qui); una chiacchierata che cerca di capire cosa stia succedendo a Gaza e in Cisgiordania, insomma in Palestina, senza il filtro dei canali informativi abituali. A nessuno serve essere tifosi di questo o quello, tantomeno quando c’è di mezzo una guerra, mentre al di là delle nostre opinioni individuali mi sembra molto utile ascoltare chi veramente si trova sul posto, e non ha alcun interesse a raccontarci fole o a convincerci di qualcosa.

Allora, Giovanni, riprendiamo il discorso, e cerchiamo di riprodurre il clima che si respira a beneficio di chi legge e abita a migliaia di chilometri di distanza. Tu ti trovi a Betlemme, un luogo che per la sua grande prevalenza palestinese meglio di ogni altro rappresenta il termometro della situazione. Come vive la popolazione locale la guerra? Si avverte la divisione tra Hamas e Al Fatah, e in caso affermativo cosa pensano le due fazioni l’una dell’altra e dell’attacco in generale?

A Betlemme, dagli accordi di Oslo del ‘94 (attuativi nel ‘96), la giurisdizione è passata sia militarmente che civilmente ai palestinesi. Qualche anno dopo è anche stato imposto il divieto agli israeliani di passarci. Gush Etzion e Har Homa sono due colonie molto vicine, ma al di là del Muro. Qui in città sono tutti con Fatah o con il FPLP (i comunisti, che una ventina d’anni fa erano molto più forti). Per quanto qui tutti, anche coloro che in Italia sarebbero considerati essi stessi come fondamentalisti, dicano che quelli di Hamas sono dei pericolosi fondamentalisti religiosi, tutti considerano gli abitanti, i bambini, di Gaza come membri del proprio popolo. Certo, a livello politico l’uccisione di 85 membri di Fatah da parte di Hamas, ha avuto il suo peso, ma non tanto da portare le persone a schierarsi così in favore di una guerra che colpisce anche una gran parte di civili.
C’è da dire, anche, che molto spesso la politica, qui, è vista in maniera clientelare: nessuno si stupisce se tu voti Fatah perché tuo zio lavora nella pubblica amministrazione.

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Prima puntata del 2009 per Annozero in diretta su PolisBlog. La guerra dei bambini

pubblicato da Luca Landoni

Dopo Ballarò si apre la stagione 2009 anche per Annozero, e visto il buon successo dell’iniziativa a PolisBlog abbiamo pensato di fare della diretta web un appuntamento fisso. Da ora in avanti seguiremo dunque il programma di Santoro ogni giovedì, cercando di partecipare anche nei commenti. Le dirette vedranno una rotazione dei nostri articolisti, anche per fornire più punti di vista, e l’inaugurazione vedrà al timone il nostro Marco Paganini.

Tornando alla trasmissione, Annozero tratterà il tema della Striscia di Gaza e del conflitto che ha generato, con una puntata dedicata e monotematica.

La guerra che si sta combattendo nella Striscia di Gaza, l’attacco israeliano alle postazioni di Hamas in risposta al lancio dei missili su Israele sta provocando moltissime vittime tra la popolazione civile. I bambini sono tra i più esposti, soprattutto quando vengono colpite le scuole come a Jabalia. L’attacco ha provocato reazioni in tutti i Paesi, compresa l’Italia, con manifestazioni come quella di Milano dove sono state bruciate le bandiere israeliane. Che immagini e che notizie arrivano dalla Striscia di Gaza? Ci sono cose non raccontate e filtrate dalla propaganda delle parti in guerra nel conflitto? Ci sono dei limiti nelle risposte militari agli attacchi, limiti che riguardano l’incolumità delle popolazioni civili, dei bambini?

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Intervista da Betlemme con Giovanni Fontana. "A Gaza una guerra inutile e stupida"

pubblicato da Luca Landoni

Nei giorni scorsi abbiamo trattato estesamente il conflitto di Gaza facendo ricorso a tutte le notizie a nostra disposizione, ma non avete mai pensato che per quanto ci sforzassimo di documentarci la nostra realtà era pur sempre filtrata? Siamo quindi riusciti a contattare Giovanni Fontana, collaboratore de L’Unità e del settimanale A (più conosciuto come Anna), ma soprattutto volontario dell’associazione Amal, che da tempo opera in Palestina. Amal si occupa di bambini in condizioni particolarmente disagiate, cercando di occuparli con attività didattiche e ludiche nel doposcuola (gallery). Fontana opera da tempo a Betlemme, Cisgiordania, zona feudo di Al Fatah, e vive la situazione dall’interno, tenendo un blog -diario dalla Palestina, chiamato Distanti Saluti.

Butto subito il carico: questa guerra può davvero essere utile a una pace futura, come lascia intendere il ministro Livni, o no? Hamas può essere cancellata davvero? E se sì, ciò servirebbe davvero a moderare la politica palestinese come gli israeliani sperano?

Io non credo che le guerre siano necessariamente inutili, qualche volta – come in Rwanda – l’avremmo dovuta fare una guerra, per impedire quel milione di morti, e non l’abbiamo fatta. Credo però che questa guerra lo sia, inutile, e stupida. Hamas non può essere cancellata, visto che si fonda sull’appoggio popolare. Può essere resa inoffensiva –come si augurano tutte le persone contrarie a questa guerra per amor delle vittime, e non per pregiudizio – ma per quanto tempo? Tutto questo ha un costo, in termini di vite palestinesi, che Israele – per quelle che vuole che siano le proprie credenziali – non dovrebbe permettersi di pagare.
Ieri un servizio di France 2, da sempre piuttosto simpatizzante per i palestinesi, raccontava di come siano gli stessi miliziani di Hamas a portare bambini sugli obiettivi sensibili perché ne sia fatta strage - ecco, Israele dovrebbe prendersi la responsabilità di tenere a quelle vite quanto a quelle degli abitanti di Sderot e Ashkelon.

Hai introdotto l’argomento della copertura mediatica. La campagna Piombo Fuso è una guerra veramente molto particolare dal punto di vista dell’informazione. In pratica per molti giorni i giornalisti non sono stati ammessi nella Striscia per motivi che gli israeliani hanno definito di sicurezza. Poi si è passati ad ammetterne un piccolo numero che doveva essere sorteggiato. Tu che sei sul posto che esperienza diretta hai avuto di tutto ciò? Puoi raccontarci com’è la situazione per chi si trova là, e se l’evento ha una copertura obiettiva o se risente di qualche censura?

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Le pagelle del lunedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Silvio Berlusconi: riformatore. Voto + 9. Il Premier Berlusconi è sicuro che stavolta la riforma della Giustizia si farà: “Con la sinistra se possibile – precisa – da soli, come maggioranza, se la sinistra non vorrà partecipare”. Fra il Cavaliere decisionista che tira la corda e il Pd diviso che mena il can per l’aia è giunta l’ora delle scelte. L’ultima occasione per l’opposizione di tornare in “gioco”.
Razzisti antisemiti: a volte ritornano. Voto – 10. Sui muri di Roma e nelle piazze di Milano sono tornate le svastiche contro Israele. La protesta contro Israele per la guerra di Gaza si è trasformata in cupo e strumentale delirio antisemita per ritorcere sugli ebrei l’accusa di essere i nazisti del XXI secolo e di realizzare l’Olocausto dei palestinesi. Alt al razzismo e alla spirale di odio e di violenza.

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Moschea di Milano. Il testo integrale del comunicato della Curia sulla preghiera islamica

pubblicato da Luca Landoni



Tutti ricorderete i fatti di sabato 4 gennaio, quando un nutrito gruppo di estremisti islamici si è radunato per protestare contro l’attacco israeliano a Gaza, terminando la manifestazione con una preghiera di massa davanti al Duomo di Milano. Ricorderete anche come la cattedrale sia stata costretta alla chiusura e come molte persone ignare, che si trovavano nel centro cittadino per i più svariati motivi, siano state espulse - spesso nell’indifferenza della forza pubblica - e spinte fuori dall’area per far posto alla moschea a cielo aperto.

Noi di questo ci siamo occupati ampiamente, rilevando anche il silenzio-assenso della diocesi milanese, guidata da Don Abbondio Tettamanzi. Ora, con quasi una settimana di ritardo, la Curia ha ritenuto di emettere un comunicato ufficiale di cui vi diamo integralmente atto.

Tante polemiche sta suscitando la preghiera che sabato 4 gennaio un gruppo di islamici ha svolto in piazza Duomo a Milano, al termine di una manifestazione sulla guerra a Gaza. Le cronache parlano di un corteo che doveva interrompersi in piazza san Babila, ma che – violando le indicazioni delle forze dell’ordine – ha invece raggiunto piazza Duomo, dove insieme ad altre manifestazioni (deplorevole il gesto di bruciare le bandiere) – essendo giunto l’orario prescritto - si è tenuta la preghiera.

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Gaza: la notte dei lunghi coltelli di Hamas e Al Fatah

pubblicato da Luca Landoni



La notizia nuova dalla Striscia di Gaza è la tregua giornaliera di tre ore decisa da Israele, in vigore da oggi fino a data da destinarsi, tra le 13 e le 16. Questo dovrebbe teoricamente consentire l’apertura di un corridoio umanitario, ma in realtà appare una piccola concessione di facciata per placare l’ira dell’Onu riguardo al bombardamento della sua scuola avvenuto ieri. Anche a questo proposito conosciamo le non peregrine motivazioni degli israeliani: i miliziani di Hamas non possono pretendere di salvarsi barricandosi in una scuola piena di civili.

Ormai d’altronde qui tutto è unilaterale ed eccessivo. Motivazioni, argomenti, prese di posizione. La guerra è stata provocata da Hamas, e dal suo insistere a lanciare razzi contro le città oltreconfine, su questo non c’è dubbio; come non vi è dubbio sul fatto che, secondo tradizione, gli israeliani abbiano reagito in maniera sproporzionata. Molti tuttavia giustificano questa reazione con l’esasperazione di un popolo che ha compiuto un passo verso la pace, liberando i territori, e per tutta risposta si è visto cadere addosso una pioggia di kassam, per quanto poco efficaci possano essere queste armi.

Delle responsabilità degli “invasori” si può e si deve discutere, ma prima serve un’ammissione di colpa da parte di Hamas, che tuttora - sull’orlo del baratro - persiste nel lancio dei razzi, per tacere della pervicace ostinazione nel non volere riconoscere lo stato di Israele. Detto questo, passiamo ad occuparci di un fatto passato sotto silenzio da gran parte della stampa nazionale e internazionale. Premessa, i territori palestinesi sono da tempo divisi in due tronconi: Gaza sotto il controllo di Hamas, e la Cisgiordania con la capitale Ramallah (già sede dell’Olp di Arafat) sotto Abu Mazen e Al Fatah.

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La Striscia di Gaza tagliata in due. Gli israeliani stringono Hamas in una tenaglia. Storia, motivi e strategia del conflitto

pubblicato da Luca Landoni



L’offensiva israeliana sulla Striscia di Gaza prosegue a passo spedito, e si stima che al massimo entro 48-60 ore Tsahal (l’esercito israeliano) avrà in pugno tutti i punti chiave del territorio di Hamas e potrà cominciare a snidare le postazioni di lancio dei kassam una per una. Prima di analizzare la strategia di Tsahal, sarà bene specificare la natura dei razzi palestinesi. Si tratta di ordigni artigianali fabbricati “in casa”, capaci di raggiungere una gittata massima di 10 km, e dunque in gradi di arrivare solo ai primi insediamenti oltreconfine, ovvero nello specifico i centri di Sderot e Ashkelon. Tanto basta tuttavia per mantenere gli abitanti della zona in una condizione di terrore continuo, anche se il numero delle vittime in questi tre anni è stato limitato. In buona sostanza si tratta più di un’arma psicologica che reale.

La strategia, dicevamo. La Striscia non è altro che un fazzoletto di terra di forma più o meno rettangolare a ridosso del mare, confinante con l’Egitto a sud e con Israele sugli altri due lati di terra. L’esercito è penetrato da tre direttrici: a Beit Hanoun e Netzarim (nord e sud di Gaza City, situata all’estremo settentrione del paese) e nell’estremo sud di Dahaniye, sede dell’aeroporto. In tal modo è stato tagliato il collegamento tra le due principali città, Gaza e Rafah, chiudendo la capitale in una morsa e ricollegandosi alla flotta che agisce via mare. La resistenza di Hamas è stata pressoché nulla, come si vede anche dal numero delle vittime di Tsahal (1 o 5 al massimo, a seconda delle fonti). La fase due è ormai alle porte, e prevede la distruzione chirurgica delle infrastrutture di Hamas da parte delle forze di terra congiuntamente con l’aviazione - che non ha mai cessato i bombardamenti - e la marina.

Nella cartina che vedete sopra è rappresentata la situazione della Striscia antecedente il ritiro israeliano del 2005. Per capire come si è arrivati alla crisi odierna sarà bene ripercorrere gli ultimi anni di storia dell’eterno conflitto. Dopo anni di sanguinosa coabitazione, nel 2005 Sharon decise di cancellare ogni traccia di colonie dei propri connazionali dal territorio. La decisione fu unilaterale e provocò una grave spaccatura nel paese, ma il grande carisma dell’eroe di guerra fu più forte di tutto, permettendo di superare le divisioni nonostante l’esercito usasse la forza per sgomberare tutti coloro che avevano rifiutato ogni incentivo per lasciare le proprie case. Il 22 agosto l’evacuazione forzata fu completata e tutta la Striscia fu lasciata in mano all’autorità palestinese, ivi comprese moltissime infrastrutture (in particolar modo serre) che davano lavoro a un gran numero di abitanti del luogo.

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La battaglia italiana per Gaza: Veltroni contro Frattini

pubblicato da Luca Landoni

Mentre ben più importanti vicende accadono sul fronte mediorientale, ci coglie l’obbligo di dar notizia degli scontri di casa nostra sul medesimo argomento. Stamane il leader del Pd Walter Veltroni ha infatti ritenuto di abbandonare l’alveo pilatesco dell’idolo Obama, prendendo posizione sugli attacchi di Gaza. Per la verità lui come altri, che vedremo più avanti, sembra più voler sfruttare l’occasione per attaccare il governo, ma vediamo insieme le sue dichiarazioni.

“Chiediamo che l’Italia si muova per un immediato cessate il fuoco, facciamo appello per un immediato aiuto umanitario alle popolazioni civili duramente colpite, chiediamo che la parola torni all’iniziativa politica. Per questo è anche fondamentale un ruolo attivo sulla scena politico diplomatico degli organismi internazionali e dell’Europa, che però oggi, in una situazione tanto drammatica e delicata, appare divisa e incerta. In questo quadro particolarmente inadeguata è la posizione italiana: Frattini aveva annunciato, solo pochi giorni fa, di aver ricevuto assicurazioni che non vi sarebbe stata una offensiva di terra a Gaza e in queste ore viene smentito. Lo stesso ministro degli Esteri aveva parlato di una iniziativa congiunta italo-francese senza che alle parole seguissero i fatti. L’Europa, come hanno fatto già Francia e Gran Bretagna che chiedono una tregua immediata, e l’Italia debbono ritrovare una forte presenza e iniziativa sulla scena mediorientale e come due anni fa in Libano assuma concrete iniziative che consentano di ottenere la tregua, di garantirne il rispetto. Questo con l’obiettivo di ricostruire le condizioni trovare una soluzione dei conflitti basata sul riconoscimento dei diritti dei due popoli. Nessuno può pensare di affrontare la crisi usando la forza piuttosto che non attraverso una chiamata all’impegno degli organismi internazionali

Mentre Leoluca Orlando, mandato avanti da Di Pietro come di consuetudine quando l’argomento interessa poco, ha esposto la posizione dell’Idv (sospendere le azioni belliche/sedersi intorno a un tavolo/parlare), curiosamente simili appaiono le posizioni dei partiti centristi di ambo le sponde, esposte oggi da Cesa e Rotondi. In parole povere, la fiera delle banalità. Torniamo invece a Frattini. Il ministro degli Esteri non ha certo brillato per originalità, anche se va detto che la posizione della Farnesina appare decisamente più sbilanciata a favore di Israele rispetto alla tradizione levantina della nostra politica mediorientale. Ricordiamo che noi rimaniamo sempre il paese che liberò il responsabile del dirottamento dell’Achille Lauro Abu Abbas.

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