Fini & Casini: rilancio. Voto 5. Dopo l’ennesimo ko andato a male contro Berlusconi, sboccia il Partito della Nazione. Tardi e male. Solo un nuovo cartello elettorale. Per una nuova sconfitta alle urne di primavera?
Bersani & Veltroni: ribasso. Voto 5. Direzione del Pd convocata per l’antivigilia di Natale. Per scambiarsi auguri o “coltelli”? Il segretario prepara la “lotta dura” contro il governo incontrando Veltroni. Auguri!
Quando si dice la chiarezza. Ci pensa Pierferdinando Casini a sollevare i veli dal caos del teatrino della politica italiana e a spiegare (finalmente!?) cos’è il nuovo partito della Nazione e/o il famoso Terzo polo.
Il leader dell’Udc, dato che a Chianciano c’è stato molto fumo e poco arrosto, svela la sua strategia a Maurizio Belpietro a Mattino cinque su Canale 5: “Il terzo polo? Stiamo parlando con tutti e andiamo avanti come abbiamo fatto in tutti questi mesi, per costruire qualcosa di ampio”.
Per chi non ha ancora capito, precisa: “In caso di elezioni immediate, non c’e’ dubbio che ci candideremmo come abbiamo fatto l’altra volta. Poi volete chiamarlo ‘terzo polo’ o ‘terzo pollo’ o quello che volete, per noi non importa. Ma e’ chiaro che saremmo da soli”.
Chiaro? Insomma, se non è zuppa è pan bagnato.
Cioè il Terzo polo non c’è, il Partito della nazione sarà l’Udc riverniciata, con il nome di Casini in evidenza e lo scudo della Dc sullo sfondo. Rinnovamento nella continuità.
La notizia non provocherà di certo la crisi di governo. Anzi, a dirla tutta, non provocherà un bel niente. Di chi e di che si parla?
Savino Pezzotta, ex segretario generale della Cisl, attuale presidente della Rosa Bianca e presidente nazionale della Costituente di Centro (cioè le varie componenti impegnate nella costruzione del nuovo partito dei moderati), nonchè deputato eletto nelle file dell’Udc, è stato nominato coordinatore dell’UdC della Lombardia .
Come è possibile conciliare la segreteria di un partito (UdC) e la presidenza di un altro partito (Rosa Bianca) e soprattutto mantenere il ruolo … super partes della Costituente di Centro?
Quando Bruno Tabacci chiese la convocazione del consiglio nazionale della Rosa Bianca ed era in procinto di passare all’API (il partito di Rutelli),il romantico e sempre incredulo Pezzotta rispose di no (alto tradimento!).
Nessuno adesso sente la “vergogna” e la “spudoratezza” di avallare un “tradimento” per tutti quei piccoli comitati della Rosa Bianca che si sono costituiti sul territorio nazionale?
E nessuno della Costituente di Centro ha niente da dire?
Casini ha accettato di togliere il proprio nome dal simbolo del futuro nuovo partito della Nazione, ma non pare voler cambiare i metodi da padre/padrone.
E anche il buon Pezzotta dice “signorsì”. Se questo è il nuovo …

Due colpi ha “sparato” Pierferdinando Casini, non uno solo.
Il primo riguarda la proposta di un nuovo governo “a tempo” di “salute pubblica”. Il leader centrista non solo punta al superamento immediato del governo Berlusconi e del “berlusconismo”, ma ritiene che nessuna maggioranza possa realizzare un esecutivo per fare le riforme, perché sarebbe punito elettoralmente.
Se invece tutti (o quasi) i partiti, per uscire dalla crisi, concordano una linea efficace ma da “purga di cavallo”, nessuno potrebbe trarne vantaggio o svantaggio elettoralmente.
Insomma, schematizzando, per salvare l’Italia e per ridarle rilancio, bisogna non assecondare il “particulare” degli italiani e puntare esclusivamente sugli interessi generali del Paese, costi quel che costi. L’opposto della logica del Cavaliere, tutta basata sui sondaggi, cioè dare al popolo quel che il popolo chiede.
Il secondo colpo riguarda il nuovo partito. Casini ha passato il Rubicone. Anche perché “costretto” dalla realtà, con l’Udc che ha terminato la propria “spinta propulsiva” e che così al prossimo giro potrebbe stare al di sotto della soglia di sbarramento. Azzerati, quindi gli organismi, si punta con decisione sul muovo Partito della nazione, “aperto a tutti”.
Il passo è importante, dopo i continui stop and go. Si punta a costruire il terzo polo, per chiudere con il bipolarismo Made in Italy e riaprire il gioco politico.
Non mancano dubbi e perplessità. Che non si riduca il tutto a una kermesse, a una operazione di maquillage e mediatica!
L’idea e il progetto devono essere sostenuti da un forte spessore politico e morale. In altre parole, visti l’Udc e dintorni, ci vuole la … ramazza. E qui casca l’asino.
Pierferdinando Casini: salute pubblica. Voto 8. Il leader dell’Udc lavora al nuovo Partito della Nazione e lancia un governo di “responsabilità nazionale”. Inevitabile per mandare a casa Berlusconi e salvare l’Italia. Poco? Meglio di niente.
Pier Luigi Bersani: malattia cronica. Voto 4. Il segretario del Pd subisce la “crocifissione” dalla minoranza interna riunita a Cortona. I “Popolari” pronti alla scissione. Veltroni, pure. Pd, partito di lotta (interna) e di governo (degli altri). Caos continua.

Adesso il Pdl batte sul ferro caldo e “apre” all’Udc di Casini, che perde voti e percentuali dove si è alleato con il Pd.
Sono i finiani, tramite Italo Bocchino (“E’ questo il momento giusto per ridiscutere l’alleanza”)a tendere la mano ai centrsiti, per accreditarsi come interlocutori privilegiati di una componente utile a far fronte comune anti- Lega.
Il presidente dell’Udc Rocco Buttiglione dribla e rilancia la palla: “Ma il Pdl è pronto a sposare i valori dell’Udc, quelli della moderazione e del rispetto istituzionale? E’ pronta ad uscire da una situazione di subordinazione alla Lega?”.
Il pallino è il bipolarismo-bipartitismo Made in Italy. C’è chi dice che indietro non si torna. I numeri, però dicono il contrario. I due principali partiti e fautori del bipartitismo, PDL più PD insieme, avevano il 71% nelle politiche 2008, il 61,9% nel 2009, il 55,7% nelle ultime europee. Allora?
Questo è il bipolarismo-bipartitismo Made in Italy, in discesa libera. Crisi o no? Fa bene Casini a insistere sul Terzo polo e a dar vita al Partito della Nazione? Chi vivrà, vedrà. Intanto, il terzo polo c’è: è il partito dell’astensione

Dopo l’uscita di Rutelli che ha annunciato la sua exit strategy dal Pd per “andare da Casini, non subito e non da solo” l’ex Presidente della Camera recupera il centro dell’attenzione nel panorama politico. Le mosse di Rutelli e Casini cambieranno sicuramente gli scenari nazionali e il gioco delle alleanze dipenderà fortemente dalle loro decisioni future.
L’Udc è la formazione nettamente più corteggiata per le prossime regionali. Privatamente e pubblicamente non mancano gli appelli da destra e da sinistra per portare i centristi nelle proprie coalizioni. Il Pd e il centrosinistra in generale vogliono riproporre lo schema, già provato alle scorse amministrative in Puglia, dell’alleanza allargata (addirittura da Rifondazione all’Udc).
D’altronde è l’unica alternativa per arginare il favore dei pronostici del centrodestra nella maggior parte delle regioni in cui si voterà. Berlusconi invece cercherà di rendere le regionali il banco di prova per confermare definitivamente la sua leadership e ha bisogno di Casini (soprattutto al Centro e al Sud) per portare a termine il suo piano di definitiva legittimazione popolare…
Continua a leggere: Le promesse di Casini: "Da soli alle regionali e nuovo partito nel 2010"
Da “vecchio” diccì doc, Pier Ferdinando Casini conosce l’arte del depistaggio. Da settimane parla del partito della Nazione, la nuova forza politica del “grande” centro.
In effetti il “furbo” Pierferdi non vuole rifare una Dc in sedicesimo ma costruire un nuovo contenitore trasversale, dai confini molto più ampi.
Ed ecco l’idea appena lanciata del “Partito buonsenso”, in grado di gettare le basi per un nuovo esecutivo, il “governo del buonsenso”. Formato da chi?
Questa la soluzione di Casini: “Sui temi della politica estera, della cittadinanza, dell’economia, io, D’Alema, Pisanu e altri abbiamo una visione comune. Mi sembra che il partito del buonsenso stia facendo strada in Italia. Noi non abbiamo fretta ma mi sembra già tutto in movimento”.
D’Alema e i suoi (meno Franceschini e i suoi) annuiscono. Pisanu e molti ex Dc nel Pdl pure.
Berlusconi, intanto, “gioca” con i “grandi” fuori dai confini. Quando il gatto manca, i topi ballano. Ma la conta (anti Cav) è cominciata.
Governo del buonsenso o “governissimo”?
Dopo il disastro elettorale, nel Pd si stanno facendo strada due ipotesi di strategia politica. Entrambe con spunti di fantapolitica o addirittura cervellotici.
Un’idea è quella di raccogliere tutte le forze antiberlusconiane e di metterle in un contenitore unico (nuovo super Pd) per trasformarsi nella vera alternativa al centrodestra.
Miche Salvati (do you remember?) è convinto che “In un partito unico siffatto sarebbe possibile rimettere insieme anche quelle anime socialiste che oggi non trovano spazio nel Pdl. Io uno come Tremonti potrei immaginarmelo persino ai vertici di un partito del genere”.
L’ipotesi di “tutta la sinistra dentro un partito unico” piace anche a Fausto Bertinotti (do you know?) che però vuole prima “scomporre tutto e tutti e poi ricomporre” per non confluire nel Pd.
L’altra idea è quella di Massimo D’Alema (e di Enrico Letta) convinti che la “fusione a freddo” (ex Pci ed ex sinistra Dc) del Pd è fallita e che è meglio dividersi i compiti per battere la destra, cioè fare un Partito democratico socialdemocratico e lasciare emigrare i cattolici democrat nel nuovo partito della Nazione di Casini.
In altre parole, costruire un polo di centro e un polo di sinistra. Quindi addio definitivo al bipartitismo di veltroniana memoria, una camicia di forza che fa vincere solo e sempre uno: Berlusconi.
Le due opzioni sono impossibili?
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Pier Ferdinando Casini: ok corral. Voto + 8. Il premier vuole “alleggerire” il Parlamento? Il leader dell’Udc rilancia: “Siamo pronti a ridurre anche a 100 il numero dei parlamentari. Basta che Berlusconi non si smentisca come per l’abolizione delle province”. Duello all’Ok corral.
Silvio Berlusconi: per chi suona la campana. Voto – 8. Il premier galoppa e minaccia nuove “cariche”: “Sto pensando a un ddl di iniziativa popolare per portare i deputati a 300 e i senatori a 150”. Nel Pdl e nella Lega preparano le sciabole. Il Cavaliere, riformista o visionario?