Il commissario Ue Olli Rehn mette pressione al governo traballante: “Servono misure più stringenti”. Intanto il Cav non si dimette: “Voglio vedere in faccia i traditori”. Spezzeranno le Rehn al nemico?
Anche i benzinai se ne sono accorti. Parlano di “governo in confusione” e lanciano uno sciopero che si preannuncia pesantissimo. Cosa ne pensa il ministro Romani? Avanti il (f)Esso
Fedelissimi del premier in tilt. Quando Gabriella Carlucci annuncia il suo addio, Verdini butta all’aria il pallottoliere e prende il telefono per convincerla. Ma sbaglia e chiama la sorella. Che nervosismo. CamoMilly
Dal centralino di Portobello all’abbandono del Pdl, la vita della Carlucci è stata all’insegna dei mercati e mercatini (anche delle vacche). Ora fa imprecare Berlusconi. Porcobello!
La lotta paga, si diceva una volta. E paga anche stavolta, con i lavoratori che esultano perché Fincantieri (grande gruppo per la progettazione e la costruzione di navi mercantili e militari) fa retromarcia e ritira il piano industriale che chiedeva la chiusura degli stabilimenti di Sestri Ponente e Castellamare di Stabia, il taglio drastico di Riva Trigoso, con l’addio a 2500 posti di lavoro.
Non si chiude, quindi. Non adesso. Ma, così, è come tenere in vita una persona in stato vegetativo. L’ad di Fincantieri Giuseppe Bono ha alzato bandiera bianca, costretto dagli eventi: “Sono una persona che si assume le sue responsabilità ma con gli attacchi subiti da tutte le parti, da destra e sinistra, anche la mia forza viene meno. Ritiro il piano e spero che cosi si possano esorcizzare le tensioni”.
Ora i lavoratori esultano giustamente per lo scampato pericolo. ”Il ritiro del piano industriale di Fincantieri è un primo importante risultato della mobilitazione”, ha commentato il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini. “Si tratta - ha aggiunto - di un passo indispensabile per proseguire il percorso di rilancio di un settore fondamentale per l’economia italiana”.
Siamo alla solita pezza peggio della toppa? Alla solita frittata all’italiana? Al solito compromesso politico? Pare proprio di sì.
Una domanda s’impone: o il piano industriale è necessario oppure non lo è. Se lo è la Fincantieri dovrebbe tirare diritto per non pregiudicare anche il lavoro dei cantieri rimanenti, oppure non lo è ed in questo caso vanno licenziati sia l’ad Boni che il ministro Paolo Romani, Ponzio Pilato. Ancora una volta il governo ha brillato per la sua assenza e per la sua incapacità. Comunque vada, paga e pagherà “pantalone”.
Franco Frattini: suonato Voto 4-. La crisi libica mette in luce lo stato di confusione del governo e della sua maggioranza. I giochi sono condotti da Usa, Francia e GB, l’Italia non conta niente. Pagherà solo il conto finale?
Paolo Romani: sonata. Voto 5-. Il ministro annuncia la moratoria di un anno sul nucleare. Ennesima giravolta del governo per paura di perdere voti e per fare fallire il referendum. E’ la solita manfrina, è il solito bluff. Stop and go?
Paolo Romani: inimmaginabile. Voto 3-. Mentre il commissario Ue per l’energia Oettinger evoca il peggio e parla di “apocalisse” atomica, il ministro dello sviluppo Economico rassicura: “’inimmaginabile tornare indietro sul nucleare”. Siamo in buone mani. Castronerie prezzolate.
Giuliano Ferrara: immaginabile. Voto 4-. Il direttore del Foglio nel suo sermone dopo il Tg1 delle 20 “scambia” l’adultera con la prostituta, Ruby con la Maddalena e consiglia la marocchina: “Vai e non peccare più”. E sulle sue notti ad Arcore del Cav.: “Fatti suoi”. Trombonate prezzolate.
Chi l’ha visto, il ministro Romani? E invece il ministro allo Sviluppo economico c’è.
E, come in questo caso, mette i … bastoni fra le ruote alle fonti energetiche “rinnovabili”, un settore innovativo che vale oltre 10 miliardi di euro di fatturato, uno dei pochi in attivo anche in Italia.
Romani (paludoso e zelante esecutore del premier) ha dimestichezza solo con il sistema radiotelevisivo e sulla politica energetica ha capito che deve chiudere la porta a qualsiasi tentativo che freni o metta in discussione la scelta del governo, tutta incentrata sul nucleare.
Da qui, il gran pasticcio, fatto di spregiudicatezza e approssimazione, sul nuovo decreto in versione definitiva che boccia le condizioni proposte dal Parlamento (all’unanimità), che insiste sul meccanismo delle aste al ribasso cedendo alle lobby su rifacimenti e cogenerazioni.
Il risultato è sconcertante: addio agli investimenti per centinaia di milioni di euro, imprese senza punti di riferimento certi, lavoratori in balia di un mercato in alto mare, a forte rischio il raggiungimento degli obiettivi europei.
E’ soprattutto sul fotovoltaico che il governo da il peggio di sé: chiudere a maggio di quest’anno la fase di incentivi che doveva durare fino al 2013 vuol dire aprire un periodo di grande incertezza sul sostegno economico alle rinnovabili.
Spiega Francesca Marchini di Assosolare: “ Il decreto compromette da subito gli investimenti in corso perché determina il congelamento immediato dei finanziamenti bancari, di fatto fermando i cantieri degli impianti in costruzione”. Tant’è.
“Eppure - affermano i senatori Francesco Ferrante e Roberto Della Seta - basterebbe guardare cosa succede in Germania, la locomotiva d’Europa, dove il settore delle rinnovabili e il relativo meccanismo di incentivi nessuno si sogna di mettere in discussione perché sta coniugando l’abbattimento della CO2 a occupazione e investimenti”.
In effetti, altro che tetto a 8000mw, in Germania ne sono già stati istallati più del doppio e si conta di arrivare al 2020 con 52mila mw. E se parliamo di costi, quello per le rinnovabili sostenuto da una famiglia tedesca media è già circa di 7 euro al mese, mentre in Italia circa 2 di cui appena un terzo per il fotovoltaico. Qui, questo passa il convento.

Paolo Romani, Ministro per lo Sviluppo Economico ha spiegato questo al Corriere:
«A tutti i titolari di un contratto di fornitura di elettricità, siano essi famiglie o pubblici esercizi o professionisti, verrà chiesto di pagare il canone, perché, ragionevolmente, se uno ha l’elettricità ha anche l’apparecchio tv. Chi non ha la televisione dovrà dimostrarlo e solo in quel caso non pagherà»
Non accadrà mai, vedrete che è una boutade: ridicola, assurda, ma quello è. Figurarsi… però questa balzana idea di far pagare il canone solo perché si possiede una fornitura di energia elettrica ci permette di riprendere in mano la biografia di Paolo Romani, personaggio controverso e a detta di molti inadatto a portare sulle spalle il peso dello sviluppo dell’azienda Italia.
Perché? Perché ha principalmente alle spalle una serie di fallimenti, come spiegato su Società Civile. E anche molto altro…
Continua a leggere: Paolo Romani: canone Rai obbligatorio se paghi la corrente elettrica
Paolo Romani: berlusconato. Voto 3. Ha giurato il nuovo ministro dello sviluppo economico davanti a un Napolitano “tirato”, in un clima gelido: formula di rito, saluti e stop. Pesa il conflitto d’interesse e un passato da … bancarotta. Fiore su fiore: mazzo marcito.
Silvio Berlusconi: sberlusconato. Voto 3. Il premier è “costretto” ad attendere Napolitano per la nomina di Romani. Impaziente, il Cav. si rivolge ai giornalisti: “Volete che vi racconti una storiella per ingannare l’attesa”. La classe non è acqua. Che stoffa da …”statista”!
Nobel per la medicina allo scienziato che ha dato il primo impulso alla fecondazione assistita. Vaticano su tutte le furie, mentre Berlusconi fa spallucce: “Io gli uomini li creo dal nulla, anche senza bisogno di fecondare”. Elio Vitro
L’Italia è il Paese dei mestatori, dei faccendieri, dei complottisti, dei doppiogiochisti. Un Paese dove la reputazione è un fatto soggettivo e la fedina penale conta poco o nulla. Un Paese dove le trame nascono nei palazzi, nei salotti o sui giornali. Avanti di galera
Ecco Paolo Romani: dopo cinque mesi vince il nome di ritorno (sarebbe meglio dire di ri-porno, visti i trascorsi imprenditoriali del personaggio). Dalle tv ‘hot’ con la trans Maurizia Paradiso all’inferno della crisi vista da Via Veneto. Il neo-ministro è esperto di televisione e Ict, ma come la mettiamo con Fiat, Tirrenia, Fincantieri, Vinyls, Merloni, Indesit, ecc, ecc…? Sarà un calvario, ma forse sarà un calvario breve. La Paradiso può attendere
Sul tavolo del nuovo ministro anche un dossier complicato come quello che riguarda la fibra ottica che stenta a partire. Telecom litiga con gli altri operatori, i soldi non ci sono e intanto il governo se la dorme alla grande. Branda larga

Come previsto nelle scorse settimane, il contestatissimo Decreto Romani è arrivato al Consiglio dei Ministri, che l’ha approvato togliendo la parte più criticata, ovvero la parte che equiparava il web alle televisioni. Una nota del Ministero dello sviluppo infatti dichiara che la nuova versione del testo escluderebbe blog, giornali online, siti Internet e motori di ricerca.
Sembrerebbe dunque che la rivolta del mondo del web abbia convinto l’esecutivo a fare più di un passo indietro, davanti a quello che si preannunciava come uno scontro frontale senza esclusione di colpi, una legge che avrebbe messo un vero e proprio bavaglio al materiale video in Internet, soprattutto (pensiamo noi soliti maliziosi…) a vantaggio di Mediaset, pronta a sbarcare sul web con un progetto in stile Hulu.
Ma c’è un però, che riguarda le sorti di You Tube, che rischia di essere inclusa nella disciplina del decreto.
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Una settimana fa vi abbiamo parlato di cos’è il Decreto Romani, dei suoi scopi neanche tanto nascosti che andavano a colpire Sky, concorrente di Mediaset, e soprattutto il web, mettendo sullo stesso piano video in televisione e in internet; non per niente il decreto è stato ribattezzato da molti quotidiani stranieri “anti Youtube”.
Il Time, per esempio, facendo esplicito riferimento alla famiglia Berlusconi ha parlato di “mediocracy”, ricordando la causa, definita esemplare di un regime mediocratico, che vede Mediaset portare in tribunale YouTube.
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