Una volta, o forse anche oggi, per fare riferimento a una banalità si diceva (si dice ancora?): “ Ma lo sanno anche i bambini!”.
Quanti italiani sanno che fra poche ore i parlamentari del Pdl e del centro-destra tutto saranno chiamati a una decisione “storica”, cioè firmare un documento notarile per dichiarare la loro fedeltà a Silvio Berlusconi.
O firmi o salti. Insomma, come nel vecchio film “Marcia o crepa”. Quella firma vale la conferma di una carriera, un posto al sole, uno scranno, una particina in tv.
Come nelle migliori tradizioni delle migliori dittature e dei bei tempi medievali. E’ la fedeltà assoluta al dux, al re, al “sultano”, al boss. che pensa lui solo per tutti. Cose da “cosa nostra”.
Quelli, gli “onorevoli”, firmeranno in cambio di una poltrona. Questi, gli italiani, continueranno a sollazzarsi con il GF e a prendersela nel deretano. Non serve più neppure la … vasellina. Altro che la genuflessione del Toro di Bacugno!
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Pier Ferdinando Casini: pulpito. Voto - 8. A Montecitorio il leader dell’Udc sferza i parlamentari fannulloni: “E’ inconcepibile che il parlamento lavori un giorno e mezzo a settimana”. Ma Pierferdi è presente al … 50,5% delle sedute!
Giulio Tremonti: pallottoliere. Voto – 8. I conti pubblici italiani, 116% del pil, sono oramai “insostenibili”: è l’allarme lanciato dalla Ue. Ma il ministro Tremonti fa spallucce: “Colpa dell’informazione”. Come sempre.
Non si può fare di “tutta l’erba un fascio”, ma la medaglia di assenteisti e fannulloni spetta di diritto ai nostri parlamentari.
Non si può non vedere la realtà, non vedere il parlamento svuotato di funzioni e di potere, desertificato, con il governo tutto contento perché così la fa da padrone.
I numeri sono drammaticamente illuminanti: il 90% delle leggi sono decise a Palazzo Chigi, solo quindici leggi non di iniziativa governativa approvate dall’inizio della legislatura.
Anche i deputati (eccezioni a parte) sono felici e contenti così: perché stanno in Aula quattro ore a settimana e possono tranquillamente fare i “doppiolavoristi”, cioè svolgere le professioni, utilizzando status e facilitazioni del parlamentare.
La stampa estera tuona contro Silvio Berlusconi.
Il Financial Times scrive che il Cavaliere “non è un fascista” ma rappresenta un “pericolo, in primo luogo per l’Italia, ed è un esempio negativo per tutti”.
Non è da meno l’Indipendent che, per screditare il leader del Pdl, punta i riflettori sul caso Noemi.
Questi giornali sono troppo lontani per mettere a fuoco la realtà italiana o sono sulla giusta “frequenza” per giudicare il nostro Premier?
A “freddo”, l’impressione è che, sotto elezioni, Berlusconi cerchi sempre un “qualcos’altro” per tenere alta la tensione, distrarre la gente dai problemi reali del Paese e dalle sue continue beghe personali.
In oltre 60 anni, mai nessun capo del governo ne ha avute tante, di beghe.
Sul piano politico, che dire della trovata della campagna di firme per una legge popolare sulla riduzione dei parlamentari?
“E’ un gigantesco imbroglio –chiosa Massimo D’Alema - perchè si tratta di un tema condiviso”. E Pier Ferdinando Casini aggiunge: “E’ il solito diversivo, come l’abolizione delle province: prima l’ha promesso e poi non ha fatto nulla”.
E’ un fatto che ieri c’è stato un passaggio che mette a nudo le reali intenzioni del Premier. Quando il Pd al Senato ha chiesto di mettere all’odg dei lavori la riforma delle Camere, la maggioranza di governo ha votato contro.
Questa della raccolta di firme è una pagliacciata da “caudillo”. D’altronde il Cavaliere non è forse leader eletto dal Pdl a vita, peggio di Chavez?
Il bello è che l’opposizione non sa fare altro che andare dietro a certe pagliacciate. Il cane che si morde la coda. E gli italiani stanno a guardare.
Pier Ferdinando Casini: ok corral. Voto + 8. Il premier vuole “alleggerire” il Parlamento? Il leader dell’Udc rilancia: “Siamo pronti a ridurre anche a 100 il numero dei parlamentari. Basta che Berlusconi non si smentisca come per l’abolizione delle province”. Duello all’Ok corral.
Silvio Berlusconi: per chi suona la campana. Voto – 8. Il premier galoppa e minaccia nuove “cariche”: “Sto pensando a un ddl di iniziativa popolare per portare i deputati a 300 e i senatori a 150”. Nel Pdl e nella Lega preparano le sciabole. Il Cavaliere, riformista o visionario?
Oh, che belle candidate! E quel che si può dire di primo acchito osservando i volti “nuovi” che il Pdl mette in pista per le prossime elezioni europee.
Silvio Berlusconi sa ciò che vuole e nella selezione comincia sempre dal “basso”, dalle gambe lunghe delle avvenenti signorine. Comunque il Cavaliere procede con la ramazza.
Il rinnovamento del Pd è invece meno marcato perché le parlamentari più “stagionate” tengono duro e non hanno alcuna intenzione di lasciare la poltrona alle più giovani. Poi perché, pur con tutti i limiti e guai, nel partito di Franceschini ancora si discute (e si litiga) sulle candidature mentre nel “partitone” e sempre uno solo che compila la lista dei premiati e dei bocciati.
Sulla qualità, bisogna intendersi. Nel senso che conta il punto … di vista.
Berlusconi, come scrivono (non tutti) i giornali, mette in campo “troniste, veline e letteronze”. Sono ex attrici di “Incantesimo”, ex star del Grande Fratello ecc. che, a cinquanta giorni dall’essere “elette” a Strasburgo per rappresentare 60 milioni di italiani, vengono mandate a scuola per tre giorni (diconsi tre giorni) per imparare i ferri del (nuovo) mestiere, come fare politica e come fare le parlamentari europee.
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Lo ricorda il senatore Giulio Andreotti che “a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca”.
Specie in politica. Con la sua casta, i suoi privilegi, i suoi soprusi, i suoi eccessi. E le spese inutili, gli sprechi abissali.
Per anni c’è stata battaglia sacrosanta contro gli “Enti inutili”. Qualche buon risultato s’è visto. Poi il tiro è stato spostato principalmente contro le segreterie dei partiti e soprattutto contro i parlamentari, oggi sempre più “nominati” che effettivamente eletti. Spesso si fa di tutta un’erba un fascio, scadendo nell’antipolitica.
Fra gli “scandali”, quello delle “società partecipate” è quello più … scandaloso. Sottovalutato dai media e quindi non compreso dall’opinione pubblica.
Fra società partecipate e consorzi, regioni ed enti locali si contano 25 mila (venticinquemila!) rappresentanti negli organi di gestione.
Compensi da nababbi, impegno discutibile, criteri di selezione prettamente politici (cioè scandalosi). Un qualcosa come il cimitero degli elefanti per politici in età avanzata o “contentini” per politici trombati.
E’ la più vergognosa spartizione politica dal dopoguerra ad oggi.
Questi (Berlusconi e Fini) litigano sempre. Ci arrivano (insieme) al congresso del Pdl?
Silvio Berlusconi (pimpante): “I deputati stanno lì solo per fare numero. In Parlamento si è lì con due dita ad approvare tutto il giorno emendamenti di cui non si conosce nulla”.
Gianfranco Fini (gelido): “La democrazia parlamentare ha procedure e regole precise, che tutti devono rispettare, premier in primis. Così si favorisce il qualunquismo e la sfiducia”.
Insorge l’opposizione.
Anna Finocchiaro (irritata): “Il premier non rispetta gli italiani, vuole sopprimere il Parlamento con una riformina, dimostra di avere una visione proprietaria delle istituzioni”.
Ps. Chi si ricorda che, grazie al “porcellum” voluto dall’attuale maggioranza, i parlamentari sono di fatto “nominati” e non eletti?
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La proposta Berlusconi di far votare solo i capigruppo va vista come una provocazione, come ha rilevato giustamente Cota (Lega Nord) stamane, ma non è per nulla peregrina. Una provocazione perché le pastoie burocratiche che si celano dietro un cambio così sostanziale dei regolamenti parlamentari sono invalicabili. Non peregrina perché si inquadra nel disperato tentativo di accelerare i tempi spesso ingiustificatamente biblici dell’assemblea.
La proposta è ovviamente perfettibile, ma ricordiamo che gli strepiti dell’opposizione anche in questo caso sono del tutto artati e sopra le righe; e in questo includiamo anche la reazione smodata del Presidente Fini, costantemente impegnato nella sua mission di avvicinamento al centro-sinistra in previsione post-berlusconiana.
Il motivo è che nessuno vuole negare al singolo parlamentare la possibilità di dissentire. Costui mantiene piena possibilità di astenersi o votare contro. Questa facoltà gli è garantita dalla legge e deve ovviamente rimanere intoccata. Si vuole invece spostare il più possibile il dibattito nelle commissioni, come peraltro già avviene, snellendo i tempi di voto di quella che spesso non è altro che una lenta ratifica di ciò che già è stato deciso.
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