Il Pontefice da Praga: “Abbiamo bisogno di politici credenti e credibili“. Sì, soprattutto credibili. Ma quanti ne vede il Papa in giro? Ci indica dove trovarli al di fuori di Ceppaloni? Mosca…ceca
Papi si s-papi-colla…ehm…pardon…si scapicolla per incontrare Benedetto XVI in aeroporto. Pare che una volta imbarcato il Santo Padre, il premier - che era ai piedi della scaletta - avrebbe chiesto due numeri di telefono e offerto tre candidature alle hostess presenti. Airbass
Berlusconi ordina e Scajola esegue. Rai sotto schiaffo? Diciamo che il capo del governo la vuole innocua. D-anno zero
Il SuperCav usa addirittura la memoria dei nostri valorosi soldati impegnati all’estero per attaccare l’opposizione. E nascondere così le divisioni politiche in seno alla maggioranza sul tema delle missioni. Parà(culo)
Il Papa va a Viterbo e Gianni Letta fa di tutto per incontrarlo. Ci sono da ricomporre i cocci del rapporto Vaticano-governo. Il Pontefice ammonisce durante l’omelia: “Bisogna impegnarsi in politica seguendo i precetti del Vangelo“. Il superpremier, da questo punto di vista, è inattaccabile. La pecorina smarrita
La Letizia irrompe su Sky. Intervista a tutto tondo con la giovane ‘pupilla’ del Mega Papi, che racconta tutta un’altra verità rispetto ai mesi passati. La cosa surreale è che l’intero arco costituzionale pare pendere dalle sue labbra. Noemiciclo
Celebrazioni del 2011? In realtà a Berlusconi interessa solo festeggiare i suoi 25 anni alla presidenza del Milan, che cadranno proprio in quella data. Mazzini? Meglio Maldini. Imp-unità d’Italia
Tutto il centro di Roma è patrimonio mondiale dell’umanità. Dunque anche Palazzo Grazioli. Unesco-rt
Il premier spara a palle incatenate contro chi mette in dubbio la sua virilità. Il presidente della Camera esprime invece timori sulla china che l’informazione italiana ha preso da qualche mese a questa parte. L’amplesso e il perplesso
Eppure questo è un Paese in cui legioni di ragazze belle, rampanti e senza scrupoli vorrebbero “arrivare” al premier per ricavarne fama, soldi e successo (sfruttandone la generosità oppure ricattandolo). Chissà quante desidererebbero entrare per una sola notte a Palazzo Grazioli. Toccare il cialis con un dito
Alla sbarra i giornali che parlano del sexygate. Adesso, improvvisamente, al Mega Papi piacciono le aule giudiziarie? Tribu(a)nale
Boffo a casa. Si è dimesso o è stato dimesso? C’è di mezzo lo zampino santo del Pontefice? Una vittoria del papi sul Papa? Misteri della fede. VatiCav
Ma c’è davvero oggi in Italia qualcuno convinto che sia possibile “rompere” con la Chiesa di Roma e modificare i Patti lateranensi?
Allora perché la Lega sbraita tanto? Già, perché?
Ma lo ha già detto chiaramente Bossi: “Ognuno fa il proprio mestiere”. E qual è il mestiere del Carroccio?
Di incunearsi su ogni questione infuocata qual è l’immigrazione, tirando la corda al limite, ritagliarsi un proprio spazio e, una volta fallito l’obiettivo, incolpare gli altri, invocando più forza (cioè più voti) per ottenere ciò che non si è ottenuto. E ricominciare, in una specie di giro della morte, come nei circhi di una volta.
Come si fa a credere a uno come Roberto Calderoli che spara: “Il comunismo sconfitto dalla storia ritrova bandiere ideologiche proprio tra uomini di Chiesa”.
Ve lo immaginate un Papa come Benedetto sedici che se la fa sotto per le minacce di Bossi e soci?
C’è chi dice che così la Lega dimostra la propria “autonomia”, non insegue, a differenza di tutti gli altri partiti, la benedizione della Chiesa. Sarà, vedremo alla fine. Per ora la Lega sembra inseguire, inutilmente, il buon senso.
Alla fine sarà un “boomerang avvelenato” per Bossi & C. E per Berlusconi una vera e propria “polpetta avvelenata”. Il Premier fa ancora il pesce in barile. Ma fino a quando?
Grillo al Corsera insiste: “Il Partito democratico è guidato da fossili che non danno risposte su niente”. I Bersauri e i Veltroniraptor
Con il Papa e i gatti il povero Balducci si è giocato una buona fetta di reputazione professionale. E si può proprio dire che il giornalista del Tg3 l’ha presa in quel posto. Vatic-ano
Marcello Vernola, pugliese e figlio di ministro Dc, spara ad alzo zero contro il Cav e contro il presunto ‘velinismo’ imperante nel Pdl. L’ormai ex europarlamentare racconta che il coordinatore Denis Verdini giustificò la sua mancata ricandidatura dicendo: “Tu mica c’hai le poppe”. Adesso, e solo adesso, Vernola vuota il sacco. Col seno di poi
Insomma, per un motivo o per un altro, il MegaPapi non riesce a mettersi alle spalle i presunti scandali legati alla propria vita privata e sessuale. Eppure lui vuole ripartire con una seconda fase dell’azione di governo. E il nuovo inizio, si vocifera, segnerà l’avvento del suo uomo più fidato nel ruolo di vicepremier unico. Riuscirà il burattinaio di tutte le eminenze grigie a imprimere una svolta e a far dimenticare il “ciarpame senza pudore”? Oppure l’esuberanza del Cav metterà fuorigioco persino lui? Gianni Tetta
Esattamente 90 anni fa, il 19 gennaio 1919, nasceva il Partito popolare Italiano, il Ppi. Da quella costola, una ventina di anni dopo, prendeva forma la Democrazia cristiana, la Balena bianca.
Fondatore e animatore del Ppi è stato Luigi Sturzo, un prete di Caltagirone, teologo, sociologo, organizzatore politico.
Il 24 ottobre 1924, quattro mesi dopo l’assassinio di Giacomo Matteotti, Sturzo fu costretto ad emigrare a Londra su “ordine” del Papa per volontà di Mussolini: oramai non c’era più posto per il fondatore del Partito popolare, formazione politica sempre più interessata alla collaborazione tra cattolici e fascisti in nome dell’Ordine, della Patria, della Fede, dell’anticomunismo.
Sturzo rivoluzionò la politica italiana, riuscì a inserire le masse popolari cattoliche (e non solo) nella vita politica, amministrativa e culturale del Paese.
Organizzazione sottratta all’ingerenza diretta della gerarchia ecclesiastica e con suo programma democratico e riformista orientato, in polemica con l’accentramento dello Stato sabaudo, sulle autonomie locali e sul decentramento amministrativo.
Come si vede, non è stato il vento del Nord e non è stato Bossi a “inventare” il federalismo.
Alzi la mano chi sa che ieri è stata la Giornata mondiale dell’alimentazione.
Certo, anche in Italia è la bufera delle borse a dominare la scena. Ma la crisi alimentare è un’altra grave, pesantissima emergenza nel mondo. E gli italiani non possono lavarsene le mani. Anche perché l’impennata del prezzo del pane e dei cereali, facendo aumentare il costo della vita, colpisce tutti.
Pochi mesi fa il mondo fu scosso dalla estensione e dalla impennata della crisi alimentare che causò quasi altri 100 milioni di nuovi affamati: ci furono rivolte di massa in molti paesi e anche l’occidente fu coinvolto con un aumento indiscriminato dei prezzi.
Il vertice straordinario della Fao tenutosi a Roma a giugno 2007 è stato il solito festival delle promesse non mantenute. Dei 22 miliardi di dollari (comunque una goccia nel mare!) promessi dai cosiddetti Paesi ricchi, ne sono stati elargiti appena due. Una presa in giro.
Può far piacere o, all’opposto, dare fastidio: ma l’unico a lanciare un monito chiaro è il Papa: “Basta con le speculazioni sfrenate e basta agli egoismi di stato. I mezzi e le risorse di cui il mondo dispone al giorno d’oggi sono in grado di fornire cibo sufficiente per soddisfare le crescenti necessità di tutti”. Parole come macigni. Però parole al vento.
Continua a leggere: Ore 12 - Di crisi in crisi: dalla bufera finanziaria al dramma della fame

Benedetto XVI, da Cagliari, lancia al Palazzo e alla società civile, un messaggio chiarissimo nel suo complesso: all’Italia serve una “nuova generazione” di politici cattolici, che abbiano “rigore morale” e “competenza”. Ad ascoltare le parole del Santo Padre, anche il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che avrà modo poi di parlare col Papa in un faccia a faccia privato al termine della celebrazione eucaristica.
La Santa Sede, contrariamente alla consuetudine, non rilascia particolari su ciò che si sono detti i due. Certamente, però, quello di Berlusconi in Sardegna è un viaggio inaspettato, organizzato in tutta fretta negli ultimi giorni. Nonostante si professi “sardo ad honorem”, il Cavaliere, infatti, ha solo approfittato della visita all’Isola di Benedetto XVI per confermare di persona al successore di Pietro l’intenzione di rafforzare il dialogo con la Chiesa.
In un’intervista all’Unione Sarda pubblicata ieri, il premier si dice profondamente grato al Pontefice e ai vescovi “per i suggerimenti e le parole di incoraggiamento che ci hanno riservato in questa prima fase del nostro mandato di governo”. E sottolinea: “Quelli che volevano la Chiesa del silenzio, e che ancora gradirebbero che i sacerdoti e i vescovi fossero confinati dentro le chiese, si sono sempre ispirati a principi opposti ai nostri”.
In una democrazia liberale come la nostra un capo religioso ha certamente il pieno diritto di esprimersi liberamente sulle grandi questioni di politica e società. Allo stesso tempo però, dovrebbe spogliarsi di quel principio di autorità clericale che rende la parola di alcuni meno discutibile di quella di altri.
Concretamente: il Papa dovrebbe essere libero di dire quel che vuole sulla politica (fintanto che non ordina ai parlamentari come votare) ma ad ognuno di noi dovrebbe essere concesso il diritto di criticare, anche aspramente, il cosiddetto “Santo Padre”, senza temere di essere rimproverati di lesa maestà. Abbiamo deciso di provare a farlo.
Prendiamo ad esempio le recenti parole di Benedetto XVI sull’immigrazione: punto primo, i paesi europei dovrebbero “sviluppare strutture di aiuto e accoglienza degli immigrati irregolari”. Fin qui una posizione rispettabile, anche se nel parlamento italiano ormai non sono più presenti partiti che la sosterrebbero senza farla seguire da un “ma-anche”. E’ invece col secondo punto che Ratzinger comincia a lasciare un pò perplessi.
Continua a leggere: Le ricette del Papa per l’immigrazione: tutto sbagliato?

Peccato, che il centrodestra non riesca a trovare una posizione unitaria sul dibattito sollevato dalle dichiarazioni di ieri del Sommo Pontefice che, ricevendo gli esponenti del “Movimento per la vita”, ha additato la legge 194 come “ulteriore ferita nella nostra società già gravata da profonde sofferenze”.
Mara Carfagna a nome del governo, fa capire che il Santo Padre ha ragione (“la cultura della vita effettivamente è stata svilita”) ma la 194 non si tocca (“il problema non è discutere la 194”). A sostegno, quindi, del monito di Benedetto XVI si schiera solo l’ala teocon del Pdl.
Chiedono al premier che aborto e maternità entrino subito nell’agenda politica del Parlamento “poiché – dice Alessandra Mussolini - sono emergenze sociali da affrontare immediatamente”. La politica, insomma “deve assumersi le sue responsabilità” (Lupi) valorizzando la maternità e “ponendo rigorosi vincoli all’eugenetica” (Roccella).
Continua a leggere: Visto da destra - La legge 194, il monito del Papa e il silenzio di Berlusconi