Italia dei Valori e Pdl in fortissima crescita secondo l’ultimo sondaggio d’opinione realizzato da Ispo su commissione del Corriere della Sera. I dati sono molto secchi e sembrano dimostrare che il Partito Democratico sarebbe in fortissima contrazione (-5,1%) a vantaggio soprattutto del partito di Di Pietro (+3%) e in parte anche della Sinistra Arcobaleno, data in crescita dell’1,2%.
I primi mesi di governo paiono inoltre aver rafforzato consistentemente il Pdl, che è dato in aumento del 7,2%. A pagargli dazio gli alleati Lega (-0,5%) e Mpa (-0,9%), oltre all’Udc (-0,7%). Il Pdl pesca probabilmente anche dal serbatoio dell’attuale opposizione, tra PD e Partito Socialista (-0,7%).
Sul Corriere si trova un’interessante analisi del sondaggio a firma Renato Mannheimer, il quale boccia la politica improntata alla “mancanza di iniziativa” del leader democratico Walter Veltroni, ora costretto a rincorrere Di Pietro che l’ha fatalmente scavalcato a sinistra. Il Pdl verrebbe invece premiato dalla fatale tendenza a “saltare sul carro del vincitore” (ma evidentemente non solo, se vogliamo considerare i dati attendibili).
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Veltroni come Togliatti “incorona” il segretario del Partito socialista
Walter Veltroni, nel suo tentativo di recuperare le alleanze per evitare l’isolamento del Pd, all’Assemblea costituente di Roma pecca di eccesso di zelo.
Rivolgendosi ai socialisti e invitandoli a collaborare per una nuova opposizione al “caimano” Berlusconi, Veltroni nomina Riccardo Nencini come fosse già il nuovo leader dei socialisti.
Vista la propensione di quest’ultimo verso il Partito democratico è legittimo che il capo del Pd sostenga il socialista toscano in corsa per la segreteria al prossimo congresso. Appunto.
Veltroni si è spinto troppo in avanti, dato che i socialisti il loro nuovo segretario non l’hanno ancora eletto. Lo faranno a luglio, al prossimo congresso di Chianciano.
Insomma, Veltroni, come Togliatti cinquant’anni fa, incorona il segretario del Partito socialista. Senza curarsi dei socialisti.
Alessandro Battilocchio: euro shock. Voto + 8. L’eurodeputato del Partito socialista Battilocchio giudica paradossale il risultato del referendum irlandese che ha bocciato il Trattato di Lisbona. “E’ incredibile – dice il giovane sindaco di Solfa – che la bocciatura viene da una nazione che ha beneficiato più di tutte le altre dell’aiuto dell’Europa. Grazie all’Ue, l’Irlanda da Paese agricolo addormentato è diventato la “tigre celtica”. E’ una giornata triste per il progetto europeo. Adesso l’intera strategia di integrazione va ripensata. Basta essere condizionati da Paesi non interessati alla prospettiva europeista. L’Italia deve prendere atto di questa realtà e agire di conseguenza”. E’ l’Europa a due velocità. Finalmente ce ne stiamo accorgendo. Evidentemente c’è qualcuno di troppo nella Ue.
Maurizio Sacconi: new/old style. Voto – 8. Il ministro del welfare propone la sua ricetta da “bastone e carota” sul lavoro: “In Italia si fanno troppi scioperi. Ci vuole una normativa che li riduca”. Poi però aggiunge: “I lavoratori devono partecipare agli utili d’impresa. La detassazione di premi e incentivi voluta dal governo, ne costituisce la premessa ”. Giusto l’obbiettivo di nuove regole per cui non siano minoranze esigue a creare caos fuori da regole e leggi. Ma sotto sotto non si nasconde il tentativo di “incapsulare”la vicenda storica del diritto del lavoro? Comunque il tentativo di eliminare il conflitto sociale è roba vecchia. In una società liberale il conflitto degli interessi è normale e ineliminabile. Il ministro auspica il ritorno dei “bei tempi” del paternalismo e della carità? Ma allora, più che al ‘900, si vuol tornare all’800!
Gli exit-poll avevano illuso qualcuno e allarmato qualcun altro. Alle 15.05 il PD gonfiava il petto mentre il centrodestra iniziava a preoccuparsi, salvo far rientrare allarmi e trionfalismi dopo un’oretta abbondante. Qualcuno invece ha capito che c’era poco da fare fin da subito e non ha avuto nemmeno l’illusione degli exit-poll. Sto parlando della Sinistra estrema, critica, arcobaleno (e chi ne ha più nè metta) e del Partito Socialista di Boselli. Il quorum è stato mancato per entrambi sia alla Camera che al Senato e oggi, lo zoccolo duro dei reduci del PCI e del PSI non esiste più.
Il discorso per il Partito Socialista appare molto semplice. Obiettivamente in pochi avrebbero scommesso su un buon risultato di Boselli. Certo, veder scomparire un simbolo come il garofano dal parlamento fa un certo effetto, ma la via battuta dal partito, insistere solo sulla laicità e la contrapposizione allo “stato clericale” non ha pagato. Il partito dal canto suo, ha già trovato il colpevole: Walter Veltroni. Per Villetti, la decisione del leader del PD di non allearsi con i socialisti resta un enigma. Non una dispersione di voti quindi, semplicemente un elettorato che non ha creduto in una sinistra storica, laica e riformista, ma priva di una grande forza trainante.
Discorso diverso per quel che riguarda la Sinistra radicale. Bertinotti si è dimesso, il suo percorso politico alla guida di Rifondazione Comunista prima e Sinistra Arcobaleno poi finisce in un piovoso (per lo meno al nord) giorno d’Aprile.
Le domande che mi sorgono spontanee sono queste: dove sono finiti i voti di Rifondazione Comunista? Chi doveva votare per Sinistra Arcobaleno? E visto che non ha votato per Bertinotti, cosa ha fatto?
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PARTITO SOCIALISTA (voto +6), voto di incoraggiamento perché, a prescindere da meriti e demeriti, non vengano cancellati dalla storia politica e parlamentare italiana. Salvati i panda, ora tocca ai socialisti italiani cui ieri il premier socialista spagnolo Josè Luis Zapatero ha fatto gli auguri in vista del voto del 13 aprile. Un augurio importante in vista di un passaggio difficile per Boselli e compagni, impegnati nella loro assordante solitudine, a superare l’asticella del 4% (Camera) e 8% (senato). Il Partito socialista è rimasto l’unico riferimento del Pse in Italia ma rischia anche di rimanere con il cerino in mano e passare nel museo delle cere. Poi, memori dei bei tempi che furono ma anche delle sanguinose diaspore degli ultimi 15 anni, rimane solo la buonanotte ai suonatori.
PARTITO DEMOCRATICO (voto -8) che , dopo settimane di trattative interne al fulmicotone, ha presentato le candidature “senza lancio di ortaggi” come chiosa il leader Veltroni ma, va aggiunto, con mugugni, grida e minacce che fanno aumentare vieppiù la confusione nell’eclettico pidì e prefigurano notti dai lunghi coltelli dopo il voto. Le liste imposte o subite da Walter e dai federali territoriali, con capilista e i futuri parlamentari nominati nelle segrete stanze o dopo “primarine burla” contengono tutto e il contrario di tutto. Oltre a qualche personaggio di indubbio prestigio, nelle liste minestrone (e da pulizia etnica) c’è di tutto: “Ognuno si è portato dietro il proprio segretario – scrive fra il divertito e il disgustato il saggio Emanuele Macaluso- mancano solo gli autisti e le badanti”. E i grandi esclusi? Per gli “allineati e coperti” sono già pronte consulenze d’oro. Per chi non piega la schiena c’è la gogna.