C’è chi, come Pier Ferdinando Casini, punta a costruire il futuro partendo dal passato. Il leader dell’Udc si sofferma, infatti, sia sul Pci che sulla Dc.
Inaugurando a Bologna una mostra sull’ex partito comunista Casini ha detto: “Pensare oggi a questa mostra del Pci significa pensare a una stagione politica in cui i partiti esistevano, c’erano ideali e valori. Io non ho certamente condiviso i valori del comunismo, ma riconosco che c’è stata una generazione di persone che si è sacrificata, che ha creduto e combattuto. Oggi la politica diventa ormai solo un pragmatismo, senza alcun ideale, senza alcun valore, la corsa a un posto: francamente una stagione, da questo punto di vista, migliore”.
Poi, sul blog personale, Casini è passato ala Dc: “Il Papa ha ribadito la necessità di un impegno dei cattolici per salvare l’Italia e l’auspicio che una nuova generazione entri in politica. Eppure, leggendo i giornali si avverte un misto di inquietudine e di paura, come se essere democratici cristiani sia una colpa da emendare. E’ bene che tutti si tranquillizzino: nessuno può o vuole rifare la DC o ricostruire steccati fra credenti e non”.
“Dopo il fallimento di troppe ricette di questi anni - Spiega Casini - tutti, nel PD come nel PDL, sentono che c’e’ bisogno di qualcosa di nuovo che recuperi forti valori e ricette per la crescita, a partire dalle politiche per la famiglia. Affermiamo con orgoglio che questo non è un peccato, ma una grande occasione per tanti di riscoprire la politica con la ‘P’ maiuscola. Per questo non saranno le minacce a farci deflettere”.
La Chiesa, si sa, difficilmente lancia le sue frecciate in modo diretto. Ma è indubbio che, quando vuole, colpisce duro e si fa capire. Quando accade, come pare adesso accada, significa che la misura è colma. Dopo i segnali del Papa in Germania, la palla passa alla Cei.
“I comportamenti licenziosi e le relazioni improprie sono in se stessi negativi e producono un danno sociale a prescindere dalla loro notorietà. Ammorbano l’aria e appesantiscono il cammino comune”.
Lo ha detto il presidente della Cei card. Angelo Bagnasco nella prolusione al Consiglio Cei.
“C’è da purificare l’aria, perchè le nuove generazioni, crescendo, non restino avvelenate”. Davanti a “racconti che, se comprovati, a livelli diversi rilevano stili di vita difficilmente compatibili con la dignità delle persone e il decoro delle istituzioni e della vita pubblica”, il capo dei vescovi punta il dito contro “i comportamenti non solo contrari al pubblico decoro ma intrinsecamente tristi e vacui” oggetto in queste settimane di inchieste giudiziarie e di molti articoli di giornali.
Non è davvero difficile comprendere chi è il destinatario di tali auguste attenzioni.
La dinastia di Arcore potrebbe perpetuare di generazione in generazione il suo dominio sul Bel Paese. A meno che le sentenze dei giudici non si trasformino in macigni storici sul buon nome della casata. MaRiina Berlusconi
Giovane pulzella di sani principi. Pronta a sacrificarsi per i valori della giustizia e della libertà. Eccola qua la bella Mara: disposta a farsi da parte, ma non a tradire l’amato Cav. Giovanna d’Arco-re
Tuttavia il partito del premier e lo stesso governo sembrano ostaggio di potentati locali che sono in grado di mandare tutto all’aria da un momento all’altro. Quale sarà la prossima vittima della “guerra tra bande”? Per chi suona la Campania
Il Vaticano apre ai profilattici. Un fulmine a ciel sereno o una rivoluzione che parte da lontano? Giovanni Paolo Se-condom
Per quanto Silvio Berlusconi sia solito adottare uno stile di vita non condivisibile va precisato che contro di lui si concentrano, talune volte, delle vere e proprie nevrosi. Secondo un avvocato di San Benedetto del Tronto il Presidente del Consiglio, in quanto divorziato, non poteva ricevere la comunione durante i funerali di Raimondo Vianello.
A nulla è servita la precisazione del sacerdote che ha dispensato il sacramento a Silvio Berlusconi. Intervistato proprio per il caso scoppiato attorno al suo operato ha precisato che non poteva ricordare durante quella funzione religiosa all’esponente politico cosa un bravo fedele è solito fare.
L’avvocato avrebbe accesso questa polemica affinché il Papa, reduce da un incontro con le vittime di alcuni pedofili ecclesiastici, apra anche alle persone divorziate il sacramento dell’eucarestia.
Continua a leggere: Raimondo Vianello: contestata la partecipazione ai funerali di Silvio Berlusconi

Le dichiarazioni di Italo Bocchino (secondo il quale è meglio un Primo Ministro omosessuale che leghista) oltre a non tener conto di una serie di pettegolezzi secondo i quali un importante adepto di Umberto Bossi avrebbe avuto come amante un cantante italiano dichiaratamente omosessuale, colma il silenzio della maggioranza e dell’opposizione sulle esternazioni omofobe di Tarcisio Bertone.
Come riportato dai colleghi di queerblog.it l’esponente ecclesiastico pur di ammettere che la Chiesa, di cui è portavoce, deve risolvere un problema ha riportato in auge l’assioma “pedofilo= omosessuale”. La teoria, come sottolineato ieri sera da Giuseppe Cruciani, è stata sconfessata persino dagli psicologi cattolici.
Sottolineare i limiti del Cardinal Bertone in queste sede non ha senso. Soffermarci sull’omertà dei politici italiani invece sì. Adottando le linee guida di certi quotidiani che oggi non hanno pubblicato le foto riguardanti i graffiti fatti sulla casa nativa del Papa, Benedetto XVI, i politici italiani hanno deciso di tacere sullo scandalo di cui si stanno occupando praticamente tutti.
Continua a leggere: L’omofobia di Tarcisio Bertone zittisce tutti
Si avvicina la grande ricorrenza dei 150 anni dall’Unità d’Italia e il Paese non è che ci arrivi proprio in ottime condizioni. Il sentimento nazionale appare abbastanza degradato e la parabola che conduce da Mazzini a Calderoli, da Pellico a Vespa non può che vederci in declino. La Breccia di Porta a Porta
D’altronde fino ai tempi di Craxi lo spirito risorgimentale viveva almeno nel famoso ritratto di Garibaldi che Bettino esibiva con orgoglio alle spalle della sua poltrona da lavoro. Oggi il Cav ha altri eroi e altri miti. La spedizione dei Mills
Anche il paragone tra Vittorio Emanuele II e il discendente Emanuele Filiberto è alquanto impietoso. Dai campi di battaglia al dance floor, da Teano a Sanremo, la famiglia reale è proprio alla frutta. Ciak, si rantola
La Chiesa ha perso il potere temporale, ma ha guadagnato una certa influenza sul potere politico e sulle scelte legislative del genuflesso Stato italiano. In nome del Papi Re
Dal palco di San Giovanni il premier moltiplica pani, pesci e manifestanti. Promette guarigioni miracolose dal cancro, resuscita Palese (“alzati e cammina”) e annuncia la svolta presidenzialista. C’è da scommetterci: se e quando sarà al Colle, allevierà anche i dolori di chi soffre di prostata ed emorroidi. Quiri(a)nale
Sembra che il governo stia studiando un decreto interpretativo per i numeri dati dalla questura di Roma sulla manifestazione Pdl di sabato scorso. In pratica, secondo il testo, ogni unità reale va moltiplicata per sette. Nel caso di cortei dell’opposizione e della Cgil, l’unità rilevata va invece divisa per due. Pi(a)zza Connection
Un nuovo caso Cucchi all’orizzonte? Sospetti (concreti) sui carabinieri di Varese e intanto risuona assordante il silenzio del ministro La Russa, che dell’Arma è il primo responsabile. C-Arma olimpica
Berlusconi elogia il Papa sul tema pedofilia e nel frattempo i vescovi si schierano contro il voto pro-aborto. Pura coincidenza? Polvere eravamo e Polverini ritorneremo

Partiamo da un basilare principio democratico. Anche Paola Binetti, per quanto le sue idee possano sembrare poco contemporanee, ha il diritto di esprimere il suo pensiero. Di manifestare pubblicamente, se lo ritiene opportuno, il dissenso verso le scelte del suo partito.
Quello che l’esponente teocon non dovrebbe poter fare è il gioco che da settimane imbastisce con i mass media di cui non perde occasione per parlarne male. Ogni volta che il Partito Democratico propone qualcosa di sinistra lei minaccia di andarsene. Sempre.
Fino a qualche giorno fa minacciava la scissione se Pierluigi Bersani avesse preso in considerazione la candidatura di Emma Bonino. Da ieri, preso atto della scelta del segretario (evidentemente contraria al suo gusto), ha ratificato e si è detta pronta ad andarsene dalla coalizione nel caso in cui l’esponente radicale vincesse contro Renata Polverini.
Continua a leggere: Elezioni Regionali 2010. Paola Binetti rimane nel Pd solo se perde Emma Bonino

Non c’è stagione televisiva che non ci porti in dono l’ennesimo fintamente nuovo talk show di politica. Ormai del Governo, dei suoi esponenti e delle relative attività si disquisisce ogni ora del giorno. E della notte.
Analizzando bene il fenomeno si potrebbe pensare che a cannibalizzare il media sia stata la stessa casta che non perde occasione di specchiarsi negli occhi delle persone che l’hanno scelta. O che vorrebbero cambiarla.
Di fatto non è così. È la televisione che ha mangiato la politica trasformandola in uno scarto che a tratti ricorda i contenitori che attorno ad un reality show vengono creati. Oggi, più di ieri, bisogna prender atto del modello Giletti. Utilizzato ogni volta che si può.
Continua a leggere: Ispirato da Massimo Giletti, Piero Marrazzo chiede perdono al Papa
Berlusconi cambia tattica sui “farabutti” di Rai Tre: “Lunga vita a Santoro e alla Dandini. Portano voti al centrodestra“. Strada sgombra di ostacoli per il conduttore di Annozero? Caduta Masi
Il SuperCav è riuscito a farsi fotografare con il Papa a Ciampino. Tuttavia non si placa l’insofferenza di ampi strati del popolo cattolico per lo stile di vita del Mega Papi. E d’altra parte gli elettori Pdl spesso non vedono di buon occhio Bagnasco e co. Meno male che Silvio Cei
Rutelli sembra ormai più fuori che dentro il Pd. E mentre la base si straccia le vesti per il quasi addio di un leader fondamentale (e D’Alema non sa farsene una ragione), Casini già lo aspetta a braccia aperte. Pentito democratico
La baruffa Brunetta-magistrati è solo la spia di un’inquietudine più profonda che sta crescendo nel governo e che riguarda la scadenza tanto attesa, la decisione della Consulta della prossima settimana. Nel frattempo Di Pietro si sfrega le mani, spera e pregusta. Godo Alfano