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Tutti gli articoli con tag partito democratico

Le pagelle del lunedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Guglielmo Epifani: litigiosi. Voto 5- L’ex leader (socialista) della Cgil esce dal letargo per una nuova corrente nel Partito Democratico che: “Ha l’obiettivo di ri-orientare il Pd, farlo diventare una forza che si oppone al neo-liberismo”. Ci mancava. E Bersani …
Francesco Rutelli: omertosi. Voto 3- L’ex leader della Margherita (oggi capo Api Terzo Polo) sotto tiro per l’affaire Lusi. Arturo Parisi: “Grave che nessuno sapesse niente”, Rino Piscitello: “Tutti i capi complici”. Partito pieno di omertosi? Dimmi con chi vai …

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Bersani e D'Alema a casa! Parola del "rottamatore" Matteo Renzi ...

pubblicato da il passator cortese

Arieccolo “forte e chiaro” Matteo Renzi, “rottamatore” professionale e sindaco di Firenze per … hobby.

In una intervista al Foglio l’esponente ex margheritino del Pd famoso per la cena di Arcore con il Cavaliere allora premier torna a battere sui suoi tasti e soprattutto a rigirare il chiodo nelle ferite del Partito democratico.

Renzi parte dal governo Monti: “Io credo che il Pd debba stare davvero in guardia. Perche’ questo governo, ci scommetto, offrirà al centrodestra la possibilita’ di rifarsi una sua verginita’, e se dopo questa fase di ’safety car’ della politica non verrà ridiscussa presto la linea del Pd, e se questa segreteria rimarrà inchiodata alla foto di Vasto, mi sembra scontato che il Partito democratico rischia di subire un clamoroso cappotto alle prossime elezioni”.


Poi rilancia le primarie. “Se non vogliamo fare la figura dei pazzi, per arrivare preparati alle prossime elezioni sarà necessario convocare delle primarie. Quando? Ovvio: in autunno. E badate bene: primarie aperte a tutti, senza escludere nessuno, come è sempre stato nel migliore spirito del centrosinistra”.

Il sindaco di Firenze prevede la discesa in campo nelle primarie anche dei ragazzi del Big bang: “Non vedo perchè non dovrebbe essere cosi’”.



Infine la freccia avvelenata conclusiva: “Questa classe dirigente - conclude il “rottamatore” - deve farsi da parte: è impensabile che la generazione dei D’Alema e dei Bersani continui a essere anche tra un anno il simbolo del centrosinistra italiano”.

Chissà se anche stavolta il lider Maximo e il … “suo” segretario faranno finta di niente.

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Ore 12 - Lusi (senatore Pd), ex tesoriere Margherita, accusato di aver sottratto 13 milioni di euro. Rutelli non sapeva niente ...

pubblicato da Massimo Falcioni

altroLa storia, una commedia (o farsa?) all’italiana, è semplicemente questa: il senatore del Pd Luigi Lusi è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Roma per il reato di appropriazione indebita, per aver sottratto circa 13 milioni di euro (tredici milioni di euro!) per conto della Margherita, partito del quale era tesoriere.

L’ex tesoriere dell’allora partito di Rutelli (che poi si fuse con i Ds diventando nel 2007 l’attuale Partito Democratico), in pratica, si sarebbe appropriato di somme relative a rimborsi elettorali. Incalzato dai magistrati l’attuale senatore del Pd avrebbe anche ammesso in parte le proprie responsabilità.

L’ex segretario della Margherita, e attuale leader dell’Api (Terzo Polo) Francesco Rutelli ieri in Procura ha dato la propria versione dei fatti costituendosi … parte offesa.

In una nota Francesco Rutelli, Enzo Bianco e Giampiero Bocci, scrivono: “Abbiamo appreso con sconcerto, alcuni giorni fa, che il senatore Lusi aveva confessato innanzi all’autorità giudiziaria di essersi appropriato di ingenti somme di denaro della Margherita-DL. La notizia è incredibile per la personalità di Lusi, che ha goduto della massima fiducia degli organi del partito, anche concorrendo a fare della Margherita un raro caso di partito con bilanci sani e in attivo. Ciò ci ha indotto a dare corso a tutte le azioni giudiziarie come parte offesa”. “ Lusi ha quindi dato le sue dimissioni da tesoriere della Margherita - aggiungono i tre ex dirigenti Margherita - ed ai magistrati ha manifestato la sua intenzione di restituire le somme di cui si è appropriato”.

La chiudiamo qui, rispettando l’iter della Giustizia. Una domanda s’impone: possibile che se dalle casse di un piccolo partito come l’allora Margherita (che tutt’ora incassa soldi pubblici …) vengono a mancare 13 milioni di euro (una montagna di soldi!) nessuno, a cominciare dal segretario politico nazionale, se ne accorge?

Torna d’attualità quanto diceva Rino Formica sullo stato dell’allora PSI di Bettino Craxi: “Il convento è povero ma i frati sono ricchi”. Prima e seconda Repubblica pari sono. O peggio.

Ore 12 - E il PD di Pier Luigi Bersani?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroUno che se ne intende, Alfredo Reichlin, scrive oggi su l’Unità che “Il Pd deve reagire” e che quello del Pd “Non è un problema organizzativo”. Giusto.

Ma come fa l’ex dirigente del Pci a “esaltare” l’ultima Conferenza nazionale del Pd, il massimo organismo del partito composto da 1000 persone, a Roma in un momento cruciale con 100 presenti? Non è un problema organizzativo ma politico, appunto.

Il partito di Bersani non sa dove andare e con chi stare: è spiazzato, chiuso in se stesso, con la base delusa e i suoi dirigenti (poche le eccezioni) che pensano come e dove mettere il proprio deretano con le scadenze elettorali che battono alle porte. Non è (anche) questa la dimostrazione che, tant’è ne dica il colto e austero Reichlin, il Pd è più o meno della stessa (cattiva) pasta degli altri partiti?

Non è anche colpa del Pd se c’è un Parlamento così screditato, se c’è oramai un abisso fra i cittadini e la politica, se la credibilità dei partiti (tutti) è quasi pari a zero? Berlusconi ha le sue (gravi) colpe ma non può essere il capro espiatorio di tutti i mali della politica.

Qual è in queste ore il ruolo del Partito democratico di fronte alle serrate degli autotrasportatori e dei tassisti? Dove sono fisicamente i dirigenti del partito di Bersani? Sempre altrove, sempre lontani dai nodi reali. Come i dirigenti del Pd recuperano il senso della solidarietà sociale tra classi, ceti e categorie e territorio per evitare la disgregazione e il caos?

Bersani e compagni, si dirà, hanno cose più “alte” cui pensare. Bene. A Monti e alle riforme del suo governo “tecnico”? Ma si può continuare con il gioco delle tre carte, dicendo che quella di Monti “Non è la nostra agenda”, che “Noi non siamo questa cosa qui”?

Qual è allora l’agenda del Pd? Cos’è oggi il Pd? L’impressione è che Bersani, con un piede su due staffe, sia ostaggio delle correnti interne, che comandi una “armata Brancaleone”, dove ognuno fa e dice ciò che vuole. Aspettando Godot. O Berlusconi?

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Il pensiero di Uolter (Veltroni)

pubblicato da il passator cortese

Merita attenzione l’intervista dell’ex Pci,Pds,Ds, oggi Pd con un piede di qua e uno di là Walter Veltroni fatta da Marco Damilano su L’Espresso. Qui facciamo riferimento solo alla parte finale.

Dice Veltroni: “L’anomalia non è Monti, sono stati i 17 anni in cui abbiamo avuto da una parte Berlusconi e sul fronte opposto gli anti-Berlusconi, cioè coalizioni costruite per mettere insieme tutti quelli che erano contro. Con un’eccezione: il governo Prodi del 1996-98. Considero quel governo di cui facevo parte il migliore della Repubblica. L’estremismo e poi il maldipancia dei partiti che il giorno dopo l’euro chiesero la fase due hanno provocato la sua caduta. E’ stato come spalancare l’autostrada al ritorno di Berlusconi, il punto di svolta. E’ in quel momento che tutto si è avvitato. Se fosse nato all’epoca il partito dell’Ulivo, il Partito democratico, la storia sarebbe cambiata …”.

Uolter dixit. Ma lui dov’era? In Africa?

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Stangata, spiragli per le pensioni fino a 1400 euro? Pd diviso sullo sciopero

pubblicato da il passator cortese

Qualcosa si muove, e in positivo, sul fronte più caldo, quello delle pensioni. La commissione Lavoro della Camera chiede al governo di sbloccare l’indicizzazione delle pensioni fino agli assegni di 1400 euro, ossia tre volte il minimo.

La proposta è contenuta nel parere approvato dalla commissione con il voto favorevole di tutti i gruppi tranne la Lega. Il vice ministro Michel Martone commenta così: “Il governo prende atto della responsabilità della commissione ed è disposto a ragionare a saldi invariati”.

Ma le acque restano agitate. Non solo per lo sciopero di lunedì indetto unitariamente da Cgil-Cisl-Uil. Il Partito democratico pare sulle orme che già furono della Lega nel precedente governo, quelle del partito di lotta e di governo.

“Ascolteremo i lavoratori e saremo al presidio”. Stefano Fassina, responsabile economico del Pd, con un’intervista ad Affaritaliani.it, annuncia che sarà in piazza coi lavoratori in occasione dello sciopero generale di lunedì 12 dicembre proclamato dai sindacati confederali. 
”I sindacati rappresentano milioni di lavoratori che non riconoscono l’equità necessarie nei provvedimenti del governo e si mobilitano”.

Siamo alle solite? Sì, con il Pd sempre nel mezzo, con i suoi “nì”. Perché il Pd non fa un comunicato ufficiale di appoggio allo sciopero? Chissà che ne pensano i Veltroni, Fioroni, Gentiloni e tutti gli amici e compagni pronti a impallinare Bersani (più che Monti)?

Ore 12 - Matteo Renzi lancia il wiki-Pd. Per Berlusconi dardo fatale o salvagente ?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroCon la logica del bicchiere mezzo pieno Matteo Renzi, con il suo Big bang, ha mosso le acque stagnanti del Partito democratico portando ossigeno a tutta la politica.

Visto invece con il realismo politico, spenti i riflettori della Leopolda, il bicchiere mezzo vuoto vede un Pd dilaniato da guerre intestine di una nomenklatura che al di là delle etichette (“pionieri” o “reduci”) si divide sulla premiership e non su identità, linea politica, progetto, programma, alleanze.

Renzi gioca a fare il battitore libero, coperto però dal suo ruolo istituzionale che gli consente di lanciare il sasso evitando il confronto negli organismi del Pd eletti democraticamente (è l’unico partito in Italia). E’ evidente che il sindaco di Firenze ha oramai interesse ad esasperare il suo rapporto con la dirigenza del Pd: tira la corda per ricevere la scomunica e poter fare il martire sostenuto dai tanti scontenti di Bersani, dagli avversari del Pd, dai media.

A tutti gli effetti Renzi ha dato vita a una corrente organizzata dentro un partito che vive (sopravvive) di rivoli e rigagnoli senza il coraggio di ammetterlo. Quando Bersani contrattacca dicendo che Renzi ha idee vecchie da anni 80, non va al cuore della questione, dimostrando la propria impotenza. Quando Fassino getta fango su Renzi perché “figlio di papà e portaborse miracolato” aggira maldestramente l’ostacolo con uno stalinismo riverniciato.

Ma chi paragona la Leopolda al Midas del Psi non sa di cosa parla: Renzi brandisce l’arma spuntata del ricambio generazionale senza proporre un progetto politico alternativo in grado di cambiare i contenuti e non solo il contenitore. Il sindaco di Firenze, pur avendo molte ragioni, non recide il nodo che attanaglia l’Italia, quello della partitocrazia vorace e invadente, affarista e inquinata, nominata e incapace, uscita dalla prima Repubblica con un Bipolarismo made in Italy intriso di populismo e demagogia che in 17 anni l’ha messa in ginocchio.

Dov’è il grimaldello ideologico di Proudon contro Marx usato da Bettino Craxi per “cancellare” il comunismo sganciandosi dalle catene del Pci di Berlinguer dalla parte della ragione storica e non come azione stizzita per avere l’ok della Dc e entrare nella stanza dei bottoni?

Dov’è il colpo d’ala del Tony Blair del “New Labour” che fa saltare le impostazioni ideologiche dei decenni passati, dogmaticamente indirizzate alla nazionalizzazione del sistema economico?

Sepolte le ideologie e i vecchi “santoni”, alla Leopolda c’è stato il silenzio assenso del berlusconismo, l’esaltazione di Marchionne inteso come ideologo e gestore dei “rottamatori”, quando a settembre c’è la doccia fredda del boom dei disoccupati e un giovane su tre è senza lavoro. Poi, gridando l’esigenza del rinnovamento del gruppo dirigente del Pd Renzi ha talmente ragione da essere ovvio. Ma, ribadiamo, non è solo questione di carta d’identità, bensì di sostanza politica: quella “sostanza” di cui però è figlio (degenere?) lo stesso “rottamatore”.

Basta lo slogan del Wiki-Pd per renderlo credibile come forza alternativa di governo e dimostrare che Matteo Renzi non è la (inutile) copia del Cavaliere?

Ore 12 - Berlusconi con l'acqua alla gola. E il Pd che fa?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroMai come in queste ore, con Berlusconi e il suo governo appeso a un filo, il Partito democratico ha il diritto-dovere di mettere sul tavolo le sue carte.

Bersani non può però limitarsi a ripetere che “Il Cavaliere deve andarsene”e non può pensare che, oggettivamente, le proposte presentate ieri alla stampa “per affrontare la crisi e rimettere il Paese sulla via della riscossa democratica” siano il perno del progetto politico-programmatico del Pidì e la base per l’aggregazione di una nuova coalizione di governo.

Così facendo il Pd, più che un partito, resta un luogo geometrico dove convive tutto e il suo contrario, e a dominare resta la politica del: “ma anche”. La parola d’ordine di Bersani: “Allearci con gli italiani” è, appunto, l’iceberg di questo Pd che non sa cosa vuole e con chi vuole fare l’Italia del dopo Berlusconi, se con Casini o Vendola e Di Pietro.

E’ vero, prima della leadership vengono le alleanze e prima ancora vengono i programmi.

Dice preoccupato Marco Follini:”Dobbiamo dire con chiarezza che siamo dalla parte della Bce e non di quanti la avversano. Chiarire numeri alla mano qual è la riforma delle pensioni che abbiamo in mente e come si può spostare la tassazione dai redditi ai patrimoni. Decidere se la proposta Ichino è sua o di tutti noi. E soprattutto qual è il nostro posto, e quali i nostri impegni nel nuovo contesto internazionale”.

Già. Semplice? Tutt’altro. Dietro a ogni domanda non c’è una risposta del Pd, ma ci sono due, dieci, cento posizioni diverse. La buona volontà di Bersani è ammirevole, ma politicamente sterile. Uscire dal guado delle correnti e dei personalismi si può o si sfascia quel poco di partito che c’è?

Ore 12 - Pd, la "rivoluzione d'Ottobre" di Matteo Renzi & C

pubblicato da Massimo Falcioni

altroNon è la Rivoluzione d’Ottobre. E’ solamente l’ottobre surriscaldato del Partito democratico o, meglio, di bellicose componenti interne che tengono sui carboni ardenti il segretario Bersani e inquietano la base stanca delle manfrine dei capi.

In pratica si tratta di tre kermesse organizzate dai tre “discoli” Renzi, Civati, Orlando. Di fatto sono tre meeting per dare organizzazione e visibilità a tre correnti all’interno di un Pd che non trova mai pace e si impegna sempre sull’unica cosa che gli riesce meglio: farsi del male.

Si comincia il 16 ottobre con i 30-40enni chiamati a L’Aquila dal ligure Andrea Orlando per “Rifare l’Italia, rinnovare il Pd”. Seguirà il 22 e 23 ottobre a Bologna l’incontro di Pippo Civati e Debora Serracchiani incentrato sul rapporto partito-movimenti-società civile. Chiuderà il “rottamatore” Matteo Renzi con una tre giorni a fine mese alla stazione Leopolda di Firenze .

“Ogni giorno – dice l’indaffarato sindaco di Firenze – sui media o in rete ci sono nuovi sostenitori del ricambio totale. Ma adesso noi sentiamo il bisogno di fare il salto di qualità. Non basta la rivendicazione anagrafica e non basta dire che gli altri hanno fallito: è il momento di tirare fuori le idee”.

C’è voglia di confronto, ed è bene. Pare però che ci si voglia confrontare indossando la giubba e i “gradi” del Pd, ma senza i “proprietari” del partito che sono gli iscritti e senza il segretario scelto dalle primarie. Il nodo è il rapporto tra elaborazione e decisione, che in politica è sempre mutevole. Se nell’applicazione della linea del partito si esprime il grado di adesione e di convinzione di Renzi, Civati, Orlando, non c’è da stare allegri.

Dopo i convegni “aperti”, poi chi decide nel Pd? Prevarrà il senso di unità e appartenenza al partito Democratico o le ambizioni di chi è in cerca di nuovi posti e di rivincite personali? L’impressione è che nel Pd Bersani e (pochi) altri tirano la carretta e altri (come Renzi & C) passano il tempo a lucidarsi i bottoni in attesa del “big bang”.

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PD "sfasciato", Arturo Parisi "infilza" Bersani

pubblicato da il passator cortese

L’avevamo scritto l’altro giorno che ogni occasione è buona nel Pd per dividersi. Ecco Arturo Parisi: “In un partito quale quello che voi pensate di costruire o di avere costruito noi, dovremmo essere deferiti agli organi di disciplina per la grave disubbidienza ai deliberati ufficiali. In un sistema quale quello che voi proponete per il governo del Paese il segretario dovrebbe presentarsi dimissionario per difendersi dall’accusa di aver inferto un grave danno al partito proponendo una linea che si è dimostrata radicalmente sbagliata”. Chiaro?

Questo un passaggio, non letto per mancanza di tempo, ma lasciato agli atti, dell’intervento di Arturo Parisi alla direzione del Pd.

L’ex ministro, tra i sostenitori del referendum per il cambiamento della legge elettorale ha chiesto “una grande scossa di democrazia, che scuota l’immobilismo, figlio dell’unanimismo, e nipote del continuismo che ha impedito al Pd di nascere come un partito veramente nuovo”.

“Una scossa - si legge - che contrasti l’idea che anche il Partito democratico abbia paura della democrazia, delle primarie che non siano la conferma di decisioni già prese, delle riunioni che si concludono con voti che non siano bulgari, delle riunioni degli organi ufficiali che non si limitano ad applaudire decisioni assunte in organi inesistenti”.

“Il partito che abbiamo in mente - prosegue Parisi - non guarda il movimento passare, limitandosi a salutarlo e ad ospitarlo. Il partito che abbiamo in mente non si nasconde dietro la teoria che i referendum sono cosa della società civile o degli altri partiti, una tesi adatta alla maggioranza non all’opposizione. Il partito che abbiamo in mente è esso stesso movimento, e dentro la società che si muove sta alla testa, e qualche volta può finire in coda, ma mai fuori o di lato”.

“Un partito - ammonisce il democratico - non può accontentarsi, come ha detto oggi Bersani, di rivendicare il merito di essere uscito dal Referendum senza farsi del male. La sua ambizione deve essere quella di fare del bene all’Italia, non quella di fare male al Partito”.

Che deve fare un iscritto al Pd se non stracciare la tessera?

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