
Il progressivo aumento della disoccupazione e tutti gli altri problemi che quotidianamente si registrano in Italia dovrebbero far riflettere gli amministratori. Convincerli, se mai ce ne fosse bisogno, che ci sono delle priorità.
Invece da qualche giorno l’attenzione del Governo è solo, e soltanto, la regolamentazione dei mass media ma un digitale terrestre bello, e tutto ciò che attorno si sta pensando, potrà aiutare il cittadino medio a lavorare dignitosamente?
No. Per questo motivo l’ennesimo provvedimento sulle pay tv, secondo il quale entro il 2012 le televisioni dovranno diminuire gli spazi pubblicitari, non sembra adatto al paese. Inutile, anche se si dovrebbe, ragionare sul conflitto d’interessi.
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Continua l’epica saga che vede contrapposti Mediaset – Pdl alla pay tv Sky. Ieri è andata in onda un’altra puntata, durante la quale il ministro Tremonti e il premier Berlusconi hanno ribattuto punto su punto alle accuse di Murdoch.
Nello specifico, i governativi hanno spiegato che: la decisione di aumentare l’Iva è stata presa dal governo Prodi su richiesta della Commissione europea che, in caso contrario, avrebbe aperto una procedura di infrazione. Quindi è stata “la sinistra” ad impegnarsi ad incrementare l’Iva, rispondendo ad una sollecitazione giunta dall’Europa. Tutto chiaro e lineare quindi…
Però secondo Sky questa ricostruzione è un tantino lacunosa. Nel video che vedete qui sopra e nella nota della pay tv del miliardario Murdoch, si dicono cose diverse: l’Europa sì è mossa, ma solo dietro un esposto di Mediaset del 2007, la Commissione europea non ha mai chiesto di portare l’Iva al 20 % ed infine le motivazioni del governo (oggi definite “sostanziali”) sono state rese note 5 giorni dopo la firma del decreto, senza che durante la conferenza stampa di presentazione se ne facesse il minimo cenno.
Non so quale dei due miliardari abbia ragione, ma uno dei due sta mentendo…
E’ veramente meraviglioso che, mentre tutto il mondo si sta dando da fare per rilanciare gli investimenti, per mettere in moto l’economia inceppata in Italia il nostro Presidente del Consiglio abbia trovato il modo di approfittare della crisi, trasformandola in un’occasione per spezzare le reni ai suoi concorrenti. Voi sapete che è stato bloccato l’adeguamento del canone Rai all’inflazione, e questo può non essere un male vista la media dei programmi della Rai. Il problema è che a deciderlo è il governo di Mediaset. E poi, capolavoro, l’altro giorno è stata elevata dal 10% al 20%, cioè raddoppiata, l’Iva sulle Pay TV satellitari.
Marco Travaglio, nell’edizione di ieri del suo Passaparola, non poteva che occuparsi dell’operazione Sky + iva = conflitto di interessi (argomento tabù per l’ex centrosinistra di governo…).
Il Travaglio ricorda i tre provvedimenti con cui si sono stati dati incentivi di Stato a chi comprava i decoder per il digitale terrestre, quello di Mediaset Premium ovviamente. Decoder doppiamente in conflitto di interessi. Perché? Perché lo Stato aiutava i cittadini a comprare i decoder per dimostrare che tutta l’Italia era ormai illuminata dal digitale terrestre, mentre non era vero e in più si è scoperto anche che una buona parte di quei decoder li produceva un’azienda di cui era azionista Paolo Berlusconi.
Sull’impatto dell’aumento dell’Iva sui canali pay tv Mediaset, il giornalista osserva: il problema è che Mediaset, tramite la Reti Televisive Italiane, occupa il 5% del mercato televisivo satellitare. Sky, il 91%. Allora vedete come sono bravi? Mediaset fa il pianto greco preventivo, in modo che il primo commento sulla legge che ammazza Sky è di Mediaset che dice: “è un danno per noi!”. Naturalmente, è un danno che vale 5 su 100. Sky ha un danno che vale 91 su 100! Quindi, il costo per Mediaset è 5, il costo per Sky è 91.
Il resto lo trovate dopo il play…
Le truppe di Rupert Murdoch hanno lanciato lo scontro frontale contro le armate Mediaset – Palazzo Chigi: lo spot che vedete qui sopra contesta al governo italiano “una misura che raddoppia le tasse sul vostro abbonamento a Sky dal 10 al 20%, un aumento delle tasse per 4 milioni e 600 mila famiglie. Questo anche se durante la scorsa campagna elettorale il governo aveva promesso di non aumentare le tasse alle famiglie italiane”.
Sul sito di Sky annunciano poi che l’iniziativa di protesta attraverso l’invio di email all’indirizzo del governo è stata un successo, provocando la saturazione della casella della Presidenza del Consiglio: viene allora suggerito di scegliere un altro bersaglio, segreteriabonaiuti@governo.it. Viene poi annunciata la nascita di gruppi su Facebook, come “No all’aumento dell’Iva ai clienti SKY tv” o “Boicottiamo Berlusconi”.
Sul fronte opposto, tanto per non far sorgere il sospetto di uno spudorato conflitto di interessi, il Tg5 continua mandare in onda un “servizio” (ma forse sarebbe più appropriato l’uso del diminutivo) in cui l’esperto di economia della testata spiega che si tratta soltanto dell’abolizione di una ingiusta agevolazione e che, nel peggiore dei casi, per gli abbonati Sky si tratterà di pagare una cifra che equivale a poco meno di 5 caffè al mese.
In effetti, in questo periodo, sarebbe meglio che gli utenti Sky limitassero il numero dei caffé…