Gli italiani (non tutti) scambiano per “ragazzate” dichiarazioni, atti e fatti di cui poi ci si pente di brutto, per i guai che portano. Per molti benpensanti, anche la marcia su Roma delle camicie nere fu considerata una “ragazzata”.
Ora, pur con tutte le dovute differenze, la stessa cosa si dice per l’ultima esternazione di Mario Borghezio: “Il cento per cento delle idee di Breivik sono buone, in qualche caso ottime. Le sue posizioni collimano con quelle dei movimenti che in Europa oramai vincono le elezioni”. Borghezio non è nuovo a sparate fuoriditesta, anche se stavolta riguardano una tragedia che è costata la vita a molte decine di ragazzi innocenti. Poco conta il mezzo dietrofront del leghista con i distinguo che confermano le aberrazioni iniziali, e poco contano le “dissociazioni” di Maroni e soci, in un vecchio clichè del gioco delle tre carte.
Si dà il caso che Borghezio non sia proprio un “ragazzaccio” di strada e un signor nessuno, essendo il numero uno della Lega Nord al Parlamento europeo e non un semplice esponente della contrada dei “bevuti” alla sagra padana della ruzzola. Insomma, questa storiaccia rischia di finire nel gossip, a tarallucci e vino e nel dimenticatoio, in attesa della prossima cialtronata. Il prode Mario in Europa rappresenta la Lega e il Governo italiano, essendo il Carroccio nell’esecutivo e, di fatto, rappresenta tutti gli italiani.
Allora? Basta ciance e finte! Nessuno pensa che Bossi e Berlusconi condividano il pensiero e le parole di chi fa proprie le idee di un criminale. Ma i troppi silenzi e la mancanza di opportune sanzioni ufficiali del partito di Borghezio e del governo di cui quel partito fa parte, se non altro legittimano l’idea dell’armata brancaleone, se non proprio di connivenza.
La realtà è una sola: Borghezio resta al suo posto e al prossimo meeting leghista riceverà, dopo l’ennesimo grappino, la compiaciuta strizzatina d’occhi del Senatur. Intanto crescono le adesioni all`iniziativa promossa su Facebook dal ‘Futurista’ intitolata ‘Arrestate Mario Borghezio’. In una giornata si sono iscritti all`evento già 17mila persone che, a vario titolo, contestano le dichiarazioni dell`eurodeputato leghista relative agli attentati di Oslo e Utoya.
Va avanti la lotta per salvare la centrale di Fukushima, dove il rischio di una catastrofe nucleare fa passare in secondo piano anche l’ultima forte scossa di terremoto registratasi a Tokyo.
La situazione è di estrema gravità: la nube radioattiva formatasi può estendersi su territori densamente popolati e contaminare gli abitanti, il mare e il territorio. Le conseguenze del disastro sono per ora incalcolabili. Comparti come l’agricoltura, la pesca - basti pensare al gigantesco rilascio di radionuclidi in mare - il turismo, subiranno danni di lunga durata.
Si può solo sperare che la perversa spirale atomica venga riportata sotto controllo, grazie all’abnegazione di tecnici che stanno rischiando la vita per evitare il peggio.
Perché .la tragedia in Giappone e’ ‘un’apocalisse’. A evocare il peggio e’ stato il commissario Ue per l’Energia, Guenther Oettinger che, da Bruxelles dove e’ intervenuto al Parlamento europeo, non ha escluso ‘che si possano verificare altri incendi ed esplosioni nelle prossime ore . Cresce quindi l’allarme nucleare attorno alla centrale atomica di Fukushima.
Il mondo si interroga su quanto sta accadendo e quanto può accadere. Ovunque c’è un ripensamento, quanto meno una pausa di riflessione sui programmi nucleari.
E l’Italia? L’invito dell’esecutivo è quello di non lasciarsi “trasportare dall’onda delle emozioni”.

Nel corso di questa settimana i media stranieri si sono occupati principalmente, per quanto riguarda l’Italia, della bocciatura del Lodo Alfano, alla quale abbiamo dedicato infatti una rassegna speciale.
Ci sono stati tuttavia anche moltissimi articoli riguardanti la questione della libertà di stampa, nella settimana in cui essa è stata discussa perfino dal Parlamento Europeo. Nel seguito, estratti dei tre pezzi a mio avviso più interessanti, più alcuni consigli di lettura. Cominciamo dall’austriaco Die Presse:
La televisione statale e’ in gran parte addomesticata. Il premier Berlusconi elogia all’infinito i suoi “miracoli”. Solo singoli giornalisti come Michele Santoro lottano attivamente contro questa situazione. Come ci si deve comportare nell’impero di Silvio I lo ha dimostrato il primo canale della televisione di stato RAI la scorsa settimana
Continua a leggere: Rassegna stampa estera: Berlusconi e la libertà di informazione in Italia

L’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, quello che a detta di tutti rappresenterà il primo passo per “Condurre l’Europa nel XXI secolo”, è sempre più vicina.
Il voto di sabato in Irlanda ha portato a 25 su 27 le ratifiche degli Stati membri (i passaggi in Parlamento, dopo il referendum popolare, dovrebbero essere quasi una formalità), rappresenta un punto nodale per l’entrata in vigore, che avverrà solo quando sarà ratificato da tutti gli Stati membri. Ma il cambio di rotta degli irlandesi, che solo 16 mesi fa avevano bocciato il testo, è un elemento decisamente significativo!
A questo punto, le posizioni scettiche dei governi di Polonia e Repubblica Ceca, i cui organi legislativi hanno già approvato il Trattato ma che mancano ancora della firma ufficiale da parte dei capi di stato, dovranno essere chiarite.

Una diaria di 290 euro! ‘Sta miseria. Non ci si sta dentro. Questi non sanno cosa si prende al Parlamento italiano.
E’ tornato, per fortuna in Europa, grazie al Pdl e al presidente operaio, il mastellone nazionale, e subito si fa sentire per una battaglia imprescindibile. Si lamenta per la pochezza del salario, il povero Mastella, addirittura meno che in Italia. Urla, è furioso. Una persona seria come può accettare la miseria di 290 euro al giorno per tutto quel lavoro?
Il problema del profeta di Ceppaloni è la sfortuna: da quest’anno infatti tutti gli europarlamentari guadagnano uguale, e quindi gli tocca prendere gli stessi soldi degli altri, un vero scandalo, solo 7.666,31 lordi al mese. Al netto, 5.700 euro, con pensione dopo cinque anni, finito il mandato. Insomma, una miseria per un politico coerente e inflessibile come lui. E dovrà essere presente almeno 7 volte in un anno. Addirittura.
Continua a leggere: Mastella indignato per la diaria europea: solo 290 euro al giorno!
Gli italiani non sono “europei” come tutti gli altri cittadini del vecchio continente.
Un esempio? La Ue lancia una campagna pubblicitaria per invitare i cittadini a votare, ma nei muri del Pelpaese non comparirà nemmeno un manifesto.
Insomma il nostro governo censura la campagna promozionale dell’Unione europea: è Berlusconi che decide cosa gli italiani devono sapere e vedere.
Sembra davvero di essere tornati nei Paesi del “socialismo reale”, dove era un solo partito che stabiliva il “metro” di libertà dei cittadini.
“E’ una decisione inaudita e arbitraria del governo, un attacco alla libertà e alla democrazia – dice l’eurodeputato veneto Giorgio Carollo, candidato Udc alle Europee nel collegio Nord Est – Il Parlamento europeo ha approvato la campagna con il voto favorevole di tutti i gruppi, a cominciare dal Ppe (il partito di riferimento, a Strasburgo, del Pdl): sei diversi manifesti in 23 diverse lingue. Ma quelli scritti in italiano saranno gettati nel macero”.
Per quale motivo?
“Semplice – risponde Carollo, che è anche impegnato nella nuova Costituente di Centro – Il governo non è interessato a promuovere la partecipazione degli elettori al voto europeo perché un forte astensionismo punirebbe il Pd e altre forze d’opposizione e favorirebbe il Pdl. Inoltre il Governo non vuole far sapere agli italiani quanto la sua politica sia poco in sintonia con l’Europa comunitaria, come ad esempio sulle questioni cruciali della sicurezza e dell’immigrazione. Di questo passo, Berlusconi scava un fossato fra l’Italia e gli altri paesi della Ue”.
Si sa che una ciliegia tira l’altra. Il rischio è anche che una censura tiri l’altra. Passata questa, Berlusconi penserà alla prossima.
E’ stato un sasso nello stagno. Anzi, dato l’oggetto (internet) e dato il personaggio (Robert Murdoch), è stata una bomba nel mare magnum di Internet.
Il magnate dell’editoria Robert Murdoch intende far pagare ai navigatori le news sui suoi siti (Sky, Times di Londra, Wall Street Journal, Fox ecc.): sarebbe un “apripista” che sconvolgerebbe il mondo di internet.
Infatti, internet è espressione di libertà e gratuità. Pagati i costi di connessione, chiunque può attingere al mare magnum dei contenuti. Questa è una delle chiavi fondamentali del grande successo della rete.
Su un nodo così rovente, e su una proposta così “sconvolgente”, la politica italiana è latitante.
Solo l’eurodeputato veneto Giorgio Carollo prende posizione: “L’idea di Murdoch equivarrebbe a una “tassa” che colpirebbe i navigatori e inciderebbe molto negativamente sull’espansione di internet, con danni ingentissimi alla cultura e all’economia. Serve innovazione tecnologica e ulteriore qualità nei contenuti della rete. E’ altrettanto evidente che contenuti definiti “pregiati” e/o esclusivi ad alto valore aggiunto, possono essere offerti dietro pagamento. Insomma, non si può prima allettare il “cliente” che anche in Italia sta scoprendo il “valore” di Internet e poi, una volta “preso nella rete”, imporgli nuove gabelle”.
Conclude Carollo: “Confidiamo nella “sapienza” del mercato. Ma su una materia così complessa e importante il nuovo Parlamento europeo dovrà intervenire attivamente e procedere con convinzione e determinazione, a difesa degli interessi di tutti i cittadini e di tutte le imprese, oramai attivi “consumatori” della rete”.
Chissà che ne pensa Silvio Berlusconi?

Gian Antonio Stella firma oggi un editoriale sul Magazine del Corriere che, come sempre, conferma lo stile del giornalista in questione. Lo spunto sono le dichiarazioni del premier Berlusconi circa una sinistra che vorrebbe imporre metri di valutazione sulla scelta dei candidati alle elezioni europee quando invece manda a Strasburgo “vecchi arnesi della politica interessati solo al compenso e molto spesso assenteisti”.
Stella, spinto forse dall’esigenza di non lasciare che quest’uomo parli a vanvera senza alcun contatto con numeri, fatti e circostanze, ricorda che nelle liste europee del partito di cui Berlusconi è leader ci sono dei “vecchi arnesi” come Alfredo Vito alias mister centomilapreferenze e Clemente Mastella (…).
A proposito poi degli assenteisti, il giornalista del Corriere della sera ricorda che, secondo uno studio delle Acli, tra il 1999 e il 2001 Berlusconi Silvio è stato assente al 92,4% delle sedute del Parlamento europeo (in quel periodo non aveva incarichi di Governo). In compenso i rappresentanti a Strasburgo del suo partito sono stati tra i più assenteisti del continente: su 25 forzaitalioti il più assiduo è stato Eleonora Lo Curo, al 125° posto in fatto di presenze e solo altri 5 si sono piazzati tra i primi 500 di questa classifica.
Qualcuno ha parlato di assenteisti e vecchie cariatidi?

Non c’è niente da fare: all’estero c’è un solo nome in grado di catalizzare l’attenzione sul nostro paese, e quel nome è Silvio Berlusconi. I giornali stranieri non si distinguono dunque poi così tanto, a questo riguardo, dai media nostrani.
La candidatura di starlettes televisive al parlamento europeo non è infatti assolutamente passata inosservata oltralpe: il Times vi aveva dedicato un articolo già prima dell’intervento di Veronica Lario, così come O Estado de Sao Paulo, El Pais e l’olandese Algemeen Dagblad che ha offerto la più lucida analisi della vicenda:
Il fatto che l’Italia forse non manderá a Strasburgo i rappresentanti piú adatti, non ha molta importanza. In Italia il Parlamento Europeo é visto come un ampio parcheggio per politici e personalitá televisive disoccupate. Per sindaci e ministri é una buona seconda fonte di reddito. (..) Inoltre é una pacchia: gli europarlamentari italiani guadagnano piú di tutti gli altri (circa 20.000 euro al mese) e sono quelli che fanno di meno, cosí appare dagli accertamenti

Potrebbe essere una favolosa lezione di politica. Prima cooptata, poi scaricata. A farne le spese Chiara Sgarbossa, 25 anni, già miss Veneto. Era una delle 20 show-girl scelte direttamente dal Cavaliere per la corsa verso Strasburgo. Aveva partecipato alla quattro giorni romana con Frattini e Brunetta a via dell’Umiltà (”Sul ruolo del parlamentare europeo Brunetta è stato molto sbrigativo. Ci ha detto che il parlamento europeo non conta niente. Il parlamentare europeo va lì per schiacciare un bottone ogni giorno ci sono centomila direttive da approvare, quindi tu fai solo tic-tic”). Poi, la sfuriata di Veronica Lario. E nella lista del Pdl per la circoscrizione dell’Italia nordorientale il suo nome sparisce.
Lei è incredula: “Non sono in lista?! Ma io ho firmato lunedì sera davanti al notaio”, si sfoga con un cronista del Mattino di Padova che le comunica la triste notizia. “Almeno fosse partita da me l’idea di candidarmi, mi è arrivata da loro. Io non ho saputo dire di no, la proposta era allettante… Mi sembra veramente una grande presa per i fondelli. Tra l’altro a Roma avanti e indietro, alberghi, aerei, treni, sempre a spese mie. Per ricevere le pacche sulle spalle da La Russa: signorina l’abbiamo appena candidata, mi lasci anche il numero di telefono, se ha bisogno per la campagna elettorale mi faccia uno squillo che io sono sempre disposto a dare consigli..”.
E invece … oltre il danno anche la beffa: “Mi ritrovo denigrata e non ho alcun modo di rimediare agli attacchi che mi sono stati fatti, all’opinione generale che può essersi fatta la gente leggendo della candidatura di queste soubrettes. Praticamente sono bruciata. Non ho modo di riscattarmi, di ribattere. Resterà scritto solo che ero nel corso delle ex veline candidate da Berlusconi. Una figura pessima”.
Gustosissimo il racconto del colloquio col Cavaliere: “Mi ha telefonato di persona a casa. Si ricordava di me, ha voluto di nuovo il mio curriculum, mi ha fatto tre domande: sei laureata?, sì; sai le lingue?, sì; ci sono foto nude di te?, no. Allora manda tutto a Marinella e poi vieni a Roma in settimana, al corso».”
Eurodeputata per un giorno? Nemmeno.
Foto | myspace (altre dopo il salto)
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