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Ping Pong: botte (e risposte) della giornata politica

pubblicato da il passator cortese

Questi (Berlusconi e Fini) litigano sempre. Ci arrivano (insieme) al congresso del Pdl?

Silvio Berlusconi (pimpante): “I deputati stanno lì solo per fare numero. In Parlamento si è lì con due dita ad approvare tutto il giorno emendamenti di cui non si conosce nulla”.

Gianfranco Fini (gelido): “La democrazia parlamentare ha procedure e regole precise, che tutti devono rispettare, premier in primis. Così si favorisce il qualunquismo e la sfiducia”.

Insorge l’opposizione.

Anna Finocchiaro (irritata): “Il premier non rispetta gli italiani, vuole sopprimere il Parlamento con una riformina, dimostra di avere una visione proprietaria delle istituzioni”.

Ps. Chi si ricorda che, grazie al “porcellum” voluto dall’attuale maggioranza, i parlamentari sono di fatto “nominati” e non eletti?

Sulla proposta Berlusconi di far votare solo i capigruppo. Perché no?

pubblicato da Luca Landoni

La proposta Berlusconi di far votare solo i capigruppo va vista come una provocazione, come ha rilevato giustamente Cota (Lega Nord) stamane, ma non è per nulla peregrina. Una provocazione perché le pastoie burocratiche che si celano dietro un cambio così sostanziale dei regolamenti parlamentari sono invalicabili. Non peregrina perché si inquadra nel disperato tentativo di accelerare i tempi spesso ingiustificatamente biblici dell’assemblea.

La proposta è ovviamente perfettibile, ma ricordiamo che gli strepiti dell’opposizione anche in questo caso sono del tutto artati e sopra le righe; e in questo includiamo anche la reazione smodata del Presidente Fini, costantemente impegnato nella sua mission di avvicinamento al centro-sinistra in previsione post-berlusconiana.

Il motivo è che nessuno vuole negare al singolo parlamentare la possibilità di dissentire. Costui mantiene piena possibilità di astenersi o votare contro. Questa facoltà gli è garantita dalla legge e deve ovviamente rimanere intoccata. Si vuole invece spostare il più possibile il dibattito nelle commissioni, come peraltro già avviene, snellendo i tempi di voto di quella che spesso non è altro che una lenta ratifica di ciò che già è stato deciso.

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