In Italia, pur con Berlusconi “regnante”, c’è (ancora) la libertà di dire ciò che si vuole. Vale per tutti, ovvio.
Quindi anche per Paolo Ferrero, che in una intervista su Liberazione esce dal letargo e rilancia il messaggio del suo partito Rifondazione -questo il titolo- “Attualità e utilità del comunismo (spiegata ai ventenni)”.
Dice Ferrero: “Non ci troviamo di fronte a una crisi ciclica, ma del capitalismo in quanto tale. Si ripropone l’attualità del comunismo in quanto il capitalismo non è in grado di garantire lo sviluppo sociale e civile. Uscire quindi dal capitalismo e comunismo come gestione democratica delle potenzialità che già oggi ci sono per costruire una società senza classi sociali che veda il libero sviluppo di ogni essere umano”.
Sulla crisi del capitalismo e sulle sue responsabilità della crisi non ci piove. Ma la cura è il comunismo? Quale comunismo?
L’unico conosciuto, di matrice marxista-leninista, che ha governato i paesi del “Socialismo reale”, non ha concluso il suo ciclo storico con un inequivocabile e inappellabile fallimento? E anche la “via italiana” e l’”Eurocomunismo” non sono state cancellati dalla caduta del Muro di Berlino?
Anche fatti più recenti, alla prova del governo della “res pubblica”, non lasciano spazio alle velleità dei … “rifondatori”. Il tentativo di dare all’Italia un governo riformista, con una coalizione di centrosinistra, quello di Romano Prodi, è fallito proprio (e soprattutto) per le velleità del partito di Bertinotti (e del delfino Ferrero) che nemmeno hanno mai voluto comprendere la lezione di Lenin: “Estremismo, malattia infantile del comunismo”.
Il resto è minestra riscaldata. E oramai rancida. Utile solo al rilancio delle crociate di Berlusconi.
Silvio Berlusconi: desparecido. Voto 4. Depositata la richiesta della Procura di Milano per l’indagine sui diritti Tv. I Pm: “Berlusconi va processato”. Forse in un altro pianeta. O in un’altra vita … Cavaliere del … legittimo impedimento.
Antonio Di Pietro: scippatore. Voto 5. Il leader dell’Idv apre unilateralmente la battaglia su acqua e nucleare e viene accusato da Paolo Ferrero: “L’ex Pm scippa i movimenti della titolarità della battaglia”. Primadonna e/o primedonne. Comari.

Mentre a pochi km si esibiva il reality di governo, con pupi pupette e papi, a Roma sabato più di duecentomila persone hanno sfilato per difendere il diritto all’acqua, una battaglia fondamentale che sempre più importanza andrà ad assumere nei prossimi anni. In gioco c’è l’acqua come futura miniera, cosiddetto “oro blu”, opposta all’idea di chi sabato ha ribadito che l’acqua è e deve restare un bene comune.
Alla manifestazione, promossa dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua e aperta dallo striscione “ripubblicizzare l’acqua, difendere i beni comuni”, hanno aderito enti locali, sindaci (di destra e sinistra), partiti (Sinistra ecologia e libertà, Prc e verdi) e sindacati.
Obiettivo comune: abolire il decreto Ronchi (che nel frattempo stava nell’altra piazza tra Brunetta Mussolini e la Santanchè) dello scorso novembre, che privatizza la gestione del servizio idrico stabilendo che la quota del pubblico debba scendere progressivamente nei prossimi cinque anni. L’acqua dunque, per il governo, è una merce.
Sentenza epocale ieri per la Cassazione, che ha sanato uno dei vulnus più evidenti della legislazione italiana in materia di immigrazione. Tutto è nato da un irregolare albanese che aveva iscritto i propri figli a scuola nella speranza che gli facessero da scudo. Ovvero che, una volta scoperta la sua clandestinità, gli permettessero di non essere espulso.
Evidente la contraddittorietà della cosa. Se fosse definitivamente passato questo principio avremmo avuto la corsa dei clandestini a trovare una scuola per i propri figli al solo scopo di essere immediatamente regolarizzati. E così la Cassazione con la sentenza n. 5856 della I sezione civile ha riformato una precedente sentenza favorevole (la n.823 del 19 gennaio 2010, I sezione civile), con la seguente motivazione:
È “riduttiva in quanto orientata alla sola salvaguardia delle esigenze del minore”, mentre non tiene in considerazione “l’inquadramento sistematico nel complessivo impianto normativo” della legge sull’immigrazione
Il paletto più a “sinistra” (e chi ne dubitava?) l’ha messo Paolo Ferrero.
“L’idea di fare le riforme costituzionali con Berlusconi - ha tuonato il segretario del Prc - è come dare un asilo nido in gestione al mostro di Marcinelle. Il Cavaliere è interessato soltanto alla propria impunità, perciò è inverosimile qualunque sincera ipotesi di riforma”.
E’, quello dell’”interlocutore” con cui confrontarsi per fare le riforme, un dilemma non di oggi.
Dilaniò la sinistra, e questa e i cattolici (popolari), nei primi anni del fascismo. E fu il “leit motiv” del Pci: per “stanare” la Dc, come possibile unirsi con Pietro Nenni (bollato dai comunisti come il “Rosso antico” che si ordinava al bar …) negli anni del primo Centro sinistra, o con il “venduto” Bettino Craxi che aveva cambiato pelle al Psi e osato cancellare Marx a favore di Proudon?
Ma il “diavolo” è meno brutto e cattivo di come lo si dipinge. E, a quei tempi, per decenni, il Pci poi si univa al Psi per governare gli enti locali (e non solo) e si accordava (spesso) con la Dc per fare le riforme (e non solo).
Oggi, il sasso nello stagno lanciato da D’Alema fa rumore e fa gridare … all’untore.

Ogni tanto qualche notizia viene fuori dalla galassia comunista. Dopo la tragica esclusione dal Parlamento del 2008 i comunisti duri e puri hanno perso sempre di più importanza nel panorama politico italiano. A parte qualche uscita demagogica e un po’ di antiberlusconismo per farsi sentire, raramente si sentono novità rilevanti dalla sinistra estrema.
Ma ora è il momento della nascita (o rinascita) di un’aggregazione di partiti: Federazione della Sinistra. Ne fanno parte Prc-Se di Paolo Ferrero, Pdci di Oliviero Diliberto, ‘Socialismo 2000′ di Salvi e ‘Lavoro e Solidarieta” di Patta. A parte gli ultimi 2 movimenti che sulla carta non hanno manco mezzo voto, in pratica si può dire che si chiude definitivamente la divisione tra i comunisti più radicali. Le parole d’ordine sono sempre le stesse
È tempo di smetterla con le divisioni a sinistra. Parte un processo costituente aperto a tutti. In piazza al No B day ci saremo, con le nostre bandiere. Non temiamo la concorrenza di Di Pietro. Abbiamo solo paura di quando la sinistra non c’è, siamo ben contenti quando c’è sovraffollamento, pensiamo che se si radicalizza l’opposizione è un bene. Escludere i comunisti dalle istituzioni significa escludere tutti quegli italiani che sono contro la guerra
Continua a leggere: Nasce il nuovo (o vecchio) minestrone comunista: Federazione di sinistra

Come faceva notare qualcuno, Paolo Ferrero non è stato l’unico esponente politico ad essersi rifiutato di fare il test antidroga riproposto dal Ministro della Difesa. Come documentato da Radio 24 anche Italo Bocchino non ha accettato l’invito del collega di partito.
Inutile supporre, ora, le motivazioni a causa delle quali uno dei più integerrimi esponenti del Popolo delle Libertà abbia deciso di non prender parte al progetto a cui hanno aderito anche rappresentanti politici che non condividono la linea politica di Silvio Berlusconi.
Più interessante capire perché Italo Bocchino rappresenti il vero tallone d’Achille del partito la cui esistenza, come dimostrano le attente e frequenti osservazioni di Gianfranco Fini, non deve necessariamente sovrapporsi al berlusconismo. Anzi.
Continua a leggere: Coppie di fatto: Italo Bocchino e Paola Binetti. Insieme contro Pdl e Pd

Il risultato del sondaggio proposto, ieri, dal collega V. dimostra (semmai ce ne fosse bisogno) che l’elettorato italiano non ha fiducia nella propria classe politica che certo non si è contraddistinta, per serietà, negli ultimi mesi che precedono un importante appuntamento elettorale.
La cattiva reputazione di un esponente potrebbe, di fatto, far perdere il proprio schieramento. Per questo motivo sia a destra che a sinistra tutti stanno studiando una comunicazione attraverso la quale redimersi. Dai peccati. Per lo meno.
Interessante, e probabilmente lodevole, è per tanto l’invito che il Ministro della Difesa ha fatto a tutti i colleghi. Secondo Ignazio La Russa gli esponenti politici dovrebbero dimostrare, con un test, che non assumono sostanze stupefacenti.
Continua a leggere: Test antidroga per i politici. Si rifiuta di farlo Paolo Ferrero
Paolo Ferrero: antidoping di stato. Voto + 8. Il segretario del Prc risponde a Brunetta: “Dichiarazioni degne del linguaggio, dei toni e dei modi di un fascista, perfettamente in linea con un governo para-fascista, xenofobo e razzista. Fate l’antidoping a Brunetta!”. Il ministro recordman del … “colpo di testa”.
Renato Brunetta: delirio di stato. Voto – 9. Il ministro della Funzione Pubblica lancia un invito alla sinistra: “Che vada a morire ammazzata” e lancia l’accusa: “Prepara un colpo di stato”. L’allievo supera il maestro? Nei deliri.
Paolo Ferrero: ipocrisia alcolici. Voto + 7. Il segretario di Prc attacca Berlusconi e la Moratti sul divieto di vendita di alcolici agli under 16: “E’ solo ipocrisia. Bisogna vietare la pubblicità che forma i modelli di riferimento”. Già. Ma gli interessi delle grandi aziende, prima di tutto.
Antonio Bassolino: faccia di m … Voto – 10. Il governatore della Campania non molla la poltrona. Certo di subire un ko alle prossime regionali, punta a riprendersi la carica di … sindaco di Napoli. Il Pd lo ha scaricato e il boss “rosso” si candiderà con il nuovo partito del Sud. Vergogna!