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Tutti gli articoli con tag partito democratico

Referendum elettorale, al Pd serve per ... dividersi. Bersani ci mette il cappello ma Parisi ....

pubblicato da il passator cortese

Ogni motivo è buono, nel Partito Democratico, per litigare e dividersi. Adesso l’occasione è quella del referendum elettorale, che contribuisce a tenere alta la tensione nei democrat.

Il segretario Bersani ha rivendicato i meriti del suo partito ribadendo che si è trattato di “una vicenda in cui abbiamo messo ordine, abbiamo aiutato la raccolta firme, abbiamo fatto un disegno di legge elettorale, siamo andati incontro a qualcosa che si era mosso prima di noi. Il partito che ho in testa - ha concluso - si comporta così”.

Una doverosa puntualizzazione per ribadire l’insostituibile ruolo del Pd o una inopportuna avances, un mettere forzatamente il cappello fuori posto?

Le parole di Bersani ai referendari doc come Arturo Parisi sono suonate però velleitarie, come un volersi attribuire meriti non propri. “Lasciamo perdere - ha commentato l’ex ministro prodiano - La domanda da fare a Bersani è una sola: ha messo la sua firma? Visto che mi si chiede di Prodi posso dire che dopo vent’anni che camminiamo insieme è stato facile fare festa con lui per la limpida vittoria dei cittadini, così come limpida è stata la firma che lui ha messo nel suo comune. Sarei stato ancora più lieto se oggi avessi potuto condividere con Bersani la stessa gioia per la stessa vittoria”.

Caro Bersani, incassa e porta a casa!

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Ore 12 - Pd caos, Mario Adinolfi "se n'è ghiuto". Ed è subito supponenza, come nel Pci di Togliatti

pubblicato da Massimo Falcioni

altroSpesso in politica sono i fatti apparentemente poco significativi che fanno capire di più delle grandi vicende storiche. Il Pci fu un grande partito democratico? Non servono i gulag e il Kgb per tenersi in corpo i caratteri stalinisti, la mentalità arrogante di chi pensa di aver sempre ragione, di chi alimenta il culto del capo che schiaccia il pidocchio annidatosi nel partito.

Nel 1951 un intellettuale antifascista dal valore di Elio Vittorini (direttore del Politetcnico e insieme ad Italo Calvino del Menabò) lasciava il Pci per incompatibilità .. culturali. Rodrigo di Castiglia (alias Palmiro Togliatti) su Rinascita lo stroncava con un pezzo dal titolo: “Vittorini se n’è ghiuto, e soli ci ha lasciati”. Con il plauso dell’intellighenzia e della base. Capito?

Oggi, con tutte le grandi differenze del caso, Mario Adinolfi “se n’è ghiuto” dal Partito democratico con critiche più o meno condivisibili alla linea politica, alla strategia, al gruppo dirigente. Nel Pd non c’è nessun Rodrigo di Castiglia, ma non mancano pidocchi che con alterigia ridicolizzano e spandono letame su chi dissente, fanno spallucce, hanno sempre atteggiamenti di chi pontifica dall’alto di fronte a chi cambia idea e strada.

Ha ragione il direttore di Europa Stefano Menichini: “Non ci pare che il Pd si possa permettere atteggiamenti supponenti quando qualcuno va via. Non se tutti i sondaggi inchiodano il partito mezzo punto sopra il disastrato Pdl …”. E Menichini conclude: “…Soprattutto, non se nessuno, ma proprio nessuno, si fa avanti da fuori per occupare lo spazio lasciato vuoto da un Adinolfi che lascia. Spazio abbondante, tra l’altro”.

Già. Poi, basta aspettare: alla formazione delle prossime liste elettorali ci sarà gran ressa.

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Bossi sproloquia e Berlusconi tace. Ma il Pd non ci sta

pubblicato da il passator cortese

Il Partito democratico non ci sta a subire in silenzio gli sproloqui di Bossi e i silenzi-assensi di Berlusconi. La Presidente dell’Assemblea Nazionale del Pd Rosy Bindi, Vicepresidente della Camera, denuncia l’esistenza di “un sistema intollerabile di ricatti politici incrociati” che “continua a paralizzare l’esecutivo. Non si spiega altrimenti il silenzio del presidente del Consiglio sulle gravissime affermazioni di Bossi oggi a Venezia”.

“Un ministro della Repubblica - ha affermato Bindi- non puo’ permettersi impunemente di incitare alla secessione e dileggiare la Costituzione”. E “se Belrusconi avesse un briciolo di senso dello Stato e amore delle Istituzioni esigerebbe una pronta smentita e si scuserebbe a nome del governo con tutti gli italiani”. “Ma il nostro ‘premier a tempo perso’ - ha accusato la presidente Pd- ha bisogno dei voti della Lega in Parlamento e per questo e’ pronto a tollerare qualunque offesa all’Italia”. E dunque “bisogna uscire al più presto da questo pantano, e permettere al paese di tornare a respirare aria pulita”.

Rincara la dose Anna Finocchiaro: “Le parole usate anche oggi a Venezia, e non e’ la prima volta, rendono Umberto Bossi incompatibile con il ruolo di ministro della nostra Repubblica”. Ed “è inaccettabile che la maggioranza accetti silenziosamente le uscite bossiane, ma del resto la maggioranza accetta silenziosamente anche la vergogna a cui ci sottopone Berlusconi con i suoi comportamenti”.

Lo ha denunciato la presidente dei senatori Pd sottolineando come “l’Italia grazie a questi personaggi sta perdendo ogni giorno la sua dignità”. “E’ urgente e necessario un nuovo governo - ha affermato ancora Finocchiaro- e un nuovo Premier che responsabilmente portino l’Italia fuori da questa immonda palude. Questo governo non esiste più’. Ormai e’ una accozzaglia politica che sta in piedi solo con i voti di fiducia in Parlamento. Da una parte Berlusconi, impegnato a tempo perso a fare il Premier, che svergogna il nostro Paese agli occhi dell’opinione pubblica. Dall’altra Bossi che, ricattando il Pdl, torna a invocare la secessione del Nord per paura di perdere i propri elettori. Questo non e’ più’ accettabile”.

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Ore 12 - Vendola e Di Pietro inseguono Bersani che insegue Casini ... "sora Rosa"

pubblicato da Massimo Falcioni

altroUn Silvio Berlusconi “costretto” a cedere e farsi interrogare nella procura di Napoli sull’affaire Lavitola-Tarantini dimostra il suo pessimo stato di salute politica. E gli ultimi sondaggi danno il centrosinistra sopra di sette punti!

Motivo in più per le opposizioni di sperare nel getto della spugna del premier che, pur all’angolo del ring, resiste e non fa il tanto atteso “passo indietro”. Insomma, le opposizioni, in mancanza di una alternativa politica credibile, sperano nel ko del Cavaliere, o travolto dalla manovra o travolto dai giudici.

Ciò dimostra l’inconsistenza e la miopia del Pd e del campo antiberlusconiano, dai centristi alla sinistra, tutti dediti a coltivare furbescamente i propri orticelli, abili nel gioco delle tre carte. Che succede?

Innanzi tutto c’è il Partito Democratico indeciso. Non è una novità, ma in politica i tempi contano. E chi sta fermo resta indietro e perde il treno. Bersani continua a fare la corte a Casini mentre Vendola e Di Pietro chiedono al Pd di puntare a una immediata risposta politica e di piazza della “sinistra”, escludendo i centristi. “Regalare” il Centro alla destra berlusconiana o post berlusconiana sarebbe un errore politico esiziale.

Ma lo stesso Casini non aiuta a dipanare la matassa. Nessuno sa se il Terzo Polo è un progetto politico o uno specchietto per le allodole. Nelle rispettive feste nazionali sia Fini che Rutelli hanno lanciato appelli al leader Udc: “Uniamoci per davvero”. I capi di Fli e Api temono che Casini si smarchi, interessato a giocare la carta dell’Udc e non quella del Terzo Polo. Questo perché da una parte, il Pd è interessato ad un’alleanza centrista non escludendo la leadership per Casini, ma non ad abbracciare Fini (ex Msi ex An) e Rutelli (fondatore del Pd poi fuggito), e dall’altra il Pdl (Alfano in primis) vuole Casini figliol prodigo (per il Colle?) ma chiude le porte a Fini e Rutelli. Infine, il referendum anti porcellum che potrebbe riproporre il bipolarismo puro eliminando ogni velleità terzo polista.

Ecco perché Casini tentenna e non decide rischiando di fare come sora Rosa: tutti la vogliono e nessun se la sposa. Ecco perché Berlusconi non molla.

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Sciopero generale Cgil, Bersani riporta il Pd in piazza

pubblicato da il passator cortese

Pier Luigi Bersani fa (mezza) marcia indietro sullo sciopero generale del 6 settembre, riavvicinandosi alla Cgil. Masticano amaro Fioroni, Marini, Veltroni e l’agguerrita fronda interna dei “40enni” e torna a sorridere Susanna Camusso.

Il Partito democratico sta con il “suo” sindacato. “Il Partito democratico sarà presente ovunque si criticherà questa manovra. Leggo anche in casa mia - ha detto Bersani ospite al Meeting di Rimini - una discussione che non capisco. Tutti protestano per questa manovra, non ho sentito nessuno che sia d’accordo. C’è chi sceglie lo sciopero, chi fa assemblea, chi una raccolta di firme… Io dico: ognuno scelga in autonomia la forma che vuole, il Pd sarà presente in tutti i luoghi, sciopero o quant’altro, organizzati da chi vuol chiedere più equità e crescita nella manovra, correggendola”.

Insomma, il Pd non può e non vuole aderire con un suo documento ufficiale allo sciopero della Cgil ma sarà nelle 100 piazze d’Italia sotto le bandiere rosse del primo sindacato italiano. Tutti contenti o tutti scontenti?

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Ore 12 - (Anche) la "questione morale" divide il Pd

pubblicato da Massimo Falcioni

altroDopo le ultime vicende giudiziarie riguardanti Alberto Tedesco e Filippo Penati, sulla questione morale del Pd c’è chi, come il governatore dell’Emilia Romagna Vasco Errani, ex Pci e derivati, sceglie la vecchia impostazione, che la miglior difesa è l’attacco.

Le inchieste su dirigenti Pd? Errani: “La nostra diversità si vede dal rispetto del ruolo della magistratura”. E c’è chi come Paolo Gentiloni, ex Margherita, responsabile comunicazione del Pd, alza l’asticella: “C’è bisogno di una reazione intransigente da parte nostra, forse ancora più netta di quella che c’è stata finora. Minimizzare, dire che si tratta di problemi isolati, anche se è vero che non bisogna generalizzare, è un errore”.

Insomma, non ha più senso, se mai lo avesse avuto, affermare una superiorità morale del Partito democratico. Oggi, specie l’elettorato antiberlusconiano, non ha nessuna indulgenza. Sulla questione morale, il rischio è che il Pd possa dilapidare il capitale di fiducia avuto dalle urne con il voto delle amministrative e con i referendum.

Nel Pd, specie nella componente ex Pci-Pds-Ds, si crede ancora al partito berlingueriano delle mani pulite, alla diversità. Ma oggi, non basta dire di essere diversi, bisogna dimostrarlo, coi fatti, tutti i giorni e a tutti i livelli. Basta nascondersi dietro al paravento “ideologico” e illudersi dicendo che gli altri sono peggiori?

Purtroppo, vicende come quella di Penati, invece di rappresentare un’occasione di analisi politica su un nodo cruciale qual è la questione morale, rischiano di diventare l’occasione ghiotta per la solita e stantia resa dei conti interna. In questo caso contro il segretario Bersani.

Pd-Sen. Alberto Tedesco: frecce avvelenate

pubblicato da il passator cortese

Infuocato e velenoso ping pong a mezzo stampa fra il Senatore Alberto Tedesco e alcuni esponenti del Pd. Tedesco, (senatore del gruppo misto ma all’epoca della sanitopoli pugliese eletto nelle liste Pd) si scaglia contro la presidente del pidì: “La Bindi? Ma si dimetta lei! Il suo moralismo mi fa orrore, e non da oggi. Sono vent’anni che la vedo invocare manette e galera con un livore indegno di una persona civile”.

Ieri Bersani, dopo il voto al Senato e alla Camera, era stato chiaro: “Le regole devono valere per tutti, politici, cittadini e amministratori. Se uno è indagato è corretto che faccia un passo indietro, anche se è innocente, per non coinvolgere le istituzioni “.

Evidentemente le parole del segretario del Pd non hanno fatto molto effetto a Tedesco, controattaccato dal vicesegretario del Partito democratico Enrico Letta: “Sono inopportune e inaccettabili nei toni e nella sostanza le parole del senatore Tedesco espresse stamani sui più importanti giornali italiani. Difendo convintamente Rosy Bindi dagli attacchi contenuti nelle interviste di oggi, così come trovo fuori luogo le parole nei confronti di Debora Serracchiani. Ci si sarebbe aspettato che il senatore Tedesco, il giorno dopo del voto al Senato, pensasse ai danni pesanti che il Pd in questa vicenda ha già subito e si comportasse di conseguenza”.

Tutta bella gente, i nominati …

Ore 12 - Anche nel Pd c'è una "questione morale". E non solo ...

pubblicato da Massimo Falcioni

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Sono in molti, nel Partito Democratico, a giurare che: “Nel Pd la questione morale non esiste”. Erano più o meno gli stessi che 30, 40, 50 anni fa, giuravano che in Urss non c’erano campi di concentramento e che nei Paesi socialisti c’era il paradiso in terra.

Il Fatto quotidiano di ieri è tornato sulla questione, partendo da quella famosa intervista (28 luglio1981) di Eugenio Scalfari a Enrico Berlinguer.

L’accusa del segretario del Pci era spietata quanto vera: “I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società; idee, ideali, programmi pochi o vaghi; sentimenti e passione civile, zero. I partiti hanno occupato lo stato e tutte le istituzioni … La questione morale non si esaurisce nel fatto che essendoci dei corrotti in alte sfere della politica bisogna scovarli. La questione morale fa tutt’uno con l’occupazione dello Stato da parte dei partiti governativi e delle oro correnti”.

Certo, il Pci, vedi ad esempio il tema dei finanziamenti dall’Urss, non aveva tutte le carte in regola, anche perché partecipava a sua volta alla divisione della torta delle Istituzioni. Ma non c’è dubbio che i gruppi dirigenti del Pci, ai vari livelli, avevano rigore e spessore morale, la politica era una missione, non intascavano tangenti (quanto meno non per se stessi).

La domanda oggi è questa: cos’è il Pd? Chi oggi nel Pidì si sente diffamato e offeso perché si affrontano questi argomenti, o ha la coda di paglia o è fuori dalla realtà. Conformismo e trasformismo, che possono essere anche riprovevole sotto l’aspetto etico e morale, non sono la causa di tutti i mali del Partito democratico.

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Ore 12 - Prodi (dopo Napolitano) torna a bacchettare il Pd. Che dorme sonni tranquilli ...

pubblicato da Massimo Falcioni

altroLa lingua batte ancora sul dente che duole. La lingua è quella di Romano Prodi che torna a strigliare il centrosinistra, in modo particolare il Pd.

“Serve più coraggio, più capacità di guardare al domani e non solo all’oggi”. L’ex premier solo pochi giorni addietro aveva buttato il primo sasso nelle acque stagnanti del Partito Democratico: “gli eredi dell’Ulivo? Non fanno che litigare tra loro”. La frustata del Professore arriva ventiquattr’ore dopo da un’altra forte e autorevole tirata d’orecchie, quella fatta da Giorgio Napolitano.

Il capo dello Stato, prendendo spunto da un incontro su Giolitti e su un testo che “dovrebbe leggere chi fa politica oggi a sinistra e sta all’opposizione”, testo che chiarisce cosa sia l’alternativa: “credibile, affidabile e praticabile”.

Se due più due fa quattro, ciò significa che la sinistra (Pd in primis) non è oggi “credibile, affidabile, praticabile”, quindi, incapace di proporsi come alternativa, è condannata all’opposizione.

La maggioranza di destra, si sa, è messa male: è divisa, ma sa marciare divisa e colpire unita. Come non ricordare che, pur vincente alle elezioni, il centro-sinistra non riuscì a reggere la prova del Governo (con Prodi) perché divisi fra “riformisti” e “rivoluzionari” come ai tempi della Terza internazionale? Ferite che bruciano ma lezioni che non insegnano nulla.

Il Pd, come dimostra l’ultima divisione alla Camera sulla Libia, non ha una propria linea politica, insegue chi gli può far comodo: un giorno abbraccia Vendola, un giorno Di Pietro, quindi Casini, in un frustrante gioco dell’oca che sfianca, disorienta e avvilisce.

L’antiberlusconismo rimane quindi l’unico collante dentro e fuori il partito, l’unico elemento di identità condivisa e la sola spinta per l’azione politica. Ma così non si va lontano. Si torna, tanto per dirla con Lenin, al celeberrimo “un passo avanti, due passi indietro”.

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Ore 12 - Anche D'Alema e Bersani "giocano" al gatto e la volpe?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroCompagni e amici del Pd, a che gioco giocate? Mentre sul versante della maggioranza, strumentalmente o no, Bossi tiene sui carboni ardenti il premier Berlusconi, all’opposizione si procede a zig-zag, in uno stucchevole e confuso stop and go.

Non ci riferiamo, in questo caso, ai rapporti fra Partito democratico e la sinistra e il Terzo polo, rapporti in alto mare sul piano politico, programmatico e delle alleanze elettorali.

Più semplicemente osserviamo quel che succede in casa Pidì, dove addirittura un fossato “politico” pare dividere il segretario Bersani dal suo principale supporter Massimo D’Alema.

Bersani mette già le mani avanti sui risultati e sui risvolti delle prossime amministrative, non cercando “spallate a queste amministrative ma un segnale molto chiaro che cambi l’agenda del Paese”. In altre parole il Pd bersaniano non punta né su una spallata al governo traballante e né a un referendum pro o contro Berlusconi.

Di tutt’altro avviso D’Alema, cui non sfugge il peso di 12 milioni di italiani chiamati fra due settimane al voto. A Repubblica l’ex premier dice forte e chiaro che: “Ormai non è più tempo di finti sondaggi: ci sono i voti veri, Berlusconi si è messo in gioco, chiedendo un voto di fiducia al governo. Se viene bocciato non ha più alibi. Se perde il 16 maggio, Berlusconi deve andare a casa”.

Gioco delle parti? No. D’Alema, come suo solito, alza l’asticella senza pensare che può sbatterci contro. Bersani, più realista, pesa lo stato di salute del Pd e teme le urne, non facendosi illusioni. Di questo passo, Bossi e Berlusconi possono continuare a fare il “gatto e la volpe”. E tutti, nel Palazzo, possono continuare a prendere in giro gli italiani.

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