L’atteso attacco di terra delle truppe israeliane è scattato, e in poco tempo l’esercito è entrato a Gaza. Naturalmente non era questo l’obiettivo primario, bensì distruggere le batterie missilistiche che i bombardamenti aerei non hanno nemmeno scalfito. La strategia israeliana, già vista in passato, è relativamente semplice e collaudata: dividere in due il territorio palestinese, che di fatto è costituito da una striscia lunga e sottile, arrivando a controllare nel più breve tempo possibile le località di lancio dei kassam più vicine al confine.
In tal modo si comincerà a limitare notevolmente la gittata delle batterie di Hamas, che non sarà più in grado di colpire i più importanti centri finora sotto il tiro continuato delle rampe missilistiche. Ricordiamo che il tiro non è mai stato interrotto durante gli attacchi aerei dei giorni scorsi, così come nessun ultimatum del passato si è rivelato in grado di arrestarlo. L’unica carta rimasta in mano all’esercito della stella a sei punte è la distruzione degli impianti mediante un attacco terrestre.
Mentre Hamas, ben conscia della propria inferiorità militare, promette vita dura agli “invasori”, le prime reazioni sul fronte occidentale sono più che variegate. Obama non parla, e lascia la patata bollente nelle mani dell’amministrazione uscente, che di fatto approva l’attacco; la stessa posizione della neo-insediata presidenza ceca della Comunità Europea. Totalmente dissidente invece la posizione francese, che invoca un cessate il fuoco immediato, al pari del segretario generale dell’Onu, il cui portavoce ha rilasciato la seguente dichiarazione:
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Se nel 1944 in Normandia si parlò di D-Day, oggi l’offensiva israeliana contro Hamas potremmo definirla H-Day; un giorno che segna probabilmente la storia del conflitto israelo-palestinese, dopo il quale lo scenario politico non sarà più lo stesso. Con buona pace di coloro che si stracciano le vesti, come il Papa e diversi governi europei, per non parlare dell’indegno spettacolo fornito ieri in Piazza del Duomo a Milano da un gruppetto di estremisti: l’H-Day era inevitabile.
E aveva visto giusto la vecchia volpe Sharon, quando si ritirò dalla Striscia, lasciando l’amministrazione di quelle terre in mano a Hamas. Sapeva bene che un’organizzazione che ha nel suo statuto lo sterminio e la cancellazione degli ebrei dalla faccia della terra, come fa rilevare giustamente Ostellino dalle colonne dell Corriere, non avrebbe mai accettato una tregua a lungo termine. La guerra contro l’odiato paese confinante è la ragion d’essere di Hamas, che per questo ha tagliato i ponti con l’ala palestinese moderata di Al Fatah, e ora può farsi forte del solo sostegno iraniano.
La polpetta avvelenata di Sharon si è concretizzata nella maniera più innocente e di conseguenza più dirompente possibile. Hamas è stata lasciata libera di agire, a fronte di un atto unilateralmente generoso (in apparenza) come il ritiro volontario delle forze armate israeliane. E la risposta, dopo un iniziale sconcerto, qual è stata? Il lancio sistematico di missili oltreconfine, che non si è arrestato di fronte a nessun ultimatum. E proprio questo segna definitivamente il cambiamento storico della leadership palestinese.
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Che lo si ami o detesti Francesco Cossiga è una fonte infinita di aneddoti e teorie spesso assai controverse, e si può star certi che non rilascerà mai un’intervista noiosa. E’ questo il caso della chiacchierata fatta col giornalista del Corriere Aldo Cazzullo in occasione dei suoi 80 anni, nella quale ha colto l’occasione per ripercorrere buona parte della storia italiana dell’ultimo trentennio.
Nel bene e nel male Cossiga rappresenta con Andreotti una sorta di coscienza storica della Prima Repubblica, e un po’ ci marcia, ma certo non possono passare sotto silenzio alcune verità rivoluzionarie pronunciate dopo tutto questo tempo dal senatore a vita. La più incredibile è probabilmente l’assoluzione per i terroristi di estrema destra Valeria Mambro e Giusva Fioravanti per la strage di Bologna, che secondo l’allora Ministro fu un errore della “resistenza” palestinese, che dal Lodo Moro aveva ottenuto il tacito permesso di spadroneggiare in territorio italiano a patto di non compiere attività anti-nazionali (?!) I palestinesi fecero dunque esplodere un paio di valigie di esplosivo in stazione, ma nella rossa Bologna non si sarebbe mai ammessa una simile possibilità e si preferì addossare tutta la responsabilità alla matrice fascista.
Riguardo all’omicidio Moro, Cossiga esclude invece categoricamente che sia stato ucciso per un disegno internazionale di cui le Br erano semplici esecutori. Si tratta, secondo lo statista, di “dietrologia fantasy”. Vero invece che lui e Andreotti condannarono a morte Moro nell’interesse supremo dello Stato, rappresentato da una Dc che non aveva alcuna connessione con le cosiddette stragi di stato, al contrario del Pci che collegamenti con l’eversione di sinistra ne aveva eccome.
Nella foto: manifesto propagandistico del 1977
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